Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Buster Keaton Autoritratto / Distribuzione WeTransfer - leOpereeiGiorni - Rubriche : Fulmini e Saette
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leOpereeiGiorni : Buster Keaton Autoritratto / Distribuzione WeTransfer
di fulmini , Wed 22 January 2020 4:00
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buster keaton

Fotogramma del film The Navigator

buster keaton

Foto di Luis Delgado Aragonez

Lunedì 20 gennaio 2020 ho pubblicato in prima mondiale, nel cinema romano Apollo 11, il documentario-film Buster Keaton Autoritratto.

Le associazioni culturali, le biblioteche, le scuole medie superiori e le università che desiderano proiettarlo nelle loro sedi possono scrivermi e concordare il quando e il come ( misuracapasquale@gmail.com ) – pratico programmaticamente il decentramento culturale e sperimento da sempre e felicemente lo scambio di esperienze e idee con gli spettatori.

I singoli spettatori possono visionare comodamente, nella propria casa, sul proprio computer, quest'opera - che mi è costata anni di ricerche e mesi di lavoro - pagando il biglietto in forma di donazione nel mio sito-officina ( http://www.pasqualemisuraca.com/sito/ ), o con un bonifico - come è già accaduto in questi primi giorni di diffusione dell'opera da parte di coloro che non hanno dimestichezza con PayPal. Lo spedirò al volo con WeTransfer.

Ed ecco il promo di Buster Keaton Autoritratto: https://www.youtube.com/watch?v=b4PfrJAqlUk&t=12s

Pasquale Misuraca

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Commenti
Inviato: 22/1/2020 7:45  Aggiornato: 22/1/2020 7:45
Autore: fulmini

Ricevo da Antonella D'Ambrosio, in forma di commento ad un mio post su Facebook di Buster Keaton Autoritratto, alcune sue osservazioni sull'opera - che lei ha visionato addirittura prima della prima all'Apollo 11: ha pagato il biglietto facendo un bonifico a mio nome, le ho spedito con WeTransfer l'opera. La bellezza dei tempi moderni, la novità positiva della Rete.
Ripubblico qui il suo testo per i lettori del sito-rivista.
Di seguito raccoglierò qui osservazioni, commenti, recensioni e dialoghi suscitati da quest'opera - come ho fatto a suo tempo per Il Negozio: http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=4138

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Che grande lavoro c'è dietro: assolutamente da vedere, soprattutto per i giovani che magari non conoscono il Genio e le sue fantastiche trovate, a volte anche semplicissime, ma avercele! E poi può essere considerato anche un manuale di regia, per le sagge parole, derivate dall'autobiografia di Buster (un pozzo di ironica saggezza), come il sottolineare che la regia è fatta di tempi! Il ritmo in un film è importantissimo. Che trovata, di Pasquale Misuraca aver proiettato le "parole", infatti è un Autoritratto, su un Rothko. Grazie, ho imparato molto.
Antonella D'Ambrosio, 19 gennaio 2020.
Inviato: 25/1/2020 12:12  Aggiornato: 25/1/2020 12:12
Autore: fulmini

(Da Facebook, dicembre 2019)

"Buster Keaton. Autoritratto" è un crito-film di Pasquale Misuraca. Vederlo è importante (credo passerà all'Apollo 11). Importante perché? Per capire cos'è un GRANDE comico. Vedendo spezzoni dei suoi film, leggendo brani della sua autobiografia, si capisce che il comico NON E' QUESTIONE DI RISATE. Vedendo Buster Keaton si può anche ridere (si, è un comico), ma il solo atteggiamento giusto è restare a bocca aperta per l'ammirazione. Lui non pronunciava battute, non faceva cose ridicole. Ogni gag era un gioco di abilità, era cinema allo stato puro. Puro dinamismo. L'unica faccetta di fb degna di lui sarebbe stata quella della meraviglia. Meraviglia di fronte all'incredibile. Navi, treni, case, uragani, poliziotti, non riuscivano in alcun modo a fermarlo. Impossibile fermare il cinema, salvo uccidendolo.
Alessandro Cappabianca
Inviato: 10/2/2020 18:10  Aggiornato: 10/2/2020 18:12
Autore: fulmini

(Ricevo via email da Giuseppe La Russa critico di cinema e cineasta lui stesso una recensione di Buster Keaton Autoritratto, e la metto a disposizione dei lettori e dei visitatori del sito-rivista.)

“B. K. autoritratto” di P. Misuraca

“A me gli occhi, please!” Sembra proprio questa la frase con la quale P. Misuraca, regista eclettico e “fuori-norma”, ci invita a varcare la soglia del suo nuovo lavoro dedicato B. Keaton. A tale invito non possiamo (e non vogliamo) sottrarci e dunque entriamo subito. Per rendere ancora più accogliente l’accesso, Misuraca ci stende davanti agli occhi un intenso tappeto rosso (un red carpet). E’ una delle tele più famose del grande Rothko, sopra la quale l’autore appoggia foto, sequenze, frammenti tratti dalle tante opere filmiche e dalla corposa autobiografia dell’attore, regista e sceneggiatore statunitense. In uno dei primi frammenti mostrati è addirittura Keaton stesso che traccia un WELCOME chiarissimo su uno zerbino. E il gesto simbolico verrà riproposto poco dopo.

Noi siamo già qui. Siamo dentro. Ben accolti. In un mondo fantastico, nei primi decenni dell’arte cinematografica. Keaton offre al nostro sguardo un fantasmagorico universo poetico. Comprendiamo subito che in questo lavoro non ci saranno interviste a varie figure del mondo del cinema sull’arte di Keaton, né filmati d’epoca. A parlare sarà solamente K., attraverso i suoi film e le citazioni dall’autobiografia. Altrimenti, che autoritratto sarebbe?

Cominciamo a vedere delle foto di famiglia e subito dopo, con i primi fotogrammi, assistiamo a una potente “sottrazione”. All’insegna del principio less is more, K. dispone la cancellazione – irreversibile – di un determinante elemento del suo sguardo attoriale: il sorriso. Una scelta drastica ma solo apparentemente paradossale. L’obiettivo di fare sor-ridere lo spettatore deve essere centrato eliminando il proprio sorriso. Da ora in poi si assiste alla costruzione di uno sguardo; volto/icona costituito da lineamenti affilati e dall’espansione espressiva degli occhi. Enormi e bistrati gli occhi di K. ci guarderanno smarriti e malinconici per catturarci senza scampo.

Quest’apparente immobilità è contrapposta a una velocità frenetica che è una delle cifre del genio espressivo di K. Le sequenze selezionate da Misuraca sono tutte un susseguirsi di “immagini in movimento”: paesaggi urbani flagellati dal vento e dalla pioggia, salti, tuffi, inseguimenti, corse a perdifiato. Risulta memorabile l’inseguimento reciproco tra i due innamorati. Si sono imbarcati su una nave da crociera per un viaggio di nozze assai improbabile. Un amore tormentato, inseguito e agognato che non riesce a trovare un punto d’incontro. Metafora esplicita dell’impossibilità di ri-trovarsi.
Intrecciata ai primi anni di lavoro nel mondo del cinema è per K. l’esperienza tragica della Prima Guerra, vissuta al fronte per una decina di mesi.

Qui le gag visive elaborate da B. K. vengono acutamente poste da Misuraca a confronto con le terribili foto di battaglie e delle giovani vittime. Finita la guerra, torniamo al movimento incessante. In accelerazione viene costruita una casa, si conquistano altri spazi. Per esplorare i confini di un erotismo gioioso si mette in scena un meccanismo voyeuristico: lo sguardo malizioso su una giovane donna al bagno e un comignolo mobile. E ancora pioggia e vento, per ritrovarsi alle prese con la lettura impossibile di un quotidiano dalle dimensioni “disumane”. La pistola di un poliziotto si trasforma in una banana – il divertimento è assicurato e la gag sarà rielaborata da Benigni in “Johnny Stecchino”- I’aggressività si fa debolezza, vulnerabilità col poliziotto in fuga. Ad arricchire il tutto più di un giro in giostra, un vortice di risate e velocità. Un collega artista sostiene che il pubblico dispone dell’intelligenza media di un ragazzino di 12 anni ma K. non è per niente d’accordo. Secondo noi non è d’accordo neppure Misuraca il quale ci presenta subito una sequenza tratta da “The Scarecrow” (1920): la costruzione sopraffina di una colazione a due (uomini) come un balletto meccanico, una danza sublime per corde e utensili da cucina. Con una chiusa geniale: “ what is home without a mother “.

A seguire altra scena strepitosa con una serie di strumenti e musicisti on stage – “ The Playhouse “ del 1922. Nell’epoca di Chaplin, Lloyd e Langdon, K. ci aiuta a capire la differenza tra ridere con e ridere di, e fa di tutto per renderci chiari i termini della questione. Il ritmo. La precisione matematica, le difficoltà espresse per la realizzazione di “ Sherlock jr. “del 1924( il film più “difficile”a suo dire ). Non possiamo dimenticare un’altra memorabile sequenza sul sogno/ sdoppiamento del proiezionista. Lo scambio tra set e mondo “reale”, molto prima di Allen e della sua Rosa purpurea. K. afferma: “il teatro ha dei limiti. Il cinema può essere illimitato”. Al cinema infatti possiamo sognare e lottare contro ogni ostacolo – “ Daydreams” è del 1922.

Dopo qualche anno K. ingaggerà una dura lotta contro i meccanismi degli Studios. Nei suoi film, per i quali chiede il controllo di tutti gli aspetti e le fasi della loro realizzazione, incombono costantemente immagini della catastrofe. Crolli, trombe d’aria, ospedali scoperchiati dalla furia del vento, incontri di boxe distruttivi. Perfino la macchina da presa gli si ritorce contro e lo insegue implacabilmente. Un numero sempre crescente di “rolling stones” rischia di travolgerlo e K. deve correre sempre più affannosamente. Eppur si ride. E anche tanto. Nel 1926 K. realizza “ The General “ forse il suo lavoro più serio e scrive così: “ fare film comici è difficile”.

Due anni dopo rinuncerà alla collaborazione con gli Studios e ingaggerà uno scontro duro con gli sceneggiatori della MGM. “ Il Cameramen” (1928) sembra riassumere tutte le magnifiche ossessioni filmiche di K. ( “non volevo solo suscitare risate, volevo fare cinema” ). Trampolini, scale, una nave sovrapposta al traffico urbano, la sala cinematografica in preda all’intromissione di un mondo esterno pieno di insidie, veicoli a velocità forsennata. K. sempre impassibile, si fa spettatore. Si siede accanto a noi. Malinconico. Si guarda correre, senza fiato, per amore. E’ ancora una lotta contro il tempo e lo spazio. Di una telefonata. All’altro capo del filo c’è l’amore e lui lo deve raggiungere! Successivamente, nel 1939, in “ Pest from the west “ B. K. talks! Nel 1950 K. è tra gli interpreti di “ Sunset Boulevard “ e due anni dopo appare in “ Limelight “. Nel 1965 partecipa – e balla pure – al film “ Beach Blanket Bingo “ e interpreta “Film “ di A. Schneider, dove il suo sguardo struggente incrocerà un altro sguardo “aguzzo”, quello di S. Beckett che ha scritto il film. Un occhio. Un dettaglio di pupilla. Da quegli occhi! Delle rughe. Le crepe –esistenziali- di un muro.

La fuga di K. si interromperà l’anno successivo e lì si deve anche fermare l’autoritratto realizzato da P. Misuraca, il quale ce lo mostra ancora una volta. Sulle ruote di un treno, simbolo potente di movimento e vitalità: B. K. vive ancora! Immediatamente dopo, la dedica di Misuraca all’amatissimo figliolo e la chiusura di questo atto d’amore nei confronti del cineasta americano. Conclusione garbata e gentile con i ringraziamenti allo spettatore: thank you for time and consideration. Grazie a te, caro Pasquale. Noi ci siamo goduti il viaggio. Abbiamo riso e sperimentato il desiderio e la malinconia. Eppure, da siciliani – e qui mi sostiene l’amico di entrambi, Franco – ci piace completare idealmente il puzzle/autoritratto con un’ultima citazione/ricordo. Da “ Due marines e un generale “ di L. Scattini, nel quale K. è in compagnia di due grandi maschere tragicomiche della nostra terra: Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Stesso anno di “ Film “; atmosfere e storie differenti. Ma non è un appunto al documentarista. Solo un pizzico di sano campanilismo, consapevoli che se i giovani di oggi non conoscono il cinema e la figura di B. K. figurati se hanno mai sentito parlare di Franchi e Ingrassia.
Inviato: 19/2/2020 21:23  Aggiornato: 19/2/2020 21:23
Autore: fulmini

Per chi non c'era all'Apollo 11 ed avrebbe voluto esserci: i monologhi/dialoghi del prima e del dopo la proiezione: https://www.youtube.com/watch?v=dOgBz71h3Co&t=84s
Inviato: 20/2/2020 10:01  Aggiornato: 20/2/2020 10:01
Autore: fulmini

(Lino Angiuli, email del 20 febbraio 2020)

Penso che pasqualizzandosi, Keaton si è potuto meglio busterizzare e sopravvivere a se stesso.