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il legame : La Fine dell'Unione Europea
di venises , Sat 11 July 2015 3:00
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Debito Greco


Attendiamo tutti l'ulteriore sviluppo del melodramma greco, gestito da tutte le parti coinvolte in nome della politichetta, senza riguardo per la logica, il buon senso, l'evidenza e l'intelligenza - così riuscendo in un colpo solo a :
• massacrare definitivamente quel che restava dell'economia greca;
• creare odio fra i popoli d'Europa, divisioni che lasceranno tracce lontane;
• togliere ogni credibilità delle istituzioni creditrici (Banca Europea, Fondo Monetraio Internazionale, Commissione Europea, paesi membri e sovrani dell'Europa unita);
• minare definitivamente la credibilità del progetto europeo (mentre blateravano che l'uscita della Grecia dall'Euro rischiava di produrre un tale effetto, i massimi governanti europei l'hanno fatta finita una volta per tutte col progetto europeo)
Se le decisioni fossero state prese tirando a sorte una monetina, si sarebbe provocato minor danno, tanta l'imperizia di tutti i protagonisti.


Debito Greco



Debito Greco

Alcune considerazioni fattuali offerte alla vostra considerazione e riflessione:

- la Grecia è entrata - fra l'altro grazie sia alle politiche di austerità che grazie al populismo forsennato di Syriza - nella trappola della povertà; dalla quale non si può uscire se - fra le altre misure - i creditori non accettano di decurtare il debito. Questo è affermato (non nel modo in cui lo riportano i giornali però) in un rapporto dello stesso FMI (uno dei creditori non pronto a decurtare il debito - condizione necessaria ancorché non sufficiente). Consultate direttamente la fonte e fatevene un'idea a prescindere da ciò che la stampa vuole che ne pensiate. Notate la data: 26 giugno (prima del default greco).

- il governo greco ha indetto un referendum popolare (un referendum?) che avrebbe permesso al governo stesso di negoziare condizioni migliori con i creditori. Il popolo ha votato come chiesto dal governo. Cosa è successo? L'attore più oltranzista del governo (ministro delle finanze) è stato forzato alle dimissioni (dai creditori) e il governo ha accettato le condizioni che aveva precedentemente rifiutato (con qualche ritocchino salvafaccia). Per chi voglia consultare il documento originale con le proposte greche (e preferisca non leggere i riassunti interpretativi degli organi di stampa), eccolo qui.

- le banche greche sono in una condizione peggiore della pessima condizione in cui erano prima dell'insediamento del governo Syriza.

- nel frattempo la crisi greca è già costata una frazione considerevole del denaro che si vuole recuperare (c'è chi sostiene pari alla metà).

- l'Italia è il terzo paese (fra quelli dell'Eurozona) più esposto con la Grecia (vedi) ma ha influenza zero: solo i tedeschi tengono al proprio denaro, noi no.

- nessuno discute né propone misure per evitare che situazioni come quella greca si ripetano (se ci fossero stati controlli, il debito non avrebbe raggiunto le proporzioni attuali e la soluzione sarebbe stata incomparabilmente meno dolorosa)

- nessuno discute di proposte quali, per esempio: far transitare la Grecia per un numero fissato d'anni fuori dall'eurozona pur restando nell'Unione Europea (tipo la Norvegia) per poi rientrarvi al termine del periodo fissato (adottando una moneta nazionale per il periodo indicato). O come la proposta di Luis di affiancare una moneta nazionale all'euro. Fattibili o meno che siano tali proposte, niente di tutto ciò viene nemmeno discusso, analizzato. Riflessione zero.

- Non si parla di nessuna iniziativa straordinaria. Invece di dividere i popoli si potrebbe promuovere una campagna eccezionale d'acquisto di prodotti greci, una promozione eccezionale del turismo greco per l'estate, etc. Niente si tenta, su nulla si riflette. Ci si comporta come se non si fronteggiasse un'emergenza, una catastrofe, una situazione eccezionale.

Nel frattempo, l'Unione Europea non esiste più.


Debito Greco



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Commenti
Inviato: 11/7/2015 4:11  Aggiornato: 11/7/2015 4:12
Autore: fulmini

Condivido il tuo post, Venises, tanto spietato quanto addolorato.

Aggiungo soltanto una domanda: come mai i protagonisti di questa catastrofe intellettuale e morale, economica e politica, hanno agito così malamente e ciecamente?

Le ragioni sono tante. Si possono elencare, poi ordinare. Ma non basterebbe, non basta. Occorre andare alla ragione di ultima istanza, alla ragione delle ragioni.

La ragione delle ragioni della crisi greca e della sua non soluzione è la medesima ragione che sta portando al default tutti gli Stati Nazionali. Tutti. Si tratta della crisi organica della civiltà degli Stati Nazionali, della crisi storica e strutturale della vecchia civiltà moderna.

E come mai i protagonisti di questa faccenda catastrofica non la comprendono questa realtà effettuale? Perché sono impigliati nella rete mentale sociologica, o marxista, le due grandi reti mentali proprie della vecchia civiltà moderna, quelle reti che hanno impedito agli intellettuali ed ai politici di prevederla, questa crisi, e poi di riconoscerla come crisi di civiltà, e poi di progettarne un suo effettivo superamento.

Una prova? Il massimo sociologo contemporaneo, Bauman, è bravissimo nel descrivere i come della crisi, e inadattissimo a spiegarne i perché. E come se non bastasse, teorizza l'impossibilità di fare altro che rotolarsi spiritosamente nella crisi.

Pasquale
Inviato: 11/7/2015 9:12  Aggiornato: 11/7/2015 11:32
Autore: venises

Segnaliamo un buon articolo sul problema delle tasse in Grecia, uno dei tanti disastri creati dai governi precedenti e che il governo attuale si guarda bene dall'affrontare (sulle questioni importanti i governi sono più simili di quanto vogliono che crediate).

Una serie di rapporti sullo stato della Grecia:
- OECD 2013

- FMI 2013

- Tax Evasion Across Industries: Soft Credit Evidence from Greece (chi non paga davvero le tasse in Grecia? I liberi professionisti; vi ricorda qualcosa?)

- la fonte delle statistiche europee (pagata da voi, quindi potete consultarla liberamente)





______________________
P. S. = notate la prassi ordinaria della stampa di qualità di citare le fonti originarie. Non succede mai sulla stampa italiana.

Inviato: 12/7/2015 5:13  Aggiornato: 12/7/2015 5:13
Autore: fulmini

Un discreto articolo sul problema del commercio in Grecia.
Inviato: 13/7/2015 4:31  Aggiornato: 13/7/2015 4:31
Autore: fulmini

(Un articolo al giorno toglie il medico di torno)

L'impero romano è stato distrutto dai vulcani e dai barbari

Questa ricerca pubblicata recentemente su 'Nature' richiama alla mia memoria un libro di Rhys Carpenter sulle ragioni climatiche come concausa della fine della civiltà minoica

Resta da vedere quanto le mutazioni climatiche contemporanee stiano collaborando alla fine della civiltà moderna. Le quali mutazioni sono da considerare però non solo come causa ma anche come effetto.

Pasquale
Inviato: 13/7/2015 15:47  Aggiornato: 13/7/2015 15:47
Autore: fulmini

Inviato: 14/7/2015 14:33  Aggiornato: 14/7/2015 14:34
Bene. Consideriamo ora il comportamento dei greci quando erano 'i tedeschi di turno'. Dialogo tra gli Ateniesi ed i Meli - da 'I Sofisti', dell'Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche, regia di Pasquale Misuraca, cioè mia personalmente di persona.
Inviato: 15/7/2015 7:44  Aggiornato: 15/7/2015 7:44
Autore: venises

Siamo arrivati all'estremo : tale è lo spettacolo d'incompetenza esibito da tutti gli attori che l'organizzazione più rivoluzionaria e la sola ragionevole è ormai il Fondo Monetario Internazionale !!!

Inviato: 15/7/2015 14:08  Aggiornato: 15/7/2015 14:08
Autore: fulmini

Secondo te, Venises, da dove deriva questa "incompetenza" della massima parte degli attori (o se preferisci degli sceneggiatori) della crisi greca?

Pasquale
Inviato: 15/7/2015 21:01  Aggiornato: 15/7/2015 21:19
Autore: venises

Caro Pasquale,
quando un capo di stato francese (o tedesco o italiano o spagnolo) discute a Bruxelles della crisi greca non discute affatto della crisi greca. Fa in modo di massimizzare la raccolta del consenso a casa propria. Si preoccupa, parla e agisce secondo logiche di politica interna. Per arrivare (e restare) al potere nelle democrazie occidentali i politici si sono trasformati in venditori. Non promuovono un'idea politica o un ideale né tantomeno un programma: vendono un prodotto. Questa è la conseguenza inevitabile delle democrazie basate sulla manipolazione e l'accaparramento del consenso di massa (una volta al potere poi i controlli sull'operato dei governanti sono fievolissimi e la propaganda resta essenziale).

Quella a cui abbiamo assistito è una battaglia ideologica (basata su idee scadute, come ripeti spesso tu) ad uso e consumo esclusivo dell'elettorato interno dei vari paesi.
Hollande è tornato a casa con un consenso mai raggiunto da moltissimi mesi, Merkel e Schauble hanno duellato per il consenso domestico.
La Grecia non c'entrava affatto, l'ideale europeo ancor meno (tra l'altro perché mai l'uscita di un paese insolvente dalla zona euro - che è una zona economica - dovrebbe scatenare la fine politica di un'entità - l'Unione Europea - che non è un soggetto politico per volontà di tutti gli stati nazionali europei? E la Norvegia? E il Regno Unito?).
Medesime considerazioni valgono per Syriza: organizzare un referendum ha una valenza politica, non aveva nulla a che fare con le decisioni da prendere (cosa evidente a distanza di qualche ora dal referendum. Ma il governo precedente ha fatto peggio).

Questa è la ragione per cui nel dibattito non si parla di numeri e di misure concrete ma si sbandierano imposizioni ideologiche (la Germania è ferma al pre-keynesismo, se capiamo bene - diceva Goebbels che bisogna martellare idee semplici).

Per questo dei tecnici, persino i tecnici del FMI (non proprio un'istituzione leninista, diciamolo) appaiono sconvolgentemente rivoluzionari: perché parlano di cifre e di fatti.
Il documento datato 14 luglio* segnalato nel nostro precedente commento (fate attenzione: è stato sottomesso ma non "vagliato" dal consiglio direttivo del fondo , resta pertanto un documento 'tecnico') dice che non c'è alternativa ad un drastico decurtamento del debito, mentre - sostiene ancora il documento - se si fosse intervenuti un anno fa questo non sarebbe stato necessario. Sostiene il documento che è il livello del debito accumulato a determinare se si è entrati nella trappola della povertà (la spirale negativa dalla quale non si esce se non con aiuti esterni) oppure se ce la si può fare da soli. Stesso argomento dal premio Nobel Kruger oggi. E di Sachs. E di tutti quelli che ragionano cifre alla mano.
I governanti tedeschi si oppongono fermamente ad ogni decurtamento del debito accumulato dalla Grecia non perché non sappiano d'aritmetica, ma per motivi ideologici e di politica interna, per accaparrarsi il consenso dell'elettorato risparmiatore tedesco, ai quali non spiegano che - qualunque siano le misure adottate ed imposte - non rivedranno mai i loro soldi.




* = leggetelo, sono solo due pagine, è interessante. Fra l'altro, dice che le misure concordate nel summit inaspriranno la recessione e spingeranno il debito greco dal 177% del GDP nel 2014 al 200% del GDP nel giro di 2 anni. Il decurtamento del debito che sarà necessario a quel punto darà molto superiore a quello che sarebbe necessario oggi. Conclusione: i risparmiatori tedeschi perderanno di più (si noti che i risparmiatori italiani sono esposti - pro capita - nella stessa misura dei tedeschi, non di meno. Ma ovviamente, quando uno non conta non conta).


Inviato: 16/7/2015 6:27  Aggiornato: 16/7/2015 8:08
Autore: venises

Segnaliamo questo commento, semplice e buono.

Notate, fra gli altri, il seguente passaggio:
"A fronte del crollo della domanda interna, non vi è mai stata una ripresa delle esportazioni.
Questo riflette la struttura produttiva dell’economia greca e la quasi totale assenza di un settore manifatturiero"

Appunto: la Grecia non è la Spagna. Né l'Italia.
Le teorie del contagio - peraltro smentite dalla calma dei mercati durante l'intera lunghissima crisi greca - si basano sull'ignoranza (di tali differenze).

Inviato: 16/7/2015 10:47  Aggiornato: 16/7/2015 11:08
Autore: fulmini

Una recente intervista a Varoufakis, segnalata da S.B. (grazie)

Si noti che Varoufakis, dopo essersi lamentato della prepotenza e della sordità dei tedeschi, definisce questa crisi come "collasso di un'unione monetaria".

Ora, considerate quanto forte sarebbe stata la posizione greca se avessero detto:

"Signore e Signori, noi greci abbiamo un problema, le grandi dimensioni del quale derivano dai nostri comportamenti. Ma questo problema lo avete pure voi, perché stanno andando verso il default, in diverso modo, con diverse velocità, tutti gli Stati Nazionali europei (e non solo, pensate soltanto agli Stati Uniti). Quindi rimbocchiamoci il cervello e affrontiamo insieme questa crisi della civiltà degli Stati Nazionali. Se non ora, quando?"
Inviato: 18/7/2015 4:26  Aggiornato: 18/7/2015 4:26
Autore: fulmini

Inviato: 19/7/2015 22:07  Aggiornato: 19/7/2015 22:07
Autore: venises

Inviato: 28/7/2015 3:20  Aggiornato: 28/7/2015 5:54
Autore: fulmini

L'economia di solidarietà si radica in Grecia

Ecco il testo originario dell'articolo del Guardian - in inglese, of course
Inviato: 31/7/2015 7:55  Aggiornato: 31/7/2015 7:55
Autore: venises

Inviato: 31/7/2015 11:00  Aggiornato: 31/7/2015 11:00
Autore: fulmini

E in Italia, che succede?
Inviato: 31/7/2015 23:30  Aggiornato: 31/7/2015 23:33
(Dalla pagina FB Nueva Civilización - un breve post di Luis Razeto.)

Que el endeudamiento excesivo es una forma de dependencia y de sumisión, es obvio y lo sabemos.
La mejor manera de esclavizar a una persona, o a un país, es prestándoles dinero más allá de lo que pueden pagar, con lo cual los ponen en la necesidad de que más temprano que tarde les entreguen todo o gran parte de lo que tienen a precio vil, y que sigan trabajando para ellos per secula seculorum.
Lo sorprendente es que muchos países siguen endeudándose, hipotecando su autonomía. Esto empieza en las personas, que se endeudan crecientemente, y que exigen a los gobiernos crecientes beneficios, llevándolos a endeudarse para que puedan financiar esas demandas.
Si nos endeudamos siguiendo las decisiones de los que prestan el dinero, es que ya somos dependientes de ellos, y vamos a llegar a lo que ya sabemos.
El camino de salida de este círculo vicioso y viscoso, pasa por reducir el consumismo, ahorrar, e invertir en iniciativas de economía solidaria, que nos llevan a una vida más plena, creativa, autónoma y solidaria.
Lo otro, protestar, quejarse de que 'nos han' sobreendeudado, son sólo pataletas y quejas de niños mimados.
Los latinoamericanos somos como tontos, caemos en la trampa una y otra vez, por falta de una elemental educación económica. (!Pero todos creen saber de política¡) Obviamente, en la escuela no se enseña economía. ¡NO SE ENSEÑA ECONOMÍA! Siendo que de la economía depende tanto en la vida. Pienso que algo mínimo que debemos hacer para liberar a nuestros países y desarrollarnos, es enseñar economía. Pero no economía capitalista, neo-liberal. ECONOMÍA COMPRENSIVA, Economía Solidaria.
Inviato: 3/8/2015 9:07  Aggiornato: 3/8/2015 9:07
Autore: fulmini

(Dalla sua pagina Facebook, Luis Razeto ci spiega elementarmente in cosa consiste l'economia di solidarietà.)


PARA PRINCIPIANTES, Y TAMBIÉN PARA PERSONAS CON CONOCIMIENTOS AVANZADOS... PERO QUE NO HAN PRINCIPIADO.

2 agosto 2015 alle ore 17.30

PARA PRINCIPIANTES, Y TAMBIÉN PARA PERSONAS CON CONOCIMIENTOS AVANZADOS... PERO QUE NO HAN PRINCIPIADO.

La economía solidaria ofrece, y me atrevo a decir que promete y garantiza, si se la entiende y se la practica bien, grandes satisfacciones. Nada menos que una vida más plena, creativa, autónoma y solidaria.

Pero ¿cómo entrar en ella? ¿Cuál es el primer paso?

Entrar en la economía solidaria no es cruzar una puerta que nos hace dejar un lugar y entrar en otro totalmente diferente. Es un proceso, por lo que hay que pensarlo como un camino: ir dejando un modo de consumir, de trabajar, de relacionarnos, de pensar y de sentir, a medida que vamos asumiento otros nuevos. Ir dejando un modo de vida e ir aprendiendo uno mejor.

Pero hay que ponerse en movimiento, dar el primer paso. Cuál sea éste, depende del lugar, de la situación en que uno se encuentre. Y hay caminos más suaves y otros más rudos.

Para la mayoría de las personas hay un primer paso que es sencillo de dar; pero igual, requiere la decisión de hacer algunas cosas, algunos pequeños cambios en nuestra vida cotidiana.

Lo primero es dejar de comprar algunas cosas de las que podemos prescindir, e ir separando así un pequeño ahorro. Es iniciar un camino que nos llevará a dejar de endeudarnos, a desendeudanos, y a ganar autonomía económica, al mismo tiempo que vamos dejando el consumismo y perfeccionando nuestros modos de consumir y de satisfacer nuestras necesidades, aspiraciones y deseos.

Esto es muy importante. Una persona consumista y que se encuentre muy endeudada está atrapada en la lógica capitalista, y es también muy dependiente del Estado y los servicios públicos.

Entonces, hay que formar un ahorro, aunque sea pequeño, pero lo más rápidamente posible. Para ello, además de dejar de comprar y de consumir productos que no son indispensables, podemos reemplazar algunas cosas que compramos, haciéndolas nosotros mismos. Por ejemplo, en un metro cuadrado, o en el balcón del piso, podemos tener un pequeño huerto. O también, producir algún bien o servicio que sepamos hacer y que podamos vender.

Pues bien. Con cada gasto innecesario que dejemos de hacer, con cada pequeño ingreso que hayamos logrado trabajando, hay que ir formando un ahorro, de libre disposición, separado y totalmente aparte de cualquier otro ahorro que estemos formando para, por ejemplo, comprar un auto, una vivienda, un nuevo equipo.

Cambiar ciertos hábitos de consumo, realizar algún trabajo independiente, tener unos ahorros de los que podemos disponer libremente, constituyen aprendizajes importantes y esenciales para la economía solidaria. Quienes los hacen, comprueban que ya en eso tan sencillo se comienza a tener satisfacciones nuevas, que son consecuencia de esas experiencias de autonomía y de creatividad.

Ahora bien, ese ahorro que formamos no es para dejarlo en el banco y esperar que nos de intereses. Es para utilizarlo nosotros mismos, o sea, para invertirlo en actividades e iniciativas de economía solidaria, preferiblemente junto con otras personas que están viviendo el mismo proceso.

(Hay quienes creen entrar en la economía solidaria con dineros o subsidios otorgados por el gobierno, el municipo o alguna entidad pública. A lo que entran en realidad de ese modo, es a ser beneficiarios da las políticas públicas, no a una genuina, creativa y autónoma economía solidaria. Dineros recibidos del Estado pueden después, a veces y en ciertas condiciones, servir como complemento, pero no sirven como base para levantar una iniciativa de economía solidaria).

Cuando decimos ‘invertir’ en actividades e iniciativas de economía solidaria no pensemos necesariamente, ni en primera instancia, en crear una empresa. Eso puede venir después, y ser tal vez lo que corresponda realizar en un momento más avanzado del camino. Pero hay que partir por cosas mucho más sencillas, pero indispensables.

Una buena e importante inversión puede ser, por ejemplo, comprar un libro que nos enseñe qué es la economía solidaria. Porque es esencial conocer bien de qué se trata, con qué criterios se hace, qué lógicas de vida y qué racionalidad económica implica. Hay mucho que aprender en diversos campos. Por ejemplo, en el campo de la salud, cómo alcanzar mayor autonomía mediante una mejor alimentación. En educación y desarrollo personal, desplegar capacidades de autoaprendizaje. Aprender a gestionar solidariamente actividades, procesos y organizaciones, partiendo por la propia familia. El proceso de aprendizaje es teórico y es práctico, es multifacético y permanente, y también nos proporciona satisfacciones, placeres y realizaciones insospechadas.

(Para avanzar en conocimientos que apuntan en las direcciones de la economía solidaria, no puedo dejar de recomendar mis libros, porque para eso los escribí. 1) Creación de Empresas Asociativas y Solidarias. 2) Lecciones de Economía Solidaria. 3) Las Empresas Alternativas. 4) Modelos organizativos de Talleres Solidarios. 5) Actitudes metodológicas de nueva civilización. 6. ¿Hasta dónde puede llegar e ser humano. 7. ¿Cómo iniciar la creación de una nueva civilización. 8. Tópicos de Economía Comprensiva. 9. Desarrollo, Transformación y Perfeccionamiento de la Economía en el Tiempo. Recomiendo también los Cursos y Programas de formación a distancia en modalidad de e-learning, que muy buenos investigadores y docentes ofrecen desde Univérsitas Nueva Civilización).

Una vez que hayamos dado los primeros pasos en cuanto al consumo, al ahorro, al trabajo, y a los aprendizajes pertinentes, nos daremos cuenta que ya estamos dentro de la economia solidaria, en un nivel de conciencia muy significativo e importante, y experimentando verdaderas satisfacciones personales.

Lo que viene después, es encontrarse con otras personas que estén en lo mismo, y empezar a proyectar juntos, iniciativas prácticas de economía solidaria, en el campo del consumo, de la distribución, de la producción.

Hacer voluntariado en organizaciones de comercio justo, participar en redes de consumo responsable, integrarse a incubadoras de empresas asociativas y solidarias, ser parte de agrupaciones y comunidades que cultivan valores humanistas, éticos y espirituales, crear y ser parte de comunidades de estudio, son muy buenas formas de encontrarse con esas personas con las que se irá creciendo juntos en creatividad, en autonomía y en solidaridad, y con las que se podrá proyectar y organizar iniciativas de economa solidaria.

¿Principiamos? ¡Principiemos!

No conozco a nadie que se haya arrepentido de haberlo hecho. Es así, porque lo más importante en la economía solidaria no es tanto el éxito económico (ya logrado en parte si nos hemos desendeudado, ahorrado e invertido en aprendizajes), sino lo que nos ocurre a nosotros mismos como desarrollo personal y comunitario, en el proceso creativo, autónomo y solidario.

Luis Razeto.
Inviato: 10/8/2015 11:56  Aggiornato: 10/8/2015 11:57
Autore: venises

Segnaliamo un articolo semplice e chiaro che vale la pena leggere, dal think-tank Chatham House.


Inviato: 16/8/2015 11:42  Aggiornato: 16/8/2015 11:47
Autore: venises

Nuova dichiarazione del Fondo Monetario Internazionale sulla necessità di decurtare il debito greco.

Inviato: 16/8/2015 16:36  Aggiornato: 16/8/2015 16:36
Autore: fulmini

Inviato: 20/8/2015 9:29  Aggiornato: 20/8/2015 10:03
Autore: venises

Una buona ripassatina della storia recente, corredata da video interessanti (preparati da Jonathan Jarvis).


Parte Prima - - - Parte Seconda - - - Parte Terza



Per coloro che leggono la stampa che non riporta questi accadimenti (per esempio la maggioranza della stampa italiana): due giorni fa il parlamento tedesco ha votato in favore della concessione del nuovo prestito alla Grecia. Ieri il parlamento olandese ha respinto una mozione che chiedeva di rigettare la concessione del nuovo prestito alla Grecia (in politica una doppia negazione è un'affermazione, giuridicamente invece non è esattamente la stessa cosa).

Subito dopo il voto del parlamento olandese, il Board of Governors del 'Meccanismo di Stabilità Europea' (ESM, costituito dai ministri delle finanze dei paesi dell'euzona e attualmente presieduto dal ministro delle finanze olandesi) ha approvato la concessione del nuovo prestito di 86 miliardi di euro alla Grecia.
Se uno solo di questi passaggi avesse avuto esito negativo, la concessione del prestito si sarebbe inceppata.
Sempre ieri, l'ESM ha anche pubblicato un factsheet sulla situazione finanziaria greca.
Oggi invece l'ESM sta trasferendo la prima tranche di soldi alla Grecia, con la quale la Grecia ripagherà in tempo.... la Banca Centrale Europea.


P. S. = ai lettori più attenti non sarà sfuggita la contemporanea decisione di assegnare la gestione di 14 aeroporti regionali greci alla società tedesca Fraport AG.


Inviato: 22/9/2015 15:58  Aggiornato: 22/9/2015 15:58
Autore: fulmini

Inviato: 30/9/2015 16:46  Aggiornato: 30/9/2015 16:46
Autore: fulmini

Quanto ci costano i salvataggi greci, di Nicolò Cavalli.

Conclusione dell'articolo, che si dichiara apertamente non-ideologico:

"Altro che perdita, il salvataggio greco rischia di essere un affare. Riconoscere questa realtà contabile potrebbe aiutare a uscire dalle gabbie ideologiche e stimolare riflessioni su soluzioni realistiche alla crisi, volte a rendere sostenibile la posizione finanziaria di Atene all’interno di un’Europa più solidale, dove creditori e debitori capiscano di navigare le stesse acque o, perfino, di essere di fatto la medesima entità."
Inviato: 9/12/2015 2:27  Aggiornato: 9/12/2015 2:28
Autore: venises

Dalla gestione (cfr commento precedente) all'acquisto.
Fraport AG è una società privata detenuta al 31% dallo stato dell'Hesse.

Porto del Pireo. Tutte le navi che attraversano il Canale di Suez passano lì davanti.
Inviato: 12/12/2015 9:19  Aggiornato: 12/12/2015 9:19
Autore: fulmini

Inviato: 14/12/2015 15:07  Aggiornato: 14/12/2015 15:07
Autore: fulmini

Inviato: 29/5/2016 7:52  Aggiornato: 29/5/2016 7:53
Autore: fulmini

Il salvataggio o meno di uno dei paesi dell'euro (Grecia) è rigidamente e unicamente legato agli umori e ritmi elettorali della Germania. Atene al bivio tra taglio del debito e recessione permanente.
Inviato: 31/5/2016 8:23  Aggiornato: 31/5/2016 8:23
Autore: fulmini

Inviato: 13/12/2016 15:53  Aggiornato: 14/12/2016 13:04
Autore: venises

Il Fondo Monetario Internazionale (IMF) è l'istituzione più rivoluzionaria in circolazione.


IMF Blog


Euronews


Inviato: 14/12/2016 7:38  Aggiornato: 14/12/2016 7:38
Autore: fulmini

Lo sapevo che prima o poi avrei pagato l'ignoranza della lingua inglese... Niente nientissimo in lingua italiana (o spagnola) sulla questione, Venises?
Inviato: 14/12/2016 13:04  Aggiornato: 14/12/2016 13:05
Autore: venises

L'articolo dell'IMF in lingua spagnola (sono sempre pubblicati in 4 lingue, mi scuso per aver scelto la versione in inglese)

Inviato: 14/12/2016 15:38  Aggiornato: 14/12/2016 18:20
Te doy las gracias, Venises.
Inviato: 14/12/2016 19:51  Aggiornato: 14/12/2016 19:51
Autore: venises

Inviato: 15/12/2016 8:09  Aggiornato: 15/12/2016 8:09
Autore: fulmini

Traduzione italiana: ah ah ah: http://www.internazionale.it/tag/paesi/grecia
Inviato: 21/1/2018 16:55  Aggiornato: 21/1/2018 16:57
Autore: fulmini

LEZIONI DI STORIA "L'INVENZIONE DELL'EUROPA"
Alessandro Barbero racconta come nel 732 gli Europei sconfiggano gli Arabi a Poitiers.
https://www.youtube.com/watch?v=lM0IrrgRPu4&t=5s
Inviato: 22/6/2018 15:46  Aggiornato: 22/6/2018 15:46
Autore: venises

Inviato: 25/6/2018 9:16  Aggiornato: 25/6/2018 9:16
Autore: fulmini

Atene potrà posticipare di 10 anni, dal 2022 al 2032, il pagamento dei 110 miliardi di euro di prestiti ricevuti dal vecchio fondo salva-Stati Efsf. E si vede estendere di ulteriori 10 anni il 'periodo di grazia', quello in cui non scattano sanzioni se non si ripaga il prestito. Per accontentare Berlino, però, per i prossimi cinque anni rimarrà sotto stretta sorveglianza. (dal Fatto Quotidiano)

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/22/grecia-accordo-alleurogruppo-uscita-da-piano-di-aiuti-e-alleggerimento-del-debito-ma-continua-monitoraggio/4443547/