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a quattro mani : Dialoghi sul Vangelo laico
di fulmini , Wed 11 September 2013 6:00
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E’ venuto a trovare Alexandra e me, da Genova a Roma, Giuliano Cabrini, amico di una vita. In questi giorni ci divertiamo come ragazzi, fotografando la città, visitando i musei, dialogando intensamente. Ecco un dialogo pomeridiano sul Vangelo laico secondo Feliciano.

Pasquale:
Dunque, hai letto e riletto il libro che ho scritto con Luis – in un arco lungo 20 anni. Sono contento. Lo abbiamo scritto specialmente per gli essere umani come te: creativi, autonomi, solidali.
Vorrei capovolgere l’ordine normale del dialogo tra Autore e Lettore. Di solito è il Lettore che interroga l’Autore. Stavolta sarà l’inverso – ti porrò io delle domande: è venuto per me, per noi, il momento di ascoltare.
Dimmi, Giuliano, questo Gesù di Nazaret che parla e agisce, che desidera e inveisce nel Vangelo laico secondo Feliciano’ somiglia in qualche modo al Gesù di Nazaret che tu hai immaginato per tuo conto nel corso della tua vita fin qui, fino a prima di leggere il libro?

Giuliano:
Mi piace partire con una premessa prima di rispondere alla tua domanda. Come si guarda alla figura di Gesù? Gesù di Nazaret non è Gesù Cristo, non è il Gesù dei cristiani. Sono agnostico, posso quindi dire che il Gesù di cui scrivete tu e Luis è il Gesù che immagino presente oggi o meglio il suo insegnamento trasportato ai giorni nostri; è sicuramente il Gesù che immaginavo prima di leggere il vostro libro, immaginavo Joshua come un rabbi che mette in discussione la Legge e la supera, una mente critica in continua evoluzione.

Pasquale:
Una mente critica in continua evoluzione? Ma i Vangeli canonici rappresentano Gesù in maniera radicalmente diversa, come un essere compiuto in continua emanazione. Questo vuol dire che i Vangeli canonici non soddisfacevano neanche te come rappresentazione letteraria della figura, degli atti e delle parole di Gesù di Nazaret?

Giuliano:
I Vangeli canonici non mi soddisfacevano. Per una serie di ragioni.
Una di queste è la seguente. Consideriamo la difficoltà della traduzione di una lingua. Prendiamo la frase: ‘Joshua ben Jousef Nazarioth’, che si può tradurre in italiano ‘Gesù figlio di Giuseppe il Nazareno’. Ora metto la punteggiatura. Se scrivo ‘Gesù, figlio di Giuseppe il Nazareno’ il Nazareno è Giuseppe. Ma se scrivo ‘Gesù, figlio di Giuseppe, il Nazareno’ il Nazareno è Gesù. Nello scritto originario in ebraico non ho trovato punteggiatura, non solo ma non è chiaro se in ebraico Nazarioth sia plurale o singolare, quindi se si riferisca ad uno o e entrambi. Ancora: Nazareno vuol dire soltanto nato a Nazareth? Chi erano i Nazareni, e come si rapportavano con la Legge?

(Pomeriggio di martedì 9 settembre 2013)

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Commenti
Inviato: 11/9/2013 14:09  Aggiornato: 12/9/2013 13:42
I Vangeli, così come molti scritti, vergati con certa superficialità e/o disattenzione, sono farciti di strafalcioni, refusi, errori di traduzione, ecc...

Maria era "giovane" e non "vergine" (ipotesi più credibile stante anche il parto e ciò che avviene prima), il "cammello" era invece una "gomèna" (comprensibile rispetto alla piccola cruna dell'ago); errori di traduzione, il primo dei quali ha ridotto la donna/femmina a "nemico" della e nella Chiesa di Roma.