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lo Stato del meridione : Nino Di Matteo
di filippopiccione , Fri 10 July 2015 6:00
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Nino Di Matteo, il magistrato in pericolo di morte perché cerca di contrastare il potere di Cosa Nostra

Nino Di Matteo è stato ospite, prima che chiudesse la sua trasmissione, di Fazio a Che tempo che fa. Mentre ascoltavamo la viva voce di questo magistrato - attualmente il più temuto da Cosa nostra, e per questa ragione dalla stessa condannato a morte – non si potevano non cogliere forti analogie con la situazione in cui si erano trovati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino quando appresero che Totò Riina aveva dato l’ordine ai suoi uomini di eseguire la loro sentenza di morte. Erano le stesse identiche parole, le stesse identiche convinzioni, la stessa identica determinazione, contenute nelle sue risposte date all’intervistatore. “Quando si è giunti a quel punto non c’è altra strada per affrontare questo rischio. Non ti resta che contare sulla tutela dello Stato, ma quando avverti di essere lasciato solo, nella tua mente torna tragica e imperiosa la frase detta da Falcone un mese prima dell’attentato di Capaci: “Si muore, perché generalmente si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande”. Esattamente come è accaduto nel 1992 ai due giudici palermitani, quando per incapacità o per deliberata insipienza, alle istituzioni è toccato soccombere alla supremazia militare di Cosa nostra.

Nino Di Matteo mostrava tuttavia di non aver perduto la speranza che almeno il loro sacrificio potesse servire alla causa per la quale avevano dedicato la loro intera esistenza per salvare la vita a quanti corrono il suo stesso pericolo. Si percepiva, non rassegnazione, ma il desiderio che questa volta grazie a loro e alla lotta di altri valorosi magistrati e delle forze di polizia, il verdetto implacabile di Riina - o di chi detiene il comando di Cosa nostra - potesse fallire. E cambiare così la storia del nostro Paese.
Con questa predisposizione d’animo ho letto il libro “Collusi” che il giudice Nino Di Matteo ha scritto con il giornalista Salvo Palazzolo (editore Bur Rizzoli). “Quando ho ricevuto l’ordine di morte da Riina, ho voluto osservare i gesti, il volto di quel boss che parlava di me e ho tentato di ragionare da magistrato, con la massima lucidità e compostezza, come se fosse una questione che non riguardasse la mia persona.
Continuo a restare al mio posto e anche se soffro tremendamente le limitazioni alla mia libertà, ho buoni motivi per reagire allo scoramento e alla stanchezza mentale. So che tutto questo servirà, prosegue il giudice, ma sono convinto che solo i cittadini possono cambiare sul serio la società, sconfiggendo finalmente la mafia, la corruzione che si alimenta attraverso i rapporti che intrattiene con la malavita organizzata, la mentalità dell’appartenenza e dell’ossequio al potere”.

Il libro è interessante anche per le riflessioni e le novità di analisi con cui traccia una mappa di ciò che ancora non sappiamo della mafia siciliana: l’organizzazione sembra tutt’altro che fiaccata nonostante gli arresti e i processi a carico dei propri esponenti. Dalle indagini della magistratura emerge che la mafia è alla ricerca spasmodica di contatti con il potere legale e dello spazio sempre maggiore che tende ad occupare all’interno della pubblica amministrazione e della società civile. Riesce a razziare fondi e risorse pubbliche e a procurarsi i favori e l’appoggio di pezzi dell’economia legale, alla quale fornisce a sua volta protezione e sostegno con i mezzi a sua disposizione che sono l’enorme liquidità e le tradizionali modalità di intimidazione, di connivenza e di vera e propria compenetrazione negli affari.

C’è un cenno alla “Trattativa” fra mafia e Stato ma più ancora che la trattativa è il “Dialogo” che presuppone una consuetudine diabolica di rapporti e di frequentazioni fra i vertici di Cosa nostra e i massimi esponenti della politica e delle istituzioni, i legami con gli uomini della chiesa, i patti di scambio fra boss e le forze occulte dello Stato e dei poteri forti. Ma lo Stato ancora non vuole processare se stesso, non vuole guardarsi dentro. Spera che un giorno lo farà, quando l’Italia avrà come rappresentanti delle sue istituzioni uomini onesti e con un alto senso della giustizia. Solo così essa potrà davvero essere libera dalle mafie.

Ma nel libro c’è un’altra terribile affinità, ricordata dallo stesso coautore Palazzolo, coincidente con la fase, forse la più drammatica, della vita di Giovanni Falcone. Il quale scrive prima di essere ucciso dalla mafia, il famoso libro intitolato “ Cose di Cosa nostra” con la giornalista francese Marcelle Padovani. Ne riportiamo un passo. “Appena la presenza dello Stato si indebolisce, il livello dello scontro si alza. E il mafioso diventa più sicuro di sé, più convinto della propria impunità. Il dialogo Stato/mafia, con gli alti e bassi tra i due ordinamenti, dimostra chiaramente che Cosa nostra non è un anti-Stato ma piuttosto un’organizzazione parallela che vuole approfittare delle storture dello sviluppo economico, agendo nell’illegalità e che, appena si sente veramente contestata e in difficoltà, reagisce come può, abbassando la schiena. Non dimentichiamo che la mafia è l’organizzazione più agile, duttile e pragmatica che si possa immaginare, rispetto alle istituzioni e alla società nel suo insieme”.

Mafia Capitale ne è l’esempio più tristemente attuale.

Filippo Piccione

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Commenti
Inviato: 30/7/2015 7:38  Aggiornato: 30/7/2015 7:39
Autore: fulmini

A proposito di mafia.

Ieri il Partito democratico ha deciso di salvare il senatore Ncd Antonio Azzollini. Per mandare un segnale ai pubblici ministeri. Un comportamento mafioso.

http://video.repubblica.it/rubriche/reptv-news/reptv-news-tito-testacoda-azzollini-un-segnale-del-pd-alla-magistratura/208294/207392?ref=HREA-1
Inviato: 3/8/2015 8:20  Aggiornato: 3/8/2015 8:20
Autore: fulmini

Inviato: 19/9/2015 10:07  Aggiornato: 19/9/2015 10:07
Autore: fulmini

Parla Gioacchino La Barbera, il boss che sistemò il tritolo a Capaci e diede il segnale per l'esplosione: http://www.repubblica.it/cronaca/2015/09/19/news/_cosi_uccidemmo_il_giudice_falcone_ma_dietro_le_stragi_non_c_e_solo_mafia_-123198075/?ref=nrct-3