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leOpereeiGiorni : Tintoretto secondo Daniela Menetto
di fulmini , Sun 17 January 2016 5:00
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Miracolo di San Marco, di Tintoretto


(Daniela Menetto, amica facebook intenditrice d'arte, ha tenuto una conferenza su Tintoretto a Venezia. Ecco la sua auto-descrizione.)

Tintoretto:

ho riflettuto molto su come descrivere la mia conferenza su Tintoretto. Potrei farlo così a grandi linee, visto che non scrivo mai nulla per e durante la conferenza stessa, bensì mi piace improvvisare. Ho naturalmente l´aiuto di una bella presentazione power point, che mi preparo precedentemente, sempre alla ricerca di quel senso, quel "Sinn" che più di tutti ci interessa e che Heidegger definisce in un modo cosí brillante e geniale.

Per capire un autore, in particolare Tintoretto, dovrebbe esser opportuno presentare l´ambiente e la cultura a cui esso è legato. Ebbene Jacopo Comin, detto Robusti, detto Tintoretto dalla professione del padre, comincia a costruire il suo mondo di archetipi all'interno della cultura veneziana del Cinquecento. Per un artista del suo calibro la fortuna non potrebbe essere maggiore di questa: respirare quest´atmosfera particolare della Venezia Cinquecentesca, con la presenza possente di un Tiziano, di un Veronese e con l'eredità di un Giorgione e di un Giovanni Bellini. Ma lui, pur essendo un veneziano purosangue, possiede un carattere ben diverso: un granello di pepe lo chiama il suo amico Andrea Calmo ed ha ragione. Ora, non essendo possibile imparare il mestiere di pittore... da soli, deve aver frequentato una bottega: ma quale? Dove?

Con tutta la forza della sua volontà di sopravvivere lo ritroviamo già "libero professionista" a vendere pitture per i cassoni matrimoniali sotto le arcate del Palazzo Ducale ed a produrre pannelli per la camera da letto di Vettor Pisani riproducenti i momenti più sensuali delle "Metamorfosi" di Ovidio. Rieccolo che ha la fortuna di incontrare Episcopi, che diventerà suo suocero ed è membro della Scuola Grande di San Marco. Ecco... le Scuole Grandi, un prodotto tutto veneziano di carità sociale, di sostegno muto ed importante per lo Stato e la sua rete di assistenza. Ce ne sono sei di grandi e potenti, i cui membri cercano costantemente artisti per la decorazione delle pareti della loro scuola. Ho illustrato le norme e gli scopi nonché i nomi delle Scuole Grandi, soppresse tutte tranne due... da Napoleone.

Siamo nel 1548 quando per la prima volta Tintoretto presenta il suo telero "Il miracolo di San Marco" (vedi sopra) per l'omonima Scuola Grande e provoca delle emozioni uniche, che ancora oggi a secoli di distanza riescono a sopravvivere in noi che la vediamo per la prima volta. Un turbinio di sentimenti provocati da una notizia-bomba si apre ai nostri occhi e sarà il "marchio di fabbrica" della sua arte. Quello che viene dopo è.... conferma. Ormai la Scuola di San Rocco (spoglia di teleri fino al suo arrivo) è dietro l´angolo! Con un trucco si assicura la committenza di cui ha estremo bisogno con la sua numerosa famiglia da sfamare. Un'apoteosi di San Rocco è il suo definitivo biglietto da visita e la chiave per entrare nel mondo che lui amava ed a cui voleva assolutamente appartenere. Tutto è giustificato! Anche l'uso di pigmenti più scadenti, anche la fretta, anche il disprezzo ed il rifiuto dei "colleghi". Ora la strada è aperta verso lo sviluppo totale del suo linguaggio che riconosceremo e riconosciamo nei ca. 60 dipinti ancora oggi presenti nella Scuola di San Rocco, talmente "site specific" essi sono.

Durante la conferenza li ho descritti uno per uno, sottolineando la loro eccezionalità di opere moderne, di capolavori dell'arte ed allo stesso tempo della Storia del Teatro e del grande Cinema. Tintoretto ne è il regista, assieme ai suoi amici e collaboratori che ne creano le cornici, assieme ai suoi figli ad alla moglie ritratti tutti più volte sulle tele. Un regista lui il figlio del Tintor a cui si ispirano ancora oggi i grandi come Eisenstein nella "Corazzata Potemkin" e Visconti e Fellini e Woody Allen e molti altri. Un teatro prodotto da una fantasia, da una tecnica, da un genio senza alcun limite.

Daniela Menetto

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Commenti
Inviato: 17/1/2016 7:32  Aggiornato: 17/1/2016 7:55
Quanto Tintoretto sia riuscito attraverso la sua arte ed il suo genio a dare un senso, un "Sinn", alla sofferenza umana. Nei suoi dipinti il significato di questa sofferenza, su cui il Divino incombe e compare come un Deus ex Machina, viene trasfigurato e nobilitato. Tutto con l´utilizzo di una tecnica nuova ed insolita: Tintoretto parte dal nero, dalle tenebre, per giungere alla luce del colore, del bianco, creando cosí un effetto di profonditá e di luminosità che ci rende il tutto più reale, vicino a noi e che conquisterá anche il genio di Caravaggio.
Daniela Menetto