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Eftimios : fiori-poesie: Toti Scialoja
di fulmini , Sun 11 November 2007 8:00
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Un tordo vive in ozio
nell’orto di mio zio:
appena fa uno zirlo
mio zio corre a zittirlo.

Toti Scialoja



Continuo a parlarvi, a parlarti di Eftimios, oltre la sua vita breve, pubblicando e commentando fiori intorno a lui, ma non fiori recisi, agonizzanti, e nemmeno fiori piantine, moriture, bensì fiori di carta, fiori di parole sempreverdi, fiori-poesie. Lo faccio con i fiori della poesia italiana di tutti i tempi. Un poeta, una poesia.

Continuo, dopo Novembre di Giovanni Pascoli, con 'Un tordo vive in ozio' di Toti Scialoja, una poesia che amavamo e amiamo, ricordavamo e ricordiamo a memoria, una poesia rimata. Lo faccio con una poesia rimata perché troppi oggi pensano che la poesia moderna debba essere, per essere ‘moderna’, ‘libera’ nel senso di ‘non rimata’, perché la rima sarebbe un impaccio, una mania, una superstizione. No, no. Gramsci ricordava nel suo linguaggio sarcasticamente appassionato un Tizio che si autodefiniva nel biglietto da visita ‘Contemporaneo’. Contemporaneo a chi?

Questo in generale. In particolare, nota – ti prego – lettore, lettrice, che questa poesia è un racconto pieno di surrealtà e realtà. Surrealtà del poeta in rapporto alla realtà del mondo.

Toti Scialoja è stato pittore, poeta, scenografo, docente, critico d’arte: un pentatleta anche lui. L’ho incontrato nell’autunno del 1997 e gli ho proposto di realizzare con lui, per lui, un ritratto-autoritratto, un documentario in soggettiva della sua vita d’artista raccontata da lui medesimo e figurata dall’insieme variegato delle sue opere – sul modello de ‘Le ceneri di Pasolini’ che avevo realizzato qualche anno prima. Mi ascoltò attentamente guardandomi da sotto in su – era simpaticamente basso come un folletto – e mi rispose sorridendo infine “Sì, nella prossima primavera però – aggiunse – ora l’artrite mi angustia troppo, in primavera starò certamente meglio”. Infatti, nella primavera seguente, nel marzo del 1998, morì.

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