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iLibrieleNotti : Rosa Luxemburg
di fulmini , Fri 18 January 2019 4:00
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In questi giorni si è ricordata Rosa Luxemburg, morta ammazzata dai Freikorps 100 anni fa, a 48 anni. Senza dubbio, una grande donna, e una grande intellettuale: filosofa, economista, teorica marxista. In questo concordo con tanti amici democratici, sinistri, e ultrasinistri.

Vorrei, dopo un minuto di raccoglimento, criticare il suo pensiero marxista - immaginando che coloro che mi leggono - di sinistra o di destra poco importa - siano interessati alle comprensioni oltre che alle commemorazioni, e non vivano solo di stroncature o apologie.

Ecco parte di una Nota Teorica di un libro che ho scritto con Luis Razeto e pubblicato nel 1978 con la De Donato - oggi si può trovare come ebook col titolo La Traversata: Libro Primo. Dalla critica del marxismo e della sociologia alla proposta di una scienza della storia e della politica:

https://www.amazon.it/Traversata-marxismo-sociologia-proposta-politica-ebook/dp/B076ZL9MRZ/ref=sr_1_7?s=books&ie=UTF8&qid=1547614801&sr=1-7&refinements=p_27%3APasquale+Misuraca

"Rosa Luxemburg affronta il problema del rapporto tra leggi, scienza e azione politica in maniera originale. Ella sostiene ad un tempo la necessità oggettiva e l’intervento attivo nello svolgimento storico, accentuando ambo gli elementi ancor più di Bernstein, e la tensione del suo pensiero scaturisce dal tentativo di integrarli teoricamente e praticamente in una dimensione unitaria (diversamente da Bernstein, che crede di risolvere il problema nella loro separazione). È il tentativo di fondare l’elemento soggettivo nell’oggettività: lo svolgersi della storia secondo leggi oggettive si manifesta e si realizza attraverso l’attività consapevole delle masse.

La pratica politica della classe operaia è portatrice del senso della storia; ciò è già presente nell’azione spontanea delle masse e diviene consapevole nella maturazione della coscienza di classe, quando cioè le masse raggiungono la consapevolezza degli obiettivi (la rivoluzione e il socialismo). Contrariamente a Kautsky, la Luxemburg sottolinea il valore dell’attività politica spontanea delle masse, e contrariamente a Bernstein, l’importanza della consapevolezza dei fini. “Gli uomini – scrive – non fanno arbitrariamente la loro storia, ma essi la fanno da sé. Il proletariato dipende nella situazione dal grado di maturità raggiunto dallo sviluppo sociale, ma lo sviluppo sociale non può prescindere dal proletariato; esso è a un tempo la sua molla di propulsione e la sua causa, come pure il suo prodotto e la sua conseguenza. La sua azione stessa è un momento determinante della storia. E se non possiamo saltar sopra allo sviluppo storico, come l’uomo alla sua ombra, possiamo però affrettarlo o rallentarlo.”(citato da F. Tych, Masse, classe e partito in Rosa Luxemburg, in Storia del marxismo contemporaneo, cit., p. 288 – da Rosa Luxemburg, Wvbòr pism (Scritti scelti), Varsavia 1957, vol. II, p. 266). E ancora: “Il socialismo è il primo movimento popolare nella storia del mondo che si proponga, e vi sia chiamato dalla storia, di portare nell’agire sociale degli uomini un senso cosciente, un pensiero pianificato e con ciò il libero volere”. (Rosa Luxemburg, Scritti politici, a cura di L. Basso, Editori Riuniti, Roma 1967, pp. 446-7)

Secondo questa soluzione del problema risultano ridimensionati insieme il ruolo del partito e quello della scienza, in quanto le leggi agiscono e la loro consapevolezza diviene operante all’interno della classe, nel passaggio che in essa, nello svolgersi della propria pratica, si attua dalla spontaneità alla coscienza di classe. Come in Kautsky e in Bernstein, anche nelle posizioni della Luxemburg il raggiungimento dell’autonomia teorica e politica è compromesso: è vero che la classe operaia è ritenuta soggetto di azione e di coscienza autonoma, in quanto in sé e senza uscire da sé attua le leggi e si fissa i fini; ma tale autonomia, intesa come separazione e autosufficienza, è precaria e illusoria, poiché si fonda sulla affermazione aprioristica della superiorità ‘oggettiva’ della classe operaia, dimenticando che la situazione di subordinazione socio-politica e culturale può essere superata solo mediante la critica degli altrui e dei propri precedenti modi di pensare e di operare, e l’elaborazione di una nuova superiore razionalità teorico-scientifica."

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