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lo Stato del meridione : Il sindaco e lo scrittore
di filippopiccione , Fri 10 February 2017 4:00
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Mentre la camorra spara a Forcella, al centro di Napoli, il sindaco e lo scrittore se le danno di santa ragione

di Filippo Piccione

La sparatoria a due giorni dall’Epifania a Forcella, in cui è stata ferita una bambina di Torre Annunziata, che stava camminando felicemente con i suoi genitori in un mercatino rionale, ha avuto oltre che gli effetti prevedibili che si hanno in questi casi, un’eco polemica che sarà destinata a prolungarsi e acuirsi nel tempo. Il raid camorristico questa volta ha colpito “i nostri fratelli di colore che non si vogliono piegare ai clan della camorra”. L’Arcivescovo di Napoli, Crescenzo Sepe ringrazia i migranti anti-pizzo e ha aggiunto: “provo vergogna e dolore perché ancora c’è chi della violenza fa una scelta di vita, infangando la propria città. Sparando all’impazzata tra la gente, essa colpisce in maniera bestiale, cittadini innocenti e piccoli, senza aver colpa se non quella di trovarsi al cospetto di persone sbandate”.
Non sappiamo se la condanna della Chiesa basta a fermare la malavita organizzata, il cui raggio d’azione non conosce limiti, estendendo e imponendo la sua egemonia in ogni campo, segmento e piega della società, comprendendo persino il povero ambulante extra comunitario, il quale non può sottrarsi al racket e ai comandi dei clan. Non sappiamo se sia sufficiente la semplice denuncia a combattere e a contrastare il “sistema”. Qualche perplessità suscita invece il riaccendersi dello scontro virulento che si è verificato fra il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris e lo scrittore, Roberto Saviano. Un conflitto mai sopito iniziato con la disputa su Scampia e la fiction su Gomorra.
Può essere utile riassumere le rispettive posizioni alla luce soprattutto delle revolverate che hanno insanguinato le strade del centro di Napoli. Saviano: “Questa città non è cambiata. Illudersi di risolvere i problemi strutturali urlando al turismo o alle feste di piazza è da ingenui. Nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore diventa connivenza. De Magistris è in carica da sei anni e parla come se si fosse appena insediato. Parla come se fosse all’opposizione e invece è al potere”.
La risposta del primo cittadino partenopeo (riconfermato con oltre il 65 per cento degli elettori l’estate scorsa) non si fa attendere: “ Caro Saviano, ogni volta che a Napoli succede un fatto di cronaca nera, più o meno grave, arriva come un orologio, il tuo verbo, il tuo pensiero, la tua invettiva: a Napoli nulla cambia, sempre inverno e nulla più. Sembra che quasi tu non aspetti altro che il fatto di cronaca nera per godere delle tue verità. Più si spara, più cresce la tua impresa. Opinioni legittime, ma non posso credere che il tuo successo cresca con gli spari della camorra. …Vuoi vedere, caro Saviano, che ti stai costruendo un impero sulla pelle di Napoli e dei napoletani? Stai facendo ricchezza sulle nostre fatiche, sulle nostre sofferenze, sulle nostre lotte. Che tristezza. Non voglio crederci. Voglio ancora pensare che, in fondo, non conosci Napoli. Forse non l’hai mai conosciuta, mi sembra evidente che non la ami”.
Immediata la replica dello scrittore: “Dire che bisogna smettere di raccontare il volto oscuro della città, ha il sapore dell’omertà. Il contesto nel quale nascono e crescono le organizzazioni criminali, fatto di assenza delle regole e lassismo, da quando De Magistris è sindaco, non solo non è mutato, ma ha preso una piega addirittura più grottesca. Ora la camorra in città, aggiunge Saviano, è minorenne e il disagio si è esteso alle fasce anagraficamente più deboli, e tra l’altro, conclude, che quando le mistificazioni della sua amministrazione verranno al pettine, a pugnalarla saranno i tanti lacchè dei quali si circonda per edulcorare la realtà”.
Non si tratta di cedere alla ”insidiosa tentazione intellettualistica che si appaga di scaltre analisi”, aveva affermato il cardinale, Angelo Scola, facendo riferimento al discorso del suo collega napoletano, Sepe a proposito dell’immigrazione (“l’esempio che ci viene dai fratelli minacciati è un esempio forte da esaltare, seguire, imitare”). Né limitarsi a combattere chi fa il guappo non per la sua autorevolezza ma per la forza irrazionale di una pistola. Il problema della camorra a Napoli è assai più complicato di quanto appaia. Lo dimostra l’asprezza e l’inconciliabilità del confronto cui abbiamo assistito. Ma la cosa più sorprendente è il fatto che sia il sindaco De Magistris che lo scrittore Saviano, in questa particolare fase storico – politico - culturale del Paese, ciascuno a suo modo, si trova ad essere destinatario, a vario titolo, di una grandissima fetta di consenso. Il primo, per essere stato confermato per la seconda volta a ricoprire l’incarico di primo cittadino ottenendo più dei due terzi dell’elettorato; il secondo, per aver occupato il primo posto nella classifica dei libri venduti con “La paranza dei bambini”. Il romanzo, pubblicato da Feltrinelli, parla degli “adolescenti che non hanno domani e nemmeno ci credono. Non temono il carcere, né la morte, perché sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto. Subito. Sanno che i soldi li ha chi se li prende”.
Di fronte a questo quadro allarmante la Chiesa, il Comune, la Cultura, insieme alla magistratura e alle forze dell’ordine, con il sostegno di tutti i cittadini, devono ripensare un modo nuovo e diverso se vogliono spostare in avanti la lotta alla criminalità organizzata e rimuovere le condizioni e le forze etiche, economiche, politiche e sociali, più o meno occulte, che ci stanno dietro.

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