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lo Stato del meridione : I beni confiscati
di filippopiccione , Sat 10 October 2015 6:00
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Dove va a finire una parte del denaro dei beni confiscati alla mafia?

Per due giorni consecutivi il giornale locale “Tp 24” si è occupato degli scandali riguardanti la gestione dei beni confiscati alla mafia. Il servizio partiva dall’inchiesta della Procura di Caltanissetta nei confronti della dottoressa Silvana Saguto, ex presidente della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. Nel caso di colpevolezza il vulnus che si creerebbe nell’ambito della lotta alle organizzazioni mafiose - che operano sul territorio nazionale e in particolar modo in Sicilia - assumerebbe proporzioni gigantesche. Coinvolti nell’indagine sono, oltre al giudice Saguto, Tommaso Virga, ora presidente di sezione del tribunale di Palermo, il pm della Dda del capoluogo siciliano, Dario Scaletta e Lorenzo Chiaromonte, giudice della Sezione Misure di prevenzione.

Walter Virga, il trentacinquenne figlio di Tommaso, ha ricevuto, secondo quanto emerge dalle carte della Procura, dalla stessa Saguto alcune amministrazioni giudiziarie, fra cui un enorme patrimonio di 800 milioni di euro sequestrato agli imprenditori Raffa e a quello dei negozi bagagli. Non c’è solo questo episodio, che di per sé sarebbe grave, ma ancora più grave è che il marito della summenzionata presidente, tramite lo studio dell’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, presso cui lavora, riceveva parcelle dallo stesso Tribunale. Non c’è dubbio che già questi fatti da soli mettono in seria discussione la credibilità dello Stato in difesa del quale uomini come Pio La Torre hanno sacrificato la loro vita. Perché sapevano che le mafie si sconfiggono anche e soprattutto togliendo loro le proprietà e le ricchezze, la potenza economica e il controllo del territorio, frutto di attività illecite e spesso macchiate di sangue e di sopraffazioni.

A Trapani su due aziende sequestrate ci sono consulenze su cui pende il reato di corruzione, induzione e abuso d’ufficio. Non c’è dubbio che oramai ci troviamo di fronte a un’emergenza, per fronteggiare la quale non è sufficiente un’ inchiesta, sia pure necessaria e utile, ma una strategia da parte dello Stato capace di ripensare alle modalità stesse con cui si gestiscono i beni e i patrimoni sequestrati alle organizzazioni criminali.

Nello scorso agosto è stato organizzato un incontro da “Libera”, presieduta da Salvatore Inguì, nell’ambito di un programma settimanale svoltosi nella vicina località del Biscione, sotto il patrocinio del Comune di Petrosino. Il tema in discussione era proprio il ruolo delle associazioni antimafia, con particolare riguardo ai beni confiscati ai mafiosi. In quell’occasione fu invitato il giudice Piero Euro Nicola Grillo, presidente di sezione del tribunale di Trapani “Misure di previsione e riesame reale”. Sulla questione, in particolare su quella relativa ai limitati e deludenti risultati della gestione dei beni sequestrati, il giudice ha cercato con mille esempi e un minuziosa analisi di spiegare i motivi che rendono difficili la conduzione di un’azienda sottratta ai mafiosi, adducendo soprattutto l’esistenza di innumerevoli impedimenti e ostacoli di ogni tipo, primo fra tutti quello di carattere burocratico e non solo.

Se a questi ostacoli si aggiunge la mancata individuazione di personale competente e dotato di capacità manageriale e imprenditoriali, che dovrebbe essere chiamato a far funzionare un’impresa sequestrata, il quadro che ne viene fuori è semplicemente frustante per le istituzioni democratiche. Non solo. Ma anche pericoloso per la loro stessa credibilità. Sappiamo, infatti, che, oltre al prodotto di quei beni, deve essere assicurato anche il lavoro e le relative tutele ai propri dipendenti. Se su questo passaggio cruciale lo Stato mostra indifferenza o non intende affrontare con il dovuto impegno l’utilizzo e l’impiego dei beni sottratti alla criminalità organizzata, si finisce per offrire un’ atout formidabile alle mafie, con la conseguenza che una parte considerevole dell’opinione pubblica continua a sostenere: “che la mafia ti dà il lavoro mentre lo Stato te lo toglie”.

Oltre a questa amara constatazione viene spontaneo chiederti come mai lo Stato è così efficiente e tempestivo quando deve pagare le parcelle per le consulenze sui beni e i patrimoni sequestrati alle mafie, che il più delle volte sono date a chi non ha né la legittimità né la competenza?

Filippo Piccione

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Commenti
Inviato: 10/10/2015 9:38  Aggiornato: 10/10/2015 9:40
Autore: fulmini

Filippo,

la crisi che stiamo vivendo è economica e sociale e politica e morale.
Penso, con Gramsci, Pasolini, Luis Razeto e pochi altri che sia una "crisi di civiltà". A mio modo di vedere, il tuo post lo conferma.
Su questo tema ho pubblicato più di un post, nel passato.
La quasi totalità di coloro che conosco e leggo pensano invece che il mondo è sempre andato così e sempre così andrà.
Cosa ne pensano i lettori, e prima ancora i coautori del sito-rivista?

Pasquale
Inviato: 12/10/2015 16:07  Aggiornato: 12/10/2015 16:10
Autore: fulmini

Oggi, il direttore de 'la Repubblica', parla della crisi della civiltà moderna. Ma non usa questa formula, questo concetto. Quando userà questa formula - quando userà questo concetto? Sarà troppo tardi?