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lo Stato del meridione : La trattativa Stato-Mafia
di filippopiccione , Sun 10 March 2013 5:00
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20 anni dopo la “trattativa” Stato-Mafia, politici, ufficiali dei Carabinieri e boss di Cosa Nostra saranno rinviati a giudizio. Il Gup di Palermo, Piergiorgio Morosini ha ordinato l’apertura di uno dei più clamorosi processi della nostra storia repubblicana.

Il processo si aprirà il prossimo 27 maggio nel quale si dovrà accertare come uomini delle istituzioni hanno intrattenuto rapporti con la mafia in nome di un’inconfessabile ragion di Stato. Si tratta di una vittoria ottenuta dalla Procura per essere riuscita ad approdare in Corte d’assise dopo una tormentata e difficile inchiesta iniziata cinque anni fa.

Per tentare di capirne l’importanza vale la pena ricostruire i fatti che porteranno alla celebrazione di questo processo. Tutto parte dalla guerra dichiarata da Cosa Nostra a seguito della sentenza definitiva del maxi processo del gennaio 1992 quando entra in azione l’ora della vendetta e quando, nel marzo dello stesso anno, verrà ucciso Salvo Lima, “proconsole andreottiano e cinghia di trasmissione tra mafia e politica”. Da parte sua l’allora ministro Mannino, temendo di andare incontro al medesimo destino, si rivolge ai carabinieri del Ros per “avviare un dialogo con Cosa Nostra ed esercitato indebite pressioni finalizzate a condizionare in senso favorevole ai detenuti mafiosi l’applicazione del famoso 41 bis.

Questi contatti, come emerge dall’inchiesta della Procura di Palermo, erano iniziati prima delle stragi in cui morirono Falcone e Borsellino e le loro rispettive scorte. Borsellino, secondo alcune testimonianze, avrebbe saputo della trattativa e per questo motivo fu fatto saltare in aria proprio perché sarebbe stato di ostacolo. I carabinieri avrebbero cercato prima Riina e poi Provenzano per chiudere con la stagione stragista e lo scorrere del sangue nelle strade, in cambio di una nuovo periodo di non belligeranza, una linea soft sull’articolo 41 bis e la sostituzione del ministro dell’Interno e della capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ritenuti intransigenti nella lotta a Cosa Nostra.

Vito Ciancimino e poi Marcello Dell’Utri sarebbero stati gli intermediari tra le istituzioni e i capi delle cosche. L’ex senatore del PdL avrebbe poi fatto pervenire a Berlusconi, appena insediato nel 1994 come capo di governo, le minacce di prosecuzione della strategia stragista qualora non fossero state accolte le richieste dei boss. In tutto questo Mancino è stato chiamato in causa perché accusato di falsa testimonianza. L’inchiesta non è stata lineare. Nel 1996 i pentiti parlarono di un “papello” con le richieste dei boss. Bisogna aspettare però il 2008 quando entra nella ribalta Massimo Ciancimino, il figlio di Vito, le cui rivelazioni sui contatti tra il padre e il Ros trovarono clamorose conferme.

Ma sulla trattativa e le inchieste siciliane si innesta un corto circuito e un periodo di fibrillazione fino a lambire il Quirinale. Prima con le telefonate tra Mancino e il consigliere di Napolitano, Loris D’Ambrosio. Poi con quelle che registrano la voce del presidente finita nelle intercettazioni. La questione fu posta davanti alla Corte Costituzionale che ha dato ragione al Presidente della Repubblica. Allo stato delle cose le indagini ci dicono che la trattativa c’è stata. Il processo, si spera, ci dirà chi e come sia stata portata avanti.

Filippo Piccione


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Commenti
Inviato: 10/3/2013 12:08  Aggiornato: 10/3/2013 12:08
Autore: unviaggiatore

Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri. (Paolo Borsellino)

Giuliano Cabrini
Inviato: 13/11/2013 13:17  Aggiornato: 13/11/2013 13:17
Autore: fulmini

Inviato: 22/1/2014 8:20  Aggiornato: 22/1/2014 8:20
Autore: fulmini

Inviato: 30/9/2015 15:01  Aggiornato: 30/9/2015 15:01
Autore: fulmini