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racconti di poche parole : I diavoli del Meridione (10)
di fulmini , Mon 16 September 2013 6:00
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Fino ai diciotto anni ho vissuto in Calabria, un paradiso abitato da diavoli.

10. Figghioli

E da allora (1966) fino ad oggi - ti sarai chiesto, desocupado lector di questo libro a puntate - non sei più tornato in paradiso?

Le volte che l’ho fatto si contano sulle dita di una mano - ti rispondo. L’ultima, era il 1994, ci sono tornato per seppellire mio padre, don Lucrezio, quello che apre il libro a fucilate. Io per me preferisco essere incenerito e disperso, meglio ancora: essere mangiato dai miei amici e dai miei nemici - allegramente si capisce. Non comprendo l’ormai anacronistico tabù del cannibalismo, dal momento che la crisi alimentare sarà superata, certo, non però da un rigoroso veganesimo bensì da un autentico onnivorismo. Ma torniamo a mio padre - lui non me l'ha chiesto, non me lo sono mangiato, l'ho sistemato in un loculo del cimitero di Siderno, sui fianchi di una collina di fronte al mare Ionio, per fargli vedere arrivare ancora, ogni autunno, le quaglie, dall'Africa.

Sono tornato e ho trovato il paese della mia infanzia distrutto come da un terremoto: negozi con le merci allineate a terra lungo i muri, sguardi obliqui e attoniti, incendi a macchia di gattopardo – i segni della ‘ndrangheta.

Nemmeno per guardare in faccia i ‘ragazzi di Locri’, ci sono tornato da quelle parti. Gli adolescenti e i giovani che, dopo l’assassinio di ‘ndrangheta di Francesco Fortugno vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria (ottobre 2005) hanno cominciato a manifestare pubblicamente il loro disagio, la loro indignazione, la loro volontà di cambiare lo stato criminale delle cose. Non avrei sopportato di vedere accanto ai loro angelici volti, i volti diabolici dei loro padri, che niente hanno fatto e niente fanno contro la ‘ndrangheta. Naturalmente questi padri sono tutti diversi tra di loro, sono persone con nome e cognome, e tuttavia possono essere compresi in tre idealtipi sociologici: i pochi - che hanno contrastato la ‘ndrangheta, i moltissimi - che l’hanno tollerata, i molti - uomini di ‘ndrangheta.

Ecco il comportamento tipico dei moltissimi, nel racconto di prima mano di un amico d’infanzia che si ostina a tornarci, per le ferie e le feste, in Calabria.

Entra in un bar di Locri. Sono le quattro di un pomeriggio del dicembre 2005. Ci sono alcuni di questi padri al suo interno, prendono il caffè e scambiano qualche parola. Il discorso gira sui fatti di Locri, l’omicidio “misterioso” del politico eminente, l’iniziativa clamorosa degli adolescenti e giovani loro figli. Ecco la conclusione: padre A: “…figghioli…” - padre B: “…iocanu…" Traduco in italiano: “…ragazzi…” - “…giocano…”

Non ci torno, nemmeno morto, in Calabria. Meglio disperso, o mangiato – fate voi.


---


Questo racconto fa parte dell'ebook 'Storie di poche parole' che ho pubblicato recentemente su Amazon: https://www.amazon.it/Storie-poche-parole-Pasquale-Misuraca-ebook/dp/B076H8VNH9/ref=sr_1_10?s=books&ie=UTF8&qid=1542030505&sr=1-10&refinements=p_27%3APasquale+Misuraca


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Commenti
Inviato: 16/9/2013 8:07  Aggiornato: 16/9/2013 9:27
Cinque di dicembre millenovecentosessantacinque, per la precisione; data che ogni anno festeggio come un nuovo genetliaco.
Sono, siamo "scappati" da quell'Inferno; ma diavoli anche noi, per ius soli.
Ci ritorno. d'estate, per ritrovare il "mio" Mare Nostrum e non altro, dopo aver promesso solennemente - alla donna che si è presa cura di me e che è stata, forse, la causa primaria, della mia, fuga dal Sud - di lasciare le cose come stanno senza protestare o litigare con alcuno degli indigeni; sempre più piegati alla prepotenza anche spicciola, quotidiana.
La visita al loculo del "don" è d'obbligo; egli aspetta, con il solito sguardo birbante ed irrequieto - rivolto vero il mare che vede dalla collina ove riposa - che le quaglie, arrivate dall'Africa, pasturino sulle spiagge di Riace, Monasterace, Caulonia, ecc..., per riprendere peso e renderle così appetibile oggetto dell'esercizio della caccia.
Le seguiva, inseguiva fin sulla Sila piccola appresso all'infabbibile olfatto dei cani che erano i veri padroni in casa nostra.
...
Inviato: 16/9/2013 9:37  Aggiornato: 16/9/2013 9:37
Autore: fulmini

I nostri conterranei sono "sempre più piegati alla prepotenza", scrivi, Luigi.
Migliora, o peggiora, il mondo? Può migliorare? E' condannato a peggiorare? Ogni mattina mi pongo questa domanda, fratello mio maggiore, e - non so perché - in me prevale sempre la risposta positiva, e allora mi metto a lavorare al come 'migliorarlo', il mondo (nei miei limiti, s'intende: non mi considero un Salvatore di professione).
Del resto, se non cercassimo, ciascuno di noi, in qualche modo, di migliorarlo - anche solo migliorando noi stessi-, il mondo non peggiorerebbe ulteriormente?
Pasquale
Inviato: 16/9/2013 13:28  Aggiornato: 16/9/2013 14:35
Porto addosso ancora oggi le ferite delle battaglie intraprese per cercare di migliorare, nel mio piccolo, il Mondo (lavoro, politica, sindacato, vita civile); anche medaglie al valore che, però, non leniscono il dolore; anche del fuoco amico.
Vuoi vedere che gli "anormali" siamo noi?

Al risveglio, ogni mattina, sono ottimista anch'io e riprendo il mio cammino, senza piegarmi a compromessi di sorta; ma, guardando indietro, mi chiedo chi me lo abbia fatto fare.
Forse la voce della mia dignità di Uomo che cammina eretto ed il quid che ci portiamo appresso nel DNA di famiglia.
Anche Dario ... segue le orme paterne ed ataviche pagando ogni realtiva consumazione, esosissima (si può scrivere?), alla cassa della vita; ma è meglio morire all'impiedi che vivere in ginocchio!

Un abbraccio fraterno.
Inviato: 21/12/2016 6:32  Aggiornato: 21/12/2016 6:32
Autore: fulmini