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agathotopia : Il mistero dei vasi scomparsi
di unviaggiatore , Mon 24 October 2016 6:00
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Il mistero dei vasi scomparsi, di Giuliano Cabrini

I

Al centro di un grande tavolo, nel salone del circolo dei letterati, c'erano due bellissimi vasi di onice. Il salone era grande, arredato con mobili d'antiquariato, molti libri, due grandi finestre illuminavano la sala, c'erano molte cose di valore. A Luigi piacevano soprattutto i due vasi, erano uguali, sicuramente due pezzi unici, era rimasto colpito dalla loro bellezza sin dalla prima volta che li aveva visti. Era solo nella grande sala e pensò di prenderne uno, nessuno lo avrebbe visto ma doveva esserne sicuro, girò per le altre sale, nessuno. Ora poteva prenderlo, nessuno poteva vederlo, lo avrebbe messo sotto il cappotto per nasconderlo al portiere all'uscita. Tornò nel salone, sul tavolo c'era un solo vaso, allora non era solo, ormai aveva deciso, quel vaso doveva essere suo, ripercorse le altre stanze, nessuno. Prese in fretta il vaso e uscì.

II

I soci del club parlarono di quella scomparsa, decisero di non denunciare il furto, ne andava del buon nome del circolo. L'accesso era riservato ai soci e nessuno doveva pensare che fra i soci ci potesse essere un ladro, erano tutte considerate persone di grande moralità. Poteva essere entrato un ladro di notte? Non si doveva pensare che quelle stanze non fossero un luogo sicuro.
I soci sapevano che era un luogo sicuro e allora? Persino quelli che pensavano che il ladro fosse tra loro si convinsero che non era possibile, per convincersi di una cosa basta volerlo. Quel furto diventò un mistero. Si può credere senza sapere? Certo: Mistero della fede. Nel tempo la cosa fu dimenticata.

III

Luigi aveva una bella casa, la mostrava volentieri agli amici che restavano ammirati dalla bellezza dei mobili antichi.
Mostrava tutto a parte la camera da letto. Tutti i cassetti e le porte dei mobili avevano la chiave inserita. Nella camera dove nessuno entrava, mancava solo la chiave della porta di un comodino e la porta era chiusa. La chiave era nel cassetto delle posate in cucina.
A volte, quando era solo, apriva quella porticina, prendeva un bellissimo vaso di onice, lo metteva sulla scrivania e seduto in poltrona restava a guardarlo.

IV

Una mattina aveva incontrato Giovanni, non lo vedeva da anni, lui era un marinaio sempre per mare, gli aveva detto di un un furto avvenuto nel club senza però dire che cosa avevano rubato. Tornato a casa gli sembrava di aver sentito Giovanni dire la parola vaso. Non era possibile, Giovanni non poteva sapere, non sarebbe potuto entrare in un club riservato, avrebbe potuto entrare solo accompagnato da un socio e l'unico socio che Giovanni conosceva era lui, non poteva averlo visto mentre rubava.
Era preoccupato e doveva togliersi il dubbio. Aveva rivisto Giovanni e aveva ripreso il discorso,
- Ho detto vaso? Hai capito male, o forse ho detto una parola a caso -
Giovanni era sembrato imbarazzato, Luigi non era sicuro che non sapesse ma il piacere di pensarlo lo aveva convinto e tranquillizzato.

V

Il modo più sicuro per nascondere una cosa è quello di metterla in bella vista su un modesto tavolo di formica, dove nessuno penserebbe mai di guardare.
Giovanni e Dorina si baciavano abbracciati su un divano,
- Gianni,stai tranquillo, il tuo segreto è al sicuro con me -
- Lo so Dorina, ne sono sicuro -
Giovanni sapeva che Dorina avrebbe potuto dire che lui aveva rubato uno dei due vasi, avrebbe potuto dimostrare facilmente che lei non era coinvolta nel furto, ma si sarebbe capito che lei, socio del circolo dei letterati, donna di grande moralità, donna dell'alta società andava a letto con un modesto marinaio.


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Commenti
Inviato: 24/10/2016 8:08  Aggiornato: 24/10/2016 8:22
Autore: fulmini

Bel racconto breve.
Come precursori farei i nomi del Georges Simenon di Maigret e di Ennio Flaiano del Diario notturno ("erano uguali, sicuramente due pezzi unici").

Pasquale Misuraca dixit
Inviato: 24/10/2016 19:53  Aggiornato: 24/10/2016 19:53
Autore: unviaggiatore

Un racconto breve che poteva essere ancora più breve. Si poteva evitare la descrizione del salone? Che il vaso rubato da Giovanni era su un tavolo di formica? Rimarcare che Dorina lo chiama Gianni? Forse perché sono logorroico tendo a scrivere poco, ma Petros Markaris mi ha insegnato che anche una sola parola ha la sua importanza. Io leggo Markaris lentamente pensando ogni frase, ogni parola.