Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

il legame : Comme je te vois / Come io ti vedo
di venises , Wed 25 July 2007 8:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  



(Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, La Vocazione di Matteo)


Chère Lucie,
Voilà une peinture qui me parle de toi, de comme je te vois.

Tu trouveras mon choix incompréhensible.
Tu penseras que ton assourdissant silence m'a fait devenir fou, que ton éblouissant souvenir m'a blessé les yeux.
Il y n'a pas de caractères féminins dans ce tableau!
Et tu seras encore plus surprise quand je te dirai que je te vois non pas dans un, mais dans trois des personnages représentés là.
Il s’agit, selon moi, d’un des meilleurs tableaux du Caravage, dans lequel sont exprimés la découverte et le choix d'une nouvelle existence.
Mathieu est appelé, semble-t-il, par le Christ – dont le geste, si déterminé et pur, indique l'évidence, l'absence absolue de doute, la nécessité. Si pur que Mathieu semble hésiter à croire que ce geste lui soit adressé. Ca semble arriver soudainement, au plein milieu d'occupations futiles, mais dans ce tableau il y a l’écoulement du temps.
Que fait donc Pierre, quel besoin il y a-t-il vraiment de lui? Il ne fait qu'imiter le geste du Christ mais il le fait de manière incomplète: le bras hésite, le doigt n'indique pas, la posture est courbe. Mathieu, Pierre, le Christ sont la même personne. Pierre et Christ ne sont autre que la conscience de Mathieu, représentée dans des moments successifs de cette transition. Pierre semble couvrir le Christ mais c'est plutôt le Christ, la conscience complètement formée, qui émerge d'où était Pierre.
Tu n’y crois pas? Vois-tu deux groupes, un composé par les cinq joueurs et l'autre formé par les deux personnages debout? Non, tu te trompes: il y a deux groupes, c’est vrai, mais Mathieu appartient au même groupe que le Christ et Pierre: ne vois-tu pas le geste de la main qui unit les trois et qui les sépare des autres? Ne vois-tu pas comme la lumière (mais d'où vient-elle d’ailleurs, pourquoi ne rentre-t-elle pas par la fenêtre?) extrait Mathieu du groupe des autres joueurs?
Il y a toi dans ce tableau, mais il y a aussi un peu de moi – ou au moins de comme je voudrais que notre rencontre te transformât.
Je te vois ainsi : comme Caravage te voyait.
Alessandro

Alessandro,
n’arrête jamais de parler à mon coeur, même si je ne sais pas encore comme t’écouter.
Lucie

* * *

Cara Lucie,
ti invio un quadro che mi parla di te, di come io ti vedo.

Troverai la mia scelta incomprensibile.
Penserai che il tuo assordante silenzio m’abbia fatto impazzire, che il tuo abbagliante ricordo m’abbia ferito gli occhi.
Non ci sono figure femminili in questo quadro!
E sarai ancora più sorpresa quando ti dirò che ti vedo non in uno, ma in tre dei personaggi lì raffigurati.

Questo è, secondo me, uno dei quadri migliori del Caravaggio, nel quale viene espressa la scoperta e la scelta di una nuova esistenza.
Matteo è chiamato, sembra, dal Cristo – il cui gesto, così determinato e puro, indica l’evidenza, l’assoluta assenza del dubbio, la necessità. Così puro che Matteo sembra esitare a credere che quel gesto sia a lui rivolto. Sembra arrivare all’improvviso (nel bel mezzo di futili occupazioni) ma in questo quadro c’è lo scorrere del tempo.
Che ci fa infatti Pietro, che bisogno altrimenti ci sarebbe di lui? Non fa che imitare il gesto del Cristo ma lo fa in modo incompleto: il braccio esita, il dito non indica, la postura è curva. Matteo, Pietro, Cristo sono la medesima persona. Pietro e Cristo non sono altro che la coscienza di Matteo, colta in momenti successivi di questo processo di transizione. Pietro sembra coprire il Cristo ma invece è il Cristo, la coscienza pienamente formata, ad emergere da dove era Pietro.

Non ci credi? Vedi due gruppi, uno composto dai cinque giocatori e l’altro composto dai due personaggi in piedi? No, ti sbagli: i gruppi sono due, è vero, ma Matteo appartiene al medesimo gruppo con Cristo e Pietro: non vedi il gesto della mano che unisce i tre e li separa dagli altri? Non vedi come la luce (ma da dove viene, perché non entra dalla finestra?) estrae Matteo dal gruppo degli altri giocatori?

Ci sei tu in questo quadro, ma c’è anche un po’ di me – o perlomeno di come il nostro incontro vorrei ti trasformasse.
Io ti vedo così: come ti vedeva Caravaggio.
Alessandro


Alessandro,
non smettere mai di parlare al mio cuore, anche se io non so ancora come ascoltarti.
Lucie




>>> continua

Formato stampa Invia questa news ad un amico Crea un file PDF dalla news
 
Si raccomanda di abilitare i cookies nel proprio browser prima di inviare un commento.
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Commenti
Inviato: 11/2/2008 14:23  Aggiornato: 7/12/2008 1:44
Autore: venises

Alessandro, cerchiamo di spiegarci meglio:
Il dipinto si trova nella Cappella della famiglia Contarelli, nella Chiesa di ‘San Luigi dei Francesi’ a Roma. Insieme al ‘Martirio di San Matteo’ e ‘San Matteo e l’Angelo’, fu commissionato da Matteo Contarelli, che intendeva così celebrare il santo da cui prendeva il nome.
A proposito di questo dipinto, Eberhard Koenig si concentra sulla difficoltà di dipingere le gambe al di sotto del tavolo (lezione che Caravaggio avrebbe poi imparato per la ‘Cena di Emmaus’) mentre Roberto Longhi, il più grande interprete di Caravaggio, lo tratta come un dipinto religioso; sostiene che Cristo e Pietro nel dipinto dovevano essere raffigurati per forza ma che Caravaggio non riesce proprio ad inserirli, pittoricamente parlando – e così li relega nell’ombra, unica concessione ad un’imperativa esigenza religiosa. Longhi vede due gruppi, i cinque giocatori da una parte, Cristo con Pietro dall’altra.
Intravede il dipinto, invece, Giorgio Bonsanti, il quale però, purtroppo, non arriva nemmeno lui alla fine dei propri ragionamenti. Eppure gli basterebbe ascoltare le proprie parole e prenderle sul serio; ma non lo fa e si ferma a metà, intravede ma non vede.
A proposito del dipinto, dice il Bonsanti (fra parentesi quadre i commenti di Venises):
“Alla redazione finale Caravaggio non giunse di getto [questo è stato rivelato dalle analisi a raggi X del dipinto, interessantissime: il mantello del Cristo era meraviglioso; ci vuole davvero coraggio per distruggerlo].
Nella ‘Vocazione di San Matteo’ la figura di Cristo in una prima redazione campeggiava solitaria, né era coperta, come in ultimo, da quella di Pietro [Bonsanti giustamente tematizza l’aggiunta di Pietro come un punto importante per capire il dipinto: siamo d’accordo con lui]. La presenza di questi comporta nella redazione finale l’accentuazione del suo ruolo di mediatore [siamo d’accordo] fra le entità umane e quella divina [qui non siamo d’accordo: questo è in contraddizione con ciò che egli stesso dirà poche righe più sotto, ma non se ne accorge]. Anzi, si assiste quasi ad uno sdoppiamento della figura del Cristo [e qui siamo d’accordo], come se da un unico tronco germogliassero e si dipartissero due persone, evidente sottolineatura della natura insieme umana e divina del figlio di Dio [e qui non siamo più d’accordo; e nuovamente Bonsanti non è coerente con se stesso, vedi sotto].
Pietro ripete faticosamente in forma embrionale e quasi rattrappita il gesto di Cristo, che si dispiega invece col massimo d’eloquenza [perché aggiungere Pietro in un secondo momento per fargli ripetere il gesto di Cristo in forma rattrappita e coprire il magnifico mantello del Cristo? Il Caravaggio doveva avere una ragione importantissima per distruggere il proprio dipinto non appena ultimato, altro che imbellimento (tra l’altro Pietro è pure brutto): perché lo fa?]
Per il resto [per il resto?], è da notare immediatamente nel dipinto il rifiuto di ogni schema proprio della pittura religiosa [siamo d’accordo: ma questa osservazione, se presa seriamente, non sta insieme alle notazioni precedenti]; si direbbe che non interessi in alcun modo all’artista……” [Ma è questa la chiave di tutto il dipinto! Il dipinto non parla della vocazione religiosa, non parla di religione, non c’è nulla di divino in questo dipinto. Se è vero - come vede giustamente Bonsanti - che non si tratta di un dipinto religioso, allora perché mai accanirsi a spiegare la funzione di Cristo e di Pietro in chiave religiosa, come continua a fare pure il Bonsanti?]
Continua il Bonsanti:
“Cristo e Pietro entrarono all’improvviso [eh, no! È questo il motivo forte, l’imperativo che spinge Caravaggio ad introdurre Pietro. Pietro rappresenta la transizione di Matteo da giocatore a uomo pieno e degno, Pietro rappresenta il tempo, Pietro salda Matteo e Cristo in un unico uomo – quello che viene rappresentato nel dipinto non accade all’improvviso], e subito dettero a conoscere a Matteo che si rivolgevano proprio a lui [no, non subito; Matteo si trasforma gradualmente, con una mano ancora fa una puntata di gioco mentre con l’altra si sceglie, Matteo transita dalla vita futile e corrotta, da una vita sprecata ad un’esistenza diversa, che sceglie: e il quadro raffigura proprio questa transizione interiore] mentre i due giovani [due?], sorpresi, si preparavano a far fronte ad un’irruzione di cui ancora non avevano individuato la natura, e anzi, due altri [due altri?] nemmeno si erano accorti di nulla e restavano intenti a contare le monete.” [Non vogliamo occuparci qui degli altri quattro giocatori; basterà notare che essi rappresentano un solo altro personaggio, uno solo. Notava altrove Bonsanti che questo è il primo dipinto nel quale Caravaggio – che sino allora raffigurava non più di due-tre persone nei suoi dipinti – passa a dipingere una moltitudine di personaggi. Noteremo noi che questo è vero solo a metà: noi vediamo sette persone ma solo due personaggi in questo dipinto. Confessiamo peraltro che sulla questione delle gambe sotto il tavolo non ci siamo ancora fatti un’opinione.]
Cosa spinge un autore a distruggere la propria opera e a ricominciare daccapo? (Parleremo un’altra volta, con calma e con rispetto, di Beethoven, che aveva fama di essere un arrogante).
Semplice: l’insoddisfazione per il risultato conseguito, la consapevolezza che l’opera non esprima in modo compiuto l’intenzione iniziale. La convinzione che l’opera, una volta compiuta, non appartenga più al proprio autore ma alla sua interna necessità (Parleremo un’altra volta, con calma, della ‘musica rubata’ da un autore all’altro). Questa insoddisfazione, insieme alla capacità di dimenticare la fatica investita per raggiungere quel risultato, è ciò che rende grande un autore. E quando un autore distrugge la propria opera, lo fa per una ragione imperativa: non migliora un dettaglio, bensì corregge qualcosa di fondamentalmente sbagliato, qualcosa che proprio non va, qualcosa che non lo lascia dormire, qualcosa che deve assolutamente essere corretta. Ed è allora proprio lì che dobbiamo cercare la ragione più profonda dell’opera, è lì la chiave per capirla.
La chiave di questo dipinto è Pietro, la persona in ombra, la più brutta fra quelle raffigurate. È stata aggiunta non perché, senza di essa, il quadro sarebbe stato meno bello ma perché sarebbe stato sbagliato: Caravaggio ha visto il proprio errore e l’ha corretto, arrivando così fino in fondo, realizzando le proprie intenzioni in modo compiuto: con l’aggiunta di Pietro. È quella figura curva nell’ombra che rende quest’opera grande e Caravaggio un autore coraggioso
Inviato: 11/2/2008 14:24  Aggiornato: 15/11/2009 23:30
Autore: venises

Cher Alessandro,
t’écouter m’apprend à regarder.
Et maintenant je vois un troisième personnage dans cette peinture : le groupe formé par la fenêtre et la lumière (notre guide à travers l’histoire de Mathieu).
N’arrête jamais de parler à mon coeur, Alessandro ; c’est beau de découvrir la vie à travers tes yeux !
ta Lucie

Caro Alessandro,
ascoltarti m’insegna a guardare.
Ed ora vedo un terzo personaggio in questo quadro: il gruppo formato dalla finestra e dalla luce (che ci guida attraverso la storia di Matteo).
Non smettere mai di parlare al mio cuore, Alessandro; è bello scoprire la vita attraverso i tuoi occhi!
la tua Lucie
Inviato: 11/2/2008 14:25  Aggiornato: 23/12/2008 22:24
Autore: venises

Salve. Ne so poco di Caravaggio, e meno ancora di critica d'arte. Ho osservato però, grazie a Lei, attentamente questo dipinto, ricavandone (oltre alla conferma della Sua ardita ipotesi) la straniante impressione che Matteo e i due giovani che stanno alla sua sinistra guardino non Cristo, ma qualcosa o qualcuno dietro di loro - alla loro sinistra.
Leoncilla
Inviato: 11/2/2008 14:25  Aggiornato: 7/12/2008 1:35
Autore: venises

Les deux joueurs qui tournent leur tête ne regardent pas dans la direction de Christ et Pierre car il y a personne à regarder, justement. Mais il y a beaucoup d’autres détails à noter : la fenêtre sans lumière, la lumière qui ne respecte pas les lois de la géométrie (d’où vient-elle ?), qui a et qui n’a pas de chapeau (avec/sans plume). Les joueurs peuvent être groupé aussi différemment : il y en a deux (les deux en face) qui s’appuient sur Mathieu, qui le touchent physiquement. Et si vous regardez seulement la ligne de ces trois personnages, vous verrez un jeune (avec chapeau aux plumes), Mathieu (un homme, chapeau sans plume) et un vieux (sans chapeau). Le jeune regarde sans voir, Mathieu voit et s'interroge, le vieux ne lève même pas les yeux. Et ça vous fera immédiatement imaginer qu’il s’agit de………

I due giocatori che si voltano non guardano nella direzione di Cristo e di Pietro perché non c’è nessuno da guardare lì, appunto. Ma ci sono molti altri dettagli importanti: la finestra senza luce, la luce che illumina non rispettando le leggi della geometria (ma da dove viene?), chi porta il cappello e chi no (con o senza piume). I giocatori possono essere raggruppati in modo diverso: ce ne sono due (quelli di faccia) che si appoggiano su Matteo, lo toccano fisicamente. E sono disposti su una linea retta con Matteo al centro. Se ora guardate solamente la sequenza di queste tre figure vedrete un giovane (con cappello con piume), Matteo (un uomo maturo, con cappello ma senza piuma) e un vecchio (senza cappello). Il giovane guarda senza vedere, Matteo guarda e s’interroga, il vecchio non si accorge di nulla. E questa sequenza di tre personaggi, osservata così, vi farà immediatamente immaginare che si tratta di..…..
Inviato: 24/2/2008 16:30  Aggiornato: 24/2/2008 16:30
Autore: venises



(Raggi X delle figure del Cristo e di Pietro)
Inviato: 31/5/2008 13:32  Aggiornato: 7/12/2008 1:02
Autore: venises

Ho aggiunto l'ottima lezione di Alain Jaubert sul Ciclo di San Matteo del Caravaggio in Videoteca.
La lezione è tratta dalla serie Palettes.
Inviato: 12/8/2011 18:00  Aggiornato: 12/8/2011 18:00
Autore: fulmini

Venises, verso la fine del tuo post scrivi: "...la luce (ma da dove viene, perché non entra dalla finestra?..."

Ed a me è ri-tornata in mente, ri-leggendo il tuo post, la Tesi di Dottorato di Nefeli, Chiara si è scissa chiarità da naturale tenebra, laddove sta scritto:

"La luce che Cristo porta al suo entrare" / "il nuovo che ha fatto ingresso con la luce"

La luce non entra dalla finestra perché Cristo è la luce.

Ma ecco, riporto un lungo brano da quel testo che un giorno sarà ri-visto e pubblicato dalla grande saggista:

"(...) Il gruppo a sinistra è chiaramente una massa la cui coerenza alla luce formante è totale; il fondo continua a essere limitato logisticamente da una parete. Ma la cosa notevole è la presenza a destra del gruppo S. Pietro-Cristo, slegato dalla massa circolare e facente corpo verticale a sé.

Il motivo di questa dislocazione certo è riferibile anche alla volontà del pittore di dare risalto alla figura di Cristo, di enfatizzare il suo gesto. Ma c’è una profonda ragione strutturale ed è legata alla circolarità della parte sinistra del dipinto.

Procediamo con ordine. Il dipinto sarebbe risultato statico, conchiuso nella circolarità della rotazione attorno ai personaggi. Abbiamo già visto come il Caravaggio fosse stato accusato di staticità e il suo modo di creare movimento internamente al dipinto attraverso il decentramento dell’immagine. Dalla Vocazione di San Matteo in poi la rivoluzione caravaggesca fa un passo avanti: La circolarità e il decentramento si aprono in una nuova forma.
Alla rotazione sono legati quasi tutti i particolari luminosi: la gamba del giovane che conta le monete, la quale descrive una diagonale discendente che si collega con la manica del giovane di spalle (che, sia detto per inciso, non dovrebbe essere lo stesso modello del giovane di fronte, cioè il Minniti, perché la caratteristica di quest’ultimo è una certa “paffutezza” delle guance che il giovane di spalle non ha, anzi la sua guancia è scavata da una linea verticale; questa notazione permette di notare un arricchimento nella tecnica del Caravaggio rispetto al dipinto La Musica in cui tutti i personaggi disposti in circolo non sono altri che diversi ritratti del Minniti). La linea ascendente della manica del giovane di spalle, che già suggerisce una rotazione nelle strisce scure attorcigliate del tessuto, passa al giovane di fronte (il Minniti), il quale a sua volta, attraverso la manica destra illuminata e posta in diagonale, passa il testimone al volto barbuto accanto e infine al personaggio con gli occhiali, per poi discendere attraverso la curva del braccio del giovane contamonete, enfatizzata dalla striscia rossa sulla manica, di nuovo alla sua gamba in diagonale. Il Friedländer ha ben spiegato questo utilizzo dei colori toccati dalla luce quando ha affermato: “It can be said that Caravaggio reverses the usual gamut of the color scale in order to stress the progress of forms towards the spectator”, facendo cioè balzare in primo piano le forme tratteggiate in un certo colore e in secondo piano le altre. E’ stato notato che il Caravaggio, pittore del nord e apprendista alla bottega del Peterzano che si definiva --anche se la autodefinizione sa un po’ di smargiassata-- allievo di Tiziano, aveva portato con sé a Roma il gusto più per il colore che per la linea, cioè diremmo col Wölfflin, più per il pittorico che per il lineare. Questo modo di affrontare la pittura porta il Caravaggio più vicino a Rembrandt, a Goya (il quale sosteneva di non vedere linee in natura, ma solo masse) e a Cézanne che a Michelangelo, a Rubens e a Ingres. Dico questo per allontanare Caravaggio dall’ipotesi di un suo “ingrismo” ante litteram. Ingres amava il disegno, si dice che ordinasse ai suoi allievi, e Degas ne parla, a “fare linee, linee”. Degas stesso disse “al mio funerale non fate discorsi, ma se ne farete, dite che amavo il disegno”.

Nel caso di Caravaggio siamo dunque di fronte a un pittore di colori e di masse. Per dare risalto ai colori bisogna usarne pochi, e la tavolozza di Caravaggio è estremamente “povera”, in senso lato e in senso proprio. Bellori disse che aveva abolito “ogni belotto e vanità” dai suoi colori. Chiamava l’azzurro, dopo il giallo oro, il più costoso fra i colori, perché ottenuto dai lapislazzuli, “veleno fra i colori”, e pensava lo stesso del cinabro, ottenuto da zolfo e mercurio. Quest’ultimo è stato usato dal pittore raramente e sempre in funzione drammatica di rilievo, come nel drappo che copre tutta la parte superiore nella Morte della Vergine.

Tornando alla nostra Vocazione, l’ordine circolare è dunque qui data attraverso l’illuminazione e i colori. Ma l’ingresso sulla destra di Cristo e di S. Pietro, turba quest’ordine. E lo turba dal punto di vista narrativo e formale.

La narrazione della vicenda è infatti esplicitata formalmente attraverso l’ingresso di Cristo, che rompe il circolo, che spezza, metaforicamente e formalmente, l’usata vita del “chiamato”, costringendolo a uscire dalla routine della sua occupazione per andare in un’altra direzione. In questo modo la figura del giovane di spalle assume una diversa valenza. Non più solo cerniera di passaggio del circolo intorno al tavolo, egli diventa motivo di apertura verso il nuovo che ha fatto ingresso con la luce.

La sua posizione in diagonale, con la presenza del motivo verticale delle due figure in piedi diviene la struttura di passaggio dal circolo alla verticale, dall’ombra alla luce. In ordine di posizione, infatti, il giovane di spalle è il primo tra le figure nel circolo a essere colpito dalla luce che entra non dall’alto ma dalla finestra fuori del dipinto che colpisce anche il dorso di S. Pietro. Col suo moto di sorpresa, quasi di allarme, la figura si fa portatrice del senso di mistero che avvolge la venuta di Cristo in un luogo “naturalissimo”. La luce che Cristo porta al suo entrare, scopre e sorprende il circolo della vita comune introducendone un impulso di ordine diverso. E’ questo il senso dell’avvenimento evangelico per Caravaggio, senso restituito attraverso la forma pittorica.
La circolarità infranta è quindi il simbolo dell’intervento straordinario che scompiglia la vita di tutti i giorni. E questo intervento, si badi, non è tracciato “narrativamente”; alla sola forma è deputato il compito di spiegare l’evento.

Caravaggio non è interessato a costruire una forma “perfetta”, a trovare la soluzione “rotonda” di un teorema o di un’equazione: è interessato invece a strutturare una forma che abbia dinamicità e sviluppi coerentemente la teoria della luce formante.

L’impressione infatti che si ha solitamente di fronte a un quadro di Caravaggio è quella di assistere al momento in cui, nella “naturale tenebra” della vita, qualcosa di straordinario, intervenendo, “rara scinde chiarità”.

L’idea della storia che trapela dai dipinti di Caravaggio è quella di una concatenazione caotica di eventi, tutti avvolti da un nero manto uniformante. Rari sono gli eventi che si elevano da quella pece e riescono a raggiungere una chiarità che gli permette di essere letti anche a distanza di secoli. Alcuni individui hanno compiuto delle azioni luminose, e Caravaggio li mostra colpiti dalla luce e circondati da tenebre. La luce è formante in Caravaggio perché è il mezzo attraverso cui l’artista, vero inventore, dà forma all’informità della storia. E’ inventore, l’artista, come lo può essere lo scopritore, che ritrovando graffiti indecifrabili nelle necropoli, li interpreta ricreandone il senso. Il pittore che deve trattare un tema, un avvenimento, è costretto a reinventarlo se vuole usare il linguaggio pittorico per esprimere qualcosa espresso in un altro linguaggio. (...)
Inviato: 14/8/2011 13:13  Aggiornato: 14/8/2011 13:13
Autore: fulmini

Dove guardano i due giovani coi cappelli piumati che occupano il centro del dipinto facendo come da cerniera tra Gesù-e-Pietro e Matteo-e-glialtriduealsuofianco? (Distratti, i due coi cappelli, come i due scappellati a sinistra, dall’evento.)

I due scappellati è chiaro chiarissimo: guardano “le diverse robbe che convengono a tal officio come un banco come usano i gabellieri” – banco di gabelliere, di esattore delle imposte, di pubblicano, officio esercitato fino a quel momento da Matteo, “dentro un salone ad uso di gabella”, e le diverse robbe sono “libri, et denari”. (Tra virgolette la parte pertinente della descrizione dettagliata del cardinale Contarelli lasciata al suo esecutore testamentario per la decorazione della cappella.)

E i cappellati? Cosa guardano? Andiamo ai Vangeli Canonici – ai sinottici in particolare, che riportano ciascuno a suo modo il passo relativo alla Chiamata o Vocazione di Matteo (o di Levi, come si chiamava fino al momento cruciale).

Andiamo ai Vangeli. Caravaggio leggeva i Vangeli.

Tutti e tre i Vangeli sinottici fanno seguire la Chiamata di Matteo/Levi alla Guarigione del paralitico. Cominciamo con il Vangelo secondo Marco, il più antico, passiamo da Matteo, concludiamo con Luca.

Marco:

“…(guarigione del paralitico) E tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: ‘Non abbiamo mai visto nulla di simile!’

[Gesù] Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli li ammaestrava. Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: ‘Seguimi’…”

Matteo:

“… (guarigione del paralitico) A quella vista, la folla fu presa da timore e rese gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Andando via di là, Gesù vide un uomo seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: ‘Seguimi’…”

Luca:

“… (guarigione del paralitico) Tutti rimasero stupiti e levavano lode a Dio; pieni di timore dicevano: ‘Oggi abbiamo visto cose prodigiose.’

Dopo di ciò egli [Gesù] uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: ‘Seguimi!’…”

Ecco cosa guardano i due cappellati: la folla – la folla che seguiva Gesù, la folla presa da timore, la folla stupita.

Pasquale Misuraca
Inviato: 14/8/2011 18:35  Aggiornato: 25/12/2012 12:00
Autore: fulmini

Per una visione quasi perfetta, ravvicinata fino ai particolari più minuti (usando lo zoom), del dipinto 'La chiamata di Matteo' di Caravaggio, questa, a mia conoscenza, è la riproduzione più fedele; cliccare prima in alto al centro su 'Le Opere', poi sul riquadro a sinistra - sesto all'estrema sinistra dall'alto: ecco il totale, dopo di che usare lo zoom - si trova in basso a destra.

Tra parentesi: meglio studiarlo qui il dipinto che dal vivo, nella cappella Contarelli: non solo non si può entrare, nella cappella, dunque il dipinto si può vedere solo di sbieco, ma, quel ch'è peggio, i gestori della chiesa e della cappella hanno installato da tempo, al suo interno, una illuminazione a gettoni - fari sparati: addio visione completa di 'brillanza' (*), addio contestualizzazione dell'opera - chiusa parentesi, ma non finisce qui.

Come molti di noi sanno, la 'brillanza' consiste nel fatto che, quando entriamo in una stanza con poca pochissima luce, dapprima vediamo niente, e poi, piano piano, cominciamo a distinguere gli oggetti, i dipinti - se ce ne sono, con le loro commoventi figure che affiorano dall'oscurità, "dal nulla" - come meravigliosamente mostra Nefeli. Ora, pensate quanto sia essenziale, rivelatrice, una visione concreta, naturale come questa normale, e ditemi se non andate in bestia anche voi di fronte all'ignoranza e all'improntitudine dei gestori della chiesa e della cappella.

Pasquale Misuraca
Inviato: 25/12/2012 13:49  Aggiornato: 25/12/2012 13:49
Autore: fulmini

Gesù e Pietro sono vestiti come ebrei degli anni Trenta del primo secolo d.C.

Gli altri sono vestiti come i romani degli anni Novanta del XVI secolo d.C.

Caravaggio pittore realista e surrealista.
Inviato: 10/4/2016 6:34  Aggiornato: 10/4/2016 9:41
Autore: fulmini

Una 'introduzione' alla cappella Contarelli. Siamo alle solite. Gli eruditi confondono la quantità delle informazioni con la qualità dell'interpretazione. Ma ci vuole molta filosofia per non rimanere schiacciati dalla filologia. E molta onestà intellettuale per non fare dei testi complessi semplici pretesti di misere battaglie ideologiche.
http://www.gliscritti.it/blog/entry/1933