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economia di solidarietà : La questione greca, oggi e domani
di luisrazeto , Tue 7 July 2015 6:00
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{Traduco in italiano e pubblico nel sito-rivista un breve articolo di Luis (Razeto) sulla crisi greca – in fondo, i lettori interessati possono trovare il testo originario, in spagnolo.}

I greci in grande maggioranza hanno rigettato l’imposizione europea e del Fondo Monetario Internazionale di una politica di adeguamenti come condizione per ricevere gli aiuti finanziari che abbisogna il paese con urgenza. Ma non sono tanto sicuro che i greci tengano chiara coscienza di ciò che mantenere tale decisione nel tempo comporti per loro.
Il punto è che la Grecia ha un enorme debito pubblico che è in realtà impagabile. Il tale situazione, DENTRO LA LOGICA DEL SISTEMA ECONOMICO ESISTENTE, si tende normalmente ad affrontare la situazione attraverso: 1.Riduzione della spesa sociale del Governo (misure di adeguamento); 2.Ridurre il costo del lavoro delle imprese (riduzione dei salari, facilitazione dei licenziamenti, riduzione delle pensioni, etc.); 3.Aumento delle tasse.

Queste misure generano inevitabilmente un peggioramento della situazione, poiché sono recessive.
Di fronte a ciò, è naturale e tende ad essere forte la reazione sociale per: 1.Difendere la spesa pubblica; 2.Difendere il salario e le pensioni; 3.Opporsi all’aumento delle tasse.

Ma questo può produrre la grave conseguenza della ancora maggiore difficoltà per accedere ai finanziamenti dei quali abbisogna il paese, con il conseguente isolamento economico e l’aggravarsi della recessione.

Sembra contraddittorio, ma non lo è, che entrambi le politiche anche se opposte siano ugualmente recessive. E la ragione di ciò è che l’eccesso di indebitamento è i problema, e di fronte a ciò, non c’è altro da fare che stringere la cinghia. Questo è il problema e il dilemma di fondo: Chi pagherà il debito, o chi subirà la perdita? La popolazione della Grecia? I paesi europei? Le banche? I creditori, che in questo caso sono principalmente gli Stati europei?

La risposta sarà la correlazione di forze che si manifesta concretamente nel Mercato Determinato. Il Mercato Determinato (che in questo caso include gli Stati europei e gli organismi finanziari internazionali) è una grande correlazione di forze sociali, economiche, politiche e geopolitiche. Quindi non c’è una risposta unica al problema. Risposte diverse sono date da diversi attori o forze sociali, che preferiscono come risposta alla crisi l’una o l’altra.

Il referendum che è stato appena realizzato, con il risultato noto, ha per i greci l’obiettivo di incidere in questa correlazione di forze per ottenere il più possibile in aiuti finanziari, e posporre una parte del debito e ridurlo mediante una rinegoziazione. Resta da vedere quale sarà la risposta dei potenti del Mercato Determinato.

In ogni caso, inevitabilmente, qualunque sia la risposta che si dia da parte dei governi europei e del FMI, o la combinazione di risposte, il risultato sarà una acutizzazione della contrazione economica, per un periodo di tempo che può essere lungo.

Per ciò, credo e tengo la piena convinzione, che sarebbe il momento di impegnare tutti gli sforzi nello sviluppo dell’economia solidale (includendo la creazione di monete locali complementari), che per sua natura è accrescitrice delle risorse, e risposta nuova, che oltre ad alleviare la crisi, apre la strava verso una RAZIONALITA’ ECONOMICA SOLIDALE, non competitiva.
Di fatto, si stanno organizzando in Grecia da tempo molte e molto interessanti organizzazioni di economia solidale.

Ora, sarebbe un errore pensare che niente di tutto ciò ci riguarda. Ci riguarda molto e direttamente, perché l’umanità è una sola. E anche in termini economici. Siccome l’economia mondiale è finanziariamente globalizzata, il buco che si è prodotto (almeno 350 miliardi di dollari), qualunque sia il modo in cui la perdita si distribuisca, avrà un impatto sull’economia mondiale. Interessando, come in circoli concentrici, prima la Grecia, poi i paesi europei più esposti a questi debiti, e per effetto recessivo indiretto, diluito, anche i nostri paesi latinoamericani. Probabilmente vedremo in Cile un abbassamento del prezzo del rame. E del petrolio. E un aumento dell’interesse del finanziamento internazionale.

Luis Razeto

Los griegos por amplia mayoría rechazaron la imposición europea y del FMI de una política de ajustes como condición para recibir la ayuda financiera que necesita el país con urgencia. Me parece un acto de dignidad nacional. Pero no estoy tan seguro de que los griegos tengan clara conciencia de lo que mantener esa digidad en el tiempo les va a exigir.
El asunto es que Grecia tiene una enorme deuda pública que es en realidad impagable. En tal situación, EN LA LÓGICA DEL SISTEMA ECONÓMICO EXISTENTE, se tiende a enfrentar típicamente la situación mediante: 1. Reducción del gasto social del Gobierno (medidas de ajuste); 2. Reducción de los costos laborales de las empresas (reducción de salarios, faciltación de los despidos, reducción de las pensiones, etc.) 3. Incrementar los impuestos.
Estas medidas generan inevitablemente un agravamiento de la situación, pues son recesivas.
Frente a ello, es natural y tiende a ser fuerte la reacción social para: 1. Defender el gasto público. 2. Defender el salario y las pensiones. 3. Oponerse al aumento de los impuestos.
Pero ello puede tener serias consecuencias en una aún mayor dificultad para acceder a los financiamientos que necesita el país, lo que conlleva aislamiento económico y un acentuarse de la recesión.
Parece contradictorio, pero no lo es, que ambas políticas siendo opuestas sean igualmente recesivas. Y la razón de ello es que el sobre-endeudamiento es el problema, y frente al mismo, no cabe otra cosa que apretarse el cinturón. Ese es el problema y el dilema de fondo: ¿Quién pagará la deuda, o quién asumirá la pérdida? ¿La población de Grecia? ¿los países europeos? ¿los Bancos? ¿Los acreedores, que en este caso son principalmente los estados europeos?
La respuesta será la correlación de fuerzas que se manifieste concretamente en el Mercado Determinado. El Mercado Determinado (que en este caso incluye a los estados europeos y a los organismos financieros internacionales) es una gran correlación de fuerzas sociales, económicas, políticas y geopolíticas. Por eso no hay una respuesta unica al problema. Respuestas distintas son dadas desde diferentes actores o fuerzas sociales, que propugnan que la respuesta a la crisis sea una o la otra.
El referendum que se acaba de realizar, con el resultao conocido, tiene por objetivo de los griegos incidir en esa correlación de fuerzas para lograr lo más posible en ayuda financiera, y traspasar parte de la deuda y reducirla mediante una renegociación. Está por verse cual será la respuesta de los poderosos del Mercado Determinado.
En todo caso, inevitablemente, cualquiera sea la respuesta que se de por parte de los gobiernos europeos y del FMI, o la combinación de respuestas, el resultado será una agudización de la contracción económica, por un período de tiempo que puede ser prolongado.
Por eso, creo y tengo la convicción plena, de que sería el momento de poner todos los esfuerzos en el desarrollo de la economía solidaria (incluyendo la creación de monedas locales complementarias), que por sí misma es potenciadora de los recursos, y respuesta nueva, que además de contribuir a paliar la crisis, abre caminos hacia una RACIONALIDAD ECONÓMICA SOLIDARIA, no competitiva.
De hecho, se están organizando en Grecia desde hace tiempo muchas y muy interesantes organizaciones de economía solidaria.
Ahora bien, sería un error pensar que nada de esto nos incumbe. Nos incumbe mucho y dirctamente, porque la humanidad es una sola. Y también en términos económicos Como la economía mundial está financieramente globalizada, el hoyo que se ha producido (de al menos 350.000.000.000 de dólares), cualquiera sea como la pérdida se distribuya, impactará a la economía mundial. Afectando, como en círculos concéntricos, primero a grecia, luego a lo países de Europa más expuestos a esa deuda, y por efecto recesivo indirecto, diluido, también a nuestros países latinoamericanos. Probablemente veremos en Chile una baja del precio del cobre. Y del petroleo. Y un aumento del interés del financiamiento internacional.

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Commenti
Inviato: 7/7/2015 6:46  Aggiornato: 7/7/2015 6:46
Autore: fulmini

Cos'è, in due parole, l'economia di solidarietà.
Inviato: 19/9/2015 19:46  Aggiornato: 19/9/2015 19:47
Autore: fulmini

Inviato: 21/9/2015 16:23  Aggiornato: 21/9/2015 16:23
Autore: fulmini