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leOpereeiGiorni : Il Negozio - The Shop
di fulmini , Thu 5 January 2017 3:00
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Il Negozio è il sesto film che faccio in 30 anni di cinema. Lo pubblico sulla Rete. Se ti diverte e commuove, fai una donazione sul mio sito-officina, consiglialo ai tuoi amici, discutiamone: nel sito-rivista, su Facebook, nel portale www.fuorinorma.it, nella mia email privata (misuracapasquale@gmail.com), insomma in questa grande multiforme piazza virtuale che è il Web. Il film è sottotitolato in lingua inglese. Grazie - buona visione.

The Shop is my sixth film in 30 years of filmmaking. I am now releasing it on the Web. If it entertains and moves you, make a donation on my work-in-progress website, suggest it to your friends, discuss it with me on the Web, this sort of virtual Main Street. The film has English subtitles. Thank you – enjoy the screening.





Il Negozio di Pasquale Misuraca


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Commenti
Inviato: 5/1/2017 20:30  Aggiornato: 10/1/2017 8:25
Autore: fulmini

(Ricevo nella mia email privata una recensione del film, e la pubblico - velando nome e cognome, si capisce - per condividerla con i lettori e gli spettatori del sito-rivista)

Salve,
sono A. P.
Il film l'ho visto più volte per potere avere le idee più chiare e poter argomentare opportunamente e sinceramente sono preoccupata che le mie opinioni giovanili le possano risultare inadeguate o ingenue o banali per un regista esperto come lei.
Fare questo tributo a un caro amico scomparso prematuramente penso sia il modo più delicato di stare accanto a una famiglia distrutta dal dolore poiché può rivivere teneramente dei momenti del proprio caro. I momenti in cui giocava con suo figlio sono stati i più commuoventi perché fanno vedere un padre attento e premuroso e anche su una ventenne creano una commozione incredibile , soprattutto pensando a quando il bambino crescendo sentirà la mancanza del padre e potrà vedere queste immagini e conoscere direttamente il suo amore perduto vendendo come si muoveva,come parlava,come si presentava ai clienti. Avrà sempre una parte vera di lui, senza che il passare degli anni offuschi il suo ricordo.
Il suo film è stato uno squarcio sulla quotidianità di un individuo, un estraneo per quanto mi riguarda che la sua opera mi ha permesso di conoscere, ho potuto assistere a un'altra vita, come una spettatrice a cui è stato riservato un posto in prima fila per una rappresentazione della varietà del genere umano.
Una campionatura di personalità, di individui : indimenticabile la "mangiatrice di uomini" che dopo aver comprato degli occhiali ha baciato improvvisamente il povero ottico che è rimasto sbalordito; la coppia di vecchietti che ha rubato nel negozio, per quanto mi riguarda la metafora del non fidarsi delle apparenze nella vita; il pittore ormai cieco che si ispira a Degas per darsi forza,sprona a non arrendersi in nessuna circostanza; la ragazza tutta seria che lancia i coriandoli è l'invito a gioire sempre. Sono delle personalità che mi sono rimaste impresse vivamente perché con poche inquadrature hanno catturato completamente l'attenzione.
Mi è piaciuta tantissima la citazione di Manzoni, una vera perla. La storia ,che fa da sottofondo alla vita dell'ottico, è la delusione amorosa del suo amico che reclama vendetta insieme al protagonista. A essi si contrappone lei che molto garbatamente ha fatto prevalere le sue idee portando nel negozio un suo amico attore che ha recitato una parte dei Promessi Sposi,quando Renzo incontrando Don Rodrigo ammalato di peste,rivendica il suo diritto di rivalsa ma Fra Cristoforo, nella sua immensa bontà, gli fa capire quanto sia importante il perdono,non solo per gli altri ma anche per sé stessi. Personalmente è stato emozionate sentire recitare da un professionista un'opera che si è studiato a scuola, ho potuto capire veramente lo spessore di quelle parole;il tono,i movimenti dell'attore hanno comunicato quella passione, quell'ardore di sentimento che non si può apprezzare appieno solo vedendo delle parole scritte.
Il suo film mi è piaciuto perché sembrava così reale, da essere trasportarti in una seconda vita .
Inviato: 6/1/2017 9:07  Aggiornato: 6/1/2017 22:04
Autore: fulmini

(Ecco seconda, terza, quarta recensione)

Pasquale, ho appena finito di vedere il film, è venuto fuori proprio come doveva.
E' una stratografia antropologica.
Il Negozio che si chiude e si apre e come un occhio che si chiude e si apre per osservare degli episodi che si contraddicono tra di loro - ma c'è un elemento che li cuce e li tiene insieme (la tua figura che introduce domande intriganti).
Un abbraccio.
Umit Inatci

Pasquale, ho visto il film. M'è molto piaciuto, e m'ha fatto cambiare di parere varie volte rispetto alla verità/oggettività di quel che stavo vedendo.
Lorenzo Levrini

Molto divertente e originale.
Adriano Aprà
Inviato: 6/1/2017 22:00  Aggiornato: 6/1/2017 22:02
Autore: fulmini

(Quinta recensione)

Caro Pasquale, ho finito di vedere il tuo film e devo dirti che lo ritengo molto bello e profondo. Rappresenta frammenti di un mondo.
Non mi aspettavo che all’interno di un negozio si potessero concentrare mondi di storie, e il tuo film rappresenta frammenti di un mondo: da quello semplice, ironico, divertente a quello più colto.
Hai rappresentato un po’ tutti i linguaggi della cultura: il teatro, la fotografia, la pittura, la musica e il cinema stesso. Forse mi è sfuggito qualcosa?
Questo per me è un film sul “vedere” come direbbe il grande fotografo Luigi Ghirri.
L’ottico fornisce lenti per vedere; le lunette fuori del negozio sono occhi; il personaggio pittore che perde la vista come Degas; l’uomo che acquista le lenti per guardare meglio ma poi le lascia perché vede troppo; la musica (Eulalia Torricelli di Forlì) che non hai scelto a caso perché parla di occhi e infine tu che chiudi con i testi di coda dedicando il film a “coloro che vedono troppo”.
Eccezionale. Dimmi se non è così.
Un abbraccio
Pino
p.s.
Pasquale, ti ringrazio per questo bel dono che mi ha dato una grande occasione per riflettere sempre di più su quello che faccio, sulle persone, sull’amicizia e sul mondo.
Lo giro a tutti i miei amici.
Inviato: 6/1/2017 23:29  Aggiornato: 8/1/2017 6:32
Autore: fulmini

(Sesta recensione.)

Grazie Pasquale per aver pubblicato il tuo film. Sono contenta di far parte della tua opera, un 'idea originale, un piccolo mondo in cui si affacciano, apparentemente per caso, uomini e donne comuni che per qualche minuto passano sotto la tua lente d'ingrandimento.
Un luogo sorprendente il 'tuo' negozio, viene da chiedersi "e adesso chi entrerà?"
Io mi sono divertita, ho ballato la mia pazzia surreale con un perfetto sconosciuto, metafora della mia vita potrei dire.
Ida de Santis
Inviato: 6/1/2017 23:38  Aggiornato: 8/1/2017 6:32
Autore: fulmini

(Settima recensione.)

Pasquale , ecco qualche impressione "a caldo" sul tuo film, ma ci riflettero' ancora ( oggi è per me una giornata cosi' cosi'). Il film mi è piaciuto molto , mi sembra una risposta artistica, e quindi vitale ad un lutto, espressa in maniera assolutamente personale. In un luogo di lavoro, un negozio - spazio che di solito immaginiamo asettico e impersonale - si svolgono storie ricche di umanita', allegria, dolore e , anche si guarda in faccia la guerra e la morte. L'episodio che forse mi è piaciuto di piu' ( a parte quello, per me emozionante, con Mimmo Pesce) è quello della coppia occasionale che si mette a ballare nel negozio. Mi ha ricordato che noi, in quanto esseri umani, conserviamo sempre, anche in situazioni apparentemente neutre, tutta la nostra complessità, la nostra aspirazione alla comunicazione e all'armonia. Per libera associazione ho pensato a L'âge d'or di Buñuel ( la scena della coppia che, durante la fondazione di Roma, comincia a fare l'amore). Il riferimento, quindi, secondo me, non è la scolasticità del politicamente corretto, ma la poesia surrealista di Buñuel. Continua....A presto.
Daniela Lucarini
Inviato: 7/1/2017 17:54  Aggiornato: 9/1/2017 19:02
(Ottava recensione)

Il Negozio di Pasquale Misuraca è un grande film, da vedere e da rivedere più volte. Un film commovente che coglie la nostra attenzione senza consentici distrazioni, perché pieno di realtà umane che sfuggono allo sguardo soggettivo abituale nostro, ma che sono colte ‘oggettivamente’ dalle videocamere di sorveglianza. Con questa originale impostazione formale, il film ci pone di fronte alle realtà dell’uomo e la donna del nostro tempo, visti e messi in rapporto col mondo esteriore del quale siamo parte e che ci condiziona terribilmente. É uno sguardo ‘oggettivo’ sulle persone e sulla società, che è tuttavia spietato nel coglierne le miserie, e al contempo tenero e commovente. Il film ci pone in condizione di farci comprendere - nei dettagli delle persone, delle parole ed dei comportamenti -, la singolare ricchezza di alcuni, e la condivisa povertà dei molti. Il film ‘mostra’ la realtà, ma siamo noi che dobbiamo scoprire, scegliere ed conoscere cosa si trova in essa, ed è per questo che ogni volta che rivediamo il film, ne scopriamo ricchezze nuove.
Luis Razeto
Inviato: 7/1/2017 19:17  Aggiornato: 9/1/2017 19:03
Autore: fulmini

(Nona recensione) La verdad me gustó mucho. Me llevó a pensar en lo mágica que es, o puede ser, la vida cotidiana. Pablo Razeto (Traduzione italiana - di fulmini: "Mi è piaciuto molto, veramente. E mi ha portato a pensare quanto magica è, o può essere, la vita quotidiana.")
Inviato: 8/1/2017 6:01  Aggiornato: 9/1/2017 19:04
Autore: fulmini

(Decima recensione)

Caro Pasquale, non è inutile dirti che è sempre un gran piacere partecipare ai tuoi/vostri (mi riferisco alla tua "complice" Alexandra) progetti..! Il Negozio è un'opera reale che sofferma lo sguardo sulle nostre forze e debolezze, e per questo coglie e mette a nudo miserie e nobiltà dei nostri tempi. Ah...! Ricordami che ti devo un caffè per avermi fatto conoscere quell'affascinante Signora che mi ha catturato con una Tango-Tarantella...
Valerio Pella
Inviato: 8/1/2017 6:04  Aggiornato: 9/1/2017 19:04
Autore: fulmini

(Undicesima recensione)

Cosa è un film nell'era dell'immagine imperante? Scriveva Aristotele che «gli uomini, sia nel nostro tempo sia dapprincipio, hanno preso dalla meraviglia lo spunto per filosofare". Guardare le immagini è in se stesso filosofare, in quanto consente di apprendere le prime conoscenze, sollecita la meraviglia e permette di imparare a ragionare. Su questa base posso dire che "il Negozio " è un film dove il dialogo tra immagine e logos porta la meraviglia e lo sconcerto della sottile superficie della quotidianità magmatica, incisa dal bisturi di mani capaci.
Alexandra Zambà
Inviato: 8/1/2017 6:25  Aggiornato: 9/1/2017 19:16
Autore: fulmini

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO.

Facciamo la virgola della pubblicazione sul Web del film Il Negozio. Dal 5 gennaio ad oggi (8 gennaio) è stato visto da 530 spettatori, uno fra questi - anzi una - ha pagato il biglietto (cioè ha fatto una donazione sul mio sito-officina), il film ha ricevuto 12 commenti tutti positivi.
Ringrazio, insieme ai coautori, tutti coloro che stanno partecipando a questa nuova forma di diffusione culturale e distribuzione cinematografica online.

COAUTORI DEL FILM

Attori
Alessandro Isidori – Angelo Volpe – Daniele Canavacci – Domenico Pesce – Emerico Giachery – Francesca Ceccherini Silberstein – Franco Chiarini – Gabriele Parrillo – Giuliano Cabrini - Ida De Santis - Julia Schmid – Mara Misuraca – Massimiliano Andreozzi – Michele Traetta – Noemi Paolini – Nuccio Fava – Pasquale Misuraca – Valerio Pella – Vincenza Fava
Abdoulaye Cissokho – Adriana Pichini – Alberto Masini – Alessio Pallante – Alexis Perra – Andrea Volpe – Antonio Abbattista – Barbara Orawiec – Bruna Messa – Carla Gubitosi – Davide Canavacci – Elena Laura Taru – Eugenia Mazzini – Fabio Pierga – Fabrizio Cosco – Federico Lagrotteria – Francesca Romana Pantaleoni – Gabriella Cervone – Giacomo Perugini – Gianfilippo Galeota – Josef Schmid – Linda Russo – Luca Cossu – Luis Enrique Aragonez Delgado – Luisa Giovagnoli – Mara Zaninelli – Marco Vaccher – Massimo Ruocco – Michele Pisacane – Patrizia Cescon – Pensri Jitjong – Riccardo Loreni – Sabrina Mancini – Stefano Bonola – Vincenzo Duran – Vito Rodi – Wilsson Patricio Reyes Reyes – Yuka Nakao

Produzione
Alexandra Zambà

Fotografia, Montaggio, Edizione
Alessandro Isidori

Collaborazione al montaggio visivo
Nefeli Misuraca

Collaborazione al montaggio sonoro
Massimo Ruocco

Collaborazione alla sceneggiatura
Alexandra Zambà

Musica
Gustavo Savino

Soggetto, Sceneggiatura, Regia
Pasquale Misuraca
Inviato: 8/1/2017 6:30  Aggiornato: 8/1/2017 6:31
Autore: fulmini

(Dialogo con Pino e Umit che hanno commentato il film.)

Pino, buon giorno. Un film è un'opera aperta, come diceva Umberto Eco, e si completa attraverso le interpretazioni multiple degli spettatori.
Osservi, tra l'altro, che questo è un film sul vedere. Hai visto giusto, da ottimo fotografo che sei.
Su questo tema, Umit Inatci, (buon giorno anche a te, e persino prima di Pino, considerato il fatto che vivi a Cipro, e il Sole sorge prima nell'Isola Divisa e poi nel Bel Paese), artista e intellettuale cipriota, aggiunge una illuminante osservazione sulla sua forma, sulla sua struttura di montaggio (spesso le scene si aprono in assolvenza e si chiudono col fondu): "...Il Negozio che si chiude e si apre e come un occhio che si chiude e si apre per osservare..."
Inviato: 8/1/2017 9:48  Aggiornato: 9/1/2017 19:07
Autore: fulmini

(Dodicesima recensione)

Il Negozio. Persone diverse con storie diverse si muovono nello stesso posto. Gli spettatori possono guardare un film in maniera diversa, possono notare cose diverse, ma questo film è per tutti, un film che invita a vedere e pensare, a vedere con i propri occhi e con gli occhi degli altri. Tutto si svolge nello stesso negozio di ottica. Lo spettatore esce e percorre la strada che percorre tutti i giorni, vede sconosciuti che vede tutti i giorni. Ora guarda in maniera diversa, può succedere che pensi “avevo occhi e non vedevo”.
Giuliano Cabrini
Inviato: 8/1/2017 19:20  Aggiornato: 9/1/2017 19:08
Autore: fulmini

(Tredicesima recensione)

Del tuo film 'Il Negozio' mi piace molto e il soggetto e la sceneggiatura e la regia. Amo in particolare la freschezza della realizzazione, quella sua specifica e tutta particolare 'innocenza' o meglio 'pulizia' dello sguardo. Che raramente si incontra.
Salvatore Fronio
Inviato: 8/1/2017 19:21  Aggiornato: 9/1/2017 19:09
Autore: fulmini

(Quattordicesima recensione)

Ho finito di vedere il tuo film, mi sembra interessante ed originale l'idea delle videocamere di sorveglianza come impostazione registica e di racconto. Alcuni sketches e relativi personaggi sono azzeccati e divertenti, altri meno. il migliore, secondo me, è quello della tarantella o pizzicata che sia. È veramente surreale e ha grazia e poesia. Mi convincono meno il racconto dell'aereo caduto a mare e il racconto del soldato con relativi inserti.
Gianni Ricci
Inviato: 8/1/2017 22:59  Aggiornato: 9/1/2017 19:09
Autore: fulmini

(Quindicesima recensione)

Il ballo improvvisato in negozio è molto bello e poetico. L'episodio della cieca (finta) intriga. Quello sul perdono con il brano recitato de I Promessi sposi incanta. L'episodio con Mimmo Pesce pensavo durasse di più...
Donatella Olivieri
Inviato: 9/1/2017 19:14  Aggiornato: 9/1/2017 19:16
Autore: fulmini

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO.

Facciamo la virgola della pubblicazione sul Web del film Il Negozio. Dal 5 gennaio ad oggi (9 gennaio) è stato visto da 900 spettatori, 20 fra questi lo hanno condiviso nella propria pagina Facebook, 3 hanno pagato il biglietto (cioè hanno fatto una donazione sul mio sito-officina).
Ringrazio, insieme ai coautori, tutti coloro che stanno partecipando a questa nuova forma di distribuzione cinematografica sul Web.
Inviato: 10/1/2017 7:39  Aggiornato: 10/1/2017 7:39
Autore: fulmini

(Sedicesima recensione)

Una piccola integrazione al mio precedente commento: mi sembra che il tuo film possa essere considerato anche un omaggio di dignita' e poesia al quartiere Esquilino e alla citta', entrambe , nella realta', degradati. Anche se girato quasi esclusivamente in interni il film contiene il quartiere, la citta', il mondo che sono portati all'interno del negozio dai vari personaggi con le loro storie.
Daniela Lucarini
Inviato: 10/1/2017 8:30  Aggiornato: 10/1/2017 8:30
Autore: fulmini

Materiali informativi sul film, dal mio sito-officina:
http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/film/176-voi-non-la-conoscete.html
Inviato: 11/1/2017 6:43  Aggiornato: 11/1/2017 6:48
Autore: fulmini

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO.

Facciamo la virgola della pubblicazione sul Web del film Il Negozio. Dal 5 gennaio ad oggi (11 gennaio) è stato visto da 1003 spettatori (sì, il numero di conquiste spagnole del Don Giovanni di Mozart e Da Ponte), 25 fra questi lo hanno condiviso nella propria pagina Facebook, 4 hanno pagato il biglietto (cioè hanno fatto una donazione, dopo averlo visto e apprezzato, sul mio sito-officina).
Ringrazio, insieme ai coautori, tutti coloro che stanno partecipando a questa nuova forma di distribuzione cinematografica sul Web.
Inviato: 11/1/2017 7:26  Aggiornato: 11/1/2017 7:26
Autore: fulmini

(Diciassettesima recensione)

Ho visto questo film IL NEGOZIO e non m’aspettavo una cosa del genere.Mi ha sorpreso, con piacere voglio dire, e mi faccio spiegare da mia nipote come fare una donazione che non l’ho mai fatta, il computer lo tengo da poco, e la faccio. Anche io tengo un negozio, non dico in quale paese e cosa commercio per discrezione, e ne ho viste tante che sarebbero da raccontare. La scena che mi ha stranito di più che non sapevo se piangere o ridere è quella del pittore quasi cieco. Mi sono domandato e vorrei domandare a voi che lo avete fatto, specie a lei regista Pasquale Misuraca, se lo avete fatto apposta a scorciare le scene in questo modo nella scena intera, dico fatto in maniera che il dramma della vista quasi perduta e lo spirito comico delle sparizioni e comparizioni si mischiavano in modo che mi è venuto un groppo in gola.Grazie del film, e della risposta se volete darla. E buon lavoro anche a voi.
P.Z.
Inviato: 11/1/2017 7:42  Aggiornato: 11/1/2017 7:42
Autore: fulmini

Caro P.Z.,
sono contento che il film t'abbia divertito e commosso, e persino "stranito". Sì - rispondo alla tua domanda - lo abbiamo fatto apposta a tagliare e cucire così le scene del pittore che sta perdendo la vista nella scena finale che si vede nel film finito. Io non amo il melodramma - e in questa scena il montatore del film, Alessandro Isidori, ha collaborato bene benissimo con me per raggiungere questo risultato "straniante".
Se posso fare un paragone con altro regista (Visconti) e un'altra scena di un altro film (Senso), tanto per capirci meglio, io i miei personaggi non li faccio mai sbandare: http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=3596
Grazie, e buon lavoro, in qualunque paese tu sia.
Pasquale Misuraca
Inviato: 11/1/2017 16:25  Aggiornato: 11/1/2017 20:39
(Diciottesima recensione)

MOLTO INTERESSANTE: SCUOLA DI VITA!
Inviato: 11/1/2017 20:52  Aggiornato: 11/1/2017 20:52
Autore: fulmini

(Diciannovesima recensione)

Io invece, diversamente dal signor P.Z., saprei bene come fare una donazione, per lavoro riparo i computer, ma non me la posso permettere la donazione, neppure modesta, le mie condizioni economiche sono difficili.
Perciò ho accolto come un regalo la tua iniziativa di metterlo su Youtube, Pasquale Misuraca, e il film mi ha impressionato. Non mi intendo molto di cinema, ma fra i film che ho visto nessuno somiglia a questo.
Mi fermo qui. Grazie della sorpresa. Posso farti una domanda? A te cosa piace di più del film?
Gerardo C.
Inviato: 11/1/2017 21:21  Aggiornato: 12/1/2017 6:10
Autore: fulmini

Caro Gerardo C.,
non ti giustificare, e nemmeno vergognare, di non poter fare una donazione - ti capisco bene. (E come te altri che vivono la tua situazione. Il film l'ho messo su youtube anche pensando a voi.) Da giovane ho passato momenti economicamente difficili anch'io. Pensa che una volta, una volta sola, ho rubato un libro. Di storia moderna. In una libreria romana. Mi serviva come il pane e non avevo soldi sufficienti per comprarlo.
Ma veniamo alla tua domanda: cosa mi piace di più del film?
Ascolta: quando ero ragazzo e adolescente e giovane i film erano divisi e proiettati in due tempi, e fra un tempo e l'altro c'era l'intervallo Si accendevano le luci, e passavano i gelati, la calia, le noccioline americane... Nel film, verso la metà, ricordi? scende la serranda, restiamo nel buio, e si sentono fuori voci di giovani che s'avvicinano e urla e spari e una sirena che s'allontana - e si rialza la serranda.
Ecco ho fatto (reinventato) l'intervallo a modo mio, senza interrompere il flusso delle emozioni e dei pensieri degli spettatori.
Pasquale Misuraca

Pasquale, sono proprio d'accordo : nei film sarebbe quasi sempre necessario un intervallo, se non reale, emotivo . Come una piccola pausa di riflessione per assorbire le impressioni e/o le emozioni (quando abbiamo fortuna e il film ci emoziona) , utile per affrontare il secondo tempo.
Daniela Lucarini

Daniele esce dal negozio, con la bicicletta. Cala il sipario e tu ti prepari all'intervallo sociale fra i tempi della rappresentazione, scende la serranda e tu ti prepari all'accensione delle luci e ad uscire dal sogno che è il film, ma non c'è pausa conviviale e non c'è uscita, pausa, respiro, la storia prosegue, il sogno diventa incubo, dormiveglia forse: non vediamo niente ma sentiamo tutto: cosa succede dietro il sipario? cosa accade in strada? Un incidente, forse un tafferuglio, o una manifestazione politica, una ribellione sociale? chi spara? chi muore? noi, dentro? gli altri, fuori? E' morto forse Daniele l'ottico? Il film non inizia con la rivelazione della sua morte tornando a casa in bicicletta? Ma non può morire - non è passata nemmeno un'ora, di teatro, di film. Infatti, per fortuna, rientra fischiettando: Vediamo che succede ancora nel Negozio suo, nella vita nostra.
Pasquale Misuraca
Inviato: 12/1/2017 7:17  Aggiornato: 12/1/2017 7:17
Autore: fulmini

(Ventesima Recensione)

Pasquale,
ho visto il tuo lavoro. Che bellezza.
A me piace molto osservare le persone... e quindi è stato come dire entusiasmante vedere tutto quell'incredibile susseguirsi di volti umani e di storie nascoste di immaginazione.
E trapela anche il tuo interesse per le persone. Un interesse non convenzionale. L'interesse di cogliere lo sguardo che nessuno vede. Il silenzio che non si vuole sentire. L'attimo di buio. Il pensiero che si elabora nel buio... Il mestiere dell'arte è aprire gli sguardi...
Susanna Berti
Inviato: 12/1/2017 12:39  Aggiornato: 12/1/2017 15:00
Autore: fulmini

(Ventunesima recensione)

Film “Il Negozio” / Voi non la conoscete ha gli occhi belli - canta la colonna sonora del film di Pasquale Misuraca “Il Negozio”.
Accendi il pc, cominci la visione.
Nel buio della tua stanza, nell’anonimato e la frenesia del quotidiano, pensi che in qualsiasi momento potrai interrompere.
Ed entri nel Negozio del film guardando l’orologio. Un negozio reale con tanto di indirizzo a Roma, capitale d’Italia e della cultura mondiale. E ti ripeti: è solo un film che mostra il negozio di un ottico, cosa potrà mai accadere, appena ho capito qualcosa, spengo!
Così comincia per te il susseguirsi di scene brevi, brevissime. Nel Negozio molte persone vanno e vengono, per passare il tempo della città che rende tutto uguale e piatto, per raccontare, per trovare il dialogo con l’altro.
Un cerchio con tutti i punti equidistanti, con le distrazioni le contradizioni degli istanti in un continuum della vita.
Allora cominciano ad apparire gli occhi, si vedono occhi, molti occhi. Sai per esperienza che non ti puoi sottrarre allo sguardo degli occhi belli, ma tu sei semplicemente lo spettatore e continui la visione del film centrifugo che non organizza il set per narrare una storia ma sviluppa tanti frammenti di vita che fanno la storia del presente. Perché la misura del film non è il centro ma la vasta periferia della vita. I frammenti sono brevi come il singhiozzo di un bambino in crescita: si interrompe il respiro e c’è un sussulto, riprende e poi ecco ancora il singhiozzo, un atto diaframmatico sincrono ad indicare l’atto di catturare il respiro, in brevissimi tratti istantanei del film fino a diventare fotogrammi autonomi i quali chiamano l’attenzione e formano il puzzle del tutto. Sei nella disgiunzione sintagmatica delle immagini!
Ti sfuggono molte cose in questo film plurimo, prima di tutto il tempo che non conta nell’orologio, e il rapporto con “l’altro” che cerca il passato che come te gli sfugge. Guardi tutte le persone che si susseguono nel film mentre cerchi te stesso. Fino all’ultimo visitatore che entra in negozio e recita i promessi sposi. Un rapporto struggente con l’opera letteraria che nella brevità del tempo scolastico sono più i dubbi che solleva piuttosto che la soluzione dei quesiti. L’autore-regista del film sottolinea l’aspetto dell’incomprensibile che fugge nella brevità. Lui ti porta sulle sponde del vissuto che si allargano dalla mera quotidianità del luogo chiuso del negozio, allo spazio infinito della letteratura e del sogno.
Nel "Il Negozio" di Misuraca sei uno e plurimo. Aspetti andando avanti nella visione del film e con la coda dell’occhio ti cerchi nel via vai frenetico delle persone, e improvvisamente finisce il film e ancora ti cerchi…
Alexandra Zambà
Inviato: 12/1/2017 20:41  Aggiornato: 12/1/2017 20:41
Autore: fulmini

(Ventiduesima recensione)

Pasquale, ho appena finito di vedere il film e mi ha convinto, divertito e commosso. Non sono un esperto, ma da semplice profano (ma realista dinontorganico) lo ritengo un capolavoro.
Mandami il tuo IBAN , intendo contribuire con un piccolo pensiero.
Sicuramente diffonderò il link a tutta la mia lista selezionata di amici.
Nicola Mele
Inviato: 13/1/2017 7:35  Aggiornato: 13/1/2017 7:35
Autore: fulmini

(Ventitreesima recensione e dialogo con la spettatrice Curiosa)

Bello. A volte disturbante – una per tutte: le riprese dei disseppellimenti in Kosovo – dove li ha trovati, Pasquale Misuraca? Altre scene, come hanno osservato altri spettatori, sono surreali… eppure, aggiungo, io non so bene come, reali… per esempio la scena del ballo tra la cliente che sta provando gli occhiali entra un amico dell’ottico e senza una parola si mettono a ballare… Sono rimasta basita, ci credevo e non ci credevo. Da dove viene questa scena? E’ veramente videoregistrata o è recitata, come pare da un commento? E’ la messa in scena di una sua esperienza privata o qualcosa a cui ha veramente assistito o una registrazione viva ? Ho pagato il biglietto, interessante l’iniziativa di pubblicare in Rete il film e di far pagare il biglietto dopo la visione, per decisione libera dello spettatore, e a misura dell’apprezzamento. Buona giornata.
Ivana N.

Salve, Ivana N.,
le rispondo brevemente, sto uscendo di casa (venerdì di mattina presto vado al Mercato Vittorio di Roma a comprare il pesce fresco).
Le scene della guerra in Kosovo le ho trovate in chiaro su youtube.
La scena del ballo. Volevo raccontare in un colpo solo una esperienza molto personale e l’esperienza relativamente diffusa del… colpo di fulmine amoroso. Lei lo ha mai sperimentato sulla sua pelle? Io sì: con Alexandra, la mia complice di vita e di lavoro, appena l’altro ieri, nella primavera del 1966: l’ho già testimoniato su Facebook e sul sito-rivista, come tipo sono piuttosto spudorato, ecco il link: http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=3385
Grazie della donazione.
Pasquale Misuraca
Inviato: 13/1/2017 11:16  Aggiornato: 13/1/2017 11:16
Autore: fulmini

(Ventiquattresima recensione)

Pasquale, il tuo film mi è piaciuto molto.
Patrizia Ferrante
Inviato: 13/1/2017 11:18  Aggiornato: 13/1/2017 11:18
Autore: fulmini

(Venticinquesima recensione)

Il film è geniale ed emozionante.
Valentina Grani.
Inviato: 13/1/2017 15:17  Aggiornato: 13/1/2017 15:17
Autore: fulmini

(Ventiseiesima recensione)

Ho visto il tuo film , mi è piaciuto molto , mi sono anche commossa...
Mi è piaciuto molto l'apertura e la chiusura del negozio, come se fosse un occhio che spia sul mondo, l'omaggio al tuo amico, il ballo, insomma tutto, appena avrò un altro po' di tempo mi sono ripromessa di rivederlo, perché forse qualche cosa mi è sfuggito.
Giusy Ferri
Inviato: 14/1/2017 8:21  Aggiornato: 14/1/2017 8:29
Autore: fulmini

(Ventisettesima recensione)

Una visione che ha reso possibile lo sgorgo naturale dell'attenzione, la mia.Priva di ogni giudizio, di ogni aspettativa ed ecco perché non mi ha abbandonato dall'inizio alla fine.In un mondo dove più niente è normale, dove poche cose sono lasciate al fluire del tempo, questa visione mi ha portato nell'amabile quotidiano, laddove, a volte, per mettersi a piangere bastava lasciarsi andare ad una piccola emozione.Considero il suo film un piccolo miracolo, certo,senza giacca e cravatta, magari senza una camicia in vero bisso, ma talmente vero da far dubitare...Grazie
Rosa Viola

La gratitudine dello spettatore, Rosa, si specchia nella gratitudine dell'autore. Sono, come due amici, "l'uno per l'altro un teatro sufficientemente grande" (Seneca)
Pasquale Misuraca
Inviato: 14/1/2017 8:46  Aggiornato: 14/1/2017 8:46
Autore: fulmini

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

In 9 giorni (dal 5 gennaio ad oggi): 1245 spettatori, 27 condivisioni Facebook, 27 commenti/recensioni, 6 donazioni.
Perché molti continuano ad essere scettici sulle potenzialità culturali, intellettuali e morali della Rete? Non vedono che oltre ai selfie e ai pettegolezzi è possibile ben altro: un autentico scambio, e dialogo, tra autori e spettatori? Non vedono che non solo gli autori (come dice la parola filologicamente intesa) accrescono e aumentano le esperienze e conoscenze umane - attraverso le opere, ma lo fanno anche gli spettatori - attraverso la visione delle opere e il dialogo diretto con gli autori e indiretto con altri spettatori?
Inviato: 14/1/2017 10:00  Aggiornato: 14/1/2017 10:03
Autore: fulmini

(Ventottesima recensione)

IL NEGOZIO DI PASQUALE MISURACA

Non sono un critico cinematografico, pertanto non so se esiste già una definizione del “genere” a cui l’ultima opera cinematografica di Pasquale Misuraca – il Negozio – appartiene. Io lo definisco, da profano, come genere “camera”, intendendo per genere non il genere contenutistico, ma, all’antica, come struttura narrativa (commedia, tragedia, fiaba ecc.). Il genere “camera” è quel genere in cui la telecamera viene esplicitamente, sia pure come finzione, posta a protagonista impersonale. Credo che ad esempio appartenga a questo genere, simile anche per ambiente (lì una tabaccheria, qui un negozio di occhiali), la bilogia Smoke – Blue in the face; ma anche, ad estremità diverse, Nodo alla gola (Rope) di Hitchock e gli sketch seriali di Camera Caffè. Il genere “camera” rafforza l’unità di luogo in modo esplicito, caratterizzante, frammentando e rendendo secondarie le altre unità aristoteliche, rendendo così la narrazione un qualcosa di aperto, indefinitamente non concluso.

Il film gioca su questo effetto di finzione realistica, a partire dalla introduzione dell’autore, che intende volutamente depistare lo spettatore, dandogli da intendere che di episodi ritratti oggettivamente si tratti. In effetti, tutti gli episodi che le telecamere fisse ci propongono sarebbero anche possibili. Ma certo emerge in essi qualcosa che esplicita la loro natura di finzione poetica. In particolare a poco a poco ciascun episodio tende a comporre un mosaico anche su un piano allegorico. Episodi spesso umoristici o onirici, e talvolta anche amari, come quello dell’anziano che rifiuta i nuovi occhiali, perché con essi vede troppo. Nel negozio, tramite le telecamere, ci sentiamo partecipi delle attitudini dei personaggi, così simili a come immaginiamo gli uomini della Magna Grecia trasportati ai giorni nostri, con la loro marcata propensione alla discussione filosofica, all’arte e alla vitalità della danza e dell’amore.

Di rilievo sul piano della recitazione la performance di Gabriele Parrillo, nell’ultimo episodio del film.

Guido Aragona
https://bomboribo.wordpress.com/2017/01/14/il-negozio-di-pasquale-misuraca/
Inviato: 14/1/2017 13:44  Aggiornato: 14/1/2017 16:23
Autore: fulmini

(Dialogo con Guido Aragona 1)

La tua recensione, Guido, mi ha dato molto da pensare, e l'ho molto apprezzata. Specialmente la notazione sul carattere magnogreco dei personaggi mi ha colpito come una rivelazione. Ascolta, vorrei proseguire il dialogo, e ti espongo una mia intenzione che sta alla base del film, intenzione o progetto o idea o ideologia che ha trovato poco reattivi gli spettatori di professione - mi riferisco alla mia volontà di costruire un cinema ateo. Che ne pensi? Forse con te che sei uno spettatore per passione riuscirò a discuterne come si deve: https://www.youtube.com/watch?v=4Bm5T0wl0SI&t=2s
Pasquale Misuraca

Magari ne parleremo ancora. Io penso che il "cinema ateo" non sia possibile. Nel senso che inevitabilmente un'opera d'arte ha il suo artista. Mi pare che Warhol negli anni 60 tendesse al cinema "ateo" (ad esempio Empire), ma, se ha da essere coerentemente tale, deve divenire non significante, destrutturato, e pertanto si elimina da sé, non può restare, permanere. (e infatti Empire non ha senso guardarlo, se non per pochi minuti)
Guido Aragona
Inviato: 15/1/2017 6:38  Aggiornato: 15/1/2017 6:38
Autore: fulmini

(Ventinovesima recensione)

Incantata.
Incantata sino a qui, vorrei scrivere nel punto in cui mi sono fermata. Non è film su cui planare, io lo vedo in più riprese.
Prendo tempo per gustarmelo.
A più tardi.
Tamara Valente
Inviato: 15/1/2017 6:47  Aggiornato: 15/1/2017 7:49
Autore: fulmini

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

In 10 giorni (dal 5 gennaio ad oggi): 572 visualizzazioni, 29 condivisioni Facebook, 29 commenti/recensioni, 6 donazioni.
Molti sono scettici sulle potenzialità culturali, intellettuali e morali della Rete, e del social network in particolare. Ma la pubblicazione di questo film in Rete (il numero degli spettatori e delle condivisioni, la qualità delle recensioni e la consistenza delle donazioni) prova che un vero scambio, e un autentico dialogo, sono possibili tra autori e spettatori, che la cultura democratica e l'economia solidale sono vive e crescenti.
Inviato: 15/1/2017 11:56  Aggiornato: 15/1/2017 11:56
Autore: fulmini

(Trentesima recensione)

Ottimo film. Un macrocosmo e tutte le sue emozioni... nel microcosmo di... un... negozio
Daniela Menetto
Inviato: 15/1/2017 12:00  Aggiornato: 15/1/2017 13:35
Autore: fulmini

(Trentunesima recensione)

Vedendo il film 'Il Negozio' (The Shop) di Pasquale Misuraca, è impossibile restare indifferente o distaccato, come vedere un film qualsiasi, anche se si dovesse trattare di un grande regista vincitore di Oscar, di Nastri d’Argento, del Leone d’Oro o premi del genere. Persino la tecnica (le video camere di sorveglianza fisse ) o la ragione per la quale è stato girato il film (l’ottico, poi morto in un incidente, che aveva consigliato Pasquale di utilizzare il materiale conservato dalle telecamere installate all’interno del negozio) passano in secondo piano rispetto all’enorme mole di impressioni, emozioni, riflessioni, sensazioni che suscita la visione del film di Pasquale Misuraca.
Il cineasta, per professione e vocazione, come ama definirsi lui, ha pensato di voler raccontare in maniera magistrale e, al tempo stesso inedita, la realtà che si svolgeva a due passi dalla sua abitazione, in via Merulana, una delle più importanti vie della Capitale. Non a caso, a mio avviso, il regista, usa la più grande metafora, che è rappresentata dall’occhio. L’occhio che per vedere meglio ha bisogno delle lenti che vengono offerte, da Daniele, il titolare del negozio, un personaggio particolare, che osserva, accoglie e interloquisce con i clienti, senza mai essere invasivo o elusivo. Anche la sua reazione al bacio della ragazza, dopo aver provato una decina di modelli più che per misurare la vista per trovare la montatura adatta al suo volto, è parsa misurata. A volte più che dare un consiglio, il titolare dello shop preferiva lasciare i suoi clienti liberi di muoversi all’interno del locale, dimenticandosi addirittura che ogni suo angolo fosse sorvegliato dalle telecamere fisse. Assiste, ammirato, all’esibizione di una sorta di Tarantella, un ballo improvvisato, fascinoso e sensuale, di un uomo e una donna che non si erano mai prima di allora conosciuti. Partecipa alla recitazione, insieme agli altri, di un brano dei Promessi Sposi di Manzoni da parte di un attore navigato che pare aver trovato in quel luogo il palcoscenico più adatto alla sua eccezionale performance. Ogni racconto, ogni ingresso, accompagnato da un discorso, da una considerazione, da un ricordo, espressi ad alta voce dagli avventori del negozio conservava una sua profonda pregnanza di ordine filosofico, etico, letterario, civile. Così come ogni gesto, compiuto in silenzio da Daniele. Un sequenza di operazioni perfette eseguite con perfetta sincronia: lo spegnimento del computer e della luce, la bicicletta presa dallo sgabuzzino e portata a mano fuori prima della chiusura automatica della saracinesca che cala lentamente. In tutto questo è racchiuso il segreto del cinema (1) che molti chiamano la settima arte. Ma anche il segno e il bisogno, riusciti, di comunicare qualcosa di rilevante a coloro che hanno la ventura di vedere questo straordinario film, scritto e diretto da Pasquale Misuraca, con il significativo apporto di collaborazione e produzione di Alexandra Zampà. In questo senso, per la sua importanza storico – poetica –musicale, anche la toccante colonna sonora finale: “Voi non la conoscete ha gli occhi belli. Eulalia Torricelli di Forlì”- una vicenda che ha dato vita a una canzone, subito dopo la Seconda guerra mondiale - è stata una scelta geniale.
1 In una lunga intervista di qualche anno fa che Enzo Roggi, corrispondente de l’Unità a Mosca, aveva fatto a Vikotor B. Sklovskij, poi pubblicata con il titolo “Le autoblinde del Formalismo” – Sellerio editore Palermo – a un certo punto si legge: “la messa a punto critica dell’analisi artistica come pura forma e esame dell’opera, artificio che genera i suoi contenuti, riguarda la questione del realismo e non realismo (un quadro iper- realista è antirealista almeno quanto un quadro astratto) l’autonomia e la dipendenza dell’opera dal suo tempo, il concetto di avanguardia e di arte rivoluzionaria, i rapporti tra le varie forme d’arte e il loro meticciarsi con le manifestazioni moderne come il cinema ( che può essere l’arte delle arti perché unisce parola e pennello, verbo e immagine). In quell’intervista il padre del Formalismo cita, fra gli altri, Fellini, Bergman, Pasolini e naturalmente Ejzenstejn Sergej Michailovic.
Filippo Piccione
Inviato: 15/1/2017 13:37  Aggiornato: 15/1/2017 13:37
Autore: fulmini

(Trentaduesima recensione)

Pasquale Misuraca dalla troppa vista e dall'occhio svelto, complimenti: ho assistito alla piena epifania della tua cifra realista-surrealista.
Lino Angiuli
Inviato: 16/1/2017 3:20  Aggiornato: 16/1/2017 3:20
Autore: fulmini

(Trentatreesima recensione)

L'ho visto una prima volta questo film che miha segnalato un amico e devo rivederlo questo film chenon so definire, poi ho letto i commenti vengono fuori molte cose diverse l'uno dallaltra. Chiedo al regista quali punti di riferimento ha con altri registi o con nessuno. Grazie e buon proseguimento. Domenico
Inviato: 16/1/2017 3:55  Aggiornato: 16/1/2017 3:59
Autore: fulmini

Risposta a Domenico

Salve, Domenico. Mi sveglio da un incubo ricorrente, vengo al computer, apro la posta elettronica e trovo la tua email.
Mi domandi se lavoro avendo come punti di riferimento altri registi. Ascolta: ho imparato molto da molti autori di cinema, forse il più importante è stato per me Carl Theodor Dreyer. Ma siccome Giacomo Leopardi ha scritto (nello Zibaldone, cito a memoria) che "non bisogna mangiar grasso per ingrassare" io l'ho preso sul serio ed evito di fare cinema mangiando altro cinema, preferendo mangiare la realtà... come Caravaggio, ecco.
Il quale teneva come punti di riferimento "le cose naturali" invece che le opere di altri pittori. Nel processo che subì nel 1603 fece infatti questa testimonianza: "valent’huomo appresso di me vuol dire che sappi far bene, cioè sappi far bene dell’arte sua, così un pittore valent’huomo, che sappi depinger bene et imitar bene le cose naturali."
I miei punti di riferimento quanto allo stile si trovano piuttosto in altre arti che non l'arte cinematografica: pronuncio la parola 'stile classico' e faccio tre nomi: la scultura di Fidia, la pittura di Caravaggio, la prosa di Kafka - e senza farla lunga chiarisco la questione segnalandoti un video che ho giusto realizzato ieri pomeriggio e pubblicato poco fa: https://www.youtube.com/watch?v=4Cwya0ld8UE&feature=youtu.be
Ci leggiamo. Buon giorno.
Pasquale Misuraca
Inviato: 16/1/2017 15:53  Aggiornato: 16/1/2017 15:53
Autore: fulmini

(Trentaquattresima recensione)

Me gustó mucho, me produjo muchas emociones diversas.
Prishilla Barry Délano
Inviato: 17/1/2017 17:19  Aggiornato: 17/1/2017 17:19
Autore: fulmini

(Trentacinquesima recensione)

Pasquale, il film 'Il Negozio', è un progetto interessante e "intimo" perché diventa un'omaggio a un amico che s'è consegnato all'invisibilità. Il Negozio (come in Smoke) diventa il posto che accoglie e rigetta differenti schegge di varia umanità. Credo che in questo momento di grave crisi di civiltà con picchi d'analfabetismo reale come binario sia necessaria una riflessione sulla morte.
Alberto Terrile
Inviato: 18/1/2017 15:01  Aggiornato: 18/1/2017 16:06
Autore: fulmini

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

In meno di due settimane (dal 5 gennaio ad oggi): 677 visualizzazioni, 31 condivisioni Facebook, 35 commenti/recensioni, 7 donazioni.
Molti sono scettici sulle potenzialità culturali, intellettuali e morali della Rete, e del social network in particolare. Ma la pubblicazione di questo film in Rete (il numero degli spettatori e delle condivisioni, la qualità delle recensioni e la consistenza delle donazioni) prova che un vero scambio, e un autentico dialogo, sono possibili tra autori e spettatori, che la cultura democratica e l'economia solidale sono vive e crescenti.
Inviato: 19/1/2017 13:51  Aggiornato: 19/1/2017 13:51
Autore: fulmini

(Trentaseiesima recensione)

Caro Pasquale,
ho pubblicato il link del film sul mio giornale (Tre Righe, le notizie e i protagonisti).E ti devo confermare che ha avuto un buon riscontro di visualizzazioni (circa 70)
Venendo al film l'idea di partenza mi è sembrata originale. Mettere insieme in fase di montaggio le immagini delle telecamere di sorveglianza mi è parsa una genialata, ,non originale, forse, ma efficace.
Passando alla visione del film , le premesse, almeno quelle che ho capito io, vengono abbandonate e con una certa perplessità sin dei primi minuti del film si assiste alla danza di Valerio con la moglie dentro il negozio di ottica. Probabilmente è un mio limite non aver capito ma mi è sembrato fuori contesto questa performance danzante in un film che si era ripromesso di affidarsi alle immagini delle telecamere di sorveglianza. Da questo inizio si è passati via via alla costruzione di scenette che vedono anche te protagonista. E la cosa non mi è sembrata coerente al di là delle belle parole che vi dite. Insomma per fartela breve il momento più naturale del film è stato quando hai montato la scena delle persone che si misurano gli occhiali. Il resto mi è sembrato costruito ed artefatto.
Domenico Fischetto
Inviato: 19/1/2017 14:09  Aggiornato: 19/1/2017 14:28
Autore: fulmini

(Dialogo con Domenico Fischetto)

Salve, Domenico.
Ti ringrazio del franco giudizio sul film 'Il Negozio'. L'opera non aveva ancora ricevuto una stroncatura, e questo alla lunga avrebbe potuto insospettire gli spettatori normali.
Tu invece sei uno spettatore speciale, dal momento che conosci personalmente me, e anche alcuni clienti del Negozio, come Valerio Pella - l'amico dell'ottico, colpito da un colpo di fulmine amoroso nei confronti di una cliente occasionale. Se questa circostanza abbia fatto velo al tuo giudizio estetico o lo abbia reso più disvelatore della norma lo valuteranno altri, comuni o particolari spettatori che siano.
Ti ringrazio ancora dell'attenzione, con una domanda: ma tu, Domenico, quando sei colpito da un colpo di fulmine amoroso, non danzi, non salti, non fai qualcosa di strano, di surreale?
Pasquale Misuraca

Mi fai sorridere , caro Pasquale. In effetti sono stato colpito da un colpo di fulmine, una sola volta ahimè. Ma sono rimasto fermo e imbambolato. Non ho danzato. Mi spiace.
Domenico Fischetto
Inviato: 22/1/2017 7:27  Aggiornato: 22/1/2017 7:29
Autore: fulmini

(Trentasettesima Recensione)

Ho visto il film, mi ha scombinato, purtroppo non so fare una donazione, e non voglio farmi aiutare da nessuno, non mi fido.
Il film lo rivedrò, mi ha turbato positivamente, sono andato a vedere il Suo sito, ho trovato varie cose sul film, anche un video che spiega questo film come esempio di 'cinema ateo': https://www.youtube.com/watch?v=4Bm5T0wl0SI
Se aggiunge qualche parola ancora, la ringrazio ancora.
Federico V.

(Dialogo con Federico V.)

Salve, sono contento del Suo positivo turbamento.
Come Lei domanda, ecco poche parole sul mio pensiero dominante della necessità di un 'cinema ateo'. Protagora ha detto che "L'uomo è misura di tutte le cose." L'uomo. Non Dio. Questo è il senso più profondo della sua filosofica affermazione.
Nonostante siano trascorsi 25 secoli dal V secolo a.C., la maggior parte degli umani ritiene ancora che Dio sia la misura di tutte le cose, e non l'uomo.
E in questa maggioranza stanno la maggioranza dei registi, che registrano le loro storie visive come viste da occhi divini: da tanti punti di vista, come appunto solo Dio può fare.
Io cerco di fare un altro cinema. Un cinema umano, forse troppo umano. E qui fa capoccetta Nietzsche. Ma questo per ora Le basti - avendomi chiesto 'qualche parola'. Grazie dell'attenzione, e buona giornata.
Pasquale Misuraca
Inviato: 22/1/2017 17:48  Aggiornato: 23/1/2017 6:41
Autore: Pietro

(Trentottesima recensione - di Pietro Pacelli, un politico e sociologo che frequento amichevolmente da appena 44 anni filati.)

Ciao Genio, ho visto il Film a spezzoni, ma ad ogni spezzone ho sempre riallacciato il filo conduttore del Film, vale a dire il tuo filo conduttore: quello di uno sguardo disincantato e "saggio" sulla realtà quotidiana "storicizzata" del Mondo molto brutto nel quale viviamo; ora, tranne la donna e l'uomo che ballavano e la finta cieca, mi è sembrato, però, che vi fosse una certa rassegnazione spalmata un po' dovunque; rassegnazione, tuttavia, condita da una certa malinconia positiva e compassionevole che a me piace e intriga tanto, perché in fondo l'ho vista intrisa anche da una saporita e silenziosa, meglio ancora sussurrata indignazione che, a volte, può trasformarsi in una scossa rivoluzionaria...tra virgolette, molte virgolette. Forse questa mia opinione è viziata, diciamo così, dalla mia irrefrenabile natura politica, ma so bene che la Politica è un'altra cosa e, non sempre, deve entrare, sempre ovunque.
Invece non mi è piaciuta l'incazzatura professionista del'attore urlante nella parte finale del Film; quella sua moralissima predica sul perdono, con relativa condanna della vendetta, sempre e comunque, non mi è piaciuta, anzi diciamo che non fa per me, non la condivido, perché penso che il perdono, così ideologizzato e strombazzato, è sempre stato il miglior concime su cui cresce e si consolida l'ingiustizia di questo mondo... per il resto il Film scorre via bene e non consente a nessuno di uscire dalla sua visione con indifferenza. Bravissimo________P
Inviato: 22/1/2017 22:33  Aggiornato: 23/1/2017 6:51
(Trentanovesima recensione di un nuovo amico, Cesare Gnech.)

cesareg1940@gmail.com

Carissimo Pasquale
vorrei commentare il tuo film come si usa nei cineforum, non so se ci riuscirò .
Non ti nascondo che ho faticato a capire all'inizio del primo episodio che centrasse il balletto della signora , poi mi sono accorto che nella vita episodi come questo possono fare la storia.
Mi è piaciuto il susseguirsi dei fatti tutti diversi tra loro che hai raccontato in modo che sembrassero tutti legati in un discorso scorrevole e impregnante di vita vissuta . Hai girato il film in un negozio un po freddo , pieno di occhi immaginari appesi alle pareti,come a convalidare che forse è meglio vedere di meno la vita che ci viene offerta a volte piena di cose belle , ma il più delle volte brutte.
Poi tiri giù la serranda e si aspetta il domani per nuove avventure . Mi ha incantato soprattutto la storia dell'uomo che restitusce gli occhiali perchè vedeva troppo , mi sono rivisto in esso . Siccome io dò peso a tutte le cose a volte rimango buggerato e poi mi pento di aver dato troppo. Queste sono le emozioni che mi hai dato con il tuo film , ma la cosa più importante " mi ha fatto pensare ".
Inviato: 23/1/2017 6:45  Aggiornato: 23/1/2017 6:45
Autore: fulmini

(Quarantesima recensione)

Caro Pasquale,
ho visto il tuo film - insieme a Yoko. Ci è piaciuta molto l’idea di raccontare il mondo attraverso la ripresa della quotidianità di incontri e ritmi della vita di un negozio (di occhiali).
Grazie.
Franco (Cerase)
Inviato: 23/1/2017 7:42  Aggiornato: 23/1/2017 7:42
Autore: fulmini

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

In 18 giorni (dal 5 gennaio ad oggi): 750 visualizzazioni, 30 condivisioni Facebook, 41 commenti/recensioni, 7 donazioni.
Molti sono scettici sulle potenzialità culturali, intellettuali e morali della Rete, e del social network in particolare. Ma la pubblicazione di questo film in Rete (il numero degli spettatori e delle condivisioni, la qualità delle recensioni e la consistenza delle donazioni) prova che un vero scambio, e un autentico dialogo, sono possibili tra autori e spettatori, che la cultura democratica e l'economia solidale sono vive e crescenti.
Inviato: 25/1/2017 7:03  Aggiornato: 25/1/2017 7:26
Autore: fulmini

(Quarantunesima recensione - e dialogo conseguente)

Carissimo Pasquale è passato un po' di tempo, ma come promesso ho visto il tuo bel film. Non sono in grado di formulare una critica, ma posso dire che la sensazione che ho avuto è quella di una porta che non si apre verso l'interno, ma all'esterno di mondi dai colori inattesi... Bello!
Guido Chinellato

Sono contento del tuo apprezzamento, Guido. E ti faccio notare, entrando in dialogo - istantanea e diretta possibilità che ci offre la comunicazione internet, che sei perfettamente in grado di formulare una critica cinematografica. Di fatti hai scritto: "la sensazione che ho avuto é quella di una porta che non si apre verso l'interno ,ma all'esterno di mondi dai colori inattesi". E' questa una notazione critica chiara e tonda, che descrive nello stesso tempo il film e il tuo modo personale di sentirlo (e comprenderlo e capirlo). Hai così messo in pratica la regola d'oro della critica di ogni arte, definita da Harold Bloom con queste parole: "La critica è l'arte di rendere esplicito l'implicito."
Pasquale Misuraca
Inviato: 25/1/2017 8:46  Aggiornato: 25/1/2017 9:35
Autore: fulmini

(Quarantaduesima recensione - e dialogo con Aldo Piroso)

Caro Pasquale,
ho visto il tuo film con un po' di ritardo. Mi è piaciuto molto, l'idea è veramente nuova e interessante. Poi, devo dirti, non mi aspettavo di vedere entrare in scena Mimmo e mi sono commosso. Mi ha molto addolorato la sua scomparsa e mi è dispiaciuto non essere a Roma in quel periodo.
Causa del mio ritardo nel vedere il tuo film è che stavo finendo di montare il mio ultimo video sulla Grecia "Caffè Athinàs", e volevo che fosse visibile entro oggi/domani, quando ricorrono due anni dall'inizio del governo Syriza, dal momento che cerca di rappresentare la situazione attuale. Dura 32 minuti, l'ho messo su youtube, e mi piacerebbe che tu lo vedessi e mi dicessi che cosa ne pensi. Ti allego il link:
https://youtu.be/ns1yctZRpQY
Naturalmente, se dovessi trovarlo interessante, comunica il link anche ai tuoi amici. Condividiamo la stessa idea rispetto alla diffusione delle opere, il passaparola, il rapporto interpersonale, la navigazione internet. Non serve che spenda ulteriori parole per convincerti.
Buona visione e a risentirci.
Un abbraccio.
Aldo Piroso

Caro Aldo,
sono contento del tuo apprezzamento del mio film 'Il Negozio'.
Veniamo al tuo documentario. Grazie per avermelo fatto conoscere: è ottimo, dovrebbe essere largamente diffuso e attentamente discusso sui grandi mezzi di comunicazione di massa, a cominciare dalla Televisione - che era nata, ricordiamolo, come 'finestra sul mondo' ed è diventata, lo constatiamo ogni giorno, una 'finestra sul cortile'.
I pensieri, le analisi, dei protagonisti del documentario sono strazianti, nella loro impotenza e disperazione. A mio modo di vedere, parlo ora da scienziato della storia e della politica, manca loro la consapevolezza che questa è una crisi di civiltà. Manca a loro, come agli italiani, ai francesi, ai cileni e via elencando. E questo accade anche perché le comunicazioni di massa ripetono ossessivamente da otto anni che questa crisi è un'influenza, e prima o poi passerà come tutte le influenze. Ma le crisi di civiltà si superano soltanto attraverso la costruzione di nuove civiltà, come è accaduto molte volte nel corso della storia. Per esempio, la crisi della civiltà medioevale è stata superata dalla costruzione della civiltà moderna, in concreto: attraverso la costruzione di nuove scienze, nuove arti, nuove economie, nuove politiche, nuove etiche, nuove pratiche.
Ecco: penso che la civiltà moderna sia in crisi strutturale, ma nello stesso tempo penso che dalle sue ceneri stia nascendo una nuova civiltà, la civiltà degli umani creativi e autonomi e solidali. Ho scritto, con Luis Razeto (il teorico dell'economia di solidarietà) un ebook su questo tema, si intitola La Vita Nuova. Forse ti interessa, forse interessa i greci impotenti e disperati. Se sei, come immagino, in rapporto culturale continuo con loro, dici loro che sono disposto ad andare ad Atene, ad esporre in forma seminariale la mia ricerca scientifica e la mia proposta teorica. Se non ora, quando?
http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=3518
Ci leggiamo, ci vediamo.
Pasquale Misuraca
Inviato: 25/1/2017 20:41  Aggiornato: 25/1/2017 21:24
Autore: fulmini

(Quarantatreesima recensione)

“Il Negozio” secondo me - di Giuseppe La Russa

Non mi sembra importante stabilire se il nuovo lavoro in video di Pasquale Misuraca sia più un film, un documentario, un documento “ reale” o un racconto di fantasia..
“Il negozio” è, a prescindere dalle possibili definizioni, un’opera originale e stimolante per l’assunto di partenza, lo sviluppo delle idee di base e la realizzazione visiva.
Dopo le prime immagini che inquadrano il negozio di ottica di un amico, l’autore ci informa sulla “vera” origine delle immagini che vedremo. Lui non le ha create, ne è soltanto venuto in possesso. In che modo? Le immagini registrate per un certo periodo da videocamere di sorveglianza in quel negozio (consigliate dallo stesso cineasta ) gli sono state consegnate dalla moglie dell’ottico, dopo la scomparsa di quest’ultimo.
Ritrovandosi con questo materiale tra le mani e,soprattutto, davanti agli occhi, P. Misuraca è stato sollecitato a un’operazione di montaggio creativo, alla ricerca di senso e significato.
Non c’è alcun dubbio, oggi siamo letteralmente circondati da strumenti tecnologici produttori di immagini e sempre più tendiamo a rassegnarci a una condizione di oggetti passivi di visione e di controllo.
Se così stanno le cose, questo film è l’ipotesi compiuta di un’idea di riscatto, di una trasformazione da oggetti passivi e rassegnati a soggetti attivi di una nuova visione creativa.
Durante la visione del film scorrono, davanti ai nostri occhi, situazioni, personaggi, altri occhi, tanti occhiali, una quotidianità operosa intrisa di realtà e surrealtà ( il negozio si colloca nel quartiere romano che l’autore conosce molto bene perché da tempo ci vive e lavora).
E’ per alcuni aspetti la “rappresentazione” della realtà di ogni giorno; sono volti e corpi di amici dell’ottico, clienti, turisti, passanti. Il tono è spesso surreale, ironico, divertente. Talvolta malinconico, inaspettato e struggente.
Un uomo e una donna che improvvisamente colpiti da amoroso fulmine iniziano a ballare, prima un tango e poi una tarantella. Un amante offeso, desideroso di vendetta. Un anziano che spera di trovare un rimedio personale all’ineluttabilità della morte. Un cliente ( il nostro amico comune Franco Chiarini ) il quale, con sdegno, rifiuta i nuovi occhiali ,“colpevoli” di una capacità di visione eccessiva e, pertanto,inaccettabile. L’autore stesso in visita all’amico ottico.
Di tanto in tanto il mondo esterno fa irruzione . A saracinesca chiusa, al buio, non vediamo ma sentiamo: i clamori di una manifestazione, le voci degli scioperanti, uno sparo, il suono di un’ambulanza. La realtà si manifesta ancora nelle immagini video di un aereo ammarato nei pressi di una spiaggia affollata di bagnanti increduli o in altre durissime immagini di repertorio che mostrano dei corpi sfigurati recuperati in fosse comuni.
Poi riprende la vita del negozio-set: una coppia di anziani fascinosi, ladri di occhiali da sole. Un pittore che ha quasi perso la vista (l’artista Mimmo Pesce, recentemente scomparso). Un fotografo che comincia a discutere di Degas e del rapporto tra visione, pittura e scultura. E, nella parte finale, un nobile omaggio alla letteratura con un vibrante monologo d’attore tratto da “I promessi sposi”sul tema della necessità del perdono.
Le immagini sono scandite da luci che si accendono e spengono, dalla chiusura e apertura della saracinesca del negozio, dall’alternanza di luce e buio.
Occhi che si aprono e chiudono. Dormire, forse sognare..
L’andamento del film ci fa pensare al sogno. Al meccanismo con il quale i sogni si sviluppano. Sappiamo che per l’autore essere regista vuol dire semplicemente sognare più degli altri e desiderare di condividere i propri sogni.
Forse qui vuole anche invitarci a riflettere sulle nostre visioni quotidiane: i fotogrammi,le scene, i frammenti di vita che incessantemente scorrono davanti ai nostri occhi e che dobbiamo, con tenacia e insistenza, tentare di “montare” per fargli acquisire forma e senso. Solo attraverso tale sforzo creativo possiamo sperare di potere interpretare il mondo in cui viviamo.
Non a caso la dedica finale è indirizzata a coloro che vedono troppo.
Inviato: 26/1/2017 11:00  Aggiornato: 26/1/2017 11:00
Autore: fulmini

(Quarantaquattresima recensione)

Pasquale, ciao. come stai? ho visto il film, che ho trovato piacevole, zavattiniano. mi sono piaciuti i vecchi che rubano gli occhiali, il pittore e la storia di Degas. e moltissimo la canzone degli occhi belli. invece ho trovato un po’ forzato e teatrale il ballo iniziale (più che poetico mi sembra meccanico) e un filo lunga la parte finale con Parrillo.
Fede
(Federica De Paolis)
Inviato: 27/1/2017 17:17  Aggiornato: 27/1/2017 17:17
Autore: fulmini

(Quarantacinquesima recensione.)

Pasquale, ho visto il tuo lavoro con grande apprezzamento.
Rocco Virgilio
Inviato: 29/1/2017 20:59  Aggiornato: 30/1/2017 6:52
(Quarantaseiesima recensione)

Ad un anteriore commento, aggiungo che il film Il Negozio produce in noi un cambiamento - in ampiezza e profondità - nello sguardo che abbiamo sul mondo, sia quello vicino che quello grande ed alieno. Questo viene chiaramente in luce leggendo i commenti, recensioni e apprezzamenti di coloro che lo hanno visto, e che occorre leggere.
Luis Razeto

(Dialogo con Luis Razeto)

Salve, Luis.
Sono anch'io molto colpito dalla profondità e ampiezza delle notazioni critiche manifestate dagli spettatori in Rete.
Vorrei mettere in evidenza in particolare il fatto che, grazie alla Rete, ed ai social network, si realizza per questa via un diretto rapporto tra spettatore e autore, e che questo rapporto è di genere democratico in quanto lo spettatore agisce su un piano di parità nella relazione con l'autore. Questa novità è favorita grandemente dal fatto che gli spettatori comunicano attraverso la scrittura, una forma di comunicazione/espressione che consente una calma riflessione e una chiara espressione di ciò che hanno sentito-compreso-capito visionando l'opera. E anche l'autore, leggendo con tutto il tempo e l'attenzione che lo scambio merita, ed entrando in dialogo per iscritto, ha modo di pensare bene e serenamente dire.
Così, non soltanto l'opera si rivela sempre più, ma sempre più si arricchisce, diventando in atto ciò che è in potenza: un'opera aperta, una faccenda che non riguarda soltanto l'autore come sacerdote di un rito misterico, ma anche gli spettatori come partecipanti attivi di una attività civile, cittadina, democratica. E adesso, mentre scrivo, mi viene in mente di associare (forse iperbolicamente e forse no) questo processo intellettuale e morale che stiamo sperimentando nel presente al passaggio storico che si realizzò nella Atene del sesto secolo a.C. dalle processioni religiose al teatro civile - cioè alla tragedia di Eschilo, Sofocle, Euripide, che costituì uno dei motori culturali e sociali e politici del miracolo greco.
Pasquale Misuraca
Inviato: 30/1/2017 13:43  Aggiornato: 30/1/2017 14:09
Autore: fulmini

(Quarantasettesima recensione - questa è una recensione parlata, colta al volo.)

'Il Negozio' non è un film, è un documentario.
Bruno

Riporto questa recensione orale senza sottovalutarla, e senza sopravvalutarla. E' l'opinione di una persona che conosco e stimo, un popolano verace, simpatico, intelligente. Lui la considera una stroncatura, io un complimento. Secondo me ha ragione lui: ho girato un documentario e l'lo finto un film.
Mi viene in mente ora che scrivo il sublime testo critico di Roberto Longhi, che include il giudizio di un biografo antico del Caravaggio pittore della Maddalena dolente: '...Caravaggio dipinse la povera ciociarella tradita "e la finse per Maddalena"...'
https://it.wikipedia.org/wiki/Maddalena_penitente_(Caravaggio)
Pasquale Misuraca
Inviato: 30/1/2017 16:29  Aggiornato: 31/1/2017 8:22
Autore: fulmini

(Quarantottesima recensione)

Sul film IL NEGOZIO come opera d'arte scriverò semmai un'altra volta. Vorrei fare qui una critica diciamo "ideologica". La seguo da tempo, su facebook, sul suo sito officina, su questo sito rivista che è sempre meno rivista, ho anche letto il VANGELO LAICO SECONDO FELICIANO che ha scritto con quel cileno non mi ricordo come si chiama. E mi era parso che Lei non condividesse l'etica cristiana del perdono, ma qui nel film l'etica del perdono la fa da padrone e addirittura lo conclude. Non Le pare ideologicamente contraddittorio questo?
G.S.

(Dialogo con G.S.)

Buon giorno, G.S., e grazie dell'attenzione. La Sua critica ideologica è diretta verso la mia persona: Lei crede di individuare una incoerenza interna al mio pensiero: da un lato, leggendo una serie di testi dei quali sono autore, nota che non condivido l’etica cristiana del perdono, e dall’altro nota che il film ‘Il Negozio’ è dominato dall’etica cristiana del perdono.
Per risolvere il problema della mia apparente incoerenza, occorre distinguere la mia persona dal personaggio che impersono nel film.
Direi, per semplificare, che il personaggio che impersono nel film non coincide perfettamente con la mia persona (ogni autore è disseminato in varie proporzioni in tutti i personaggi delle sue opere), e quanto a cosa penso personalmente dell’etica cristiana del perdono, ecco chiaro e tondo un mio breve testo intitolato ‘Le tre etiche’:
“Le etiche dominanti sono due, l’etica della vendetta (ebraica, per esempio) e l’etica del perdono (per esempio cristiana). Non condivido teoricamente nessuna delle due e non le attuo praticamente. La vendetta e il perdono sono entrambi da rifiutare, perché reazioni automatiche, perché atteggiamenti pregiudiziali, perché forme della coazione a ripetere. Invece, ogni volta che ricevi un’offesa, un torto, un danno, rifletti e decidi la risposta che merita l’ingiustizia, la cattiveria, il male. Decidi ogni volta per quella volta, non una volta per sempre. Sii ogni momento libero dal passato, dalle abitudini, dalle tentazioni. Sii libero.” http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/essays/73-brevi-cenni-sulluniverso.html?start=7
Pasquale Misuraca
Inviato: 30/1/2017 18:47  Aggiornato: 31/1/2017 8:12
(Quarantanovesima recensione)

Il Negozio ha tutta l'energia propulsiva di un punto di partenza e la solidità rotonda di un punto d'arrivo. E' la cronaca di anni di sperimentazione sulla natura e le tecniche di realizzazione del punto di vista nel cinema, una disamina e un azzardo che racconta il cinema e lo proietta in una sua dimensione futura. Guardando il film ci si chiede spesso che cosa sia che stiamo guardando e, cosa più importante, chi è che sta guardando queste scene. Le videocamere di sorveglianza, una presenza invisibile che ci guarda tutti, raccolgono filmati inutili, che nessuno guarda mai e la cui importanza si svela solo di fronte a eventi eccezionali: una rapina, un omicidio o, come in questo caso, la cronaca di una vita spezzata.
Il Negozio però non è uno dei soliti esperimenti in cui le videocamere di sorveglianza sono solo un vezzo, una scusa, è un modo strumentale di utilizzare un mezzo che permette di mescolare oggettività e soggettività nel puro cerchio vitreo di una videocamera immobile.
Grazie al Negozio si apre una nuova stagione di studio e realizzazione della soggettività oggettiva nel film, un esordio compiuto che prelude a sviluppi inattesi.

Associo a questa acuta quarantanovesima recensione che rivela a me stesso di aver composto "la cronaca di una vita spezzata" e pone a tutti la domanda sul "chi è che sta guardando queste scene", una nota di Luis Razeto, suscitata da uno dei miei primi lavori audiovisivi che hanno aperto, 25 anni fa, questa ricerca, questa forma di cinema: 'La bobina dell'occhio ferito': http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/video/118-labobinadellocchioferito.html?start=2
Pasquale Misuraca
Inviato: 31/1/2017 18:14  Aggiornato: 1/2/2017 7:13
Autore: fulmini

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

In 26 giorni (dal 5 gennaio ad oggi): 880 visualizzazioni, 31 condivisioni Facebook, 49 commenti/recensioni, 11 dialoghi, 7 donazioni.
Molti sono scettici sulle potenzialità culturali, intellettuali e morali della Rete, e del social network in particolare. Ma la pubblicazione di questo film in Rete (il numero degli spettatori e delle condivisioni, la qualità delle recensioni e la consistenza delle donazioni) prova che un vero scambio, e un autentico dialogo, sono possibili tra autori e spettatori, che la cultura democratica e l'economia solidale sono vive e crescenti.
Inviato: 1/2/2017 16:53  Aggiornato: 1/2/2017 17:07
Autore: fulmini

(Cinquantesima recensione)

Uno spettatore che mi ha preceduto ha scritto a proposito della scena dell'amico dell'ottico che parte in quarta con una cliente e l'invita a ballare e scappano insieme senza salutare che lui ha avuto sì una volta un colpo di fulmine ma è rimasto fermo e confuso, altro che invitare e ballare e fuggire.
Posso chiedere se a Lei è mai toccato un colpo di fulmine? E come ha reagito?
Il film nel suo insieme mi gira ancora in testa, magari le scrivo un'altra volta.

(Dialogo sul colpo di fulmine e le possibili reazioni)

Salve.
L'ho avuto sì un colpo di fulmine. Mezzo secolo fa. Dura ancora - vivo da allora con la donna che m'ha fulminato. Come ho reagito in quel momento? Ho continuato a muovermi senza sentire la terra sotto i piedi - forse per questo la scena del colpo di fulmine inserita nel film è una scena di danza.
Ma vorrei indicarLe su questo tema un film che ho visto giusto ieri sera accanto alla mia donna fulminante: La bonne année di Claude Lelouch - abbastanza buono, ma la reazione di lui alla visione di lei, se lo vedrà, non la dimenticherà più. Buon pomeriggio!
https://www.youtube.com/watch?v=uieFHVB6Fbw
Inviato: 3/2/2017 8:14  Aggiornato: 3/2/2017 8:14
Autore: fulmini

Poco fa (3 febbraio 2017) ho letto un articolo de larepubblica.it il quale informa di una ricerca scientifica pubblicata su 'Scienze' dal gruppo di ricerca di Chiara Cirelli e Giulio Tononi all'Università del Wisconsin, a cui ha collaborato anche Michele Bellesi dell'Università Politecnica delle Marche. La ricerca mostra e dimostra che lo scopo del sonno è quello di farci dimenticare i ricordi inutili: http://www.repubblica.it/scienze/2017/02/02/news/lo_scopo_del_sonno_dimenticare-157464267/
Qualche tempo fa, in un breve video, cercando di individuare una possibile funzione sociale di questo mio sesto film, ho detto qualcosa del genere (i ricercatori parlano del sonno, io del sogno), che forse può interessare gli spettatori riflessivi del film e i lettori curiosi più in generale:
https://www.youtube.com/watch?v=bq1JpvLshog&t=15s
Pasquale Misuraca
Inviato: 4/2/2017 18:37  Aggiornato: 4/2/2017 18:54
Autore: fulmini

(Cinquantunesima recensione)

Hai fatto una sperimentazione interessante che ha suscitato molta attenzione, anche grazie al mezzo (che ancor di più, in questo caso, dimostra di essere "il messaggio); ma io non sono cinematograficamente "ateo", CREDO ancora nella possibilità di intraprendere una DIREZIONE. Per me la struttura, la forma, il linguaggio è pari al contenuto, o forse di più. Ecco perché sono d'accordo con te quando dici: non mi interessa il risultato dell'incontro di tennis. Allo stesso modo io guardo la F1 o conosco il finale di un film o di un libro.
Credo ancora che l'arte debba sempre andare oltre la realtà che oggi ci sommerge e ci condanna al quotidiano h24, privandoci dello spazio da dedicare ai sogni.
Giovanno Scarfò
Inviato: 6/2/2017 6:59  Aggiornato: 6/2/2017 7:00
Autore: fulmini

Riflessioni suscitate in me in quanto autore dal primo mese di pubblicazione in Rete (dal 5 gennaio al 5 febbraio 2017) del film 'Il Negozio':
https://www.youtube.com/watch?v=yM8Ry_1lHKY
Inviato: 6/2/2017 12:08  Aggiornato: 6/2/2017 12:08
Autore: fulmini

(Cinquantaduesima recensione)

Caro Pasquale, un film bello e insolito, che mi sono gustata ieri sera un paio di volte, attratta anche dai sottotitoli in inglese, che così bene rendono, a loro volta, la storia; o meglio, le storie.
Parlo dal punto di vista del contenuto, perché non sono in grado di giudicare la tecnica. Una sfilata di situazioni e di personaggi che toccano tanti aspetti della vita e delle diverse modalità umane di affrontarla; e che lo fanno con molta poesia e delicatezza, sottolineando sia gli aspetti sorprendenti e gioiosi di esistenze di ordinaria quotidianità, sia quelli più ossessivi e dolorosi (il bambino che gioca e fa ridiventare bambino l'ottico, la cliente che bacia appassionatamente il negoziante o forse "la ditta" che l'ha omaggiata, i due che ballando si innamorano a prima vista, gli amici che vengono a fare due chiacchiere o si vengono a confidare con l'ottico; ma anche i vecchietti che rubano, la cieca che sceglie gli occhiali da sole, il pittore che sta per diventare cieco e che come Degas decide di scolpire, il giovane ossessionato da quanto ha visto in Kosovo e tallonato dall'idea della vendetta, la scena di violenza che si sente, a saracinesca chiusa, dalla strada.
Bella l'idea dell'unità di luogo, e in certo senso anche di azione e di tempo (l'azione esercitata dalle telecamere nascoste, il tempo di apertura del negozio), che ci riporta alla sobrietà e alla semplicità del teatro classico, facendo riflettere sul fatto che un buon film si può fare, anche e forse soprattutto, puntando non tanto sugli effetti speciali, quanto su una significativa semplicità, sulle emozioni e sul coinvolgimento dello spettatore.
A me, tra tutti, sono piaciuti soprattutto gli episodi dell'innamoramento con ballo - ah quanto avrei voluto essere quella donna 🙂 - che mi ha rammentato, senza nulla togliere alla tua originalità, anche il film di Scola "Le bal" che amo molto; e quello dell'uomo che rinuncia ai nuovi occhiali perché vede troppo. E infine, azzeccata la colonna sonora con Eulalia Torricelli; e una trovata geniale e molto coinvolgente, la lettura del brano dei Promessi Sposi sul senso del perdono. Insomma, my best compliment!
Laura Ricci
Inviato: 20/2/2017 17:47  Aggiornato: 20/2/2017 17:48
Autore: fulmini

(Cinquantatreesima recensione)

Caro Pasquale,
ho finalmente visto il film 'Il Negozio'.
Mi ha divertito, incuriosito e a tratti anche commosso. Una bella idea, ben gestita nella diversità degli "episodi". Il negozio è come una scatola cinese, una matrioska, è un film che contiene tanti piccoli film, una bottega per vedere, appunto... con la licenza poetica della videocamera di sorveglianza e della mdp (apparentemente) fissa. I punti di vista sono interessanti, e anche un leggerissimo avvicinamento della mdp, a un certo punto...
Alessandra Lischi
Inviato: 25/2/2017 17:46  Aggiornato: 25/2/2017 17:46
Autore: fulmini

(Cinquantaquattresima recensione)

Ho visto il film. Molto originale. Gradevolissimo.
Antonio Caccamo
Inviato: 9/3/2017 5:56  Aggiornato: 9/3/2017 6:16
Autore: fulmini

(Cinquantacinquesima recensione)

Ciao Pasquale...finalmente ieri sera ho visto il tuo film. Mi sono commossa nello scoprire come è nato, mi sono divertita a curiosare tra i bizzarri clienti del negozio, e ho avuto diverse occasioni per pensare.
In particolare quell'uomo che - una volta provati gli occhiali nuovi - dice al tuo amico ottico che non vanno bene perché: "vedo troppo" ...mi ha fatto pensare a me...a quando non indosso i miei occhiali pur essendo miope. Per non vedere troppo. Grazie.
Daniela Maugeri

Salve, Daniela.
Sono contento che il film t'abbia divertita e fatta pensare.
La storia del cliente che non vuole vedere troppo è una delle storie veramente accadute nel Negozio di Daniele, il quale per anni mi ha raccontato ciò a cui aveva assistito lavorando come ottico.
L'ho inserita nell'opera pensando specialmente a tutti coloro ai quali vado mostrando da decenni (con i miei - e di Luis Razeto - libri e saggi di Scienza della storia e della politica) che questa che stiamo vivendo è una crisi di civiltà, ma non ci credono, tirano a campare aspettando che la crisi passi come passa un raffreddore, e pensano che Luis ed io stiamo esagerando, come hanno esagerato prima Gramsci e poi Pasolini. Insomma non vogliono vedere troppo - perché vedendo troppo dovrebbero rimboccarsi le maniche e il cervello e il cuore e partecipare attivamente, elaborativamente, alla soluzione teorica e pratica, intellettuale e morale, della crisi della vecchia civiltà moderna: http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=3518
Buona giornata.
Pasquale Misuraca
Inviato: 29/3/2017 10:33  Aggiornato: 29/3/2017 10:34
Autore: fulmini

(Cinquantaseiesima recensione)

Il tuo film è geniale, quasi struggente in questa soggettiva di un negozio che diventa il computer HAL, e spia le misere e tenere minuzie della vita quotidiana.
Francesca Fini
Inviato: 26/4/2017 11:45  Aggiornato: 28/4/2017 6:54
Autore: fulmini

(Nota supplementare di Daniela Lucarini - da Facebook)

Buon giorno, Pasquale, l'ho rivisto, come sai. Repetita iuvant: la lunga scena del perdono , che nella mia prima visione del film, da non credente quale sono, mi aveva un po' infastidita per la sua lunghezza, nella seconda visione mi ha fatto capire, proprio per il lungo insistere sul perdono, che li' si stava parlando non di religione, ma di Umanita'.

(Dialogo supplementare con Daniela)

Salve Daniela. Trovo la tua osservazione acuta: in effetti io cerco sempre di allargare i campi della riflessione fino ai totali. Forse ti interessa un crito-film che ho pubblicato in questi giorni e tratta de 'Il Negozio': http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/essays/183-mappa-del-sesto-film.html
Inviato: 28/4/2017 20:23  Aggiornato: 9/5/2017 10:29
(Cinquantasettesima - anonima - recensione)

Fantastico
Inviato: 9/5/2017 15:10  Aggiornato: 12/5/2017 0:49
Autore: fulmini

(Cinquantottesima recensione - primo tempo, e primo tempo del dialogo)

Caro Pasquale, sto vedendo il tuo film con molto interesse. Purtroppo debbo uscire per un impegno, poi riprenderò. La sequenza del ballo è davvero bella, sorprendente, anche toccante. Chissà se i due si sono fidanzati, dopo quel caffè. Una scena così cinematografica da sembrare studiata e preparata ad arte. Ma non è così, altrimenti non l'avresti montata.
Michele Anselmi

Tutte le scene de 'Il Negozio' sono studiate, Michele, e tutte improvvisate. I due nella vita sono sposati, si amano molto e si beccano molto. Li ho scelti anche per questo, per questa loro tensione polemica/amorosa (oltre al fatto che sono entrambi danzatori dilettanti e danzano insieme da sempre). Ho detto loro che la musica che avrebbero danzato mossi dal colpo di fulmine aveva uno svolgimento fortissimamente sessuale, e avrebbero dovuto fare l'amore danzando fino all'orgasmo. Ho lasciato a loro la libera preparazione della coreografia, che hanno preparato nella loro casa, abbiamo fatto una prova nella casa di Alexandra e mia, e ho realizzato due sole riprese. Quando ho visto, la sera, a casa, da solo, la ripresa che poi ho montato con Alessandro, ho pianto. Ho compreso la profondità dello svolgimento sessuale del testo musicale nel 2009: lavorando al sito-rivista Fulmini e Saette su una musica proposta da Venises Venises: http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=1605
Pasquale Misuraca
Inviato: 12/5/2017 0:50  Aggiornato: 26/5/2017 3:41
Autore: fulmini

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

In quattro mesi: 1575 spettatori, 31 condivisioni Facebook, 58 recensioni, 14 dialoghi, 7 donazioni.
Molti sono scettici sulle potenzialità culturali, intellettuali e morali della Rete, e dei social network in particolare. Ma la pubblicazione di questo film in Rete (il numero degli spettatori e delle condivisioni, la qualità delle recensioni e la consistenza delle donazioni) prova che un vero scambio, e un autentico dialogo, sono possibili tra autori e spettatori, che la cultura democratica e l'economia solidale sono vive e crescenti.