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leOpereeiGiorni : Cronaca di uno, anzi due colpi di fucile
di fulmini , Sat 7 December 2019 4:00
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Nel 2012 ho scritto una serie di racconti sulla mia vita in Calabria, intitolati ‘I Diavoli del Meridione’, ora raccolti nell’ebook ‘Storie di poche parole’: https://www.amazon.it/Storie-poche-parole-Pasquale-Misuraca-ebook/dp/B076H8VNH9

Il primo racconto era questo:

1. Lucrezio
Ho visto mio padre sparare a un uomo, e mi è piaciuto il modo.
Era una mattina di giugno del 1957, avevo nove anni, e Lucrezio mio padre quaranta. Stavamo nella vigna a spollonare, lui nota qualcuno tra gli zappatori del terreno limitrofo e si dirige verso di lui. Giunto a pochi passi dal confine, costituito soltanto da un salto di terra, lo chiama e gli dice: “Questo legname d’ulivo che t'ho regalato portalo via presto – mi serve la terra libera.” Lo zappatore gli risponde non ricordo cosa ma ricordo la voce sua troppo alta, e che riprende a zappare. Mio padre afferra il ramo pendulo di un ulivo cresciuto sul confine e sale destramente sul terreno confinante.
Da questo momento non sento più niente – vedo soltanto.
Considerati il passo e la faccia di mio padre, due zappatori cercano di trattenerlo, ma lui si divincola allargando le braccia, e uno dei due cade a gambe all’aria come una bambola sul letto, si rialza, afferra la zappa e la solleva per dargliela in testa. Mio padre si guarda intorno. Di fronte lo zappatore che gli ha risposto male, di lato gli altri che lo controllano a breve distanza, dietro quello con la zappa in mano. Si fa largo, salta tornando nel terreno nostro e viene verso casa a larghi passi. Tutti si guardano in silenzio. Don Lucrezio si è impaurito e scappa?
Io resto nella vigna, tra loro perplessi e lui che non vedo più.
Ecco che mio padre esce da casa. Tiene il fucile con la sinistra, una cartuccia nella destra. Lo zappatore che ha alzato la voce scappa. Quello con la zappa la lascia cadere. Gli altri, impietriti. Mio padre apre il fucile, infila la cartuccia, lo chiude, segue con lo sguardo il fuggitivo, e aspetta. Cosa? Intuisco come in sogno che non vuole ucciderlo, solo impallinarlo. Quello continua a correre.
Quando non si vede quasi più tra gli alberi, lo mira e lo spara.
Il rumore della fucilata ora lo sento, e il grido liberatorio.

L’ho ripubblicato in questi giorni nella mia pagina Facebook, e ha ricevuto questo commento interessante:

Caro Pasquale , i colpi furono due ! Interessante l’interrogatorio in tribunale , dove il giudice amico di famiglia, convinto delle non malevoli intenzioni di Don Lucrezio, aveva concordato preliminarmente con l’imputato la domanda e relativa risposta , allora era ammesso . Alla domanda perché ha sparato il secondo colpo se non c’era l’intenzione di colpire il fuggitivo contadino iornatante, ma solo di spaventarlo , Don Lucrezio rispose : perché non ne avevo più altrimenti gliene avrei scaricati altri . Il giudice non poté fare altro che condannarlo , cosa che comporto il ritiro del porto d’armi di fucile , allora “anche” per uso caccia. Fu così che la moglie , professoressa Misuraca, ebbe il porto d’armi . Ciò ha consentito di detenere in casa i fucili con munizioni e forse qualche battuta di caccia in luoghi remoti e protetti dagli intrusi. Queste informazioni le ho desunte da una conversazione con Gianni Ieraci di almeno un mese fa . Alla mente mi sono affiorati vaghi ricordi di questa circostanza avvenuta , credo, alla fine degli anni ‘50. Mi ha fatto piacere risentirti dopo molti decenni. La mia frequentazione era di più con Luigi con cui facevo i compiti della scuola media , nel primo pomeriggio alla tua casa bianca ai Vignali . Poi si giocava con la carabina a pallini , facendo il tiro a bersaglio ed a qualche improbabile uccellino.
Vincenzo Albanese

Completo (provvisoriamente, la vita è un'avventura provvisoria fino alla fine) il resoconto su questa vicenda:

Non ricordo più chi mi ha riferito – assicurandomi che era stato testimone oculare - il dialogo tra mio padre Lucrezio e il maresciallo dei carabinieri che lo aveva convocato in caserma a seguito dell’episodio dello sparo: Il maresciallo, a mio padre: “Non Lucrezio, siete un picciotto.” Mio padre: “Maresciallo, siete un imbecille.” Maresciallo: “Che dite? Come vi permettete?” Mio padre: “Maresciallo, se fossi un uomo della ‘Ndrangheta, sarei un capo, non un picciotto.”

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