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briciole musicali : La Meraviglia
di venises , Fri 24 October 2014 5:00
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Abbiamo già sostenuto, varie volte, che la musica programmatica non esiste, che la musica non racconta storie di principi, zar, fate o altro, che la vera musica programmatica esprime concetti, sentimenti, sensazioni.

Eccovi un esempio d'una meravigliosa musica programmatica.
Cosa esprime? Il sentimento di meraviglia.
Nel suo duplice significato di stupore e di qualcosa di magnifico.




Non è saggio lasciar passare troppo tempo senza ascoltare Rimsky-Korsakov.
Vi abbiamo già proposto alcune sue gemme.
Oggi ascoltiamo assieme un passaggio dall'opera La favola dello zar Saltan, la suite Le Tre Meraviglie 1.





Meraviglioso? Meravigliato?


La storia, il libretto, sono solo stratagemmi per liberarsi dei distratti.
Siamo certi che non avrete bisogno di guida per riconoscere il passaggio2 che descrive (il disvelamento de) la Meraviglia.






________________________
1 Quale sono le tre meraviglie raccontate nella storia di Puskin?
Sono:
1) uno scoiattolo magico che mangia noci d'oro e canta;
2) trentatrè cavalieri magici che ogni tanto emergono dal mare;
3) il Cigno-Principessa che Guidon, figlio dello zar, ha salvato e che gli si svelerà quale donna.

2 Ma prestate speciale attenzione ad un minuto e mezzo circa dalla fine (sarà quello il momento in cui il Cigno-Principessa si disvela quale donna?).


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Commenti
Inviato: 24/10/2014 9:03  Aggiornato: 24/10/2014 9:04
Autore: fulmini

Non conoscevo questa musica, grazie Venises.

Contribuisco minimamente al post meraviglioso con le citazioni del Maestro e del Discepolo sulla questioncella. Mi pare che il primo ponga l'accento sullo 'stupore', il secondo sulla 'magnificenza'.

"La meraviglia è propria della natura del filosofo; e la filosofia non si origina altro che dallo stupore." Platone

"Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori." Aristotele
Inviato: 24/10/2014 21:31  Aggiornato: 24/10/2014 21:32
Autore: venises

Impostore d’un venises,
ah, è così, la musica programmatica non esiste?
Allora ascolta quest’altra suite dalla stessa opera dello stesso autore e poi facciamo i conti.



Nicolai Rimsky-Korsakov (1844-1908) : La zarina alla deriva in un barile,
da « La Favola dello zar Saltan »


Si sente il rumore delle onde contro il barile!


Inviato: 25/10/2014 10:34  Aggiornato: 25/10/2014 10:34
Autore: venises

Ti sbagli caro venises,
la musica che ci hai proposto non fa acqua.
Io ci sento l’angoscia d’andare alla deriva.

Inviato: 25/10/2014 12:58  Aggiornato: 25/10/2014 12:58
Autore: fulmini

Caro Venises e Caro Venises,
scusate se mi intrometto nel vostro 'dialogo', ma non capisco perché in questo brano non si possano esprimere nello stesso tempo e nello stesso luogo l'angoscia della deriva e il rumore del barile, cioè il sentimento e la sensazione.
Pasquale
Inviato: 26/10/2014 2:37  Aggiornato: 26/10/2014 2:38
Autore: venises

Commento straordinariamente terribile.
Mio caro Pasquale, non si entra a casa d’altri per tutto scassare e mettere a soqquadro.
Per replicare, qui dobbiamo tirarci su le maniche.

Perché i due diversi modi di vedere non possono co-esistere?
Perché siamo animali ancora religiosi, non abbastanza evoluti; perché non riusciamo a scrollarci di dosso le rassicuranti superstizioni che abbiamo assorbito col latte materno.

Le teorie, le grandi teorie, sinora, sono tutte state concepite all’insegna dell’esclusività.
Per esempio, è vero il materialismo storico? Se rispondete di sì vuol dire che penserete che il motore immobile del cambiamento storico, il solo, la causa esclusiva, sia costituito dalle forze economiche, dall’ambito della produzione. E che la propaganda di Gobbels nessun ruolo abbia avuto nel determinare il successo storico di Hitler, che ci sarebbe stato - esattamente nello stesso modo - anche senza quella.
Secondo noi la tesi che lo sviluppo materiale delle forze produttive abbia un ruolo centrale nel determinare lo sviluppo storico rappresenta una delle grandi conquiste intellettuali dell’umanità. Dire che questa sia la sola ed unica causa (tesi peraltro virtualmente impossibile da dimostrare) che tutto spiega (il motore immobile) significa trasformare la scienza in dottrina, in religione.
Medesime considerazioni per qualsiasi altra teoria: che appartenga all’ambito della psicanalisi, delle scienze sociali o delle scienze naturali.
Il paradigma di questo modo di pensare sono proprio le leggi della fisica, per esempio la legge di gravità: così universale che nulla può sfuggirle, così universale che tutto spiega. Poi si scopre che persino la luce - che alla gravità non avrebbe dovuto essere soggetta, non possedendo massa - la sente eccome. E che quindi bisogna correggere la legge di gravitazione.
Ma noi, piccoli esseri bisognosi di certezze, abbiamo bisogno di semplificare. Se è questo non è quello. E via a lotte ideologiche, questa tesi contro quella teoria.
Perché contro?
Perché l’assioma non dichiarato che tutte le teorie lega e che tutti ci unisce inconsapevolmente è che la causa sia esclusiva. Perché la Teoria deve assomigliare alla religione. E di Dio ce n’è uno solo.
Eppure, basterebbe riflettere un attimo per rendersi conto che questa idea deve essere certamente errata, frontalmente contraria com’è ad ogni esperienza d’ogni giorno - dove molti sono i fattori che, in modo e misura diversi ma sistematicamente, affliggono ogn’altra cosa.

Inviato: 27/10/2014 6:40  Aggiornato: 27/10/2014 6:55
Autore: fulmini

Buon giorno, Venises. E’ mattina presto, qui a Roma, e mi sveglio, come sempre più spesso accade in vecchiaia, con la bella idea di discutere la tua bella replica. Mi faccio un caffè, mi siedo al computer, rileggo il tuo testo sorbendolo, vediamo un po’.

Concordo con buona parte di quanto scrivi, e ciò mi rallegra – stimandoti infinitamente.

Discordo invece con questa tua affermazione: “siamo animali ancora religiosi (perché) non abbastanza evoluti”.
Anche quando saremo abbastanza evoluti saremo ancora religiosi, penso io, Venises, perché saremo sempre animali ideologici, e la religione è una ideologia. Noi umani non possiamo vivere senza una (o più) ideologie. Il punto è se saremo capaci di costruire religioni teoricamente e storicamente superiori a quelle esistenti – come le Religioni del Libro: l’ebraismo, il cristianesimo, l’islamismo, che pretendono di curare il mondo e lo piagano con le loro burocrazie, le loro superstizioni, il loro orrendo orientamento sacrificale.

Fra le altre tue affermazioni che mi trovano concorde scelgo ora questa, capitale: “Le teorie, le grandi teorie, sinora, sono tutte state concepite all’insegna dell’esclusività.” Sì, le Teorie, sinora, funzionano come le Religioni, o sei materialista storico o sei idealista storico, o sei marxista o sei sociologo, eccetera. Dobbiamo superare, teoricamente e storicamente, questa insostenibile situazione filosofica e scientifica. Il problema è: come superare effettivamente, veramente, questa situazione o/o?

Ora, io penso sia sbagliato essere ‘esclusivisti’, situazione o / o, ma che sia sbagliato anche essere ‘questo-e-quello’, situazione o + o. Occorre elaborare teorie non esclusive, teorie comprensive, d’accordo, ma la comprensività non deve risolversi in una somma, in un accostamento, in un intreccio, di teoria a e teoria b, bensì in una nuova teoria che superi le due teorie date comprendendole.

Facciamo un esempio, e prendiamo il caso filosofico materialismo / idealismo. Da un lato Marx, dall’altro Hegel. Che facciamo? Scegliamo uno o l’altro? O questo-e-quello? Io dico: l’uno e l’altro, ma fusi e superati. Da chi? Da Gramsci. L’idealismo storico e il materialismo storico fusi e superati nella ‘filosofia della prassi’. Che è nata, bada bene, quando Marx aveva 27 anni nella sua testa ed è stata trascritta dalla sua mano nelle Tesi su Feuerbach. Prima di queste due paginette (pubblicate da Engels 40 anni dopo, senza averle capite) Marx era hegeliano, e dopo queste paginette sarà marxiano (con la Prefazione e Il Capitale e tutto il resto). Ma nelle Tesi era andato oltre l’idealismo hegeliano (e il materialismo feuerbachiano) senza cadere nel materialismo marxiano. Proprio da qui parte Gramsci, e va ancora più avanti.

Questo riguardo la filosofia. Se consideriamo ora la scienza, avevamo, nel tempo di ferro e di fuoco in cui Gramsci scrive i Quaderni (dal 1929 al 1935, nel 1929 Gramsci aveva 37 anni), la sociologia ‘marxista’ (Marx, Engels, Bucharin etc.) e la sociologia ‘borghese’ (Comte, Durkheim, Weber etc.). Gramsci sceglie l’una o l’altra? - come facevano i marxisti e i sociologi, o sceglie tutte e due sommandole e accostandole e intrecciandole - come fanno oggi i sociologi alla Zygmunt Bauman e alla Immanuel Wallerstein? (I marxisti lasciamoli perdere – quelli ancora in circolazione non valgono la pena.) No, Gramsci fonda una nuova scienza della società, e la chiama ‘scienza della storia e della politica’. E questa fondazione affonda le sue radici nella critica delle due sociologie, ‘marxista’ e ‘borghese’, delle quali eredita le conquiste eliminando le rassicuranti superstizioni, e sviluppa la conoscenza effettuale del mondo grande e terribile come ora è diventato e sta per diventare..

Ecco dove discordiamo, Venises. Se ho capito bene questo tuo commento, e anche altri commenti passati, tu, per superare le teorie esclusive (bene, bravo) pensi che basti praticare le teorie-separate-in-casa, un po’ questa e un po’ quella (male, vile). Un po’ la luce è onda e un po’ è particella. Un po’ ha ragione Marx e un po’ ha ragione Weber, un po’ il corpo (del capitalismo) e un po’ lo spirito (del capitalismo), un po’ lo sviluppo materiale e un po’ lo sviluppo ideale.

Ti domando perciò: superata la tentazione superstiziosa o / o, perché cadere nella tentazione pragmatica o e o?

Certo, si potrebbe sottilizzare, dicendo che invece di allinearle a pari merito, la teoria a e la teoria b, si potrebbe stabilire una gerarchia di valore, di importanza: prima la a, o la b, e poi la b, o la a. Oppure: prima la a, e poi la b e la c e la d eccetera. Ma la musica non cambia. Una cosa è un paniere, un’altra è la fusione-superamento. Quella riuscita a Marx, a 27 anni, e poi dimenticata. Quella riuscita a Gramsci, a 37 anni, e poi disconosciuta.

Pasquale Mattutino
Inviato: 2/11/2014 13:28  Aggiornato: 2/11/2014 13:31
Autore: venises

Una nostra carissima amica non smette di ripeterci che non ama la musica con le trombe dentro.
Togliete le trombe all’orchestrazione del passaggio menzionato (nell’ultima nota1) e il finale assomiglierà al passaggio di un tram.


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1 Nota del testo, ovviamente. Non una di quelle altre.