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racconti di poche parole : Memorie dal condominio - 2
di fulmini , Sun 4 December 2016 5:00
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(Ri-pubblico qui per i lettori del sito-rivista il fulmine uscito ieri su Alias, supplemento culturale del manifesto inteso come quotidiano - sul quale tengo una rubrica da 10 anni: i miei fulmini escono il primo sabato di ogni mese.)

*

2 – La pianta mozzata

La stephanotis floribunda è rampicante, l’ho appreso trapiantandola.

Regalano alla mia complice una pianta del volgarmente detto ‘gelsomino del Madagascar’. Il vaso che la contiene è piccolo, la pianta soffre visibilmente (sono nipote di contadini e comprendo il linguaggio vegetale), la trapianto tosto in un vaso grande sul balcone.

Esplode, proiettando rami tentacolari in ogni direzione. Assicuro alla ringhiera di ferro fuso un traliccio di canne di bambù, non le basta. Tendo un filo di ferro filato tra la chiostrina e l’ultimo stenditoio, lo arpiona, vi si attorciglia fino agli estremi e li usa come corvi d’abbordaggio dei riccioli di ferro battuto che reggono il balcone della vecchia di sopra e sale, conquista la sua ringhiera, ramifica allegramente, fiorisce generosamente.

Bella di giorno, con le sue foglie carnose verde scuro alternate dai fiori bianchi cerei a forma di imbuto capovolto e coronato da una stella, di notte la stephanotis floribunda è fonte viva di un inebriante profumo. Ragione per cui i suoi fiori sono i preferiti sulla soglia della prima notte. La vecchia non reagisce subito all’assalto, probabilmente bigotta com’è le ricordano il protomartire lapidato dall’apostolo: Stefano infatti viene dal greco Στεφανος e vuol dire corona. Ma poi arriva il frutto.

Su uno dei rami della pianta mia abbracciati al suo balcone cresce un frutto a forma di turgida prugna bipartita (diciamola tutta: a forma di glande). E un pomeriggio raccolgo uno scambio della vecchia con la portiera intorno a “questo coso”. “È il suo frutto – la rassicura la portiera anche lei di origini contadine -. Contiene semi che sono molto pelosi, che quando il frutto si apre si lanciano nel vento.” Silenzio della vecchia. Dopo qualche giorno incrocio la portiera che sale da lei impugnando una forbice da poto: “Dice che i semi pelosi le entreranno in casa. M’ha chiesto di mozzare dal suo balcone fino dove posso il gelsomino africano.”

Da allora, ogni volta che una delle maledette mollette della maledetta vecchia piombava sulle mie piante la spezzavo e la lasciavo in bella vista ai suoi occhi. Tu mozzi, io spezzo.


Memorie dal condominio - 1 - La vecchia pulita
http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=4084

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