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il legame : Lezioni di Etica 3
di venises , Sat 29 March 2008 7:00
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Einstein et le Prix Noble
Einstein fut décoré du prix Nobel de physique seulement en 1921. Il l’obtint pour son travail sur l'effet photoélectrique datant de 1905 (la nature discrète de la lumière, constituée par de quanta). Pourquoi pas pour la Relativité, plutôt? (En 1921 il avait déjà publié la Relativité Générale). Pourquoi pas avant? Pensez qu'il fut proposé déjà en 1910 mais il ne fut pas choisi parce que…. la découverte devait être utile au genre humain (comme est stipulé dans le règlement du prix).

Savez-vous comment il utilisa le prix, Albert? Pour acheter, en 1919, l'assentiment de sa première femme Mileva à lui accorder le divorce, si jamais il eût été décoré du Prix.
Jamais un prix embarrassa davantage en même temps le jury qui le descerna, ceux qui tâchèrent d'en saboter l'assignation, ceux qui le revendiquèrent et celle qu'il en bénéficia. Écoutez.

Einstein apprit qu’il avait été décoré du prix en novembre 1922, alors qu'il était au Japon. La motivation n'aurait pas pu être plus lâche: "pour la loi sur l'effet photoélectrique et pour sa contribution à la physique théorique". La timide allusion à la physique théorique dans la motivation déchaîne ses ennemis (nous parlons de gens du calibre de Lenard, imaginez-vous!) qui l'utilisent pour tâcher de réfuter cette décision. L'Académie Royale des Sciences repoussa la réclamation, Einstein décide de ne pas interrompre son cycle de conférences et c’est ainsi que le prix fut retiré, à Stockholm, par l'envoyé allemand Rudolf Nadolny. Envoyé allemand? Mais Albert était suisse! L'ambassade suisse protesta vigoureusement, l'Allemagne revendiqua avec force ses droits sur son citoyen, jusqu’à qu’on arriva au très raisonnable compromis suivant: l'académie suédoise remit le prix à Nadolny qui le porta en Allemagne où il le remit à l'ambassadeur suisse qui – toujours à Berlin – au retour du scientifique, le remit à Einstein qui, à son tour, s’occupa de le rappatrier, enfin, en Suisse – c'est-à-dire où Mileva résidait.
Il faut rendre à Cesar ce qui est à Cesar, parbleu!

* * * * *

Einstein e il Premio Nobile
Einstein fu insignito del premio Nobel per la fisica solo nel 1921. Lo vinse per il suo lavoro del 1905 sull’effetto fotoelettrico (la natura discreta della luce, composta di quanta). Perché non per la Relatività, piuttosto? (Nel 1921 aveva già pubblicato persino quella Generale). Perché non prima? Pensate che egli fu proposto già nel 1910 ma non fu prescelto perché …. la scoperta doveva essere utile al genere umano (così è stipulato nel regolamento del premio).
Sapete come usò il premio, Albert? Per comprare, nel 1919, l’assenso della prima moglie Mileva a concedergli il divorzio, semmai fosse stato insignito del Premio.
Mai premio imbarazzò di più al contempo la giuria che lo assegnò, coloro che cercarono di sabotarne l’assegnazione, coloro che lo rivendicarono e colei che ne beneficiò. Ascoltate.

Einstein apprese d’essere stato insignito del premio nel novembre 1922, mentre era in Giappone. La motivazione non avrebbe potuto essere più vile: “per la legge sull’effetto fotoelettrico e per il suo contributo alla fisica teorica”. Il pur timido accenno alla fisica teorica nella motivazione scatena i suoi nemici (parliamo di gente del calibro di Lenard, figuratevi!) che lo usano per cercare d’invalidare tale decisione. L’Accademia Reale delle Scienze respinse il reclamo, Einstein decise di non interrompere il suo ciclo di conferenze e così il premio fu ritirato, a Stoccolma, dall’inviato tedesco Rudolf Nadolny. Inviato tedesco? Ma come, se Albert era svizzero! L’ambasciata svizzera protestò vigorosamente, la Germania rivendicò con forza i diritti sul suo cittadino, finché si arrivò al seguente ragionevole compromesso: l’Accademia svedese consegnò il premio a Nadolny, il quale lo portò in Germania dove lo consegnò all’ambasciatore svizzero, il quale – sempre a Berlino – al ritorno dello scienziato dall’oriente lo consegnò ad Einstein che a sua volta si premurò di farlo rientrare, finalmente, in Svizzera – dove cioè risiedeva Mileva.
Sia dato a Cesare quel che è di Cesare, perbacco!

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