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iLibrieleNotti : La Vita Nuova. Capitolo 33
di fulmini , Wed 7 February 2018 2:00
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Capitolo 33. Il buon consumo, il buon lavoro e il buon mercato. Ovvero la nuova economia.


Affermano gli economisti difensori del capitalismo che l'economia ha una razionalità indipendente dalla volontà delle persone, e che è retta da leggi obiettive. Essi dicono che se si trasgrediscono queste leggi, si verifica una perdita di efficienza nella produzione, nel consumo e nella distribuzione della ricchezza.
Ma non è vero. Le dinamiche dell'economia non sono indipendenti dalla volontà delle persone: le possiamo cambiare con le nostre scelte, attività, organizzazioni e imprese. E' dimostrato anche che sono possibili diverse razionalità economiche, e che possiamo costruire un'economia non capitalista e non statalista, più efficiente di queste, fondata su relazioni e valori di giustizia e solidarietà.
Non solamente è possibile un'altra economia, ma già esiste in una certa misura: la stanno costruendo persone e gruppi che consumano, lavorano e condividono con creatività, autonomia e solidarietà.


Per vedere cosa succede realmente nell'economia del mondo dobbiamo cominciare a portare gli occhiali: fuor di metafora: conoscere le nuove pratiche e teorie economiche.

Charles M. Schulz, E' bello poter vedere cosa succede!
vignetta

Ci sono molte esperienze, ma occorre potenziarle e perfezionarle.

Esistono svariate iniziative, esperienze e processi che vanno sperimentando forme giuste e solidali di fare economia, e che possono convergere verso il progetto di una nuova civiltà. La ricerca di una alternativa all'economia capitalista e statalista si sta svolgendo da lungo tempo.
Fra i tentativi di creare una nuova economia, basati sull'autonomia, la creatività e la solidarietà tra i suoi partecipanti, possiamo menzionare il cooperativismo, l'autogestione, l'economia comunitaria, l'economia di comunione, il commercio giusto, la finanza etica, il consumo responsabile, le organizzazioni economiche popolari, e altre ancora.
Questi movimenti hanno raggiunto livelli interessanti di sviluppo, e sono preziosi in quanto testimonianze della possibilità di una economia eticamente superiore a quella capitalista. Ma bisogna riconoscere che non sono stati sufficienti a superare il capitalismo e lo statalismo, e in gran misura rimangono ancora subordinati alle logiche della civiltà moderna. Essi richiedono di essere potenziati e perfezionati.


Non basta coltivare il proprio orto.

Quino, 2.000.

vignetta



Occorre cominciare da un cambiamento profondo dei modi di consumo.

Uno dei limiti che hanno ostacolato l'espansione delle esperienze delle economie alternative, è il fatto che hanno privilegiato la produzione rispetto al consumo. Il problema è che, mentre continua a imperare il consumismo - che sta alla base dell'indebitamento, dell'industrialismo capitalista e dello statalismo assistenzialista -, non possono crescere e moltiplicarsi le forme di produzione e distribuzione orientate alla realizzazione personale, allo sviluppo sociale, al buon vivere e al rispetto della natura.
All'economia capitalista non interessa che le persone siano felici né che si realizzino comunitariamente. Gli interessa soltanto che gli individui stiano sul mercato e comperino il più possibile, e per ottenere questo può persino essere preferibile che le persone rimangano insoddisfatte, se ciò li spinge a comperare più cose e servizi.
Nella creazione di una nuova economia, il punto di partenza è la trasformazione del consumo. La ragione di ciò è chiara: se si assume che il fine della nuova economia sia l'essere umano, la sua realizzazione e felicità - il che implica fondamentalmente soddisfare gli autentici bisogni individuali e sociali -, occorre cominciare organizzando il consumo dei beni e servizi in funzione di questi bisogni. Su questa base, tutta l'economia si porrà al servizio di questo obiettivo.


Capitalismo, industrialismo, consumismo.

Francesco Tullio Altan, Ritmi della produzione e capacità di consumo.

vignetta

Pensare e vivere in altra maniera i bisogni.

Il consumo così come si pratica oggi, diretto dalla pubblicità, posto al servizio delle imprese, porta le persone a vivere i propri bisogni in maniera da renderle passive, dipendenti, competitive. Sarà radicalmente diverso il consumo che ci trasformi in persone creative, autonome e solidali; ma questo nuovo modo del consumo implica intendere e vivere in altro modo i bisogni umani.
Bisogna smetterla di pensare i bisogni come carenze, come vuoti che devono essere riempiti con i beni e i servizi, in maniera tale che a ogni bisogno corrisponderebbe un prodotto, e a ogni prodotto corrisponderebbe un bisogno. In questa maniera i bisogni non si sperimentano come esigenze del proprio essere, bensì come bisogni di comperare e possedere cose e servizi.
Noi persone non siamo come ci vuole il mercato: animali da compagnia pieni di lacune oppure oggetti con tanti compartimenti vuoti, che si riempiono e si svuotano, che si vanno moltiplicando e crescendo, e che domandano sempre più beni e servizi coi quali riempirsi.


Cattivo consumo per difetto.

Vincent Van Gogh, Mangiatori di patate, 1885.

quadro


Il consumo al servizio della realizzazione personale e sociale.

Il consumatore creativo, autonomo e solidale cerca la propria realizzazione come persona umana integrale, la soddisfazione dei propri autentici bisogni, che non sono quelli che gli indicano il mercato e lo Stato, tanto meno i suoi impulsi immediati, bensì quelli che scopre attraverso la conoscenza della natura umana, di ciò che siamo e di ciò che siamo orientati a essere.
Sa di avere bisogni corporali e materiali, e anche bisogni culturali e spirituali; tiene in conto i propri bisogni individuali e personali e anche quelli della convivenza e della partecipazione propri dell'essere sociale.
I bisogni non si soddisfano attraverso le cose che si possiedono o le azioni esteriori a cui si accede, bensì attraverso l'azione del soggetto che utilizza le cose o i servizi esteriori, guidato dalla propria intelligenza e dalla propria volontà. Il consumo di un alimento si compie nell'atto di assumerlo, di soddisfare i bisogni di nutrirsi e godere dei suoi sapori. Il consumo di un libro consiste nel leggerlo, nel soddisfare il desiderio di apprendere e divertirsi con la lettura. Il consumo di una terapia medica si verifica nel processo di cura della malattia e del vivere in salute.


Qualità del 'buon consumo' (I)

Porre il consumo al servizio della realizzazione personale e sociale significa compiere determinati requisiti, che chiameremo 'le qualità del buon consumo'. Essi sono:
Moderazione, cioè, adeguare la quantità di beni e servizi all'ampiezza e all'intensità dei bisogni. Un eccesso di consumo può generare una insoddisfazione forte tanto quanto una riduzione esagerata.
Corrispondenza, cioè, che per ciascun bisogno si scelga - tra le varie opzioni possibili - quei beni o servizi che possano soddisfarlo nel miglior modo e che più contribuiscano alla realizzazione personale e sociale.
Persistenza, ossia che la soddisfazione sia raggiunta in modo tale che l'effetto si prolunghi nel tempo, senza che il bisogno torni a presentarsi prematuramente, liberandosi così risorse ed energie a favore di altri aspetti della realizzazione umana.


Cattivo consumo per eccesso.

(Sequenza di film) Pier Paolo Pasolini, La ricotta, 1963 - 2 minuti 14 secondi
https://www.youtube.com/watch?v=HoIQLTyF2kE


Qualità del 'buon consumo' (II)

Completezza, equilibrio e armonia, che implicano predisporre dei beni, del tempo e delle azioni che dedichiamo alle diverse attività, senza trascurare i bisogni corporali o spirituali, individuali o sociali.
Priorità e programmazione, organizzando la soddisfazione dei bisogni nel tempo e secondo le risorse disponibili, tenendo conto che ci sono bisogni fondamentali che non possiamo trascurare, e altri essenziali e superiori che occorre enfatizzare in ordine alla realizzazione personale e sociale.
Potenziamento: significa cercare che nel processo di consumo si sviluppino qualitativamente i bisogni, e rendere noi stessi più capaci di soddisfarli creativamente, autonomamente e solidalmente.
Responsabilità sociale e ambientale, cioè tener conto sempre che il proprio consumo non si rifletta negativamente sulla comunità o sull'ambiente, e fare invece in modo di stabilire attraverso il consumo relazioni di reciprocità e cooperazione.


Una trasformazione radicale della produzione.

Se si produce per la soddisfazione dei bisogni e lo sviluppo umano e sociale, gran parte della attuale produzione, e in particolare molti beni e servizi che soddisfano il consumismo e il consumo dipendente, imitativo e competitivo, non saranno più necessari e utili. Una nuova struttura della produzione si andrà costituendo a misura che sempre più persone e gruppi vadano adottando i criteri che sono propri del 'buon consumo'.
In questo senso possiamo prevedere che si espanderanno l'agricoltura e la produzione dei beni e dei servizi fondamentali, insieme con l'educazione e la cultura, le comunicazioni e i servizi personali e di prossimità. Potranno diminuire l'estrazione mineraria, l'industria pesante, il trasporto, l'industria del petrolio e i suoi derivati, l'industria chimica, i servizi finanziari, e la diffusa produzione di cianfrusaglie.
Nella nuova economia avranno grande sviluppo il lavoro autonomo e associativo, l'auto-produzione, i processi di sviluppo locale. Come risultato di tutto ciò miglioreranno congiuntamente l'ambiente e la qualità della vita, e si genererà un tipo di sviluppo molto diverso da quello proprio della insostenibile crescita economica attuale.


Cattiva produzione.

Immagine costruita dal satellite Terra: la marea nera provocata dall'esplosione di una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, giugno 2010.

foto


Una alleanza storica tra le forze del lavoro, della tecnologia e delle comunità.

L'economia moderna - industrialista e consumista - si è basata su un'allenza storica tra le forze del capitale e le forze dello Stato, che si sono reciprocamente sostenute. Ciò ha implicato la subordinazione dei lavoratori, dei tecnici e delle comunità.
In linea con le nuove forme del consumo e della produzione si può prevedere il potenziamento delle capacità delle persone, delle famiglie, delle comunità e dei gruppi locali. Questo renderà possibile la traversata a una nuova economia, nella quale saranno presenti con le proprie energie e le proprie capacità organizzatrici, le persone e le comunità creative, autonome e solidali.
La nuova economia si potrà fondare, così, su una nuova alleanza storica, che coinvolgerà strettamente le risorse e le forze del lavoro, della tecnologia e delle comunità cittadine. Lavoratori, tecnici e comunità, cooperando solidalmente, saranno i protagonisti centrali e organizzatori dei modi di produrre, di distribuire e di consumare nella nuova civiltà.


Un mercato democratico e solidale.

In diverse utopie sociali si è immaginata una società che funziona senza mercato e senza denaro. Ma questo non è possibile né conveniente. Nei fatti, il mercato esiste perché nessuno, nessuna persona, famiglia, comunità o paese, è autosufficiente nel provvedersi di tutto ciò che gli bisogna; e perché le capacità e le risorse si trovano distribuite socialmente e geograficamente, ragioni per le quali diventa necessario scambiare risorse, beni e servizi. In realtà, il mercato è un'espressione del fatto che noi necessitiamo gli uni degli altri e lavoriamo gli uni per gli altri. A sua volta, il denaro serve a facilitare gli scambi, che sarebbero estremamente difficoltosi se non esistesse un mezzo di scambio universale e una unità di misura del valore delle risorse, dei beni e servizi che si scambiano.
Ora, il mercato attualmente esistente, ossia il mercato capitalista regolato dallo Stato, è un mercato tremendamente ingiusto, che concentra la ricchezza in poche mani e mantiene impoverita e mal compensata la immensa maggioranza delle persone. E' un mercato oligarchico, altamente concentrato, individualista ed estremamente competitivo.
Una nuova economia dovrà organizzare in altro modo il mercato. E' necessario costruire un mercato democratico, che metta le persone e i gruppi nella condizione di un'autentica uguaglianza di opportunità, e che favorisca la cooperazione invece della competizione di tutti contro tutti.

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L'insieme dell'opera, mano a mano che saranno resi pubblici i singoli capitoli, andrà componendosi nel mio sito ufficiale e precisamente qui: http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/scienza/196-la-vita-nuova-versione-multimediale.html?start=1

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Commenti
Inviato: 17/10/2019 16:14  Aggiornato: 17/10/2019 16:19
Autore: fulmini

Letture di approfondimento di questo Capitolo. Dal libro di Luis Razeto Come iniziare una nuova civiltà?
https://www.amazon.it/COME-INIZIARE-CREAZIONE-NUOVA-CIVILT%C3%80-ebook/dp/B075Z3VS89/ref=la_B0186N5J44_1_23?s=books&ie=UTF8&qid=1571317839&sr=1-23&refinements=p_82%3AB0186N5J44

Capitolo VIII

Nel quale si dice cosa è il consumo, si mostra che le teorie economiche convenzionali non includono una teoria del consumo ma soltanto una teoria della domanda, e si spiega come una vera teoria del consumo comporta un cambiamento fondamentale nell’impostazione del problema economico.

Il consumo è l’uso che si fa dei beni e servizi per soddisfare i bisogni, le aspirazioni e i desideri delle persone. Il consumo di un cibo è l’atto di mangiarlo per soddisfare il bisogno di nutrirsi e di godere dei suoi sapori. Il consumo di un libro consiste nel leggerlo, per soddisfare il desiderio di imparare e di divertirsi e godere della lettura. Il consumo di una terapia medica consiste nella sua attuazione in funzione del guarire dalla malattia o malessere.

Il consumo non è stato mai studiato dagli economisti, conoscerlo non è nel loro interesse, e neppure è stato inteso cosa sia, come si realizza, in quale misura sia adeguato, soddisfacente o efficiente. Ciò che hanno teorizzato gli economisti, e che viene riassunto nella così detta “teoria del consumatore” o “teoria del consumo”, è stato soltanto il comportamento delle persone sul mercato, in quanto acquistano beni e servizi, impiegando in esso il loro denaro. Da tale ottica, il consumo dei cibi è un atto che si compie nel supermercato e non nella sala da pranzo. Il consumo del libro consiste nell’acquistarlo, non nel leggerlo. E la terapia medica intesa come consumo si realizza nel momento in cui si compie il pagamento. In tutto ciò, non interessa affatto se il cibo nutre la persona, se il libro la rende più colta, o la terapia la restituisca sana e felice. L’unica cosa importante è quanto denaro sia stato speso nell’operazione. Il cibo viene consumato anche quando si lascia a guastarsi sul tavolo; il libro è consumato anche se nessuno lo legge; la terapia medica è stata consumata anche nel caso che non serva affatto a promuovere la salute della persona, e persino se questa risulta ancor più ammalata.

Le teorie economiche convenzionali studiano ed analizzano il mercato, ciò che succede sul mercato con i beni e servizi prodotti. Non si occupano del soddisfacimento dei bisogni umani. Certo, si suppone che le persone acquistano i beni ed i servizi che produrranno loro utilità; ma questa rimane fuori dall’analisi degli economisti.

Con questa assenza del tema del consumo nell’economia, si è dimenticato e non si presta attenzione a ciò che è essenziale, e cioè il soddisfacimento dei bisogni, delle aspirazioni e dei desideri umani. Non interessano i bisogni, non interessano gli esseri umani; interessa soltanto il loro denaro, i loro acquisti, i loro comportamenti sul mercato: come spendono il denaro gli individui.

Conseguenza di questo è che l’economia manca assolutamente di criteri e mezzi per valutare la sua efficienza fondamentale, vale a dire, la sua capacità di soddisfare e servire agli uomini. E non si dispone di nessun concetto che aiuti a comprendere come perfezionare, massimizzare, ottimizzare l’attività economica in riferimento al suo obiettivo umano principale.

Nella Teoria Economica Comprensiva abbiamo elaborato una teoria del consumo, e abbiamo sviluppato i concetti, i criteri ed i mezzi che ci consentono di capire il consumo nella sua ampia varietà di forme e di modi di realizzarsi, di valutare i livelli di efficienza che raggiungono i soggetti economici nelle loro attività di consumo, e di progettare i modi in cui questo può svilupparsi e perfezionarsi, vale a dire, massimizzarsi ed ottimizzarsi.

La teoria del consumo è essenziale per pensare una nuova superiore economia, poiché identifica l’obiettivo, indica la via e guida il percorso che conduce alla realizzazione del soggetto. Non possiamo prescindere, per ciò, dall’esporre alcuni dei concetti fondamentali di questa teoria.

Nel processo di consumo intervengono tre elementi essenziali: a) i bisogni, aspirazioni e desideri che i soggetti si propongono di soddisfare; b) i beni ed i servizi che si utilizzano nel soddisfacimento dei bisogni; c) le attività che realizzano i soggetti con i beni e i servizi, col proposito di soddisfare, attraverso questi, i loro bisogni, aspirazioni e desideri.

Dovremo esaminare con attenzione ognuno di questi elementi. Per ora ci interessa soltanto rilevare questo: il nostro modo di comprendere il consumo dà luogo ad un cambiamento di base nella comprensione di tutta l’economia, dato che fa presente il soggetto – e cioè, le persone, individuali, associative e collettive – sia all’inizio, che alla fine e nel centro dell’economia. Soggetti che, contrariamente, scompaiono o rimangono nascosti nella concezione predominante in cui interessano soltanto le merci (beni e servizi) ed i prezzi in cui si vendono ed acquistano nel mercato.

Sembrerebbe che, in questo post molto semplice, non abbiamo detto gran cosa. E tuttavia, ci siamo installati in un campo nuovo, più alto, superiore a quello in cui si muovono ed evolvono il pensiero e la pratica economica propri della moderna civiltà in crisi.

Capitolo XVII

Dove si fa riferimento alle proposte conosciute come “consumo etico” e “consumo responsabile”, che dovranno distinguersi dalla concezione di “Buon Consumo” che si basa sulla Teoria Economica Comprensiva.

Riformulare il consumo secondo l’obiettivo di soddisfare nel miglior modo i bisogni in ordine a realizzare la nostra “natura umana” nelle sue dimensioni essenziali (corporale, spirituale, individuale e sociale), ci porta non soltanto a criticare e superare le concezioni del consumo che predominano nelle discipline economiche, ma anche ad un radicale cambiamento dei nostri attuali modi e forme di consumare. Fondamentalmente, si tratta di spostare il centro della attenzione, posto oggi sui prodotti (beni e servizi) che si offrono nel mercato a determinati prezzi, verso i soggetti consumatori (individuali e collettivi) la soddisfazione dei quali, lo sviluppo e la felicità si presentano come i fini da raggiungere mediante ogni attività di consumo e attraverso il processo di consumo inteso come un insieme strutturato e razionalmente organizzato.

Fra parentesi e prima di continuare, è opportuno indicare che questo modo di impostare la questione del consumo si distacca decisamente da quella che si viene diffondendo come “consumo etico” e/o “consumo responsabile”, e che anche viene associata alla idea di una economia solidale. La idea del consumo etico e responsabile, in effetti, orienta i consumatori in modo che, divenendo consapevoli dei negativi impatti ambientali e sociali che comporta il consumismo che si manifesta attualmente sui mercati, preferiscono acquistare e impiegare quei prodotti che non abbiamo effetti nocivi sull’ecologia, e/o che nella loro produzione si sia stati rispettosi dell’ambiente e dei diritti che le imprese danno ai lavoratori. L’idea è, anche, di boicottare quei beni e servizi contaminanti, i cui residui non siano riciclabili o biodegradabili, e quelle imprese che nel produrli deteriorino l’ambiente e sfruttino i lavoratori e le comunità circostanti.

Questa proposta di un “consumo etico” ha indubitabili valori e suscita importanti azioni e organizzazioni solidali di consumatori che, dalla società civile, cercano di contribuire alla correzione di tanti problemi e situazioni dannose ed ingiuste che si presentano sempre più nella moderna civiltà in crisi. La loro azione di ‘produzione di coscienza’ e la capacità che hanno di generare organizzazioni responsabili e solidali è senza dubbio importante e valida. Però, a nostro avviso, si mantengono ancora nel quadro della concezione del consumo che è propria della attuale civiltà ed organizzazione dell’economia, e non accedono alla comprensione più profonda e comprensiva delle esigenze che si presentano nella prospettiva di dare inizio alla creazione di una nuova superiore civiltà.

In particolare, l’idea del consumo “etico e responsabile” tale quale viene solitamente promossa, presenta i seguenti limiti ed insufficienze:

a) Mantiene l’attenzione ed il problema centrato sui prodotti e sul mercato, e non sui soggetti del consumo, vale a dire, sulle persone ed i gruppi che devono soddisfare i loro bisogni. Ciò implica che non hanno accesso ad una comprensione teorica superiore, come è necessario per iniziare la creazione di una nuova superiore civiltà.
b) Trova la “soluzione” alle questioni che si vuole affrontare con questa azione, in risposte che possono dare le imprese che producono i beni, e dalle quali si esige che siano ambientalmente e socialmente più attente, che assumano fra i propri costi di produzione le riparazioni ai danni ambientali e che diano luogo al pagamento di salari e condizioni di lavoro migliori. Certamente sarebbe un esito formidabile se ciò si riuscisse a ottenere in questo modo; ma comunque conserverebbe l’attività economica nell’inquadramento dell’attuale sistema produttivo.
c) Pone gli individui ed i gruppi consapevoli dei mali che genera un modo di consumo sbagliato come è quello odierno, nella necessità di fare sacrifici economici, in quanto dovranno astenersi da certi beni e servizi che possano abbisognare loro, e/o ad acquistare prodotti “etici” che hanno solitamente prezzi più alti (precisamente perché i loro produttori avranno assunto costi più elevati per non generare i danni ambientali e sociali). Questo, dal punto di vista economico risulta scarsamente efficiente, poi che saranno pochi i soggetti (produttori e consumatori) che saranno disponibili a compiere tali opzioni, specialmente nel contesto della attuale ipercompetitiva economia in crisi.
d) Inoltre, sebbene tutto ciò sia eticamente superiore ai comportamenti propri del tipico consumatore moderno, nei fatti orienta le persone nella prospettiva di una etica del sacrificio (bisogna sacrificarsi per agire correttamente) e non della ricerca della felicità e realizzazione della natura umana, che è quella a cui pensiamo debba orientare la costruzione di una nuova superiore civiltà.

La nostra proposta, basata sulla concezione dei bisogni umani che abbiamo esposto, e sulla Teoria Economica Comprensiva, ci orienta in un’altra direzione, che preferiamo chiamare il “Buon Consumo”, le cui caratteristiche e proprietà esamineremo prossimamente.

Coloro che abbiamo letto i precedenti post di questa serie, potranno comprendere la questione in questi termini: le concezioni del “consumo etico e responsabile” costituiscono momenti o fasi preliminari che abbiamo identificato come di “scissione” e separazione e di “antagonismo” e critica, riguardo la realtà del consumo predominante; ma sono soltanto i primi passi verso l’autonomia, in quanto rimangono legati ancora alla concezione e alle strutture che si vorrebbe superare. Accedere alla autonomia indispensabile per pensare i problemi e superarli nella prospettiva di una nuova superiore civiltà, richiede di raggiungere un punto di vista teorico superiore, accedere ad un “vertice inaccessibile” al campo avversario, capace di comprendere, integrare e superare le concezioni teoriche e le pratiche precedenti.