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Gramsci : crisi organica
di fulmini , Sat 28 October 2006 8:00
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Dopo quaranta anni dalle sue prime manifestazioni, si comincia a capire che questa italiana (ma anche quella francese, ungherese eccetera) è una vera e propria crisi dello Stato, una crisi strutturale dello Stato, cioè della organizzazione politica / organamento sociale germinata nel XV secolo (e teorizzata primo fra tutti dal Machiavelli, consapevole di percorrere una via “da nessuno ancora pesta”) come forma storicamente progressiva e decisiva nel superamento della crisi dell'organizzazione/organamento medioevale…


Una crisi organica, non congiunturale, una crisi che non si risolve dunque distinguendo moralisticamente i buoni dai cattivi, sostituendo i nipotini di Ghino di Tacco con retti amministratori… Questi affari esplosi via via negli ultimi mesi in Italia – penultimo questo dello spionaggio fiscale, l'ultimo sarà, come sanno gli esperti di fuochi artificiali, un "colpo scuro", invisibile - questi "affari" (direbbe Sciascia) lo provano, o lo dovrebbero provare, ai nostri politici e scienziati della politica e della società… Ah, dimenticavo: dire crisi dello Stato vuol dire crisi dei partiti politici – elementi costituenti essenziali di questa forma storica di governo basata sulla forza e sul consenso: il che vuol dire che quando si intende formare un nuovo partito democratico il problema cruciale sta nel sostantivo (partito) non nell’aggettivo (democratico) – insomma che il partito politico come lo abbiamo conosciuto e abbiamo visto svaporare è ormai una forma di organizzazione / organamento storicamente regressiva… Bisognerebbe spiegarlo anche al Riotta nuovo direttore del TG Uno, questo piccolo particolare, al Riotta successore del Mimun che continua a dedicare la prima metà del TG alle esternazioni dei dirigenti dei partiti politici italiani… "Si domanda" (direbbe Rodari): un TG non deve dare al cittadino curioso una informazione icastica quotidiana sulla “struttura del mondo”?... Chiudo questi mattutini “pensieri spettinati” rievocando a proposito l'operaio che andava, finito di lavorare, a trovare Antonio Gramsci facitore notturno dell’Ordine Nuovo, per domandargli ansioso: “e il Giappone?” e l’America Latina? e l'Australia? e l’Africa? e il Polo Nord? e l'Oceano Pacifico? e i padri dei ragazzi di Locri?

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Commenti
Inviato: 31/1/2010 14:35  Aggiornato: 31/1/2010 14:35
I partiti politici non sono superati. Sono superati questi di oggi che operano in questa realtà. Forse andavano bene per la realtà di 40 o 50 anni fa, ma oggi, e la crisi ne è emblema - urgono nuove forme di governo, che siano sempre partiti (espressioni della volontà onnipotente della nazione) ma non questi nello specifico. All'Italia non serve questo.
Inviato: 31/1/2010 15:00  Aggiornato: 31/1/2010 15:00
Autore: fulmini

@ Anonimo Contraddittore

Affermi che i partiti politici sono l'espressione della "volontà onnipotente della nazione". Occorre chiedersi: sono organicamente connessi i partiti politici con la "nazione"? In parte, direi. Penso che bisognerebbe usare il concetto di Stato nazionale, per avvicinarsi un po' di più alla realtà effettuale.

Todo modo, non ti rendi conto che la "nazione", oggi, nella situazione storico-politica determinata, non è più "onnipotente"? Non ti rendi conto che lo Stato nazionale è in crisi? Non ti rendi conto che, per parlare dell'Italia, lo Stato nazionale italiano, tirato da due forze uguali e contrarie - l'Unione Europea e le zone regionali separatiste - si sta spezzando, come il lombrico flaianeo tirato da due polli, in due parti disuguali?

Per approfondire la questione, e proseguire il dialogo, se vuoi: http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/scienza/50-la-traversata.html

Pasquale Misuraca