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iLibrieleNotti : Vangelo laico secondo Feliciano (1) Il Tempio
di fulmini , Fri 6 October 2017 4:00
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Vangelo laico secondo Feliciano.


Capitolo Primo. Il Tempio.


In occasione della Grande Festa, non importa di quale religione né di quale epoca, Gesù adolescente giunge nella Città Santa e varca la porta del Tempio.

Dove sono? Perché questo silenzio improvviso? Cos'è questo spazio smisurato? Sto rimpicciolendo. Cammino a stento, come in sogno. Respiro appena. Sono nel Tempio?

Un odore mi circonda, mi assale, mi stordisce, come di fiori marciti... campi di grano bruciati... una stanza dimenticata dal sole... Mi manca l'aria, e l'eco dei miei passi mi insegue, ingigantendo. Sono nel Tempio?

Penombre intorno, mi sposto... cadono fasci di colori attutiti, avanzo... di fronte, dall'alto, mi scrutano, m'incantano statue di vetro. Da ogni lato pilastri che s'incurvano in catene di archi immensi. Mi sovrasta un cielo di pietra. La casa di un gigante! È il Tempio? Questo è il Tempio? Mi gira la testa...


L’adolescente s'accosta ad un albero-pilastro, vi si appoggia, scivola sul suo fianco, si siede ai suoi piedi, riprende fiato, e riflette.

Ma il Tempio, non è la casa di Dio? Non dovrebbe essere pieno della sua presenza? Non dovrebbe essere colmo di vita? Invece ho smesso di sentire la sua compagnia. Com'è che lo sentivo vicino quando ero fuori, e mi si nasconde ora che sono qui? Mi parlava nel mondo e tace nella sua casa?

Eppure, mio padre Giuseppe... Ah! quel pomeriggio sotto il fico ricolmo di fichi maturi, col venticello leggero che gli muoveva piano i capelli, e i suoi occhi luccicavano dalla gioia di stare con me!


Ricorda il dialogo con il padre.

“- Ecco, Gesù, esattamente come noi stiamo insieme qui, tu starai con il Signore nel Tempio, e sentirai la sua voce, e gli parlerai e ti ascolterà!

- Ma Dio non è dappertutto? Io lo sento davvero qui in campagna con noi.

- Certo, Gesù. Ma nel Tempio ci si avvicina ancora di più. Il Tempio è un posto speciale, come la casa, no?, come... come la montagna di Mosè, ti ricordi? Ti ricordi che ti ho raccontato che un giorno Mosè, non sentendo più distintamente la voce di Dio in mezzo al popolo che si disperava e si rotolava in mille distrazioni, salì sulla montagna per ritrovarlo? E il Signore era lì che lo aspettava, e gli parlò con voce di tuono, e gli ordinò di costruire un Tempio, e gli promise che lì lo avrebbe ritrovato sempre, ogni volta che gli bisognava.”


Tornando a monologare con Dio.

E adesso che mi bisogni, Dio, e che sono nel tuo Tempio, dove sei? Perché non ti sento? Ma è proprio vero che sei qui? Se ci sei, dove? Stai rintanato da qualche parte e ti nascondi per un gioco crudele? Ti vengo a cercare.

L'adolescente si alza e continua a cercare Dio nel Tempio.

Cerca Dio e trova l'arte, e cioè quello che tutti troviamo nei templi: straordinarie strutture, meravigliose macchine, spettacolari scenari, costruiti per stupire intimorire commuovere trascinare zittire sconvolgere abbagliare smarrire rapire...

Trova l'architettura con i suoi gradoni e piattaforme, le sue colonne e trabeazioni, archi e volte, vetrate e cupole, spazi infiniti e sublimi proporzioni. Le sculture, di legno, di marmo, avorio, stucco, oro, che rappresentano corpi straziati e scattanti, e la pittura di volti e paesaggi, di inferni e paradisi.

Trova le rappresentazioni di Dio e degli uomini, del cielo e della terra... Cercando la voce di Dio trova le opere degli uomini che cercano di comunicare con Dio. Dalle epoche più remote questo hanno desiderato gli uomini. I petroglifi, quei disegni immensi distesi sulla Cordigliera e nei deserti, erano modi di dire a Dio "ecco, qui ci siamo noi, ci vedi?"

Cosa sono queste opere? Che ci fanno nella casa di Dio? Chi le ha fatte? Sembrano qualcosa di diverso da un dialogo con Dio... No, queste non sono parole di Dio, non esprimono lui, come si manifesta nei movimenti delle volte stellate, negli ondeggiamenti dei mari infiniti, nell'avvicendarsi delle stagioni, nell'attorcigliarsi dei serpenti.

Queste sono opere degli uomini, impressionanti, incantevoli, ma perché risuonano qui nel Tempio le parole degli uomini e non quelle di Dio? È come se attraverso queste opere quelli che le hanno fatte cercassero di parlargli, in ogni modo, a voce bassa, in tono agitato, a fior di labbra, mille e mille cose dicendo, esprimendo desideri, mostrando bravure, manifestando emozioni, personificando sentimenti, articolando pensieri, svelando segreti e confessando speranze, sussurrando dubbi, ponendo domande. Ma la risposta di Dio?

Voglio uscire da questo Tempio.


Cigolano le porte del Tempio, s'infiltrano le voci di fuori... motori... grida di ragazzi... offerte di venditori...

Gesù si volta e si dirige verso l'uscita.

Ma cosa sono quelle ombre che camminano? Chi sono quegli uomini in nero? Sono i sacerdoti del Tempio. S'inchinano e si rialzano guardando fisso l'altare. Avanzano in processione, quando mi scoprono, mi puntano, mi scrutano, ma io resisto ai loro sguardi da padroni di casa.

Non devo aver paura - mi dico, vai a parlare con loro.


E Gesù li segue fino ai gradini che sollevano a una piattaforma, alle pareti della quale un’imponente scaffalatura racchiude i Libri Sacri. Al centro della piattaforma, con i libri alle spalle e l’adolescente in basso, i sacerdoti si sistemano accuratamente in grandi sedie. Quando hanno finito di disporsi di fronte a lui, Gesù rivolge loro la parola.

- Potete darmi una risposta? Sono inquieto e voglio farvi una domanda.

È il sacerdote che occupa il centro della fila a rispondergli.

- Chi sei tu?

- Sono un giovane che cerca Dio.

- Bene. Questa è la Casa di Dio.

- L'ho cercato, ma non ho sentito la sua voce. Ho sentito invece le voci degli uomini.

- Di quali voci parli?

Compiendo un giro intorno a se stesso e indicando con un ampio movimento del braccio e della mano ciò che lo circonda, Gesù risponde:

- Ecco, tutto quello che vedo nel Tempio sono opere degli uomini. Ma non ho visto un'opera di Dio. Ho sentito cantare gli uomini, e, in risposta, il silenzio di Dio.

I sacerdoti si scambiano sguardi sorridenti, e indicano i Libri Sacri disposti ordinatamente alle loro spalle.

Il capo dei sacerdoti, a Gesù:

- Quella è la parola di Dio.

Gesù, imperterrito:

- I Libri Sacri li conosco. Li ho letti insieme a mio padre.

- E non vi hai trovato la parola di Dio?

- Certo. Ma io cerco il Dio vivente qui nel Tempio.

- Non hai letto nei Libri Sacri che proprio nel Tempio Dio si fa vivo, e che noi sacerdoti lo rappresentiamo fra gli uomini?

- E Dio vi ha detto di tenerli chiusi negli scaffali, i suoi libri? Perché non lasciate che tutti possano leggerli liberamente?

- Siamo noi sacerdoti gli incaricati di insegnare la parola di Dio, senza equivoci né errori.

Gesù aggrotta la fronte e riflette andando su e giù davanti a loro. Si ferma, li guarda e riprende ad interrogarli:

- Se siamo tutti uguali davanti a Dio, perché vi ponete sopra gli altri uomini?

Sui visi degli uomini in nero si spengono gli ultimi sorrisi di sufficienza, e il capo seccamente risponde:

- Noi siamo i Dottori della Legge.

- Voi che conoscete bene i Libri e la Legge, spiegatemi: perché questi dipinti e queste sculture si trovano nella Casa di Dio?

Il capo dei sacerdoti guarda un sacerdote che lo affianca, e questo risponde a Gesù:

- Figliolo, l'arte eleva lo spirito. Attraverso l'arte vengono rappresentati i grandi misteri che gli uomini semplici non riescono a comprendere.

- Ma ho visto alcune immagini terribili che incutono timore.

Il capo dei sacerdoti, riprendendo la parola:

Come no? Bisogna intimorire gli uomini, e soprattutto le donne, che altrimenti non si contengono, e manifestano senza limite e senza freno le passioni più torbide. L'essere umano incolto è pericoloso, preda dei suoi istinti bestiali, come un cavallo senza cavaliere e senza briglie che scalcia l'aria, scavalca il recinto si perde nell'intrico dei boschi, nella polvere dei deserti e nei gorghi dei mari.

- Ho capito. Queste però sono opere fatte da spiriti liberi che aprono territori sconosciuti, che inventano mondi di colori e forme sconvolgenti.

- Bravo ragazzo. È vero, gli artisti sono esseri scatenati, che non riusciamo a controllare; ma abbiamo capito che le loro opere sovversive producono sul resto degli uomini un effetto psicologico positivo. Infatti gli artisti sublimano i propri istinti e le proprie passioni facendone rappresentazioni, e gli spettatori si contentano di assistere agli spettacoli di quella libertà senza azzardare la propria, se non di nascosto, di notte, quando appartati, innocui, soli, sognano di essere cavallo e cavaliere, cacciatore e preda, artista e spettatore insieme.

- Ma allora, questa religione della quale voi siete i signori, non è la religione che avvicina a Dio e rende liberi, ma è una religione che mantiene le distanze e sottomette, che crea donne e uomini buoni ma intimoriti.

Un sacerdote anziano:

- Che? Come? Ho capito bene?

Un altro sacerdote, facendo segno all'anziano di stare calmo, interviene:

- E cos'altro si può fare? Non hai letto che l'uomo è peccatore?

- E voi non avete letto che Dio lo ha fatto a sua immagine e somiglianza?

Il capo sacerdote, riprendendo la parola:

- Senti un po’ ragazzo, come si chiama tuo padre?

- Che c'entra mio padre? Stiamo parlando del Padre nostro che è nei cieli!

I sacerdoti ammutoliscono.

Gesù sale gli scalini che lo dividevano dalla piattaforma, si dirige deciso verso gli scaffali, li spalanca, cerca fra i libri finché trova quello che cerca, e passeggiando in circolo intorno alla fila dei sacerdoti legge ad alta voce:

“Io sono giovane d'età e voi siete vecchi;
per questo ho esitato, per rispetto,
a manifestare il mio pensiero.
Dicevo: ‘Parlerà l’età
e il gran numero degli anni insegnerà la sapienza.’
Ma, nell’uomo, quel che lo rende intelligente
è lo spirito, è il soffio dell’Onnipotente.
Non sono i lunghi anni a dare la sapienza,
né sempre i vecchi distinguono ciò che è giusto.
Perciò dico: ‘Ascoltatemi;
vi esporrò anch’io il mio pensiero’.
Ecco, ho atteso le vostre parole,
ho ascoltato i vostri argomenti,
finché andavate in cerca di argomenti.
Vi ho seguito attentamente,
ed ecco, nessuno di voi ha convinto Giobbe,
nessuno tra voi ha risposto alle sue parole.
Non dite dunque: ‘Abbiamo trovato la sapienza,
soltanto Dio lo farà cedere; non l’uomo!’
Egli non mi ha rivolto parole,
e io non gli risponderò con le vostre parole.
Sono sconcertati! Non rispondono più,
non trovano più parole.
Ho atteso, ma poiché non parlano più,
poiché stanno lì senza risposta,
parlerò per mio conto,
esporrò il mio pensiero.
Perché sono pieno di parole,
e lo spirito che è dentro di me mi stimola.
Ecco, dentro di me c’è come vino senza sfogo,
come vino che squarcia gli otri nuovi.”

(dal Libro di Giobbe)

Finito di leggere il brano, Gesù consegna il libro al sacerdote più vicino, volta le spalle a tutti e lascia il Tempio.

Come un marinaio si allontana sulla sua barca dal porto e le terre e le città retrocedono, Gesù abbandona il luogo dove ha sentito per la prima volta nella vita l'assenza di Dio, mentre i sacerdoti indietreggiano impietriti, inchiodati alle proprie sedie,

"stupefatti dalla sua intelligenza e le sue risposte".


*


Dopo il mancato incontro con Dio nel Tempio, dove invece ha fatto l'esperienza della presunzione dei sacerdoti, il desiderio di Gesù di parlare con Dio e ascoltare la sua voce non diminuisce.

Nel Tempio aveva scoperto qualcosa, e cioè quella attività mediante la quale gli artisti tentano di andare oltre se stessi ed esprimere a Dio i propri sogni, e decide di seguire quella strada. Ma non creando opere che intimoriscano e suggestionino gli uomini e le donne, bensì li assecondino e gli siano utili nella vita e nel lavoro di ogni giorno.

In attesa che Dio gli rivolga la parola diventa un artigiano falegname, uno scultore umile, un fabbricatore di oggetti, di barche e mobili, di aratri e case, botti e zappe. Ha deciso di vivere la ricerca di Dio, seguitando a leggere i Libri Sacri per proprio conto, contemplando la natura e osservando la vita che fanno gli uomini.

Gesù tornerà di rado nei templi, e solo per non dispiacere suo padre. E quando Giuseppe morirà, troppo presto, non vi ritornerà più.


*


Parecchi anni dopo lo sconvolgente pellegrinaggio dell'adolescenza, Gesù partecipa ad un altro, sempre alla ricerca della voce di Dio.

Gesù è un uomo di trent'anni. È un uomo che lavora, nel pieno della sua vigoria fisica, rispettato nella propria comunità, partecipe di una famiglia. Quest'uomo tranquillo e sicuro percepisce che intorno a sé cresce l'incertezza, la mancanza di senso, l’inquietudine del futuro, e si domanda perché gli uomini sono irrequieti, anche quelli che non sembrano aver ragione di provare insicurezza.

Ma come? Hanno tutto quello che gli uomini e le donne desiderano per vivere bene ed essere felici, hanno soldi, casa, lavoro, famiglia, salute; sono sazi di tutti i divertimenti di questo mondo e di tutti i piaceri di questo corpo, poi stanno lì in una condizione di ansia, di insoddisfazione, si tormentano e tormentano gli altri, li aggrediscono e si mutilano. Cosa desiderano e non lo sanno? Cosa gli manca per ringraziare Dio di essere nati e di vivere in questo mondo, e di assistere ogni mattina al sorgere del sole e ogni notte al dispiegamento delle stelle?

Queste riflessioni gli girano in testa per diverso tempo, finché viene a sapere che c'è un profeta di nome Giovanni che vive felice senza niente, e che molti vanno a trovare in un pellegrinaggio improvvisato, disordinato, spontaneo, e soprattutto non organizzato dai sacerdoti. Decide di andare a trovarlo, e lo trova che svolge la sua missione spirituale fuori dalla città e lontano dai templi, ai margini di un deserto, sulla riva di un fiume, all'ombra degli alberi.

Giovanni appartiene a un tipo di uomo religioso ben diverso da quello dei Dottori e dei Sacerdoti. È un profeta, cioè un tipo di intellettuale che ha pochi esemplari, ma che esiste in tutte le culture e in tutte le epoche. Il profeta si caratterizza per la sua assoluta lucidità, la sua implacabile capacità di vedere la realtà degli uomini e della società, presente e avvenire. È un occhio acuto, penetrante, oggettivo. Il profeta vede ciò che ognuno vuole nascondere, ciò che tutti vogliono nascondere, che il potere vuole nascondere, che solo i bambini riescono ogni tanto a svelare ingenuamente; solo che il profeta non è ingenuo ma consapevole. Sa quello che accade e sa quello che fa. Perciò inevitabilmente vive nella solitudine in mezzo agli uomini, i quali lo seguono come si segue un essere superiore dal quale aspettano e sperano soluzioni ai problemi, e salvezza, e cioè liberazione dalle malattie e dalla morte. Ma ciò che fa il profeta è soltanto mostrare agli altri ciò che vede: il bene e il male, facendo luce su entrambi, e mostrando come ciò che si crede solitamente bene non è tale, e ciò che si crede solitamente male non è tale.

Mostra la realtà, la crisi, le catastrofi che si avvicinano, e le mostra non per intimorire ma perché gli uomini comincino ad affrontare le difficoltà e i problemi in modo diverso dal passato, quindi trasformativamente, assumendo che solo loro possono risolvere le difficoltà e i problemi che hanno.
Il profeta non si costituisce come capo, come leader di moltitudini, non vuole seguaci né fedeli che facciano la sua volontà, ma solo uomini che aprano le orecchie e gli occhi e agiscano di conseguenza.

Il profeta vuole aprire a una nuova civiltà, e ciò non è possibile farlo dall'interno delle istituzioni e utilizzando il potere della vecchia civiltà in crisi.

Coloro che vengono a conoscenza della sua strana figura e delle sue parole di fuoco, per trovarlo devono lasciare le strade conosciute e cercarlo laddove si trova in quel momento, sulla riva di un fiume, nella radura di un bosco, ai confini di un deserto, sulle falde di una montagna, su una spiaggia di mare, sotto il cielo stellato. Giovanni il profeta non ha una casa, non ha costruito attorno a sé un ambiente di sicurezza e comodità, non ha stabilito vincoli istituzionali, né una rete di rapporti sociali. Ma non vive da solo.

Egli è continuamente in presenza di Dio. La parola di Dio non la legge nei libri ma la riceve interiormente. Non è un interprete di Dio, ma un suo portavoce. Il profeta è parte della comunità che costituiscono gli esseri della natura, piante ed animali, fiumi e montagne, stelle e nuvole. Il profeta parla il loro linguaggio e sente la loro voce, e legge negli accadimenti naturali, nella siccità e nell'abbondanza, nella nascita e nella morte, nel fiorire e nell'appassire, segreti messaggi e insegnamenti profondi.

È nel luogo e nel momento in cui incontra Giovanni che Gesù sente la voce di Dio, quella voce che non aveva sentito nel Tempio. È in quel momento e luogo che vede scendere lo Spirito su di lui.

Giovanni, che era il profeta fino a quel momento, gli consegna il testimone indicandolo come il nuovo profeta da ascoltare.


*


Gesù torna al suo villaggio, appende gli attrezzi da falegname al chiodo, e si dirige al Tempio dove si sta svolgendo una istruzione religiosa.

Il Tempio è pieno di gente. Il sacerdote sta terminando la lezione, ed invita qualcuno dei fedeli a leggere il Libro Sacro. Si sorprende visibilmente dell’ingresso di Gesù nel tempio, e ancora di più quando vede questo falegname, uomo stimato da tutti come uomo buono e giusto ma che da molti anni non partecipa alle attività religiose, andare verso il Libro.

Gesù sale sul podio e aspetta. Il sacerdote gli consegna il libro aperto e gli indica il brano da leggere. Ma Gesù chiude il libro e chiude gli occhi, li riapre e cerca un testo preciso che legge:

“Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione,
e mi ha mandato per annunciare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
e predicare un anno di grazia del Signore.”

Gesù chiude il libro e lo restituisce al sacerdote. Tutti gli sguardi si fissano su Gesù.

Dopo un intero e lungo minuto di silenzio, di respiri sospesi, di sguardi attoniti, di impercettibili oscillazioni e aggiustamenti dei corpi imbarazzati, durante il quale si sentono soltanto i rumori esterni al Tempio e il frinire di una cicala sull'albero grande della piazza, Gesù prende la parola:

- Oggi, con me, si è compiuta questa profezia. Lo Spirito di Dio si è posato su di me e ho ascoltato la sua voce. Da tanto tempo tendevo le orecchie per sentirla e finalmente questo è accaduto. E sapete dove? Non qui, no, fuori di qui. Venite con me, usciamo, andiamo fuori da queste mura. Dio vuole un'altra cosa. Dio non vi vuole buoni e timorati, innocui e tranquilli. Dio vuole la liberazione degli oppressi, vuole la salute dei malati, vuole che ci togliamo le bende dagli occhi, vuole l'allegria dei tristi, vuole la serenità degli ansiosi, vuole sciogliere questo nodo che si forma qui fra il collo e il petto e che ci impedisce di respirare la vita e di esprimere tutto quello che sentiamo, ci vuole liberi e consapevoli e forti. Dio vuole amare ed essere amato.

Un mormorio accompagna queste parole, subito dopo un grande sconcerto. C'è chi si meraviglia, c'è chi si scandalizza. Il sacerdote è il capo degli scandalizzati.

Uno: - Ehi! Che ti sei messo in testa? - E, sorpreso dalla propria voce, guarda il sacerdote cercando il suo appoggio.

Il sacerdote: - Gesù, che dici? Cos'è questa, una nuova dottrina?

Un altro, a tutti: - Non è questo il figlio di Giuseppe il falegname? E lui stesso non è un falegname?

Una donna: - Io l'ho visto! Ho visto Giovanni che si inginocchiava davanti a lui e ce lo indicava come il nuovo profeta.

Un uomo: - Zitta tu! Che ne capisci di queste cose! Giovanni il profeta? Quello straccione? Quell'invasato che mangia erbe selvatiche?

Il sacerdote: - Questo Gesù che non viene mai nel Tempio e che ha fatto la propria scelta è un eretico. Non lo ascoltate!

Gli animi si incendiano. Tutti si alzano e mormorando e gridando lo spingono fuori dal Tempio, lo trascinano fuori del villaggio, lo conducono fino alla cima della montagna e lo costringono fino al ciglio della rupe dove si rovescia la spazzatura e si gettano i cani malati.

Una raffica di vento solleva una nube di polvere che investe la moltitudine. Gesù solleva una mano e guarda tutti negli occhi, uno per uno. Quindi avanza, e dividendo in due la folla al suo passaggio si allontana.


*


Da quel momento Gesù abbandona famiglia e paese, e incomincia il suo particolare pellegrinaggio nel mondo, alla ricerca degli uomini e delle donne, dei bambini e dei vecchi, e attraversa villaggi, e supera montagne, e cammina nei deserti, e traversa fiumi e mari, e percorre i campi, di giorno e di notte, e tutti ascolta e tutti incoraggia, e cura i malati, e apre occhi e orecchie, e resuscita i morti. Ma ogni volta che incontra dottori delle leggi, sacerdoti dei templi, intellettuali al servizio dei potenti, li affronta, li denuncia, li denuda agli occhi di tutti.

Percorrendo circoli concentrici, a partire dalle periferie, si avvicina progressivamente al centro del mondo, passando dalle grandi città fino a giungere alla più grande metropoli, dove si trovano i potenti, i ricchi, i giudici, i centri religiosi e politici della civiltà dominante. E messosi il vestito più bello, organizzata la sua entrata in grande stile, arriva di nuovo davanti al Tempio. E osserva tutto ciò che vi accade intorno.

E vede affluire le moltitudini di poveri, di disperati, di speranzosi, di gente buona e cattiva, che come lui quando era ragazzo vanno in cerca di Dio, di salute per sé e per i propri figli, di consolazione, di un'opportunità nella vita, di sopravvivenza. E cosa trovano questi esseri umani intorno al Tempio? Anzitutto e principalmente, trovano esortazioni al pentimento, incitazioni al sacrificio. Esigono sacrifici i professori, impongono sacrifici i giudici, istigano ai sacrifici i sacerdoti, chiedono sacrifici i politici, annunciano sacrifici gli economisti, i militari producono sacrifici. Il sacrificio di colombe e agnelli, il sacrificio dei vitelli più grassi e dei figli migliori, il sacrificio delle vergini e dei giovani più vigorosi, il sacrificio dei sentimenti e dei sensi, il sacrificio del proprio pensiero e della volontà, il sacrificio del lavoro e della vita intera.

Mentre vede tutto questo Gesù comincia a sentire interiormente, sempre più forte e chiara, la voce di Dio che ripete quest'unica frase:

“Misericordia voglio, non sacrifici! Misericordia voglio, non sacrifici! Misericordia voglio, non sacrifici!”

E mentre sente questa voce insistente, la sua mente si stordisce e il suo petto s'infiamma, e grida dal profondo questa frase folle: "Misericordia voglio, non sacrifici!" E ripete ancora più forte: "Misericordia voglio, non sacrifici". Il grido rimbalza sulle mura del Tempio, e l'eco si perde nel brusio della gente che si agita serrata nel proprio affare.

“Io detesto le vostre feste
e non gradisco le vostre riunioni,
i vostri doni
e le bestie grasse
che mi offrite in sacrificio.
Lontano da me il rumore dei vostri canti!
Il suono delle vostre arpe non posso sentirlo!
Piuttosto scorra come acqua il diritto,
e la giustizia come un fiume perenne!”

(dal Libro di Amos)

Gesù si siede sulla cima della scalinata che porta al Tempio, dandogli le spalle e guardando cosa vi accade intorno, nei cortili e nella piazza e nelle strade vicine. Vede la gente venuta da luoghi e paesi lontani, avvicinarsi al Tempio per compiere i sacrifici e i doveri religiosi, per i quali devono acquistare colombe e pecore, candele e santini, medaglie e stecche d'incenso, per comprare i quali devono realizzare il cambio delle valute. Vede i negozianti che offrono ai pellegrini ciò che serve loro per mantenere le promesse e compiere i sacrifici.

Fissa gli occhi sui negozi. Sulla sua fronte compare il segno della sofferenza e della tristezza; socchiudendo gli occhi compare la visione del passato…

Un uomo ricco e buono, un filantropo, che dona a tutti le colombe e gli oggetti che richiedono per compiere la legge del sacrificio. Ed ecco che i sacerdoti si accorgono della possibilità di organizzare questo servizio ricavandone un utile. E creano attorno al Tempio istituzioni che combinano la beneficenza e gli affari.

E alla visione del passato succede la visione del futuro…

Vede le donne e gli uomini coi figlioli, e poveri che cercano speranza, salute e aiuto, i quali vengono avvicinati da avvoltoi che con voce suadente, sguardi rassicuranti e gesti compassionevoli, si offrono di servirli, guidarli e consigliarli riguardo il modo di soddisfare i loro bisogni.

Vede la loro attività come intermediari della carità e della beneficenza, come amministratori delle donazioni filantropiche, come funzionari delle istituzioni di assistenza pubblica, come dirigenti di movimenti sociali; li vede gestire i soldi predisposti per aiutare i bisognosi prendendo per sé la parte migliore e distribuendo ciò che resta; li vede costruire attorno a sé cerchie di clienti, di affezionati e devoti, di seguaci e ammiratori, dai quali esigono in cambio lavoro volontario, quote di denaro, azioni di proselitismo, dedizione incondizionata.

Gesù riapre gli occhi colmi di lacrime, scende la scalinata piangendo in maniera incontenibile, salgono dalla sua gola veri ruggiti, si costruisce con un fascio di corde una lunga e forte e terribile frusta, e dicendo a ognuno "avete convertito la casa di preghiera che è di tutti in un covo di banditi", inizia a colpire quelli che incontra sul suo cammino: venditori di colombe, cambiatori di valute, rettori di santuari, presidenti di organizzazioni senza fini di lucro, guru di tutti i colori, dame di tutti i santi, beati di tutte le stimmate, priori di conventi, madri superiori, direttori di enti di beneficenza, politici demagoghi, raccoglitori di collette, organizzatori di convegni in cui si discutono i problemi dei poveri, conduttori di spettacoli di carità, di feste di carità, di sfilate di moda di carità. Spalanca le gabbie, libera le colombe, rovescia i tavoli dei cambiavalute, spacca le cassette delle elemosine, sfascia i contenitori delle offerte, disperde gli assegni assistenziali, straccia i dossier bianchi e rossi.

"E impediva a ciascuno di portare qualsiasi cosa al Tempio".

http://www.pasqualemisuraca.com/sito/index.php/romanzi-e-racconti/168-vangelo-laico-secondo-feliciano.html

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