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lo Stato del meridione : La 'ndrangheta in Lombardia
di filippopiccione , Tue 10 June 2014 4:00
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C’è voluta la sentenza della Corte suprema di Cassazione per confermare che la ‘ndrangheta “comanda” anche al nord d’Italia. L’Inchiesta Infinito-Crimine, inizia nel luglio 2010, con 154 arresti in Lombardia e 156 in Calabria. L’inchiesta, condotta dalla DDA di Milano, svela gli interessi mafiosi nelle Asl, le infiltrazioni nelle istituzioni pubbliche, le prime mire sull’Expo, negli appalti, i subappalti, le estorsioni. Le aziende, prive di liquidità, vengono ingurgitate pezzo dopo pezzo perché costrette ad affidarsi alle linee di credito messe a disposizione dalle ‘ndrine. L’esistenza delle mafie e la sua massiccia presenza nel Settentrione, in particolare la ’ndrangheta, è un dato ormai acquisito. Si è appurato che l’organizzazione criminale calabrese è dotata di una struttura unitaria, analoga a Cosa nostra, con una propria cupola e non - come si riteneva fino a qualche tempo fa - articolata e strutturata orizzontalmente e parcellizzata. Con propaggini al nord e altre città d’Italia.

Riesce a interloquire con tutti i poteri politici, compresa la Lega che si era chiamata fuori e che, accusata di essere complice e connivente, come rivelò pochi anni dopo la vicenda Belsito, i leghisti padani, con in testa l’allora ministro Maroni, scatenarono una violenta campagna di delegittimazione nei confronti di Roberto Saviano, che in una trasmissione televisiva, aveva denunciato che l’imprenditoria criminale e il mondo politico lombardo si erano saldati a tal punto da dar vita a un’esponenziale crescita economica corrotta anche in molte altre zone del nord. Con questa sentenza si stabilisce che non si è in presenza di un semplice tentativo d’invasione delle mafie verso il Nord ma di un vero e proprio intreccio fra cultura e meccanismi criminali, come quelli che hanno alimentato la malavita organizzata nel Mezzogiorno.

Si è arrivati a questa sentenza grazie a un’operazione complicatissima eseguita coralmente fra la magistratura e le forze dell’ordine. Una duplice inchiesta fatta da nord e da sud. Ilda Boccassini e il compianto Antonio Manganelli, Giuseppe Pignatone, allora procuratore a Reggio Calabria e ora a Roma, e Michele Prestipino, procuratore aggiunto.

Dalla sentenza emerge anzitutto che la Lombardia, e più in generale il nord, sono diventati territorio di mafia. Parte dell’imprenditoria e delle istituzioni lombarde, si connettevano alle organizzazioni criminali al fine di rafforzarsi e consolidare il loro potere economico. La politica non ha svolto un’incisiva iniziativa di contrasto nei confronti di questo sistema collusivo, come peraltro risaltato con le vicende scandalose dell’Expo 2015 e del Mose.

Roberto Saviano nel ricordare gli attacchi nei suoi confronti sente il bisogno di rendere omaggio a Ilda Boccassini e al suo impegno profuso in completo silenzio, al quale ci associamo. Ha saputo respingere con i suoi comportamenti e con i fatti gli insulti e le accuse di vario genere che le sono piovute addosso, ottenendo un risultato importante, come quello della sentenza della Cassazione. Un risultato, frutto della sinergia fra le procure di Reggio Calabria e Milano e il ruolo fondamentale svolto da tutti gli Uffici giudiziari coinvolti nei vari gradi e stadi dei processi.

La sentenza della IV sezione Penale della Cassazione deve suonare da monito e d’insegnamento per tutti coloro che intendono combattere seriamente ed efficacemente le mafie e l’illegalità, il cui radicamento su tutto il territorio nazionale sta diventando un angosciante grido d’allarme.

Filippo Piccione

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Commenti
Inviato: 10/6/2014 10:12  Aggiornato: 10/6/2014 10:16
Autore: fulmini

Leggendo questo tuo post, Filippo, mi sono chiesto e ti chiedo se questo 'sistema' si tratta di correggerlo e ripulirlo, o invece sostituirlo con un altro 'sistema'. Io, naturalmente, non penso alla 'rivoluzione di marxiana e leniniana memoria', e nemmeno alla 'rivoluzione culturale' di cui straparla in questi giorni Renzi. Penso invece alla crisi della civiltà moderna e alla nascita della nuova civiltà degli esseri creativi e autonomi e solidali. Insomma, non so tu, ma a mio modo di vedere, non si tratta di estirpare la 'ndrangheta intesa come malapianta, ma di coltivare (mentre si lotta contro la 'ndrangheta) una nuova pianta.
Pasquale
Inviato: 11/6/2014 10:35  Aggiornato: 11/6/2014 10:36
Autore: fulmini

(Ricevo e pubblico. Fulmini) Pasquale, condivido in pieno la tua osservazione. Sono d'accordo che al punto in cui siamo pare impossibile rimuovere la malapianta mafiosa e quella non meno insidiosa della politica che vive solo di corruzione. Se si potesse fare l'una e l'altra operazione, cioè quella di sradicare le malepiante e farne crescere una nuova io sarei il primo tuo seguace. Io nel mio molto piccolo contributo di denuncia, mi sto adoperando per toglier l'humus alle radici del malaffare, tu stai lavorando per costruire una nuova società, ma le due strade non credo siano divaricanti o confliggenti. Un saluto affettuoso e buon lavoro. Filippo
Inviato: 11/6/2014 10:43  Aggiornato: 11/6/2014 10:45
Autore: fulmini

Sì, Filippo. Potare le piante esistenti, e coltivare nuove piante: questa è la soluzione.

(Per questo non mi convince il governo Renzi: parla di 'rivoluzione culturale' ma non coltiva nuove piante. Quante volte ho sentito ripetere nell'Italia di questi anni difficili: "occorre un nuovo Rinascimento", o addirittura "stiamo producendo un nuovo Rinascimento". Ma coloro che usano queste formule lo sanno che il Rinascimento è stato un momento di ideazione e realizzazione e coltivazione di NUOVE piante? NUOVE piante sul terreno artistico e scientifico!)

Pasquale
Inviato: 18/11/2014 16:42  Aggiornato: 18/11/2014 16:45
Autore: fulmini

Inviato: 19/7/2016 9:58  Aggiornato: 19/7/2016 9:59
Inviato: 12/4/2017 9:17  Aggiornato: 12/4/2017 9:18