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il legame : La Fine della Povertà
di venises , Sat 17 October 2015 3:00
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L'unica questione di cui valga occuparsi.





Hans Rosling: Come Sterminare la Povertà in 15 Anni (BBC)




Per la prima volta, nella storia dell'umanità, è possibile mettere fine alla povertà e alla sofferenza.




Hans Rosling: Il Terribile Ruolo della Sovrappopolazione (BBC)




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Commenti
Inviato: 17/10/2015 8:46  Aggiornato: 17/10/2015 8:46
Autore: fulmini

In questo ci somigliamo molto, Venises: occuparsi soltanto delle grandi questioni, quelle per cui vale la pena - e la gioia, si capisce.

Pasquale
Inviato: 17/10/2015 13:33  Aggiornato: 17/10/2015 14:46
Grazie Venises. Sarebbe bene occuparsi dell'elefante nella stanza: perché non lo stiamo facendo?
Nefeli (che non riesce mai a fare il login, sarà early onset Alzheimer)
Inviato: 20/10/2015 5:56  Aggiornato: 20/10/2015 5:58
Autore: fulmini

Geografia della povertà, di Matt Black
Da due anni Matt Black usa Instagram per documentare la nuova geografia della povertà negli Stati Uniti e in particolare in California. Per questo lavoro, Geography of poverty, con cui ripercorre le sfide economiche che il suo paese deve affrontare, nel 2014 è stato scelto da Time come fotografo dell’anno su Instagram.
Inviato: 10/11/2015 8:15  Aggiornato: 10/11/2015 8:15
Autore: fulmini

Inviato: 3/5/2016 19:22  Aggiornato: 3/5/2016 19:22
Autore: venises

Una sentenza importantissima, storica della Corte di Cassazione italiana.
L'abbiamo trovata leggendo la stampa inglese.
Sulla stampa italiana """progressista""" non l'abbiamo trovata, però, ad esempio su La Repubblica, abbiamo trovato questo.
Che belvedere, la nostra stampa. La società civile, invece, sembra che ancora esista.
Inviato: 4/5/2016 6:02  Aggiornato: 4/5/2016 6:02
Autore: fulmini

Vero, Venises: la stampa italiana sta deperendo a rotta di collo. Servirebbe una grande ricerca di scienza sociale e storica per comprendere a fondo il perché - noi su questo sito-rivista abbiamo già cominciato da tempo a individuare il problema e alcune cause.
Mi viene in mente che Gesù e Gramsci e Pasolini erano molto interessati agli intellettuali del loro tempo: li studiavano, li criticavano, se ne distinguevano. Tre grandi tentativi, i loro, di impostare in modo nuovo il rapporto tra società civile e società politica, tra intellettuali e semplici.
Pasquale
Inviato: 4/5/2016 8:35  Aggiornato: 4/5/2016 8:35
Autore: fulmini

Inviato: 5/10/2016 4:47  Aggiornato: 5/10/2016 4:47
Autore: fulmini

La metà delle persone più povere del mondo ha una cosa in comune: l'essere piccoli agricoltori. In questo discorso rivelatore, l'attivista Andrew Youn mostra come il suo gruppo, One Acre Fund, sta aiutando questi agricoltori a sollevarsi e uscire dalla soglia di povertà grazie alla distribuzione di servizi basilari già in uso in altre parti del mondo.
https://www.ted.com/talks/andrew_youn_3_reasons_why_we_can_win_the_fight_against_poverty?language=it#t-581501
Inviato: 10/10/2016 22:01  Aggiornato: 10/10/2016 22:01
Autore: fulmini

C'è anche un'altra questione di cui vale la pena occuparsi, Venises.

La scienza economica è da decenni in stato confusionale: non prevede le crisi, non le governa, non progetta il loro effettivo superamento. Nonostante ciò, il Nobel per l'Economia 2016 lo assegnano ai massimi esperti di super bonus ai manager.

Ora, uno dei nostri coautori è Luis Razeto, primo e massimo teorico dell'economia di solidarietà - il quale ha scritto su questo nostro sito-rivista una lunga e articolata serie di saggi sull'economia contemporanea, la sua crisi, il suo possibile superamento teorico e pratico.

Ma di questa teoria economica nuova - l'economia di solidarietà - qui, anche qui, non se ne parla, non se ne discute. Se non qui ed ora, dove e quando? Come? Ah, sì, capisco: l'erba del vicino è sempre più verde.

Pasquale
Inviato: 14/11/2016 7:56  Aggiornato: 14/11/2016 7:56
Autore: fulmini

Per far finire la Povertà occorre iniziare una nuova Civiltà: ecco un post di Luis Razeto del 12 novembre 2016 sulla sua pagina FB:

SOMOS LOS INICIADORES, nada más que los iniciadores; nada menos que los iniciadores.

Hablamos de 'iniciar la creación' de una nueva civilización (aunque alguna vez hayamos dicho distraidamente 'construir'). Pues no se trata de construir, que significa edificar una realidad en un espacio o territorio determinado, conforme a un plano y a especificaciones previamente definidas. Tampoco decimos 'organizar', porque no se trata de generar una organización, una colectividad, un movimiento o una sociedad determinada, provista de principios, estatutos, reglamentos y normas que rijan el funcionamiento de la colectividad. No decimos 'fundar', ni tampoco 'instituir', que supondría establecer una entidad que opera unidamente en función de fines y objetivos dados, que define una visión y una misión, en orden a los cuales se establecen mecanismos de dirección y toma de decisiones, y órganos jerárquicos y funcionales.

Nada de aquello. Escogiendo cuidadosamente los términos, hablamos de iniciar la creación de una nueva civilización. Esto significa que nos proponemos a nosotros mismos como los iniciadores, los que comienzan algo que sabemos que trasciende completamente nuestras capacidades y posibilidades de completarlo o llevarlo a su pleno cumplimiento. Iniciar significa tomar la iniciativa, proponer y realizar 'iniciativas', o sea ideas nuevas, acciones originales, emprendimientos y proyectos particulares y concretos, convocando a otros a realizarlos junto a nosotros. Iniciar implica poner en marcha una novedad, inventar algo nuevo, explorar y emprender un camino, una búsqueda, en una dirección no transitada anteriormente.

Y decimos iniciar la creación, destacando que el inicio de la civilización que se desea implica el despliegue de la creatividad, que es una capacidad que está en nosotros mismos, en la mente, la conciencia, el intelecto, la sensibilidad, la imaginación y el espíritu que tienen sede al interior de cada persona. Lo que podemos crear los seres humanos son sólo 'obras', iniciativas en cuya realización empleamos las capacidades y los recursos que están a nuestra disposición o que podemos obtener de algún modo real y concreto. No creamos de la nada, sino en base a ideas y energías que somos capaces de movilizar, y siempre la creación supone la actividad generativa realizada por uno o por varios sujetos, o sea por personas individuales o por grupos particulares, que realizan lo que se proponen. No se trata, pues, de plantear que 'hay que' exigir tal o cual proceso, o que 'es necesario' que se enfrente tal o cual problema, o que otros satisfagan tales o cuales aspiraciones o demandas. Las creaciones no se hacen por encargo, no se pueden delegar. Crear, y más exactamente 'iniciar la creación', es ponerse a sí mismo como sujeto creador que participa activamente en las iniciativas y las obras que se quiere que sean parte de la realidad.

En este sentido, bajo esta óptica, los verbos que desechamos antes – construir, organizar, fundar, instituir – los podemos recuperar, pero no referidos a una civilización, sino en cuanto puedan aplicarse a iniciativas y a obras particulares tales como empresas, organizaciones sociales, instituciones o movimientos, que podamos construir, organizar, fundar o instituir, en la perspectiva de iniciar la creación de una nueva civilización.

Luis Razeto
Inviato: 28/11/2016 19:37  Aggiornato: 28/11/2016 19:37
Autore: fulmini

L'unica esecuzione di cui valga occuparsi: https://www.youtube.com/watch?v=qkQxlMWcP68&t=2903s
Inviato: 2/11/2017 11:10  Aggiornato: 2/11/2017 11:42
La trappola della povertà.
La trappola della povertà da cui l’Italia non riesce a uscire.
Roberta Carlini, giornalista (da larepubblica punto it)
https://www.internazionale.it/reportage/roberta-carlini/2017/07/10/poverta-reddito-inclusione