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eyes wide open : Kubrick
di fulmini , Thu 11 June 2015 4:00
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{Su 'Alias', supplemento culturale de 'il manifesto', come accade ogni primo sabato del mese nella rubrica che tengo da otto anni e che si chiama 'Fulmini e Saette', proprio come questo sito-rivista che faccio con un gruppo di amici, è uscito, sabato 6 giugno, un 'fulmine' che ho dedicato a Stanley Kubrick. Lo ripubblico qui per i lettori dell'amichevole sito.}

Kubrick grande intellettuale

Un’idea diffusa intorno agli artisti è che non sanno quello che fanno. Idea falsa. È vero però che esistono molti gradi di consapevolezza del fare artistico. Il minimo è condiviso dalla massa di sedicenti artisti dei nostri tempi, presso i quali - prendiamo ad esempio la letteratura - il numero degli scrittori ha superato quello dei lettori. Il massimo è rappresentato, ad esempio nel cinema, da Stanley Kubrick.

Vi farò tre regali: tre passaggi dell’antologia-di-interviste-kubrickiane Non ho risposte semplici, 2015. Ma prima urgono due bacchettate.

La prima alla casa editrice, la minimum fax, che sottotitola il libro “Il genio del cinema si racconta”. Il? Non bastava scrivere Un? E Chaplin ed Ėjzenštejn e Welles eccetera li abbiamo dimenticati?

La seconda va ad Emiliano Morreale, che titola la sua Introduzione “L’ultimo regista del cinema”. Forse male influenzato da L’ultimo imperatore? L’ultimo samurai? L’ultimo bacio? L’ultimo lupo?

Veniamo a Kubrick grande intellettuale (oltre che regista). Colin Young nel 1959 gli domanda: “Perché, dopo Orizzonti di gloria, vuole girare un altro film sulla guerra?”
E Kubrick: “Tanto per cominciare, il fascino di una storia di guerra è che fornisce un’occasione quasi unica per mettere in contrasto un individuo della nostra società contemporanea con una solida cornice di valori universalmente accettati, di cui il pubblico diventa profondamente consapevole, e che si può usare come contrappunto per una situazione umana, individuale, emotiva. Inoltre, la guerra è una specie di vivaio che favorisce la crescita rapida e forzata di atteggiamenti e sensazioni. Gli atteggiamenti si cristallizzano ed emergono. Il conflitto è naturale, mentre in una situazione meno critica dovrebbe essere presentato quasi come un espediente, e quindi sembrerebbe forzato, o peggio ancora falso. Ėjzenštejn, nei suoi scritti teorici sulla struttura drammatica, spesso pecca di semplicismo. I contrasti bianco/nero di Aleksander Nevskij non si adattano a qualsiasi opera. Invece la guerra permette di sfruttare contrasti di quel tipo, e in maniera spettacolare.”

Eric Norden, nel 1968: “Qual è il messaggio metafisico di 2001?”
Kubrick: “Non è un messaggio che intendo esprimere a parole, né oggi né mai. 2001 è un’esperienza non verbale. Ho cercato di creare un’esperienza in tutto e per tutto visiva, che oltrepassi le categorizzazioni verbali e penetri direttamente nel subconscio con un contenuto emotivo e filosofico. Per ribaltare la frase di McLuhan, in 2001 il messaggio è il mezzo.”

Ancora Norden: “Pensa che l’amore romantico sarà fuori moda nel 2001?”
Kubrick: “Naturalmente la gente trova sempre più facile avere relazioni intime e soddisfacenti al di fuori del concetto di amore romantico (che, nella sua forma attuale, è un’acquisizione relativamente recente, sviluppatasi nel XII secolo alla corte di Eleonora d’Aquitania), ma non sarà facile aggirare la nostra programmazione emotiva primitiva. L’uomo possiede essenzialmente lo stesso insieme di istinti utili a rinsaldare la coppia (l’amore, la gelosia, la possessività) che gli sono stati impressi milioni di anni fa per la sopravvivenza individuale e tribale.”

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Commenti
Inviato: 11/6/2015 18:06  Aggiornato: 11/6/2015 18:06
Autore: venises

Passaggi interessantissimi.