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il legame : Continuità
di venises , Tue 24 June 2014 5:00
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Come mai gli oggetti del mondo macroscopico perdono le proprietà che presentano del mondo microscopico? 1
La risposta – a tale apparente enigma - è incredibilmente semplice.
Ed è la seguente: perché non dovrebbero ?
O meglio: perché mai le medesime proprietà dovrebbero mantenersi scalando le dimensioni degli oggetti?

La risposta è nuovamente d’una semplicità strabiliante: perché siamo intrisi di pregiudizi, dalla testa sino ai piedi (soprattutto la testa, va detto).
Per fortuna (si, è una bella cosa che i pregiudizi ci aiutino a campare).
Eh, si, perché ne va della nostra sopravvivenza.
Non si capisce un’acca di cosa andiamo dicendo? E allora proviamo a spiegarci.

maserati
(Notate il colore dello sfondo)

Il cervello umano è una macchina che praticamente non fa che una sola cosa, sempre: tira ad indovinare. Passa il tempo ad indovinare, non fa altro (ed è di un’abilità straordinaria a questo gioco).
È la sua specialità.
Si dice che natura non fecit saltum ma invero questa è una triste menzogna, la verità è che la natura fa ciò che gli pare. A non fare salti invece è il nostro cervello (non solo quello umano, notiamo incidentalmente). È il cervello ad adorare, a supporre l’ipotesi di continuità. Cerchiamo continuamente la continuità, ci sentiamo a nostro agio solo in essa.


Moda


Dov’è quest’affannosa ricerca della continuità? Dappertutto. In ogni espressione della nostra mente, inclusa l’Arte. Anzi, la continuità è il principio sommo dell’Estetica. Qualche esempio?

Moda. Perché è esteticamente gratificante che un accessorio richiami un colore o un disegno già usato altrove nel vestito? Perché non mischiamo i colori a caso su forme prese a casaccio?

Pittura. Perché misceliamo i colori rispettando certe relazioni frequenziali fra loro (le chiamiamo palette di colore)?

Musica. Perché organizziamo i suoni in scale tonali e stabiliamo persino regole precise su come sia lecito avvicendare note e persino intere sequenze di suoni? Perché funziona così bene l’attesa della ripetizione? Perché la variazione è bella e gratificante solo quando modifica una percentuale limitata e ci lascia ritrovare la gran parte di ciò che già conosciamo? Perché una successione completamente casuale di suoni viene chiamata ‘rumore’ e non ‘musica’?


Matematica. Tutta la matematica inventata sinora è calcolo della continuità. Persino le discontinuità sono trattate come processi al limite della continuità. Così pure tutto il resto della fisica.
Ma – obietterete voi - la scienza è scienza della regolarità perché ad essere regolare è la natura, e la scienza quella natura descrive. Non proprio, insistiamo noi. Se la natura è un po’ continua, è certamente molto discontinua ed irregolare. Prendiamo le previsioni meteorologiche. La scienza che abbiamo sviluppato ci azzecca quando il tempo non cambia molto (quando l’evoluzione è regolare e graduale) mentre è disastrosamente inaffidabile quando il tempo varia in modo radicale (siamo ciechi al di là della discontinuità): insomma, sappiamo prevedere il futuro quando non serve.

Moda

Da dove viene fuori questa ossessione della monotonìa?
Dall’istinto di sopravvivenza.
Solamente l’ipotesi di continuità della natura ci permette infatti d’identificare un leone che si nasconde dietro un fogliame e di cui percepiamo frammenti isolati di pelliccia. Solo l’ipotesi di continuità ci permette di collegare quei tasselli in un insieme coerente riempiendo arbitrariamente gli spazi visivi coperti da foglie con immagini inventate di altra pelliccia, fino a costruire l’immagine coerente di un leone che sta per aggredirci. Se siamo bravi a tirare ad indovinare, scappiamo prima d’essere assaliti e la nostra vita è salva. Altrimenti per noi non c’è scampo.

Ripetiamo: il cervello non fa altro, non fa che tirare ad indovinare. Assumendo continuità, tollerando solo piccoli cambiamenti. Continuità nello spazio, nel tempo, nelle strutture. Continuità delle esperienze2. Individuare la piccola variazione ci gratifica, essere sorpresi da un accadimento inaspettato e repentino ci spaventa.

Ora, tutto ciò diventa un problema in un solo ambito: la scienza.
Il procedimento scientifico moderno è infatti basato sull’idea di dimostrazione, ovverosia sulla regola che non si può affermare nulla al di là di ciò che abbiamo verificato sperimentalmente. Ma questo è innaturale, è l’esatto contrario di ciò che altrimenti facciamo in ogni momento della nostra esistenza. Il metodo scientifico consiste nel proibirci di tirare ad indovinare sulla base di un’arbitraria ipotesi di continuità.
Ecco perché il metodo scientifico è così disumano ed inumano.

Abbiamo già fatto l’esempio dell’affermazione dell’esistenza dei buchi neri quale affermazione scientifica illegittima (un esempio fra migliaia possibili).
L’idea che le proprietà degli oggetti non mutino al variare delle loro dimensioni (su vari ordini di grandezza) fa parte di quest’ossessione della continuità, della regolarità della natura.
Un postulato che abbiamo il terrore d’abbandonare perché temiamo – così facendo – di rischiare la vita.
Anche se ormai rischiamo solo il progresso.







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1 Rispondiamo al questito posto da Pasquale.

2 Solamente grazie a questa arbitraria assunzione riusciamo a leggere il seguente testo. Ciò che è maggiormente strabiliante è che lo facciamo senza fatica e con una grande confidenza nel nostro intuito.



Beau Lotto



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Commenti
Inviato: 24/6/2014 19:32  Aggiornato: 25/6/2014 8:36
Però si è risposto a questa domanda: "perché mai le medesime proprietà dovrebbero mantenersi scalando le dimensioni degli oggetti?" O meglio ancora: perché non dovremmo stupirci se le stesse proprietà non si conservano a scale diverse?

Mentre la domanda originale era questa: "perché gli oggetti del mondo macroscopico perdono le proprietà che presentano del mondo microscopico, dove vige la fisica quantistica?"

In matematica, e in tutte le scienze, si fa così: se non si può rispondere a un problema, si tenta di rispondere a un problema più semplice (in questo caso, con una risposta "evoluzionistica", "adattazionista" credo sia il termine giusto). E' un punto di partenza. Perlomeno, non siamo troppo stupiti!

Il problema contenuto nella domanda originale è discusso qui - in inglese, e occorre sapere un po' di cose -: Decoherence and the Transition from Quantum to Classical—Revisited

Non l'ho ancora letto. Ma dubito che cose del genere possano essere semplificate sino a spiegarle "a parole". Se si vuole capire, occorre studiare.


"Tutta la matematica inventata sinora è calcolo della continuità."
Questa affermazione è troppo netta, gli studiosi ci combinatoria, e di algebra più in generale, potrebbero risentirsi. Anche volendo prenderla per buona, l'aspetto notevole della faccenda "discreta" è che ha origine da oggetti "continui" (e infatti di più, differenziabili: per usare paroloni, nello studio delle soluzioni dell'eq. di Schrodinger ci si riduce allo studio di una perturbazione del Laplaciano, i cui autovalori, nei casi buoni, formano uno spettro discreto.)
La distinzione discreto/continuo ha un sapore un po' aristotelico, da psicologia naif, quella quasi-sempre-giusta per la sopravvivenza, va detto! Sembra che le cose siano più sottili.

(Ivan)
Inviato: 25/6/2014 11:29  Aggiornato: 25/6/2014 12:01
Grazie, Venises.

Torno da un breve viaggio e trovo questo tuo post, un dono in forma di risposta a una mia domanda.

Ci penserò sopra e sotto. (Come anche al commento di Ivan - grazie anche a te, Ivan.)

Intanto mi soffermo un momento su questa tua osservazione: "Se la natura è un po’ continua, è certamente molto discontinua ed irregolare. Prendiamo le previsioni meteorologiche. La scienza che abbiamo sviluppato ci azzecca quando il tempo non cambia molto (quando l’evoluzione è regolare e graduale) mentre è disastrosamente inaffidabile quando il tempo varia in modo radicale (siamo ciechi al di là della discontinuità): insomma, sappiamo prevedere il futuro quando non serve."

Anche la cultura, a mio modo di vedere, è continua / discontinua. Su questo si basa la scienza della storia e della politica, che nasce dalla osservazione della crisi della civiltà moderna. Sta morendo una civiltà e sta nascendo un'altra civiltà - ci troviamo nel bel mezzo di una... continuità / discontinuità. La sociologia non capisce la discontinuità, perché con comprende la storia (La sociologia, per ciò, ci azzecca quando il tempo non cambia molto. Se il tempo cambia molto, se entra in azione una crisi di civiltà, perde la bussola e si riduce ai sondaggi.) Il marxismo non coglie la continuità all'interno della discontinuità, perché vede il morto che afferra il vivo ma non il vivo che nasce dal morto. Sogna la rivoluzione e non vede la resurrezione.

Ecco perché la scienza della storia e della politica, invece di costruire 'leggi di cultura', teorizza fenomeni storico-politici: teoria della crisi organica, teoria della burocrazia moderna, teoria di una nuova struttura della trasformazione economica-sociale-politica-culturale.

Pasquale

Aggiunta.

Sono molto complessi questi passaggi da una civiltà data ad una civiltà ulteriore - vedi il passaggio dalla civiltà medioevale alla civiltà moderna, come descritto ne LA TRAVERSATA. Libro Secondo.

E sono molto complessi i tentativi di fusione tra due civiltà parallele - vedi il tentativo di Alessandro Magno (e i suoi militari e scienziati e letterati e politici e urbanisti) di fondere la civiltà greca e la civiltà persiana. Ho letto in questi giorni Paul Faure, Vita quotidiana degli eserciti di Alessandro, BUR 1993 - lo consiglio.
Inviato: 26/6/2014 20:38  Aggiornato: 26/6/2014 20:38
Autore: venises

Grazie ad entrambi per i commenti, che aggiungono nuove dimensioni alla riflessione.

Ad Ivan, un ringraziamento speciale per la segnalazione di un articolo d'alta qualità ed interesse (merce rara).
Ed una precisazione: certe affermazioni sono troppo nette (e quindi certamente inesatte): verissimo; e lo sono volutamente.
Il loro unico obiettivo è di scuotere il lettore, e motivarlo a riflettere da sé.
Inviato: 14/7/2015 14:28  Aggiornato: 14/7/2015 14:28
Autore: fulmini

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