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iLibrieleNotti : Sei pratiche per cambiare il mondo
di fulmini , Fri 27 May 2016 4:00
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Howard Richards


Seis Practicas para Cambiar el Mundo è la conferenza che Howard Richards ha tenuto a Talca, Cile, il 29 aprile 2016. L'ho tradotta in italiano, per gli amici che desiderano molto approfondire questo tema, e conoscono poco la lingua di Miguel de Cervantes e Gabriela Mistral.

"Buon giorno. Ringrazio Julio Muñoz per l’opportunità che mi ha dato di condividere pensieri con voi. Jualio ed io ci siamo conosciuti in Santiago in un luogo che si chiama Universitas Nueva Civilización.

Partecipavamo con un gruppo di persone riunite per ripensare la politica in questo mondo complesso che c’è oggi. Il nostro progetto è costruire una nuova civiltà.

Più che una nuova economia, più che una nuova politica, manca qualcosa di più profondo, un’altra relazione con la terra, un’altra relazione degli esseri umani gli uni con gli altri, un’altra relazione delle anime con i corpi. È tutto da ripensare.
Perché niente di meno di una nuova civiltà è capace di salvare la biosfera. Questo dice tutto. Se non possiamo salvare la biosfera non possiamo salvare né la nostra specie né nessun animale e nessuna pianta. Tutto è da ripensare.

Detto questo, sorge la domanda: “Bene, però che faccio?” “Che faccio oggi?” “Che faccio domani?” “Che faccio durante il giorno?” “Che faccio di pomeriggio?” “Che faccio di notte?”

Se a noi che viviamo ora tocca il compito storico di creare una nuova civiltà, dove cominciamo? C’è una sola risposta possibile: “Qui.” Quando cominciamo? Ancora una volta una sola risposta è possibile: “Ora.”
Se ora è da poco passata la mezzanotte, “Che facciamo in questo tempo che andiamo a vivere tra ora e l’una dopo mezzanotte?” La proposta che offro per passare questa ora, questo poco tempo, è la seguente: In questo tempo che condividiamo vi suggerisco sei cose che ciascuno di noi può fare ogni giorno per creare una nuova civiltà.

In questo modo la grande idea di una nuova civiltà si concretizza. Si conosce un poco l’idea generale considerando i compiti specifici che possiamo svolgere tutti i sabati, tutte le domeniche, tutti i lunedì, tutti i martedì, tutti i mercoledì, tutti i giovedì, tutti i venerdì.

Il primo dei sei suggerimenti è leggere. Se occorre ripensare tutto, ne segue che occorre pensare. Se occorre pensare, bisogna leggere.

Sorge immediatamente un problema pratico. Se decidiamo di leggere, quando possiamo leggere? Quasi tutti siamo occupati tutto il giorno. La sera non c’è un ambiente per leggere, c’è vita di famiglia, c’è televisione, c’è Facebook, e inoltre c’è stanchezza. In che momento leggere?

Ho trovato una soluzione al problema di trovare tempo per leggere in una vita piena di attività e di distrazioni. Una soluzione molto personale. Deriva dalla mia storia personale e dalle mie caratteristiche individuali. Tuttavia credo valga la pena rivelarvela.
Dormo con facilità. Non mi costa niente svegliarmi all’alba per rispondere al telefono e poi tornare di nuovo a dormire. Quando ero giovane e sposato di recente ospitavamo un’amica che soffriva di depressione e minacciava in certi momenti il suicidio. Era solita chiamarci all’alba per raccontarci le proprie pene e godere di una qualche consolazione per il fatto di essere ascoltata. Mia moglie Carolina non poteva aiutarla. Se avesse perso il sonno durante la notte, il giorno seguente non sarebbe stata buona a nulla, come una persona drogata. Perciò toccò a me conversare con l’amica depressa a volta un’ora a volte un’ora e mezza a volte due ore tra l’una e le tre della mattina.

Oggi, mezzo secolo dopo, l’amica continua a vivere. Alla fine non si suicidò. Siamo ancora sposati Carolina e io. Non abbiamo divorziato. Non parlo più al telefono all’alba, ma leggo all’alba. Ho seguitato con il medesimo orario ma l’ho riempito con un’altra attività. Ho trovato uno spazio tranquillo per leggere senza che nessuno mi distragga. Vi dico inoltre che ora che sono adulto, e nessuno mi chiama al telefono di notte, ho cambiato orario. Vado a letto tra le dieci e le undici e dormo fino alle cinque della mattina. Leggo dalle cinque alle sette. Alzarmi presto di mattina invece di interrompere il sonno della notte è una soluzione migliore per la maggioranza delle persone. E anche per me.

Passo ora a una seconda attività che ciascuno può svolgere ogni giorno per gettare le basi della nuova civiltà: camminare. Camminare non è soltanto salutare. È anche patriottico. Difende la patria dalla contaminazione ambientale, come lo fa anche pedalare, che si può considerare un modo di camminare che si realizza in sella a una bicicletta. Camminare rende più sostenibile la biosfera. Lascia il carbone sottoterra dove deve stare senza entrare nell’atmosfera in forma di diossido di carbonio. Evita disturbare i delicati equilibri che rendono possibile la vita.

Sebbene da sempre mi ha appassionato leggere e camminare, è stato nel 1990 che mi è venuto in mente che l’abitudine di camminare potrebbe risolvere il problema della povertà nel mondo. Il 1990 è stato l’anno della prima guerra del Golfo Persico, una delle molte guerre nelle quali il petrolio è apparso come elemento motivatore. È successo che il numero delle persone che possedevano un’automobile individuale era in quell’epoca approssimatamente uguale al numero di persone che vivevano in estrema povertà, essendo entrambi le cifre superiori al miliardo. La mia idea fu di vendere l’auto, camminare o pedalare, usare i mezzi pubblici quando necessario, e il denaro ricavato dalal vendita condividerlo con una sola persona in estrema povertà. In questo modo c’era un’automobile in meno nel mondo, e anche un povero in meno.

Diceva Mahatma Gandhi che il socialismo iniziava con una sola persona. Se c’è uno poi possono esserci dieci, e poi cento, mille, e un milione. D’altra parte, se s’inizia con zero, siano quelli che siano gli zeri aggregati alla destra, la somma sarà sempre zero. Il piano fu di invitare il mondo a imitarmi, camminando e pedalando, e per questa via risolvere insieme il problema delle mutazioni ambientali e il problema dell’estrema povertà.

I risultati ottenuti seguendo il mio piano nei 26 anni trascorsi dal 1990 sono stati diversi da quelli che mi aspettavo. Prima di tutto, non ho avuto nessun seguace. Diceva sempre Peter Drucker il gran filosofo dei commerci che un leader per definizione tiene seguaci. Secondo questa definizione non sono leader.

Secondo, siccome vivo ora in Cile e il Cile è un paese dove quasi non c’è povertà estrema ai livelli che sono comuni in Africa, Asia e in alcuni paesi dell’America Latina, il denaro che non spendo per l’automobile è servito non soltanto a liberare una persona dalla fame, ma come parziale garanzia che nel quartiere dove vivo nessuno soffra la fame. Nel mio quartiere, uno dei quartieri di Limache, sono già vari anni che nessuno soffre la fame. Con la Giunta dei Vicini abbiamo organizzato un sistema di lavoro comunitario pagato con mercanzie e servizi. Nessuno soffre la fame perché quando qualcuno non ha lavoro può sempre fare qualcosa di utile per il quartiere e per lo meno avrà di che mangiare. Succede che alcuni vicini non tengono lavoro in certi periodi dell’anno perché svolgono lavori agricoli.

Dico che il denaro che spendo in automobile è soltanto una garanzia parziale che nessuno tenga fame non perché qualcuno tenga fame nel mio quartiere, ma perché la parte difficile dell’organizzare la garanzia non la svolgo io. La svolgono le volontarie della giunta dei vicini. Sono loro che organizzano il lavoro e ripartiscono le mercanzie. Lo dico anche perché ancora nella parte facile, la parte che consiste semplicemente nel camminare e condividere il denaro che avanza, siamo due donatori. L’altro è un vicino che anche cammina, anche è filosofo, che nemmeno lui tiene un’automobile, e che neppure lui tiene seguaci in questo senso e nemmeno nella sua famiglia. Il suo nome è Gastón Soublette. Gastón non è mio seguace, fa ciò che fa per sue proprie ragioni, cosicché continua a valere che non tengo alcun seguace e non sono un leader.

C’è una terza ragione per la quale il risultato del mio piano dopo 26 anni non è stato quello che prevedevo nel 1990. Questa terza ragione sostiene il terzo suggerimento nella mia lista delle sei cose che ciascuna persona può fare ogni giorno per cominciare una nuova civiltà. La terza ragione è che mi sono reso conto del fatto che l’economia attuale dipende dal consumismo. Se tenessi i molti seguaci che non tengo, il risultato non sarebbe la fine della povertà bensí la fine dell’industria produttrice di automobili. Fallirebbero anche le molte industrie che dipendono dalla motorizzazione, producendo con ogni probabilità il crollo della borsa, la caduta del PIL, e una crescita economica negativa invece che positiva. Il risultato sarebbe maggiore povertà, e non come pretendevo nel 1990 minore povertà. A maggior ragione è necessaria una nuova civiltà. Occorre ripensare tutto.

Il mio terzo suggerimento per fare qualcosa ogni giorno per costruire una nuova civiltà è condividere l’eccedente, e anche seguire gli altri valori dell’economia di solidarietà. Partecipare alla creazione di un’altra economia che non dipenda dal consumismo.

Ciascuna persona ogni giorno può partecipare a microeconomie che seguono logiche diverse dalla logica dell’economia dominante. Esistono in ogni parte del mondo e sempre sono esistite pratiche umane che dimostrano validi i valori dell’economia di solidarietà. Quei valori sono semplicemente i valori umani. Sono i valori tipici della specie umana lungo le centinaia di migliaia di anni della sua abitazione del pianeta terra.

Sono riassunti da Luis Razeto sotto l’etichetta del Fattore C. È la forza della solidarietà in economia. Accade che molte parole che nominano i valori umani comincino con C. Compagnerismo, comunità, cooperazione, collaborazione, comunione, coordinazione, comunicazione, calore, comprensione, e altre. I cristiani aggiungono Cristo, con la C maiuscola. In un’altra conferenza di questo seminario Jorge Soto ha analizzato la permacultura. La permacultura è anch’essa un’espressione dell’economia di solidarietà, ed è anche qualcosa che tutti possiamo praticare anche se in vasi in un appartamento di città. Secondo Bill Mollisson, l’australiano che la fondò, la permacultura ha tre principi di base. Essi sono: 1. Amare la terra. 2. Amare la gente. 3. Condividere l’eccedente.

Posso fare un esempio del condividere l’eccedente. Io ho eccedenza di limoni. Non ne tengo una quantità industriale ma ne tengo a sufficienza per poter regalare limoni ai miei vicini. Il mio vicino Sergio ha eccedenza di uva. Tutti gli anni nel mese di aprile Sergio fa la chicha (fermentazione non distillata) di uva e la condivide con me e non so con chi altri. Io non conosco il valore in denaro dei limoni che do a Sergio e non m’interessa saperlo. Tanto meno conosco il prezzo della chicha. Ciò che so è che per me vale più l’amicizia che il denaro. L’amicizia di un vicino vale non soltanto per ragioni sentimentali ma anche per la ragione poco sentimentale che la solidarietà dei vicini è la migliore difesa contro i ladri e gli assalitori.

Una certa quantità di antropologi e storici ha documentato che nel corso di migliaia di anni i nostri antenati hanno compreso molto bene il valore dei regali per stabilire legami di cooperazione e confidenza. L’antropologo Malinowski per esempio ha studiato i costumi di certi abitanti di certe isole dell’Oceano Pacifico. La gente della costa consegna pesce alla gente dell’interno, quella dell’interno prodotti ortofrutticoli alla gente della costa. Tutto questo con cerimonie e rituali. È evidente che certi costumi e valori antichi che ora fanno parte dell’economia di solidarietà, nella permacultura e in altri movimenti alternativi al neoliberismo dominante sono fattibili e sostenibili. La gente della costa può regalare alla gente dell’interno tutti gli anni per migliaia di anni. Ciò che non è alla lunga fattibile e che non è sostenibile è la civiltà attuale.

Voglio portare un esempio della mia personale esperienza per sostenere questa affermazione estrema ma anche così inoppugnabile. In un certo periodo della mia vita ho lavorato come avvocato in California in qualità di specialista della riorganizzazione delle imprese in fallimento. Mi toccò una volta un cliente che era il proprietario di una impresa il cui negozio consisteva nel comprare prodotti agricoli dei produttori e rivenderli a commercianti al minuto.

Il mio cliente mi disse: “Howard, so che la mia contabilità è “al revés”, a testa in giù, ma ti giuro che, se mi puoi salvare dai creditori e farmi uscire da questo pasticcio, non terrò mai più i miei conti a testa in giù.” Ciò che voleva dire il mio cliente con le parole “al revés” era semplicemente che i suoi conti pagabili erano maggiori dei suoi conti contabili. Mi stava giurando che nel futuro lui avrebbe comprato più di quanto avrebbe pagato. Non ci vuole molto a dedurre che non è possibile che tutti gli scambi si realizzino secondo quanto m’ha promesso il cliente. Non è possibile che tutti acquistino più di quanto possano pagare. Il medesimo conto che è pagabile per uno è contabile per un altro.

Come sottolineava John Maynard Keynes, nell’economia intera i pagabili devono essere uguali ai contabili. Sono gli stessi conti visti da due punti di vista. Ciò che occorre intendere, ciò che i sociologi hanno sempre compreso e che ai neoliberali costa molto intendere, è che il mercato non può mai essere l’istituzione fondamentale che regge la vita in generale. Se non vigono valori umani più fondamentali del mercato e che addolciscono e complementano le pure relazioni umane mercantili, la società non può essere né stabile né sostenibile. Tanto meno può essere efficiente, se l’efficienza è misurata con i criteri fisici del soddisfare le necessità vitali della gente in armonia con l’ambiente naturale. Il sistema liberale dominante non lo può ottenere e mantenere il benessere che la scienza ci promette. Tutti e ciascuno di noi possiamo oggi e ogni giorno vivere valori solidali, gli autentici valori umani, nelle nostre famiglie, nei nostri quartieri, e nelle nostre attività.

Vi porto ancora un esempio. Una donna anziana del mio quartiere aveva necessità di un trattamento dentale ma non teneva denaro. Mi offrii di aiutarla e lei fu convocata da una dentista di Limache che la curò e risolse il suo problema. Quando andai a saldare il conto, mi resi conto che non c’era niente da pagare. Teresa, la dentista, la curò senza denaro in cambio. In questo modo nella vita quotidiana si produce la nuova civiltà, che non consiste in altro che nel recupero dei migliori valori della vecchie civiltà.

Il mio quarto suggerimento dopo leggere, camminare, condividere l’eccedente, è la cura dell’anima. Nel caso mio vado a messa tutte le domeniche, spesso arrivo in ritardo. Nel corso della messa mi danno un foglio con letture bibliche per ogni giorno della settimana, che a volte leggo, però il più delle volte ne leggo altre, mi confesso ma non tante volte quanto devo, prego sempre.

Quando la mia anima è molto turbata, prendo una piccola dose di ravotril, o di un succedaneo di ravotril che costa meno e si chiama clonazepam. Forse qualcuno tra voi può aiutarmi col suggerimento di un calmante naturale. Sono sostenitore e utente della psicologia clinica e specialmente di ciò che si chiama psicologia comunitaria. La psicologia comunitaria contribuisce allo sviluppo del vicinariato. Penso che se ci fosse una consulenza psicologica disponibile in ciascun quartiere ci sarebbe meno violenza domestica, meno alcolismo, meno droga, e meno delinquenza.

Un elemento fondamentale della nuova civiltà è che deve essere una cultura della pace. Non posso vantarmi d’essere migliore di altri perché sono cattolico. Al contrario suggerisco come esercizio per i cattolici concentrarsi su tutto il buono che c’è tra i protestanti e tra gli umanisti e tra gli hare krishna e i praticanti lo yoga. I socialisti devono pensare al buono che c’è nel capitalismo, e i capitalisti e i partigiani del capitalismo al buono del socialismo. I cristiani devono apprezzare i musulmani e i musulmani i cristiani. Questo povero pianeta non può più sopportare guerre fratricide.

La nuova civiltà cerca l’unità dei cuori e il dialogo delle menti. Curare l’anima, in un modo o nell’altro, è compito di tutti. È compito di tutti i giorni. Chi non cura la propria anima fa male non solo a se stesso. Nuoce alla propria famiglia e alla comunità circostante e infine al pianeta. Lo ha già detto Platone migliaia di anni fa: non c’è giustizia e buon ordine nella società se non c’è giustizia e buon ordine nelle persone che compongono la società.

Il mio quinto suggerimento per costruire la nuova civiltà nella vita quotidiana è curare il corpo. Questo suggerimento non è una novità per voi. Non voglio dedicarmi a convincervi di ciò di cui siete già convinti. Mi dedico a spiegare perché la salute naturale costruisce la nuova civiltà. Comincio considerando due concetti di “valore” nelle opere del filosofo che più di ogni altro ha costruito le basi delle principali istituzioni cilene. Questo filosofo è stato Adam Smith.

Sembra incredibile che in questo paese del XXI secolo collocato alla fine del mondo, le regole del gioco che regolano la convivenza continuano a essere principalmente quelle del pensiero europeo del secolo XVIII, il cui massimo esponente è stato lo scozzese Adam Smith. Il liberismo di Smith giunse in Cile attraverso Diego Portales, e poi nella forma giuridica del codice civile di cui fu autore Andrés Bello, e poi nel pensiero di José Victorino Lastarrria e di tutti i liberali del secolo diciannovesimo. Più recentemente il Cile è stato ridisegnato dai discepoli di Smith conosciuti come i Chicago Boys.

Nel pensiero di Smith è fondamentale che ogni oggetto utile, tutta la merce vendibile, ha due valori. Ha un valore d’uso. Come valore d’uso soddisfa qualche bisogno o convenienza umana. Per citare esempi che cita lo stesso Smith il pane e la carne soddisfano il bisogno di mangiare e la birra di realizzare la convenienza di godersi il cibo. Le stesse merci hanno anche un altro valore. Il panettiere e il macellaio non ti danno il pane lavorato e la braciola di maiale perché tu ne hai bisogno, ma perché a loro conviene vendertelo. L’obiettivo del macellaio non è il tuo piacere ma il suo guadagno. Il valore nel commercio Smith lo chiama valore di scambio. È il denaro che tu scambi col panettiere, il macellaio e il birraio per conseguire l’alimentazione di cui il tuo corpo ha bisogno e il piacere che il tuo corpo desidera.

Il codice civile è stato scritto per stabilire le regole di questo gioco che si chiama mercato. Con questa precisazione fondamentale si può comparare la salute naturale che si chiama anche salute alternativa con la medicina convenzionale che si può chiamare anche la medicina industriale. La prima si dedica più al valore d’uso. La seconda più al valore di scambio. La salute naturale è una specie di contro-cultura di fronte alla medicina e all’industria farmaceutica dominanti. L’approccio della salute naturale è il corpo umano come è, e la la vita umana come deve essere. Smith non lo ha negato ed ha anche detto che l’obiettivo e lo scopo del valore di scambio è sempre stato il valore d’uso. Il denaro e il profitto non sono fini per se stessi, bensì mezzi. Ma in seguito si equivocò.

Ha sostenuto che c’è un solo modo per ottenere il benessere umano: un solo modo efficace per la produzione di valori d’uso. Molti dei suoi discepoli semplicemente si dimenticano del corpo umano, della terra, degli animali e delle piante. Per loro c’è una sola misura del valore: per loro il valore è il denaro pagato dal cliente per comprare il prodotto. È per questo che intorno al corpo, intorno alla natura, intorno alla salute come ricchezza concreta e tangibile costruisco una nuova civiltà.

Nella nuova civiltà il denaro e il mercato sono mezzi. Non sono fini, e non sono gli unici mezzi per arrivare al fine. Il fine principale è una vita sana in un ambiente sostenibile.

Passo ora al sesto e ultimo dei miei consigli per costruire una nuova civiltà. Tutti i giorni possiamo praticare l’amministrazione efficiente dei beni. Mi riferisco al praticare i valori umani in forma efficiente. In tutte le case ci sono beni sovrabbondanti che si possono regalare ai bisognosi o vendere a prezzo ragionevole in un mercato. In ogni quartiere ci sono persone che non fanno nulla, o non fanno quasi nulla. Si buttano cose che si possono riciclare. Si lasciano inutilizzate terre che possono essere coltivate.

Voglio portarvi un esempio di amministrazione efficiente basato sulla mia recente esperienza in Sud Africa. Il Sud Africa è il maggior produttore di oro nel mondo, ma le città minerarie in cui vivono i lavoratori delle miniere sono tra le più miserabili del mondo. Ciò non accade soltanto perché i soldi dei minatori sono pochi. Accade anche perché le città sono a secco e hanno poca vegetazione. Ed è anche perché nelle città non vivono soltanto i lavoratori ma anche una popolazione fluttuante con vita precaria che comprende briganti che derubano le case e stuprano le donne mentre i minatori lavorano nei tunnel sotterranei portando fuori il minerale della terra.

C’è stata recentemente una serie di scioperi nelle miniere sudafricane. Tra i numerosi accordi, alla fine degli scioperi c’è stato l’impegno delle compagnie minerarie di prendere misure per migliorare la qualità della vita nelle città in cui vivono i minatori. Consultate le compagnie minerarie, ci hanno detto – ovvero hanno detto all’istituto senza fine di lucro col quale collaboro – che in passato avevano dato consistenti somme di denaro per migliorare le città, ma senza nessun risultato positivo. Il denaro è stato sprecato quando non rubato.

Quello che abbiamo fatto con l’appoggio delle società minerarie è stato iscrivere 411 abitanti di una determinata città a un corso di “organizzazione senza limiti”. È un corso pratico nel quale i partecipanti imparano l’amministrazione dei beni in forma efficiente per realizzare i loro progetti pratici. Mentre frequentano lezioni sulla teoria dell’organizzazione.

A differenza di Smith e a differenza dei Chicago Boys, l’organizzazione senza limiti insegna che lo scopo è quello di soddisfare le necessità vitali in armonia con la natura. Non c’è alcun limite alla creatività umana per inventare mezzi per giungere al fine. Hanno scavato un pozzo profondo per avere l’acqua. Hanno formato una serie di microimprese e cooperative per coltivare la terra e rifornire i mercati di Johannesburg con alimenti biologici. C’era un nuovo spirito nella popolazione – uno spirito di cooperazione al raggiungimento del bene comune.

La morale è che l’amministrazione efficiente dei beni è qualcosa che si può apprendere, e anche che si può praticare tutti i giorni. Senza di essa la buona volontà di condividere l’eccedente può condurre a niente, come accadde nel caso delle donazioni delle società minerarie ai lavoratori prima, quando i lavoratori non sapevano organizzarsi.

Il sesto consiglio è dedicarsi a utilizzare in forma efficiente i beni che si possiedono, siano essi denaro, tempo, proprietà, talenti, competenze, o conoscenze professionali. E con questo concludo la mia presentazione.

Spero di aver mostrato che la nuova civiltà non è solamente una bella idea. È qualcosa che possiamo fare. Non è solamente un altro mondo possibile. È un altro mondo che accade."

Howard Richards

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Commenti
Inviato: 13/4/2017 5:19  Aggiornato: 13/4/2017 5:19
Autore: fulmini

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