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briciole musicali : Stella Splendente
di venises , Sat 1 June 2013 5:00
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Ancora dal Libro Vermiglio


Caravaggio - San Girolamo - Monserrat

Caravaggio : San Girolamo in Meditazione (Museo di Monserrat)








Stella Splendens


Stella splendens in monte
Ut solis radium
Miraculis serrato,
Exaudi populum.

Concurrunt universi
Gaudentes populi,
Divites et egeni,
Grandes et parvuli,
Ipsum ingrediuntur,
Ut cernunt oculi,
Et inde revertuntur
Gratiis repleti.

Principes et magnates
Ex stirpe regia,
Saeculi potestates
Obtenta venia
Peccaminun proclamant
Tundentes pectora,
Poplite flexo clamant
Hic: Ave Maria.

Prelati et barones,
Comites incliti,
Religiosi omnes
Atque presbyteri,
Milites, mercatores,
Cives, marinari,
Burgenses, piscatores
Preamiantur ibi



Siamo nel pieno delle crociate, impossibile recarsi in pellegrinaggio nei luoghi sacri in Palestina, così molti devoti scelgono una meta alternativa, Santiago de Compostela, dove si crede sia sepolto un apostolo, Giacomo.
Monserrat (Barcellona) è "sul cammino".
I canti del Libro Vermiglio dovevano essere facilmente cantabili dai pellegrini di passaggio al monastero di Santa Maria de Montserrat.
Ecco perché hanno tutti struttura omoritmica (sono motivetti orecchiabili e di semplice tessitura musicale).


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Commenti
Inviato: 1/6/2013 9:56  Aggiornato: 1/6/2013 9:56
Autore: fulmini

Grazie, Venises. Come al solito, poco o niente sapevo della musica che proponi. La prima versione, in particolare... è commoventissima, con tutte quelle risonanze.

Questo poi è il San Girolamo che preferisco, tra quelli dipinti dal Caravaggio e sopravvissuti (conosciuti).

Il corpo - con la doppia testa, il bianco, il rosso, il nero. Le onde dei panni, le pieghe della pelle. Le diagonali, le curve - niente verticali e orizzontali. Tutto con niente.

Pasquale
Inviato: 1/6/2013 10:13  Aggiornato: 1/6/2013 13:31
Qui una riproposizione recente di gruppo musica antica + gruppo jazz/pop (arrangiamento con ritmo in levare tipo reggae)
G.A.


Inviato: 11/6/2013 16:07  Aggiornato: 11/6/2013 16:07
Autore: nefeli

Mi scuso per la poca sottigliezza, ma non ho capito il riferimento a San Girolamo, e proprio a quello di Caravaggio. Tra parentesi, il mio preferito e' questo
la posa e' piu' naturale, con il drappo a mo' di scialle - perche' e' una persona anziana e ha freddo - l'insieme meno amletico, in senso romantico: qui il teschio fa da fermacarte. Le dita macchiate d'inchiostro e l'attenzione concreta al lavoro che sta svolgendo.
Inviato: 12/6/2013 9:39  Aggiornato: 12/6/2013 9:39
Autore: venises

Il riferimento è soltanto che quel quadro di Caravaggio è conservato nel museo del monastero di Santa Maria di Monserrat.
Non c'è connessione col soggetto (San Girolamo), almeno non nelle nostre intenzioni.

Parlando di ri-visitazioni del medesimo soggetto in Caravaggio (gli esempi abbondano) ciò che trovo più interessante è scrutarne l'evoluzione.
Tutto si può ritenere, salvo che non abbia meditato profondamente ad ogni passaggio e che questo rappresenti, nella mente dell'autore, uno sviluppo.
Ciò è a mio avviso vero anche quando l'ennesima versione è "obbligata" dal rifiuto della precedente.
Inviato: 3/7/2013 21:34  Aggiornato: 3/7/2013 21:36
Autore: venises

A Pasquale

Caro Amico,
la tua osservazione ("La prima versione, in particolare... è commoventissima, con tutte quelle risonanze") ci rimanda alla questione di cosa sia l'interpretazione, se sia una veste appoggiata a posteriori su di un corpo già formato, o se sia parte integrante del processo creativo.
Cosa intendiamo con l'espressione "questa musica"? Qualcosa che esiste magari sullo spartito a prescindere dal suo suono - e quale relazione abbia allora l'esecuzione rispetto a quello scritto silente.
Se l'essenza della musica sia immutabile, se sia l'elemento comune a tutte le esecuzioni conosciute e a tutte le interpretazioni immaginabili - o se sia altro.
Se, eseguendo un pezzo, partecipiamo al processo creativo che ha condotto alla scrittura del pezzo oppure se no, lo eseguiamo e basta. O se si, ma soltanto a condizione d'eseguirlo "capendolo" (per certe esecuzioni si, per altre no) - e cosa diavolo questo voglia dire.
Domande tenebrose, domande che forse non ammettono risposta.

Inviato: 4/7/2013 1:05  Aggiornato: 4/7/2013 1:05
Autore: fulmini

Caro Venises,
ho letto il tuo commento, e ho cominciato a pensarci sopra e sotto. Continuerò nel sonno e nel sogno. Domani mattina, a mente calda, risponderò alle tue domande tenebrose (1) con risposte provvisorie (2).
(1)..."Gli uomini preferiscono le tenebre" (Vangelo secondo Giovanni), io preferisco le domande tenebrose.
(2)...Gli uomini preferiscono le risposte definitive (a questo servono i Vangeli), io preferisco la discussione (a questo serve il Vangelo laico) - e la discussione è sempre fatta di risposte sempre provvisorie.
Pasquale
Inviato: 4/7/2013 7:27  Aggiornato: 4/7/2013 7:27
Autore: fulmini

Allora, Venises - buon giorno -, oggi la vedo così: concepisco la vita come un processo, e precisamente un "processo creativo", come scrivi tu. Tutta la vita, tutta la vita di tutti. Questo processo ininterrotto produce di volta in volta 'opere': intuizioni, testi, interpretazioni, ascolti eccetera: sono tutti parti della stessa storia, della stessa costruzione ininterrotta. Iniziata da chi? Dall'Autore? Ma no: l'Autore continua qualcosa iniziata da altri, e che sarà continuata da altri. "Spirito popolare creativo", scrive Gramsci... Gramsci scrive i Quaderni per meglio comprendere e proseguire lo "spirito popolare creativo", e concepisce l'uomo "come un processo, e precisamente il processo dei suoi atti"... cito a memoria, ma tengo una buona memoria. Ecco. Ora piove, a Roma. Sono contento di discutere con te. Pasquale
Inviato: 4/7/2013 22:58  Aggiornato: 4/7/2013 22:59
Autore: venises

Caro Amico,
Mi sta bene la vita come processo e tutto scorre e che ci si passa il testimone e ci si arrampica sulle spalle dei giganti - assolutamente d'accordissimo.
Ma la questione specifica resta (mi pare).
E resta tremenda - merita forse un'altra notte insonne.
Infatti, il problema di cosa sia 'questa musica specifica' resta.

Include la sua interpretazione? O esclude il suo suono (visto che un suono senza interpretazione non esiste)?
Incluse o escluse le interpretazioni? Quali interpretazioni? Tutte quelle esistenti? Tutte quelle possibili?

Ma se invece escludiamo le interpretazioni, il suo suono, cos'è questa musica? Il suo spartito?
E quei segni, quei tratti, sono loro l'essenza del nostro brano musicale? O nemmeno loro sono la musica.
È quell'idea nella testa del compositore un attimo prima che quei segni vengano vergati?

Cosa fa allora un grande interprete quando "corregge" l'interpretazione di un allievo? Come si fa a definire sbagliata un'interpretazione se l'essenza del brano non include alcuna sua esecuzione? In quale senso una sarebbe migliore o più giusta di un'altra? Non è questo un criterio puramente soggettivo?

Ma allora perché talvolta l'autore riempie la partitura di prescrizioni per l'esecutore?

Si ha un po' l'impressione di chiedersi se la realtà esista in assenza di qualsiasi osservatore.
Se una realtà "oggettiva" possa esistere.
A meno che sia un osservatore separato dalla realtà a non poter esistere.

Inviato: 5/7/2013 8:33  Aggiornato: 6/7/2013 20:59
Autore: fulmini

Secondo me, qui e ora, alle sette e mezza di mattina del 5 luglio 2013 a Roma, dopo il bel temporale di ieri pomeriggio, amico mio Venises – buon giorno –

1. 'questa musica specifica' include tutte le interpretazioni possibili.

2. Le interpretazioni non sono fra loro equivalenti. Ci sono interpretazioni migliori. (Tu lo mostri e dimostri continuamente negli spassosi dialoghi contraddittori tra Venises e Venises.) Esempio di interpretazioni migliori (interpretazioni, al plurale – non esiste l’Interpretazione): chi ha orecchie per intendere intenda:


Arturo Benedetti Michelangeli, Galuppi


3. I testi – quelle cose scritte dagli autori – in che rapporto stanno con le interpretazioni? Se sono grandi, sopravvivono alle interpretazioni e suscitano interpretazioni. L’uomo è la misura di tutte le cose, certo, ma, anche, Le cose sono la misura di tutti gli uomini.

4. Esiste la realtà in assenza di qualsiasi osservatore? La risposta (provvisoria, of course) è sì. Prova: quando il primo uomo è apparso sulla Terra, la Terra esisteva già. In questo ha ragione la Genesi.

Pasquale