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edifici contemporanei : Simulacri
di guidoaragona , Mon 4 December 2017 4:00
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biblioteca

Biblioteca di Tianjin


“Per anni ho camminato lungo la Senna davanti al cantiere dove la Grande Biblioteca progettava di ammassare milioni di libri in quattro torri gigantesche; mi veniva da ridere: i decisori, gli architetti, i progettisti avevano mai sentito parlare del computer? Questi libri, li consultiamo già da casa!” (da Michel Serres, Il mancino zoppo, Bollati Boringhieri 2016, pag. 255)
La biblioteca di Tianjin, opera di MVDRV da poco inaugurata, ha avuto ampia visibilità anche nei media dei grandi giornali per via sua hall di grande impatto che difficilmente passa inosservata.
Una delle cose che ha infastidito alcuni, e anche me, è che gran parte dei libri visibili nella hall siano in realtà finti, solo rappresentati. Approfondendo la questione, si scopre che effettivamente la hall è scenografia, non è realmente utilizzabile come sala di lettura a libero accesso. I libri veri che si vedono nelle fotografie, dopo essere stati fotografati il giorno dell’inaugurazione sono stati rimossi; e probabilmente le scale di accesso agli scaffali verranno chiuse, dopo i primi feriti (fonte, qui https://archpaper.com/2017/11/mvrdv-library-fake-bookshelves/#gallery-0-slide-0 )
In realtà non c’è da scandalizzarsi troppo. Nel momento in cui la digitalizzazione dei libri cambia radicalmente non solo il loro modo di lettura, ma anche mette in crisi la reale utilità della biblioteca stessa, gli architetti si trovano a realizzare, più che spazi in cui si svolgono attività nelle modalità dei secoli scorsi, luoghi di rappresentazione di essi, veri e propri simulacri. Non ha importanza alcuna che questi in luoghi si svolga realmente una attività, ma che siano ben fotografabili, e che tali fotografie e il loro sguardo fuggevole coltivino un immaginario in rete tale da pubblicizzare l’istituzione, e la sua presenza nei circuiti del turismo. E questo obiettivo è stato senz’altro raggiunto dalla biblioteca di Tianjin.
Semmai nel caso specifico possiamo criticare la modalità “duck” anziché “decorated shed”; ma soprattutto la spiacevole impressione della mancanza di consapevolezza dei progettisti, o, in alternativa, l’impressione ancor più spiacevole di essere presi per in giro da loro. Con molti di noi non ci sono riusciti, ma con gli autori del video di Repubblica, che hanno scritto entusiasti “la biblioteca più futuristica del mondo … 1,2 milioni di libri in quella che sembra un’astronave … si candida a diventare un modello per le biblioteche del futuro” direi di sì.
Abbiamo invece forti ragioni di pensare che ben presto verrà ricordata come quei vecchi modelli d’automobile, che per inerzia erano concepiti in modo simile alle carrozze a traino animale. Con la sua grande hall con enormi scaffalature alle pareti per consultare i volumi, la luce dall’alto, l’occhio centrale …

Guido Aragona
http://presstletter.com/2017/11/simulacri-guido-aragona/
Una nota che ho scritto a proposito della nuova biblioteca di Tonchino (Tianjin) di cui si è parlato tanto nei giorni scorsi dopo l'inaugurazione; in essa cerco di fare qualche ragionamento più generale riguardo alle biblioteche oggi e all'architettura "nell'epoca della riproducibilità tecnica" avanzata.

Commento ricevuto su Facebook dal post, ivi ripubblicato da Guido, da parte di Gaetano Di Gesù:
Totalmente d'accordo. E' un simulacro il libro e lo è anche il tema della biblioteca. A cosa serve una biblioteca cosi in un mondo dove da uno smartphone raggiungi qualsiasi testo? Serve a testimoniare la rincorsa cinese di dotare ogni città di un "foro" di attività pubbliche che sono più o meno mutuate dal mondo occidentale. Disegnati da architetti occidentali che in CIna sono sollecitati ad osare perchè i numeri e le dimensioni sono l'unico dato interessante. Questa Hall non è uno spazio funzionale, e' pura messa in scena, una rappresentazione che qui si mostra con lo straniamento di Magritte quando scrive " Ceci n'est pas une pipe". Non c'è più niente da conservare nelle biblioteche perchè tutto è disponibile. Allora rimane lo spazio come evento e incontro che è più che sufficiente a garantire la funzione pubblica. Infatti qui ci si incontra forse per presentare libri, fare il prossimo shooting fotografico di moda e si cade dalle scale perchè si fanno i "selfie" non per raggiungere l'ultima copia disponibile del Paradiso Perduto. Questo spazio è un frammento di un foro transitorio voluto dalla municipalità di Tianjin per animare Binhai, un'immensa area di servizio del porto più grande del paese più grande del mondo. Per fare questo hanno chiesto allo studio tedesco Von Gerkan di disegnare il masterplan che prevede oltre a questa biblioteca anche un edificio di Tschumi e altri affidati ad architetti occidentali. Potrebbero essere queste delle occasioni per la cultura occidentale di un contributo autentico ad uno dei più grandi processi di urbanizzazione dell'umanità e invece rimangono operazioni dove anche o più talentuosi cantano l'eccentrico e mettono in scena una raccolta di citazioni che esibiscono il pensiero architettonico europeo come una raccolta di simulacri, appunto. L'architettura è al servizio del marketing urbano e si mostra come una rappresentazione melodrammatica con personaggi che non esistono più. Rimane l'invenzione del marchingegno architettonico. Se non funziona come biblioteca una mano di vernice farà scomparire le immagini dei libri e lo spazio sarà pronto per un'altra rappresentazione. Nessun archeologo del futuro avrà emozione quando riscoprirà questo edificio. Le vere biblioteche cinesi di questi anni sono gli immensi depositi dei big data che si stanno costruendo nelle zone più sperdute del paese. Inaccessibili come la parte più segreta della biblioteca di Adriano .

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