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racconti di poche parole : Memorie dal condominio - 1
di fulmini , Mon 7 November 2016 5:00
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(Il professore in pensione della scala b mi chiede di pubblicare qui, “in incognito: Elena docet”, una collana di Fulmini e Saette. Riesce a contenersi nelle 2500 battute? – rilancio. Promette. E sia. La rubrica diventa condominiale.)

1 – La vecchia pulita

Se n’è andata da un giorno all’altro, la guerra è finita.

La aspettavo al ritorno dalle sue vacanze estive, per vendicarmi tirandola giù attaccata a una tenda o un lenzuolo, o sforbiciando uno dei suoi maledetti sipari in pieno giorno, alla luce del Sole. Niente: è andata a morire di emorragia celebrale su una spiaggia adriatica. Certo, al mare, ossessionata com’era dall’acqua e dalla pulizia. (In questo somigliava, senza saperlo, ad Archimede, che si lavava spesso e morì davanti al mare.)

Vedere si vedeva poco. Dalla strada era più probabile: arrampicata almeno una volta alla settimana, a novant’anni suonati, in cima a una scala a soffietto, intenta a lustrare le sommità delle persiane. O protesa dalla finestra a scuotere strofinacci e pettinare spazzole. Dal cortile invece si intravvedeva appena, quando se ne coglievano dal balcone, il mio sottostante intendo, le mani secche e lente, sempre nell’atto di stendere e mai nell’atto di ritirare. I sipari del cielo.

Si sentiva indirettamente. Gli scarichi del bagno, di mattina prestissimo – dalla cucinetta nella quale preparavo il primo caffè. I trascinamenti inspiegabili del suo mobilio di sera e di notte – oltre il soffitto a crociera della mia camera da letto. Le voci dei giornalisti e degli attori e dei cantanti e degli ospiti della televisione, sorda com’era. E le chiamate della portiera (astuti calchi delle lamentazioni dei lemuri del Madagascar) dalla chiostrina decorata da fioriere tutte scheletricamente vuote di vasi e di piante, per farle lucidare o incerare chissà cosa o chi ancora.

Ogni giorno di tutte le stagioni la vecchia lavava o rilavava qualcosa di lungo e largo e smisurato e lo stendeva tra me e lo spicchio di cielo che mi toccava mentre seduto al computer cambiavo il mondo. Addio Sole, addio nuvole, addio aeroplani, addio uccelli, addio gialli e grigi e rosa e bianchi e azzurri. Ma dico io: come si fa, senza il cielo e i suoi abitanti? Se la tua diventa, da finestra sul mondo, finestra sul cortile, come fai a pensare in grande, a farti i fatti degli altri?

E adesso, cosa sarà la mia giornata senza la vecchia e i suoi sipari?

(Alias, sabato 5 novembre 2016 / Rubrica 'Fulmini e Saette')

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