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iLibrieleNotti : Fellini e Simenon
di fulmini , Mon 1 January 2007 9:00
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Di una sola cosa hanno parlato scrivendosi per trent’anni Georges Simenon e Federico Fellini: la figura del creatore, della quale si stimavano reciprocamente manifestazione esemplare. “Per quanto riguarda la mia modesta persona, a chi mi chiedesse che cos’è un creatore risponderei senza esitazione: ‘Guardate Fellini’. Perché sei tu il prototipo dei creatori.”(Simenon) “Sei tu l’esempio più luminoso” del creatore: “un medium abitato da visioni.” (Fellini)

Il romanziere di Liegi e il regista di Rimini disegnano carteggiando (Carissimo Simenon Mon cher Fellini, Adelphi 1998) una ellittica mitografia del creatore. I soli di questo sistema solare, i fuochi di questa ellisse? La coppia reale Fellini-Simenon (“E’ miracoloso scoprire di avere un fratello.” Simenon “Un fratello più grande, più intelligente, più buono, generoso, umile e coraggioso...” Fellini) e il tipo ideale elaborato da Jung (“Uno dei grandi spiriti dell’umanità.” Fellini “Ho letto tutta la sua opera. Credo di sapere perchè mi leggeva. Al di sopra dell’intelligenza Jung poneva l’istinto e l’inconscio, soprattutto l’inconscio creatore.” Simenon)

Diversamente dall’artista e dall’autore, il creatore è libero dai lacci del soggettivismo e indifferente alle tentazioni dell’onore individuale. “Pagherei non so cosa per riuscire a convincere i miei produttori di lasciarmi fare dei films senza firmarli. Sarebbero infinitamente meglio!” (Fellini) “Il mio sogno era di avere una stanzetta in una via piena di negozi, e di scrivere per guadagnarmi il pane, niente di più.” (Simenon) Dominato dall’istinto e dall’inconscio, il creatore non è assimilabile all’artefice consapevole armato di strumenti e ornato di pensieri, bensì alla primitivissima spugna: “Come spugne, assorbiamo la vita senza saperlo e la restituiamo poi trasformata, ignari del processo alchemico che si è svolto dentro di noi.” (Simenon); o all’inerme e ignaro dormiente: “Un sonnambulo che si muove nel buio luccicante e minaccioso di una miniera profondissima.” (Fellini)

Leonardo definisce l’uomo “ transito di cibo”? Simenon e Fellini definiscono il creatore transito d’inconscio. “In due diverse forme d’arte noi perseguiamo lo stesso fine in un modo che si potrebbe definire anti-intellettuale. Sono sempre stato convinto che la creazione sia inconscia.” (Simenon) “Io e il film evitiamo di incontrarci. Ma intanto nei teatri di posa le costruzioni vengono su giorno dopo giorno, i collaboratori si danno da fare con il solito fervore, mentre io ho la costante sensazione di stare ad occuparmi di qualcosa con il distacco e la pace irresponsabile di chi lo fa per conto di un altro.” (Fellini)

Il creatore vive al servizio della creazione. “Creare è la sua vita. Il suo destino: Stavo quasi per dire che è suo dovere.” (Simenon) “Quando lavora, si sente d’improvviso sollevato da tutte le responsabilità della vita collettiva. Tutti lo rispettano. Non è più obbligato a dare amicizia, a dare amore, a dare soldi allo Stato, e nemmeno a farsi tagliare i capelli o comprarsi un paio di scarpe.” (Fellini) Il “vero creatore” poi, propriamente non lavora, capolavora. La vera creazione svela l’inutilità della critica. ‘La città delle donne’? “Mai la sua opera ha avuto tanta profondità e potenza.” ‘Ginger e Fred’? “Spettacolo smagliante.”- certifica Simenon mentre, “sempre più esatto, lucido, essenziale, vero” crea a sua volta “interminabilmente capolavori uno dopo l’altro.” (Fellini)

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