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iLibrieleNotti : Cronaca di una foto
di fulmini , Mon 9 December 2019 4:00
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donna che corre


Cronaca di una foto, o se volete di un amore passeggero.

Il Mercato del Circo Massimo in Roma per me è la tentazione delle tentazioni, la domenica mattina.
Mi sveglio sempre presto prestissimo, prima che sorga il Sole, ogni giorno, compreso il giorno di Nostro Signore.
Studio tre ore, quattro, poi mi allontano esausto dalla scrivania elettronica e metto il cielo sopra la testa. La domenica, due volte su tre, è il cielo del Circo Massimo.
Ci vado per vedere e annusare, nel suo mercato coltivatordirettorale, gli ortaggi e i frutti dei coltivatori laziali, e rubare, lungo strada del ritorno, dal Roseto Comunale, le rose che sporgono dalla sua divisiva inferriata al marciapiede cittadino, e guadagnarmi il sorriso mattutino dalla donna della mia vita, Alexandra, la quale nel frattempo si sarà risvegliata e sarà dal furto amoroso benevolmente disposta prima al massaggio e poi alla colazione.
Questa mattina di domenica 8 dicembre 2019, invece di andarci camminando, al Mercato, decido di arrivarci a cavallo di un bus. Lo prendo al volo sotto casa, in via Labicana, e lungo la visione panoramica che mi regala l’inquadratura sinistra del finestrino semovente, vedo per la prima volta, di fianco all’eracleo Albero di Giuda del Palatino affacciato su Viale di San Gregorio, una minuta esplosiva giovane in corsa. Minuta nel corpo elastico della salute a tutti i costi, esplosiva nella fiumana invernale della chioma leonina in movimento.
Il bus corre, la perdo appena intravista.
Il bus per fortuna è inchiodato dal semaforo tricolore. Lei sempre ignara sempre correndo svolta a destra ed entra nel tunnel dei lecci verso la Bocca della Verità.
Il bus, sonno-lento, distratto, fa il suo lavoro mala-voglia, ignaro del colpo di fulmine. Ma come è come non è la raggiungo, la leonessa, con lo sguardo, zummo, a supero con le ruote dello schiavo inconsapevole, e quando questo sobbalzando si prepara a fare la fermata canonica di fianco al Mercato, giro la testa, vedo la chioma, tiro fuori la digitale, il bus si ferma, scendo i gradini del Paradiso o dell’Inferno, accendendo senza fiato la digitale, mi volto, non vedo, dispero, un’ombra mi scompiglia, cedo alla tentazione, inquadro e scatto.
Addio.
A Dio.

À une passante

La rue assourdissante autour de moi hurlait.
Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,
Une femme passa, d’une main fastueuse
Soulevant, balançant le feston et l’ourlet ;

Agile et noble, avec sa jambe de statue.
Moi, je buvais, crispé comme un extravagant,
Dans son œil, ciel livide où germe l’ouragan,
La douceur qui fascine et le plaisir qui tue.

Un éclair… puis la nuit ! – Fugitive beauté
Dont le regard m’a fait soudainement renaître,
Ne te verrai-je plus que dans l’éternité ?

Ailleurs, bien loin d’ici ! trop tard ! jamais peut-être !
Car j’ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,
O toi que j’eusse aimée, ô toi qui le savais !

Charles Baudelaire.

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