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iLibrieleNotti : Lo Stato secondo Gramsci
di fulmini , Thu 3 December 2015 4:00
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Antonio Gramsci



Lo Stato e la sua crisi secondo Gramsci
(Ecco il testo della relazione che ho presentato al Simposio di Santiago de Chile (http://www.universitasnc.net/ciclo-politica/) Pasquale Misuraca)


Progetto ed esaurimento dello Stato

Nel 1748 Montesquieu ha pubblicato il librone Lo Spirito delle leggi, che contiene la definizione più illuminata dell’ambizioso progetto dello Stato: “Qualche elemosina fatta a un uomo nudo per le strade non basta ad adempiere gli obblighi dello Stato, il quale deve a tutti i cittadini la sussistenza assicurata, il nutrimento, un abbigliamento decente, e un genere di vita che non sia dannoso alla salute.” (1)

Nel 2014 Zygmunt Bauman ha pubblicato il libretto Stato di crisi, che contiene la constatazione più mesta dell’epilogo di quel progetto: “Dagli anni Settanta del Novecento, a poco a poco, ma in maniera sempre più evidente, gli Stati hanno dimostrato la loro incapacità di mantenere le promesse. Seriamente svuotati di potere e sempre più indeboliti, i governi degli Stati sono costretti a cedere una dopo l’altra le funzioni un tempo considerate monopolio naturale e inalienabile degli organi politici statali. ” (2)


Inizio della fine dello Stato

Dagli anni Settanta del Novecento "gli Stati hanno dimostrato la loro incapacità di mantenere le promesse"? No. Da parecchi decenni prima. La crisi dello Stato fa parte della crisi della civiltà moderna, che dal punto di vista politico generale è la civiltà degli Stati. E la crisi della civiltà moderna è iniziata nei primi decenni del Novecento.

Come ha testimoniato Johan Huizinga nel 1935, nel suo libro La crisi della civiltà: “Una crisi di civiltà è un concetto storico. Mediante la pietra di paragone della storia, mediante il confronto del nostro tempo col passato, si può dare a questo concetto un certo contenuto oggettivo. Dinanzi al giudizio storico vi sono epoche ben distinte, contrassegnate da evidenti caratteri di crisi, in cui l’avvenimento storico non si concepisce che come intensiva svolta di civiltà. Tali epoche sono {considerando soltanto gli ultimi duemila anni in Occidente}: il passaggio dall’antichità al Medioevo; quello dal Medioevo ai tempi moderni.” (3)

E prima ancora di Huizinga, Antonio Gramsci, nei suoi Quaderni (scritti a mano dal 1929 al 1935), ha descritto e spiegato la crisi nella quale ci troviamo ancora oggi a vivere come “crisi organica” della civiltà moderna. “Lo studio degli avvenimenti che assumono il nome di crisi. Quando è cominciata la crisi? La crisi si inizia almeno con la guerra {la Prima Guerra Mondiale}: la guerra fu la risposta politica e organizzativa dei responsabili”. (4)

Con l’inizio della crisi della civiltà moderna, inizia la fine dello Stato.


Crisi organica della civiltà moderna secondo Gramsci

“Crisi organica” della civiltà moderna vuol dire (riassumendo fulmineamente in cinque punti l’insieme delle Note dei Quaderni di Gramsci incentrate sul tema): 1. di lunga durata; 2. di carattere mondiale; 3. che riguarda tutti gli Stati; 4. che è economica-sociale-politica-culturale; 5. che nasce dalla rottura degli automatismi economici-sociali-politici-culturali dati e dall’emergenza di nuovi modi di sentire-comprendere-capire-agire, i quali però non arrivano a espandersi fino a sostituire i precedenti. (5)


Concetto di Stato secondo Gramsci.

Concentriamoci ora sullo Stato. Gramsci critica il concetto marxista e il concetto sociologico dello Stato, che considera parziali e fuorvianti, e propone un nuovo concetto di Stato, e fa la storia dello Stato, e ne documenta la “crisi organica”. Ma avviciniamoci al suo concetto.

Nel 1931 scrive dal carcere in una lettera indirizzata alla cognata Tatiana Schucht: “Io estendo molto la nozione di intellettuale e non mi limito alla nozione corrente che si riferisce ai grandi intellettuali. Questo studio porta anche a certe determinazioni del concetto di Stato che di solito è inteso come società politica (o dittatura o apparato coercitivo per conformare la massa popolare secondo il tipo di produzione o l’economia di un momento dato) e non come un equilibrio della Società politica con la Società civile (o egemonia di un gruppo sociale sull’intera società nazionale esercitata attraverso le organizzazioni così dette private, come la chiesa, i sindacati, le scuole ecc.) e appunto nella società civile specialmente operano gli intellettuali.” (6)

E nel 1933 scrive nei Quaderni: “Stato è tutto il complesso di attività pratiche e teoriche con cui la classe dirigente giustifica e mantiene il suo dominio non solo ma riesce a ottenere il consenso attivo dei governati.” (7)

Tenete in mente queste espressioni: “complesso di attività pratiche e teoriche”, “classe dirigente”, “dominio non solo”, “consenso attivo dei governati.” E andiamo ai concetti di Stato di Karl Marx e Max Weber.


Le concezioni ‘realistiche’ dello Stato: Marx e Weber.

Scrive Marx nel saggio La guerra civile in Francia (1871):
“Il potere statale è una creazione della borghesia; fu lo strumento che servì dapprima per spezzare il feudalesimo, poi a schiacciare le aspirazioni della classe operaia all’emancipazione. È una forza organizzata per mantenere in schiavitù il lavoro.”
“Lo Stato è l’orrendo apparato del dominio di classe.” (8)
Lo Stato è l’apparato politico moderno che organizza la forza fisica della classe dominante in funzione del dominio di classe.

Dice Weber nella conferenza La politica come professione (1919):
“Lo sviluppo dello Stato moderno viene ovunque promosso dall’avvio dato da parte del principe all’espropriazione di quei «privati» che si trovano accanto a lui investiti di un potere di amministrazione indipendente, e cioè di coloro che posseggono per proprio diritto i mezzi per condurre l’amministrazione, la guerra e la finanza, o per conseguire comunque un fine politico. L'intero processo costituisce un perfetto parallelo con lo sviluppo dell'economia capitalistica attraverso la graduale espropriazione dei produttori autonomi.” (9)
“Lo Stato moderno è un’associazione di dominio in forma di istituzione, la quale, nell’ambito di un determinato territorio, ha conseguito il monopolio della violenza fisica legittima come mezzo dell’esercizio della sovranità.” (10)
Lo Stato è l’associazione moderna di dominio che monopolizza la violenza fisica legittima come mezzo di potere.
“Perché esso esista, bisognerà dunque che i dominati si sottomettano all’autorità cui pretendono i dominatori del momento.” (11)

Tenete a mente questo ‘lo Stato esiste finché i dominati si sottomettono all’autorità dei dominatori’, perché getta luce sulla crisi di rappresentanza odierna vissuta dagli Stati.


Novità del concetto di Stato di Gramsci.

Torniamo al concetto di Stato in Gramsci, rileggiamolo: “Stato è tutto il complesso di attività pratiche e teoriche con cui la classe dirigente giustifica e mantiene il suo dominio non solo ma riesce a ottenere il consenso attivo dei governati.”

Gli elementi di novità contenuti in questo concetto di Stato sono almeno tre:

“a) lo Stato non viene definito come un ‘apparato’, una ‘macchina’, uno ‘strumento’, ma come un complesso di attività, come l’insieme delle attività delle classi dirigenti in quanto dirigenti. Questo significa che lo Stato non è più inteso come una fortezza da conquistare, come una macchina che possa essere alternativamente guidata da un personale politico o da un altro, come un apparato istituzionale che può essere posseduto da una classe o da un’altra, ma invece come insieme di azioni svolte da determinate classi, da determinate categorie sociali, da determinati gruppi dirigenti, da determinati uomini concreti;

b) le attività che costituiscono lo Stato sono attività “pratiche” e “teoriche”. Questo significa che lo Stato non è ridotto alle attività ‘amministrativa’, ‘giudiziaria’ e ‘di polizia’, cioè all’esercizio pratico del potere – attività che ne costituiscono una parte – ma comprende anche attività elaborative, produttive di ideologie, informazioni e conoscenze. Ciò vuol dire che lo Stato non è teso alla conservazione se non attraverso il concreto sviluppo di determinati modi di sentire, di comprendere, di agire; e vuol dire che la produzione, l’organizzazione e la diffusione delle conoscenze è una parte dello Stato e che gli intellettuali – una parte di essi – sono parte dello Stato;

c) lo Stato non è ridotto alle attività di dominio (esercizio della coercizione) ma comprende le attività di direzione (costruzione del consenso); ma non si tratta semplicemente di questo, cioè del fatto di identificare una più complessa articolazione dello Stato. L’elemento di novità in Gramsci sta piuttosto in ciò, che lo Stato non si presenta più come una entità separata dalla vita collettiva, come un organismo a sé che domina e dirige la società in quanto si pone al di sopra di essa, ma come il complesso di attività che organizzano e rendono omogenee le moltitudini, che stabiliscono i rapporti di rappresentanza dei diretti da parte dei dirigenti, che infine coinvolgono attivamente le masse nello Stato stesso. Mentre solitamente lo Stato è visto come l’organismo che dal di fuori domina e dirige, riproducendo l’estraneità da sé dei dominati e dei diretti, Gramsci coglie il fatto che le attività statali non sono attività volte a fissare la separazione esteriore tra dirigenti e diretti, ma piuttosto a costruire l’integrazione dei diretti nello Stato; ciò non vuol dire che i diretti divengano dirigenti, ma che in quanto diretti si integrano nel complesso di attività statali che appunto tendono a realizzare i fini ed i progetti delle classi dirigenti.” (12)


Storia dello Stato.

Ora, lo Stato è nato tra il Quattrocento e il Cinquecento, praticamente in Francia e in Spagna e teoricamente nella scienza politica del Machiavelli.

(Faccio notare la grandezza di Marx e Weber, che definiscono la forma statale come forma politica generale propria della civiltà moderna, mentre ancora oggi la maggior parte degli storici e scienziati sociali e politici parla e scrive di Stato a proposito delle civiltà di ogni tempo passato, e immagina la persistenza della forma statale in ogni tempo avvenire.)

Lo Stato si è sviluppato fino alla fine dell’Ottocento, seguendo lo sviluppo intellettuale e morale, economico e politico, della classe borghese: “La rivoluzione portata dalla classe borghese nella concezione del diritto e quindi nella funzione dello Stato consiste specialmente nella volontà di conformismo (quindi eticità del diritto e dello Stato). Le classi dominanti precedenti {quelle proprie della civiltà medioevale} erano essenzialmente conservatrici nel senso che non tendevano ad elaborare un passaggio organico dalle altre classi alla loro, ad allargare cioè la loro sfera di classe ‘tecnicamente’ e ideologicamente: la concezione di casta chiusa. La classe borghese pone se stessa come un organismo in continuo movimento, capace di assorbire tutta la società, assimilandola al suo livello culturale ed economico: tutta la funzione dello Stato è trasformata: lo Stato diventa ‘educatore’, ecc.” (13)

Perché lo Stato entra in crisi? “Come avvenga un arresto e si ritorni alla concezione dello Stato come pura forza, ecc. La classe borghese è saturata: non solo non si diffonde, ma si disgrega; non solo non assimila nuovi elementi ma disassimila una parte di se stessa (o almeno le disassimilazioni sono enormemente più numerose delle assimilazioni).” (14)

Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento si manifestano (specialmente all’interno degli Stati europei, epicentro della civiltà moderna) processi di mobilitazione sociale e di attivazione politica di determinate classi dirette, le quali passano dalla passività alla attività, dal consenso passivo all’autonomia politica, dalla fase economico-corporativa alla organizzazione in partiti, e che si pongono l’obiettivo della ‘conquista’ dello Stato affinché i nuovi comportamenti di cui sono portatrici si generalizzino all’intera società. La crisi organica della civiltà moderna e dello Stato in particolare sta dunque nel fatto che determinate classi dirette non si riconoscono più nella vita statale, si staccano dai gruppi dirigenti dati ma nello stesso tempo ancora non riescono ad imporsi come nuove classi egemoni.

La crisi dello Stato, dunque, ha radici profonde nella sua storia, e nasce dalle sue contraddizioni irrisolte. Di conseguenza, non corrisponde alla realtà ciò che ha scritto Bauman: “…i governi degli Stati sono costretti a cedere una dopo l’altra le funzioni…” Non corrisponde alla realtà che “i governi degli Stati {sono stati espropriati} da forze amorfe e anonime, sconosciute alla costituzione di qualunque Stato e chiamate svariatamente ‘realtà dei nostri giorni’, ‘mercati mondiali’, ‘decisioni degli investitori’, o semplicemente ‘TINA’ (There Is No Alternative, cioè ‘non c’è alternativa’)”(15)

L’impero romano è caduto fondamentalmente per cause interne, economiche e sociali e politiche e culturali, le invasioni barbariche hanno soltanto finito il lavoro.

Cosa possiamo fare noi oggi di fronte alla crisi dello Stato? Continuare a costruire una nuova forma di organizzazione politica generale capace di affrontare e risolvere i problemi che lo Stato non è più in grado di affrontare e risolvere (16) o passare il tempo lamentandoci e sperando: (17):

Aspettando i Barbari

Cosa aspettiamo qui riuniti al Foro?

Oggi devono arrivare i barbari.

Perché tanta inerzia al Senato?
E i senatori perché non legiferano?

Oggi arrivano i barbari.
Che leggi possono fare i senatori?
Venendo i barbari le faranno loro.

Perché l’imperatore si è alzato di buon’ora
e sta alla porta grande della città, solenne
in trono, con la corona sulla fronte?

Oggi arrivano i barbari e il sovrano
è in attesa della visita del loro
capo; anzi, ha già pronta la pergamena
da offrire in dono
dove gli conferisce nomi e titoli.

Perché i nostri due consoli e i pretori
stamane sono usciti in toga rossa ricamata?
Perché portano bracciali con tante ametiste
e anelli con smeraldi che mandano barbagli?
Perché hanno in mano le rare bacchette
tutte d’oro e d’argento rifinito?

Oggi arrivano i barbari
e queste cose ai barbari fan colpo.

Perché non vengono anche i degni
oratori a perorare come sempre?

Oggi arrivano i barbari
e i barbari disdegnano eloquenza e arringhe.

Tutto a un tratto perché questa inquietudine
e questa agitazione? (oh, come i visi si son fatti gravi)
perché si svuotano le vie e le piazze
e tutti fanno ritorno a casa preoccupati?

Perché è già notte e i barbari non vengono.
È arrivato qualcuno dai confini
a dire che di barbari non ce ne sono più.

Come faremo adesso senza i barbari?
Dopotutto, quella gente era una soluzione.


*


NOTE

(1). Montesquieu, De l'esprit des lois, Livre XXIII, Chap. XXIX: Des hôpitaux; cito dalla traduzione italiana di Beatrice Soffito Serra, Rizzoli, Milano 1967, vol. 2, p. 549.
(2). Zygmunt Bauman (e Carlo Bordoni), State of Crisis, cito dalla traduzione italiana di Lorenza Chiesara, Einaudi, Torino 2015, Cap. I: Crisi dello Stato, p. 12.
(3). Johan Huizinga, In de schaduwen van morgen, een diagnose van het geestelijk van onzen tijd, Pgreco edizioni, Milano 2012, Cap. III: L’odierna crisi della civiltà confrontata con le precedenti, p. 12 – cito dalla prima traduzione italiana, di Luigi Einaudi (1937).
(4). Antonio Gramsci, Quaderno 15 (1933), Nota 5, Passato e presente. La crisi., dall’edizione critica a cura di V. Gerratana col titolo Quaderni del carcere, Einaudi, Milano 1975, p. 1755.
(5). Vedi Teoria della crisi organica, Capitolo II della Parte II di un libro che ho scritto con Luis Razeto negli anni Settanta del Novecento, pubblicato prima come libro di carta: P. Misuraca, L. Razeto, Sociologia e marxismo nella critica di Gramsci. Dalla critica delle sociologie alla scienza della storia e della politica., De Donato, Bari 1978 - e poi come sua edizione critica (completa di aggiornamenti e integrazioni) in forma di e-book (nel 2011), nelle Ediciones di Universitas Nuena Civilización: La Traversata. Libro Primo. Dalla critica del marxismo e della sociologia alla proposta di una scienza della storia e della politica.
http://www.universitasnc.net/venta/content/la-traversata-libro-primo-italiano
(6). A. Gramsci, T. Schucht, Lettere 1926-1935, a cura di A. Natoli, C. Daniele, 1997, p. 791.
(7). A. Gramsci, Quaderno 15, Nota 10, Machiavelli. Sociologia e scienza politica., in Quaderni del carcere, cit., p. 1785.
(8). Karl Marx, primo saggio di redazione de La guerra civile in Francia, scritto da Marx in inglese nel 1871. Cito dalla traduzione italiana di P. Flores D’Arcais e L. Maitan, Scritti sulla Comune di Parigi, Samonà e Savelli, Roma 1971, pp. 120.
(9). Max Weber, Politik als Beruf. Cito dalla traduzione italiana di A. Giolitti, Il lavoro intellettuale come professione, Einaudi, Torino 1983, p. 54.
(10). Idem, p. 55.
(11). Idem, p. 49.
(12). P. Misuraca, L. Razeto, La Traversata. Libro Primo., citato.
(13). A. Gramsci, Quaderno 8, Nota 2, Lo Stato e la concezione del diritto., in Quaderni del carcere, cit., p. 937.
(14). Idem, p. 937.
(15). Z. Bauman, State of Crisis, cit. p. 23.
(16). Vedi anche P. Misuraca, L. Razeto, La Vita Nuova.
http://www.universitasnc.net/venta/content/la-vita-nuova
(17). Konstantinos Kavafis (1904). Da Cinquantacinque poesie, a cura e nella traduzione italiana di M. Dalmati e N. Risi, Einaudi, Torino, 1968, pp. 36-9.

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Commenti
Inviato: 8/1/2016 12:00  Aggiornato: 8/1/2016 12:05
Autore: fulmini

Roberto Saviano e Karim Franceschi

Riporto il brano chiave, che rende chiara la ragione per cui ho inserito questo link nei commenti al testo su 'Lo Stato secondo Gramsci' - il tentativo in corso, a Kobane, di costruire istituzioni politiche generali non statali:

(Saviano) Gli chiedo: "Con i curdi dell'Ypg sei quindi in totale accordo?".

(Franceschi) "Devi dire solo Ypg, non chiamarli curdi", mi risponde. "Non sono nazionalisti, non vogliono uno Stato curdo, lottano, lottiamo per un confederalismo democratico. Puntiamo alle autonomie regionali, alla democrazia diretta popolare basata su comitati di villaggi, comitati delle donne".
Inviato: 4/2/2016 7:43  Aggiornato: 4/2/2016 7:43
Autore: fulmini

Io e Luis ci affanniamo a mostrare e dimostrare che questa è una crisi di civilta', e questi politici europei fanno i furbi: http://www.repubblica.it/ambiente/2016/02/03/news/smog_l_europarlamento_raddoppia_i_limiti_respireremo_il_doppio_di_inquinanti-132649773/?ref=HREC1-6
Inviato: 29/7/2016 9:37  Aggiornato: 29/7/2016 9:38
Autore: fulmini

Enrico Berlinguer e la questione dei partiti

Enrico Berlinguer non vedeva ancora la crisi dello Stato Nazionale come parte della crisi della civiltà moderna, ma ha fatto una giusta critica morale e politica dei partiti - critica che nessun partito ha fatto propria. E anche per questo i partiti perdono progressivamente di rappresentatività, di moralità.
Inviato: 5/11/2016 6:35  Aggiornato: 5/11/2016 6:35
Autore: fulmini

Leonardo Boff, Ladislau Dowbor, Conglomerati Finanziari e Stati Nazionali:
http://www.elciudadano.cl/2016/10/31/335808/donde-esta-hoy-el-poder-en-el-mundo/
Inviato: 6/2/2017 11:48  Aggiornato: 6/2/2017 11:48
Autore: fulmini

La presentazione dell'ebook che raccoglie i testi del Simposio: http://www.uvirtual.net/es/node/831