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leOpereeiGiorni : Una leggera vecchiaia
di fulmini , Mon 19 May 2014 4:30
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Aveva ragione Pasolini: invecchiando si diventa più leggeri. Il Faito doc Festival mi ha chiamato a far parte della giuria 2014, e per il catalogo ho dovuto comporre una fresca autobiografia. Mi sono bastate 8 righe per 40 anni di lavoro:

Sono nato nel 1948, a Siderno (Italia). Sono padre (di Eftimios, Nefeli, Sofia), marito (di Alexandra Zambà), amico di molti amici, cittadino del mondo. Vivo a Roma.
Ho studiato arte, cinema, sociologia, storia, filosofia, religione - e continuo a studiare.
Ho insegnato nella scuola e nell’università italiana, e tenuto seminari nelle università cipriota e cilena. Tengo corsi di scienza della storia e della politica in Universitas Nueva Civilización: http://www.uvirtual.net/spuv/
Ho lavorato come regista e autore per la Rai Tv.
Ho pubblicato (dal 1977 ad oggi) articoli, saggi, libri, documentari, video, film, drammi teatrali.
Sito personale: http://pasqualemisuraca.com/sito/

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Commenti
Inviato: 19/5/2014 16:05  Aggiornato: 22/5/2014 15:53
Fai bene a spararTi la calia (traduzione: E' megghiu mu ti spari 'a calia); io faccio il tifo per Te!

luigi
Inviato: 22/5/2014 15:59  Aggiornato: 22/5/2014 15:59
Autore: fulmini

Più che spararla, Luigi, la calia mi piacerebbe mangiarla - ma qui, a Roma, e anche altrove in Italia, non la fanno più nella cenere bollente. Con la conseguenza non secondaria che la calia (i ceci tostati - nota per i più giovani e meno calabresi) è oggi dura e insapore, mentre deve essere tenera, croccante, profumata. Se poi si mangia accanto a un amico, nell'Arena, d'estate, al buio di una proiezione cinematografica - la situazione diventa seriamente paradisiaca.
Pasquale
Inviato: 24/5/2014 7:06  Aggiornato: 24/5/2014 10:32
Come forse ricorderai a Siderno c'era un personaggio che vendeva fusaglie; spesso davanti al Cinema Nuovo, vicino al "ponte dei sospiri".
Lo chiamavano - soprannome - "cinqu liri a calia" perché con quella monetina, allora, all'origine dei nostri ricordi e dell'appellativo citato, si comperava un bicchierino della specialità, servita in contenitore di legno a forma di porta-uovo.
Poi si passò a dieci lire e così via.
Si arrivò, anni settanta, alle cinquanta lire, contenitore anche in metallo a forma di calice; allora anche il prezzo di un buon gelato, gigantesco.
Nel lontano 1970, circa, fu Isa la quale, da noi "ammaestrata" alla bisogna, si avvicinò al citato chiedendo di poter comperare 10.= lire di calia; con linguaggio cittadino ed in perfetto italiano, da "straniera".
Ebbene costui, subito innervosito, iniziò a borbottare: "Mannaia a cui, chista proprio a mia 'ndavi u mi sfutti!" e chiarì all'acquirente che il bicchierino costava non meno di cinquanta lire.
La scena fu da noi filmata nella nostra memoria, essendoci posti poco distanti dalla celia sulla calia.

Lo scherzo tirato a Piri-piri (accudiva le sue galline chiamandole così a raccolta ed ottenne il soprannome)?
Isa entrò, in un pomeriggio estivo, nel suo Bar - era alla Cassa - e lo salutò così, in presenza di tanti astanti che risero di gusto: "Buon pomeriggio sig. Piri-piri".
Da quel momento il ragazzo al bancone, oggi proprietario del Bar del Corso preparò per Isa gelati giganteschi, per simpatia e per il coraggio dimostrato.

"Quanta è bella giovinezza ..."