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edifici contemporanei : Intervista alla Cavallerizza
di guidoaragona , Sat 24 March 2018 4:00
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INTERVISTA ALLA CAVALLERIZZA / BOUNCE PRESSO “I VIALI”, NICHELINO

La rivedo in un sabato di pioggia di fine inverno.

“Ma è Lei, signora Cavallerizza di GabettieIsola? Da quant’è che non la vedo? Saranno quasi 10 anni!”

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“No frate, io sono la Bounceinc del centro commerciale “I Viali” di Nichelino. Offro una vasta gamma di aree dedicate ai trampolini e la zona X-Park per il parkour e l’obstacle race. Per tutti: bambini dai 3 anni, adulti e appassionati di fitness. Immagina un mondo dove la parete diventa pavimento e la forza di gravità non è più un limite. Scopri la Free-JumpingRevolution! Yeah!”

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La guardo perplesso, mentre, entrando, scopro il nuovo allestimento interno. Tappeti elastici di vario genere, con colori base piatti secondo il “corporate” della Bounce (cyan, magenta, giallo, nero), catena australiana emergente che dal 2012 ha piazzato 25 sedi in tutto il mondo ed ora qui come prima sede italiana. Continuo a fissarla finché un cedimento del suo sguardo la libera dalla maschera, ed emerge l’accento piemontese della madamina non più nel fiore degli anni.

“ehsi … prima ero una Cavallerizza. Ma i tempi cambiano. Non è più come quando ero ragazza, e qui era tutta campagna, a due passi dalla palazzina di caccia di Stupinigi.

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Poi hanno fatto la tangenziale, la zona artigianale e commerciale, il Carrefour … E ora il rilancio, con il nuovo centro commerciale “I Viali”, con piano e disegno esterno del nuovo studio di una delle mie mamme ancora in vita, Isola Architetti. L’altra mamma, sa, è mancata che appena era cominciato il nuovo millennio.”

Noto che la scelta del nuovo allestimento minimizza il più possibile le caratteristiche spaziali dell’edificio, annerendo l’interno dell’involucro, per fare risaltare i colori corporate del contenuto, i tappeti e le varie attrezzature, fra cui i grandi ventilatori. All’esterno mi pare si sia fatto il minimo possibile, lasciando la vecchia copertura bianca e quindi non integrandola con le nuove, di color verzolino, evocante il rame ossidato della splendida copertura disegnata da Juvarra, non a contatto visivo ma non lontana.

Sul complesso, ricordo la terrificante distesa di asfalto e capannoni grezzi che era questo posto, e devo dire che oggi è senz’altro migliorato, e più allegro nonostante la pioggia.

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Le chiedo: “Mi parla un po’ di questo nuovo intervento qui attorno, “i Viali”?”

“Certamente!”

Dal suo tono, dal suo accento, da quel che dice, vedo che si è rimessa addosso la maschera del comunicato stampa, parlando col ritmo e il tono di una telescrivente.

“Si tratta di un investimento di oltre 65 milioni di euro che ha coinvolto in maniera importante aziende e addetti del territorio. Il progetto architettonico è stato firmato dallo Studio Isola Architetti, guidato dal Prof. Aimaro Isola. Il progetto di architettura degli interni è stato firmato dallo studio milanese Mygg Architecture, guidato da Giovanni Feltrin, Yolanda Velasco e Gerardo Sannella.
I Viali Shopping Park si caratterizza per il forte collegamento con il verde circostante e il territorio limitrofo, grazie alle numerose aree attrezzate esterne collegate alle attività di ristorazione e al potenziamento di tutte le piste ciclabili, che faranno del nuovo polo commerciale il punto di partenza per escursioni e visite al Palazzo Reale di Caccia di Stupinigi, patrimonio dell’UNESCO. I Viali, grazie alle specifiche del progetto edilizio complessivo, è uno dei primi Centri Commerciali in Italia certificati secondo il Protocollo ITACA e IISBE, certificazione che consente di stimare il livello di sostenibilità ambientale …”


“BASTA, SI FERMI!” esclamo seccato. Il lavoro però sembra riuscito. I progettisti sono di qualità e han lavorato bene, il risultato risulta accattivante sia dentro che fuori. Certo, sempre con un senso di impersonalità, e spesso un po’ di “già visto”.

Mi lascio catturare infantilmente dal gioco del graduale passaggio fra alberi stilizzati (forse troppo) posti a rallegrare la grigia costruzione prefabbricata, e la struttura della pensilina d’ingresso.

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Riguardo la Bounce già Cavallerizza. Ha quasi sessant’anni, nemmeno tanto vecchia insomma. Specie se si pensa che, dopotutto, è un edificio.

Mi dice, questa volta con parole sue:
“So cosa stai pensando. È già buono che io stia ancora in piedi. Conta il brand, e l’allestimento, e il tutto dura una stagione, se necessario. Uguale qui come a Bangkok, a Londra come Dubai. E l’architettura è secondaria, figuriamoci i loro progettisti; le loro pretese autoriali sono sempre meno rilevanti, a questo mondo. Eccomi, ci sono ancora… dai, scopri la Free-JumpingRevolution!”, dice infine ridendo.

Si, pensavo a quello, sotto la pioggerellina di marzo. Ma anche alle cose scritte da Giovanni Durbiano (che di Isola è stato delfino) e Alessandro Armando, che hanno affrontato – mi pare fra pochi – di petto e con razionalità la questione della fine, o quantomeno la crisi, dell’architettura d’autore e gli scenari attuali nei processi di progettazione. E penso al canto del cigno della Cavallerizza, nel videoclip musicale di pochi anni fa della Soulful orchestra di “Se bruciasse la città”, così nostalgico e torinese.

https://www.youtube.com/watch?v=LnEIqexIJMo

P.S.
In questo scritto riprendo la modalità della “intervista all’edificio”, che usavo soprattutto come espediente per rendere meno noiosi gli scritti sull’architettura ai non addetti, a cui tali scritti erano indirizzati. La logica, e il perché Gabetti e Isola sono definiti madri e non padri, la potete leggere qui.

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Commenti
Inviato: 24/3/2018 6:37  Aggiornato: 24/3/2018 6:43
Autore: fulmini

E' sempre per me maledettamente interessante la critica degli autori, cioè l'analisi di un'opera, propria o altrui, compiuta non da un letterato ma da un artista, non da uno che sa usare soltanto le parole della critica ma anche le cose dell'arte, Guido.
Certo, non sempre la critica dell'autore è fondata, è chiara, è illuminante, lo so, ma questo vale anche per la critica del letterato - non trovi, Guido?
Adesso che ti scrivo, mi viene in mente Orson Welles artista del cinema che analizza l'attore di cinema: (riporto due voci del 'Calepino')

Attore (Emozione e Pensiero)

PB: Si pensa che la macchina da presa sia una grande macchina della verità.

OW: La macchina da presa non è tanto una macchina della verità, quanto un contatore Geiger di energia mentale. Registra qualcosa che l’occhio nudo distingue solo vagamente, scorgendone qualche traccia, e te lo registra forte e chiaro: registra il pensiero. Ogni volta che un attore pensa, nel film si vede.

PB: E il microfono?

OW: Le emozioni sono più materia per la banda sonora. Un’emozione finta la senti prima di vederla. (Orson Welles, This is Orson Welles)



Attore (Materiale e Pubblico)

La recitazione non è marmellata, non si deve spalmare su tutto lo schermo. Un grande attore non si allarga mai. E’ sempre penetrante, incisivo, concentrato. Potenza, vera potenza esplosiva, ma mai l’esplosione. La recitazione autentica non si disperde come una rosa di pallini, va dritta al bersaglio. Si può distinguere un attore da una puttana solo se è al completo servizio del suo materiale. Il divertimento e l’approvazione del pubblico sono ricompense accidentali. (Orson Welles, This is Orson Welles)
Inviato: 24/3/2018 10:57  Aggiornato: 24/3/2018 12:38
Bellissime citazioni di Orson Welles!
Inviato: 12/4/2018 17:20  Aggiornato: 12/4/2018 17:20
Autore: fulmini

Nel suo blog, Guido Aragona ha da poco riportato un scritto stagionato riferito alla zona contigua a quella, di dieci anni fa, che non era più in rete. Lo aggiungo a integrazione del post. (Fulmini fecit et dixit)
https://bomboribo.wordpress.com/2018/03/30/nichelino-intorno-alla-chiesa-di-san-damiano-la-mattina-del-venerdi-santo/