Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Gallino e il Jobs Act - prove di discussione - Rubriche : Fulmini e Saette
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prove di discussione :  Gallino e il Jobs Act
di fulmini , Tue 25 November 2014 5:00
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Caro Filippo (Piccione),

t'ho ascoltato attentamente e amichevolmente l'altra sera, quando difendevi la politica del governo Renzi, che tu ritieni senza alternative.

Oggi ho letto un articolo del sociologo italiano Luciano Gallino che contiene una critica chiara e tonda del 'Jobs Act', che di questa politica costituisce uno dei cardini.

Luciano Gallino critica alle radici il Jobs Act del governo Renzi.

Cosa pensi delle argomentazioni di Gallino, e del 'Jobs Act' in generale?

Pasquale

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Commenti
Inviato: 25/11/2014 17:45  Aggiornato: 25/11/2014 17:45
Autore: fulmini

(Ecco il commento di Filippo. Lo ricevo e lo pubblico. Pasquale)

Risposta al mio amico direttore del sito- rivista fulmini e saette
Raccolgo volentieri l’invito a dire la mia sulla discussione che si sta sviluppando sul Jobs Act, già in dirittura d’arrivo in parlamento, proposto da Matteo Renzi, segretario del Pd e capo del Governo. Ma nello specifico desidero fare una doppia premessa. La prima è che io in generale sono più propenso ad accogliere il pensiero e le tesi di Luciano Gallino piuttosto che l’impostazione del giuslavorista Pietro Ichino che, in questa circostanza è vicino a Renzi e lo sarà ancora di più se nella riforma del lavoro sarà cancellato l’articolo 18. La seconda premessa è che i diritti bisogna sempre tutelarli e non indebolirli, facendo di tutto per estenderli ad altri che ne sono privi.
Siccome penso che nell’idea e nel comportamento di Renzi vi sia la voglia di un cambiamento e che questo cambiamento possa essere realizzato attraverso le riforme che conosciamo, le battaglie che la minoranza del Pd, parte della Cgil e della Fiom che stanno conducendo, in primis contro quella sul lavoro, siano sbagliate, pretestuose e fuorvianti. Ritengo altresì che allo stato delle cose il governo, presieduto da Matteo Renzi sia, nonostante tutto, in grado di andare avanti. Ma occorre che lo faccia con maggiore celerità ed efficacia, imprimendo un ritmo più serrato e al tempo stesso far suoi i suggerimento e le proposte che vanno nella direzione auspicata. In questo senso anche le parole del Papa al parlamento europeo, che egli ha apprezzato, possono aiutarlo.
Filippo Piccione
Inviato: 25/11/2014 18:46  Aggiornato: 25/11/2014 18:46
Autore: fulmini

Filippo,
ho letto e riletto il tuo testo. Poi ho fatto altro, per lasciarlo depositare nella mia mente: beata esperienza della vecchiaia, che non ha fretta, che non replica a caldo.
Poi, ora, ho riletto ancora una volta. Posso dirti che non capisco come si leghino la prima parte e la seconda parte del testo. Non vedo la conseguenza logica.
Sarà la vecchiaia mia - la mia sempre più poca energia psichica, e l'acutezza che si capovolge irrimediabilmente in ottusità.
O il tuo pragmatismo?
Pasquale
Inviato: 26/11/2014 10:09  Aggiornato: 26/11/2014 10:09
Autore: fulmini

(Ecco il prosieguo del dialogo di Filippo.)

Facendo seguito al mio commento e tentare di dare una risposta alle tue perplessità, ritengo che nel decreto approvato ieri dalla Camera ci siano stati dei miglioramenti, in quanto non si tolgono diritti e al tempo stesso si creeranno posti di lavoro. Dipende ora dai decreti delegati sulla cui emanazione io continuo a ad avere fiducia.
Filippo
Inviato: 30/11/2014 10:17  Aggiornato: 30/11/2014 10:17
Autore: unviaggiatore

Che cosa vuol dire Jobs act? Che cosa intende Renzi per flessibilità, si può parlare in maniera chiara spiegando il significato delle parole? Per me che ho passato anni nella FIOM flessibilità vuol dire precarietà, insicurezza perché il lavoro non è più un diritto. Si creano posti di lavoro cancellando l'articolo 18? Penso che neppure lui ci creda. L’attuale riforma del lavoro voluta dal Governo Renzi prevede che l’articolo di 18 non venga applicato sulle nuove assunzioni, immagino un lavoratore che rinunci alla tutela dell'articolo cercando un nuovo lavoro, forse Renzi pensa che l'insicurezza per il futuro porterà a un aumento dei consumi dando un nuovo impulso all'economia. Esiste poi un problema di Democrazia che i nostri governanti non vedono.
Giuliano Cabrini
Inviato: 30/11/2014 21:18  Aggiornato: 30/11/2014 21:18
Autore: fulmini

Caro Giuliano,
in questi giorni ho incontrato molte persone "di sinistra" che si sono innamorate di Renzi. Mi sono chiesto: da cosa dipende? La prima risposta è stata questa: gli italiani, ogni venti anni, si innamorano di qualcuno. La seconda è questa: gli italiani sono disperati.
Il problema è che però anche i greci non scherzano quanto a disperazione: stanno per far vincere le elezioni a Tsipras.
Che fare?
Pensare l'insieme (economico, sociale, politico, culturale) in modo radicalmente nuovo, pensarlo in termini di crisi della vecchia civiltà moderna, e di costruzione di una nuova civiltà.
Questo sto facendo, sto proponendo. Non mi ascoltano? "Meglio ascoltare il rimprovero del saggio che ascoltare il canto degli stolti." Ecclesiaste
Inviato: 6/12/2014 8:34  Aggiornato: 6/12/2014 8:34
Autore: unviaggiatore

Pasquale, tu incontri persone innamorate di Renzi, io incontro persone che dicono che i politici sono tutti uguali, gente che spera che arrivi qualcuno che risolva i problemi della crisi, soprattutto il problema principe: il lavoro. Trovo persino chi dice che la colpa di tutto è del Sindacato.
Capisco che a pancia vuota si parla male di politica e che la ricerca di un modo per arrivare a fine mese ci impegna molto, è un problema dell'immediato. Ma parlare del sindacato e non di sindacati ci fa capire la scarsa conoscenza della storia sindacale e dell'idea di democrazia sindacale.
Certo, Primum vivere deinde philosophari. Tuttavia non possiamo pensare di risolvere una crisi organica con i vecchi sistemi capaci a trovare soluzioni parziali.
La crisi è organica, quindi è anche crisi politica e culturale.
Costruire una nuova civiltà.
Come si costruisce una nuova civiltà? CON L'IMPEGNO DI TUTTI,
l'impegno di tutti a capire e la partecipazione di tutti nell'agire si chiama DEMOCRAZIA
Inviato: 6/12/2014 15:38  Aggiornato: 6/12/2014 15:38
Autore: fulmini

{Ricevo e pubblico.

Caro Pasquale,
ho letto il tuo commento al mio post e non posso che condividerlo sia per l'analisi sulla società sia per quanto riguarda la tua sorpresa per il mio "sbalordimento" che come puoi capire è stata una forzatura, visto e considerato che fra i comportamenti dei politici diventa sorprendente trovare coerenza, moralità, senso civico, capacità di individuare i mutamenti in corso e le misure per fronteggiarli.
Filippo
Inviato: 28/12/2014 10:41  Aggiornato: 28/12/2014 10:42
Autore: fulmini

Vorrei proprio sapere cosa pensano Filippo (Piccione) e Giuliano (Cabrini) - e naturalmente tutti i lettori del sito-rivista - dell'articolo odierno di Eugenio Scalfari su 'la Repubblica', del quale riporto il punto che mi interessa particolarmente: la valutazione del Jobs Act:

"Ho già scritto domenica scorsa che il Jobs Act non crea alcun nuovo posto di lavoro, semmai può distruggerne alcuni. Saranno infatti assunti altri precari per un periodo massimo di tre anni, con salari inizialmente assai bassi ma lentamente crescenti. Dopo tre anni gli imprenditori decideranno se assumerli con un contratto a tempo indeterminato ma fermo restando che non godranno - come invece ancora accade per i vecchi assunti - dell'articolo 18. Per i nuovi assunti il 18 non esiste più; ci sarà dunque una diversa contrattualità per lavoratori che fanno il medesimo lavoro nella medesima azienda. La questione potrebbe creare imbarazzi con la Corte costituzionale.
Il Jobs Act non crea dunque alcun posto di lavoro. Potrà forse promuovere i precari in dipendenti regolari di quell'azienda (ma senza articolo 18) concedendo contemporaneamente un forte risparmio agli imprenditori che saranno premiati con l'esenzione dai contributi e con la piena libertà di licenziare i neoassunti durante i primi tre anni ma anche dopo, contro pagamento di un indennizzo da trattare tra le parti.

Il Jobs Act ha avuto nel corso del suo iter parlamentare sotto forma di legge delega molteplici mutamenti, quasi tutti in maggior favore degli imprenditori. In questi ultimi giorni sono usciti i due primi decreti attuativi che saranno presentati alla commissione parlamentare incaricata di fornire al governo un parere puramente consultivo, ma già si sa che in quei decreti c'è anche un trattamento per i licenziati collettivamente (in numero da cinque in su): anche in questo caso indennizzi ma non reintegro deciso - come era un tempo - dal giudice del lavoro.

Grande soddisfazione degli imprenditori ma altrettanto grande opposizione dei sindacati che protestano, invieranno ricorsi alla Corte di Bruxelles contestando i licenziamenti collettivi e forse indiranno nuovi scioperi di categoria o generali. Si può ovviamente dissentire in merito ma sta di fatto che il governo ha scelto da che parte stare e non è una scelta accettabile quella dei forti mettendosi sotto i piedi i deboli.

Si dice che leggi di questo tipo sono gradite dalla Commissione europea, dalla Bce e dal Fmi. A me non pare. Quei tre enti desiderano che l'Italia, come tutti i governi dell'Eurozona, rispetti gli impegni presi: il "fiscal compact", una politica tendente a ridurre il debito pubblico sia pure con qualche concessione nei tempi e nella quantità, l'aumento della produttività e della competitività. Con quali strumenti questi due ultimi obiettivi debbano essere realizzati non c'è scritto da nessuna parte. Secondo me dovrebbero essere realizzati dagli imprenditori attraverso la creazione di nuovi prodotti e nuovi metodi di produzione e distribuzione. Dell'articolo 18 all'Europa non interessa nulla, riguarda il governo italiano. Produttività e competitività riguardano le aziende e chi le guida, il costo del lavoro, i licenziamenti eventuali e quanto ne deriva pesano esclusivamente sui lavoratori. Per un partito che si definisce di sinistra democratica questa scelta non mi sembra molto coerente."
Inviato: 28/12/2014 22:30  Aggiornato: 28/12/2014 22:32
Autore: fulmini

{Ricevo e pubblico.}

Forse ti deluderò caro direttore. Ho letto, come tutte le domeniche, Scalfari, sapendo in partenza che da qualche tempo prende di mira Renzi. Questa volta lo fa in particolare criticando i provvedimenti di attuazione della legge delega Jobs Act, affermando che le conseguenze saranno rovinose per i lavoratori. Io aspetterei un po' di tempo per pronunciarmi sull'argomento. Non escludo che gli effetti di questa contrastata riforma potrebbero essere positivi. Filippo
Inviato: 29/12/2014 17:05  Aggiornato: 29/12/2014 17:05
Autore: fulmini

{Ricevo e pubblico.}

Per onestà intellettuale e per serietà devo premettere che a me Renzi non è mai piaciuto: quel suo termine: Rottamare, riferito alle persone, quella sua faccia da spaccone viziato, quel suo modo sarcastico di rispondere a chi dissente, quella sua slealtà brutale nei confronti del suo caro amico Enrico Letta... e così via.
Ora, più passa il tempo e più la mia opinione peggiora; a dire il vero, all'inizio del suo Governo pensavo che si dovesse appoggiarlo, che era, forse, una delle ultime occasioni almeno per iniziare ad uscire dalla crisi, che era giusto avere e dare fiducia a quella che appariva, nonostante i mille difetti evidenti, come una energia giovane, grintosa e positiva. Ma adesso, sul volgere del 2014 verso il 2015, la mia dura opposizione al Sig. Renzi sta nel fatto che con la sua azione, io penso, le cose siano destinate a peggiorare; perché l'unica cosa intelligente da fare sarebbe stata, come sa ogni studente di Economia, fare il massimo sforzo per concentrare ogni risorsa in investimenti mirati allo sviluppo; il Signor Renzi, questo non lo ha fatto; tutto il resto è fuffa, positiva o negativa, ma fuffa.
Un'altra cosa che non posso accettare è che questo smargiasso della Politica, che un tempo era la più alta delle attività umane, non abbia neanche un minimo di pietas nei confronti dei poveri, dei pensionati al minimo, dei deboli. Il Signor Renzi preferisce incontrare Marchionne che Camusso, gli Industriali plaudenti che una Assemblea di operai che cercano di salvare il proprio lavoro; c'è qualcosa che non va
Il Signor Renzi non riuscirà a fare neanche un passo avanti e temo, purtroppo che la situazione in Italia sia destinata a peggiorare.
Per questo, e per altre venti ragioni, non posso condividere l'azione (o le parole?) del Signor Renzi, l'impiegato che divenne Dirigente un mese prima di andare in aspettativa; mentre qualcun altro, alla sua età, pensava a cuocere salsicce alle Feste dell'Unità.
Pietro Pacelli