Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Lino Angiuli storico della letteratura italiana - iLibrieleNotti - Rubriche : Fulmini e Saette
Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

iLibrieleNotti : Lino Angiuli storico della letteratura italiana
di fulmini , Fri 13 December 2019 4:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  


Ieri, giovedì 12 dicembre, presso il Centro polifunzionale degli Studenti, a cura del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Bari ‘A. Moro’, si è tenuto un convegno dedicato ai venti anni di attività della rivista letteraria «incroci».

rivista


Dopo i saluti del Rettore, prof. Stefano Bronzini, del Direttore del Dipartimento, prof. Paolo Ponzio, e dell’editore Giacomo Adda, sono state lette le relazioni dal prof. Salvatore Ritrovato, dell’Università di Urbino, e dal prof. Pietro Sisto, dell’Università di Bari, che hanno riguardato la condizione odierna delle riviste letterarie. Sono seguiti gli interventi di alcuni studenti, e le conclusioni dei direttori della stessa, Lino Angiuli e Daniele Maria Pegorari. Per l’occasione «la Gazzetta del Mezzogiorno» ha pubblicato due articoli dedicati all’attuale realtà delle riviste letterarie italiane, a firma di uno dei direttori.

Li ripropongo qui per i lettori del sito-rivista.


I

Oltre che “secolo breve”, il Novecento potrebbe chiamarsi anche il secolo delle riviste, considerate la quantità e qualità di periodici cosiddetti militanti, prodotti soprattutto nei primi decenni del secolo scorso sul versante della ricerca letteraria e dell’impegno culturale.
L’elenco potrebbe essere lunghissimo, a testimonianza di un notevole fermento che ‒ tolto il periodo del ventennio fascista (che pure ebbe le sue riviste, come «Il Convegno», «Pégaso», «Occidente», «Quadrivio», «Primato») ‒ si avvalse di pagine e pagine per alimentarsi e svilupparsi. In genere si ricordano, per prime, le testate fiorentine «La Voce», «Leonardo», «Solaria», «Lacerba», «Campo di Marte», «Il Frontespizio», «Letteratura» o la romana «La ronda» quali capisaldi di un temperie che coinvolse tutte le migliori menti del tempo. Noi, qui, preferiamo ricordare «Il Baretti», così chiamata dal fondatore, il giovane nonché geniale, coraggioso, torinese Piero Gobetti, in omaggio a un originale figura di letterato italiano, che, stimolato da esempi attivi in Inghilterra, dove era vissuto per alcuni anni, al suo rientro in Italia aveva fondato a Venezia, in pieno Settecento, «La frusta letteraria», un foglio quindicinale quasi interamente da lui scritto con lo pseudonimo ‘polemista’ di Aristarco Scannabue e con l’intento di svecchiare la cultura italiana per scuoterla dal torpore classicista. Pur essendo vissuta solo due anni, dal 1763 al 1765, la rivista diventò un modello per tutti coloro che, in seguito, avrebbero scelto di coniugare militanza e polemica.
Il secolo attuale, almeno in questo suo primo scorcio, pare viaggiare in controtendenza, tanto che, per le riviste letterarie contemporanee degne di questo nome, accanto alla nozione di militanza è necessario utilizzare anche quella di resistenza. Sarà per l’imporsi dell’informazione digitale, per il crescente disinteresse verso la letteratura e la riduzione del numero dei lettori, per i dictat imposti dalle leggi dell’economia, sta di fatto che nel 2012, dopo altre nobili testate (si pensi per tutte a «Letture»), ha dovuto chiudere i battenti anche la prestigiosa «Belfagor», la quale ha avuto anche Bari come postazione operativa, essendo stata diretta da Carlo Ferdinando, figlio del fondatore e primo direttore Luigi Russo, oltre che insigne docente dell’Università barese.
Proviamo quindi a registrare qualche presenza sorta nel secondo Novecento, muovendoci da nord a sud ed escludendo sia le riviste accademiche che quelle pugliesi (a queste ultime sarà dedicato un intervento a parte). Notiamo subito, anche in questo campo, una certa distanza tra le aree geografiche, così come notiamo che non risulta poi essere così esiguo il numero delle riviste dette “letterarie”, il che ci costringe a compiere il classico volo d’uccello con abbondanti omissioni ma con l’intento di segnalare, sia pure en passant, presenze a loro modo significative ed emblematiche, per una ragione o per l’altra.
Partiamo dalla Lombardia lodigiana ovvero da «Kamen’», fondata e diretta da Amedeo Anelli, giunta al 28° anno di vita. Il sottotitolo «rivista di poesia e filosofia» la rende particolare, se si considera che ancora oggi pesa la distanza, attribuita a Platone, tra i due ambiti oggetto della rivista. A Milano si pubblica dal 1988 «Poesia», mensile che riesce ad essere distribuito nelle edicole: una scommessa davvero coraggiosa, considerato lo scarso appeal editoriale della poesia. A Milano esce anche «Il segnale», nata nel 1981. Notevole è pure l’impegno di «Anterem», rivista semestrale di ricerca letteraria, nata a Verona nel 1976 e da allora diretta da Flavio Ermini.
Scendendo in area fiorentina, dove sono cadute non poche testate sorte nel secondo Novecento («Paragone», «Quartiere», «Tèchne», «Collettivo R» e altre), sventolano la bandiera della resistenza, tra le altre, «Il portolano», «Erba d’Arno», «Gradiva», che grazie a Luigi Fontanella mette in relazione l’Italia con gli Stati Uniti, dove egli insegna italianistica, «L’area di Broca», erede della “sessantottesca” «Salvo imprevisti», entrambe dirette da Mariella Bettarini.
Scendendo velocemente al Centro Italia, non si può non ricordare la storica «Nuovi Argomenti», fondata a Roma nel 1953 da Alberto Carocci e Alberto Moravia, attualmente edita da Mondadori con la direzione responsabile di Dacia Maraini. Altre donne, nel Lazio, hanno dato vita nel 1997 a «Leggendaria», “una vetrina dell’intelligenza femminile”, come dice la presentazione on line. Romane sono pure «Periferie», ventitré annate, quasi interamente dedicata alla poesia dialettale e diretta da Vincenzo Luciani, di origine garganica, e «Fermenti» attiva dal 1971 per iniziativa di Velio Carratoni. A Cervaro, nel frusinate, si pubblica dalla fine del secolo scorso, a cura dell’omonimo Centro culturale, «Paideia: quaderni di poesia», diretta da Francesco De Napoli ‒ radici pugliesi ‒ la cui particolarità è quella di essere “pubblicazione fuori commercio, riservata a Biblioteche, Istituti di Cultura e Associazioni culturali”.
Facciamo infine un salto in Sicilia per segnalare una testata che ben rappresenta la mutazione informatica di molte riviste. Dopo tanti anni di vita cartacea, infatti, pur di non morire, «Arenaria» è approdata alla rete, dove sono disponibili ben 17 «Quaderni di Arenaria», allestiti alla stregua di fascicoli cartacei sotto la guida di Lucio Zinna, uno dei fondatori storici.
Inutile dire che, sempre sul web, come ‘pendent’ della versione cartacea, abbondano le fanzine, i blog, i siti che garantiscono la sopravvivenza di quella forma di impegno culturale chiamata “rivista letteraria”. Solo qualche nome: «Minima & moralia» «Versante ripido», «Atelier», «Nazione Indiana» e tanti altri (circa un centinaio), rintracciabili… sul web!


II

Fatte le dovute proporzioni, anche la Puglia del primo Novecento può vantare una presenza in grado di entrare nel novero delle riviste più intelligenti e aperte. Fondata e diretta in Mola di Bari da Piero Delfino Pesce, padre del repubblicanesimo pugliese, «Humanitas» costituì negli anni della sua pubblicazione (1911‒1924) una notevole e vivace palestra d’impegno politico e di crescita culturale. Essa, peraltro, contribuiva a ridurre quella distanza storica che aveva reso la nostra Regione, tutto sommato, una periferia provinciale, a rimorchio delle vicende culturali che si svolgevano altrove, tra Napoli, Roma, Firenze, Milano. (Una curiosità: nel 1946 a Brescia nasceva una rivista intitolata pure «Humanitas»!)
Del resto, nei primi decenni del Novecento (e anche dopo) gli intellettuali pugliesi andavano generalmente a formarsi fuori dai confini regionali e facevano riferimento ad altre realtà. Un esempio per tutti può essere rappresentato dal poeta barese Luigi Fallacara, formatosi nella Firenze di primo Novecento, dove aveva collaborato con alcune delle più importanti riviste colà attive.
Bisognerà attendere gli anni Cinquanta per incontrare un trimestrale ideato e “fatto” dall’ispanista Vittorio Bodini: «L’esperienza poetica», stampato a Bari dall’editore Cressati. Durerà dal 1954 al 1956; raccoglierà presenze importanti del calibro di Caproni, Pasolini, Sinisgalli, Volponi, Zanzotto; contribuirà a fare della provincia un’intrigante metafora anzi che la “periferia dell’impero” e accorcerà le distanze con il nord della poesia, allungando lo sguardo fino alla Spagna delle “generation del ‘27”. Una sfida ‒ questa ‒ che sarà raccolta e sviluppata intorno agli anni Settanta dalla generazione successiva, quella che si sarebbe affacciata a dire la sua proprio attraverso lo strumento della rivista letteraria. Lecce e Bari furono le teste di ponte di questo clima e di questi esperimenti, quasi tutti ingoiati dal tempo. Tra questi ricordiamo, a Bari, «Interventi culturali» e a Lecce «Il pensionante de’ Saraceni». A realizzarli erano stati scrittori iperattivi come Daniele Giancane per Bari e Antonio Verri per il Salento: quest’ultimo si spinse a ideare e avviare persino un «Quotidiano dei poeti», oltre al periodico «Caffè Greco». Il seme era stato gettato e si deve agli stimoli prodotti da queste avanguardie se oggi abbiamo realtà che indicheremo lungo un veloce viaggio dalla Capitanata al Salento, segnalando quelle più significative, per una ragione o per l’altra.
Per l’area foggiana, raccogliendo la lezione di Franco Marasca e avvalendosi di talune presenze intellettuali facenti capo all’Università degli Studi del capoluogo dauno, va citata «Carte di Puglia», diretta da Antonio Ventura, attiva da decenni. Da diciannove anni vede la luce a San Marco in Lamis «Frontiere», guidata da Sergio D’Amaro, che ha puntato l’attenzione sulla cultura della migrazione, potendo contare su un esempio assai rappresentativo, nella persona di Joseph Tusiani, il sammarchese emigrato giovanissimo negli USA, dove è stato italianista e dove ha dato il meglio di sé utilizzando quattro lingue per la sua copiosa produzione poetica, narrativa, saggistica: l’italiano, il dialetto di San Marco, l’inglese, il latino.
La Terra di Bari, troppo levantina per potersi occupare seriamente di letteratura, durante il clima postsessantottesco ha conosciuto un risveglio letterario che si è espresso proprio attraverso lo strumento della rivista. Negli anni Settanta vede la luce, aperiodicamente, «Fragile», ideato da Lino Angiuli e Raffaele Nigro e stampato dai fratelli Cavalli della editrice Levante. Da «Interventi culturali» nascerà «La Vallisa», diretta sempre dal “movimentista” Giancane, che rimane a tutt’oggi la più longeva, avendo tagliato il traguardo delle XXXVII annate (altro che resistenza!). Si cerca di sviluppare anche la valorizzazione delle risorse territoriali, come ha mostrato egregiamente «Fogli di periferia», voluta e diretta da Pietro Sisto, che ha purtroppo smesso da poco le pubblicazioni dopo un paio di decenni di attività.
Generalmente si pensa che la provincia di Brindisi sia una cenerentola nel settore che stiamo perlustrando. Ma se guardiamo agli anni in cui a Fasano l’editrice guidata dal compianto Nunzio Schena è stato un faro dell’editoria territoriale, e non solo, dobbiamo annotare tra le riviste non più attive quella diretta da Lino Angiuli, Giovanni Dotoli e Raffaele Nigro: «in oltre» (1988 – 1998). Negli stessi anni, a Cisternino, Adriana Notte, lì atterrata, fondava «Spazio verticale».
Quando si scende nel Salento leccese, è d’obbligo avvistare subito la bandiera resistenziale che sventola orgogliosa sulla sede della Manni editori, dove la direttrice editoriale Anna Grazia D’Oria cura con passione e competenza «L’immaginazione», mensile fino a qualche anno addietro, oggi bimestrale. Vi sono state e vi sono ospitate firme importanti del panorama letterario, da Sanguineti a La Capria, giusto per farsi un’idea. Nel 2019 la rivista ha compiuto trentacinque anni.
Infine, è necessario fare retromarcia verso Bari per parlare del semestrale «Incroci», che in questi giorni compie venti anni di vita, sotto la direzione di Lino Angiuli, Daniele Maria Pegorari e Raffaele Nigro. Per evitare ineleganti “conflitti di interesse”, ci fermiamo qui, invitando gli interessati e i curiosi nella Sala intitolata all’indimenticabile ‘Alessandro Leogrande’, nel Centro polifunzionale degli Studenti dell’Università ‘A. Moro’, giovedì 12 dicembre, alle ore 16.30, per saperne di più sulla condizione delle riviste letterarie come oggi si presenta in Italia e in Puglia.
Solo un’ultima e importante notazione. Le due citate riviste baresi recano dei sottotitoli entrambi emblematici, perché postulano la necessità di evitare il recinto autoreferenziale in cerca di alterità extraletteraria: «Semestrale di Letteratura ed altro», per «La Vallisa», e «Semestrale di letteratura e altre scritture», per «Incroci». Difatti le due riviste hanno aperto varchi non solo verso diversi linguaggi artistici ma anche verso altri orizzonti geoculturali, dai Balcani all’America latina, declinando al meglio il concetto di globalizzazione. Di conseguenza, anche la distanza con il mondo culturale del Nord ha continuato a ridursi.

Lino Angiuli

Per chi conosca ancora poco Lino Angiuli, ecco il ritratto autoritratto che ho realizzato con la sua complicità nell'estate del 2018: https://www.youtube.com/watch?v=yCp_vzmOlls&t=19s

Formato stampa Invia questa news ad un amico Crea un file PDF dalla news
 
Si raccomanda di abilitare i cookies nel proprio browser prima di inviare un commento.
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Commenti