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leOpereeiGiorni : Tiro a segno
di fulmini , Sun 23 December 2012 5:00
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3. Tiro a segno

Sì, parecchi ufficiali si divertivano sadicamente sulla pelle delle reclute, nel 1968.

Giuliano ed io avevamo 20 anni, e non desideravamo subire i divertimenti della burocrazia militare.

Tra gli ufficiali c’era un capitano, piccolo di statura, bruno di capelli, parco di parole, un duro di professione.

Corse presto voce tra noi militari di leva che questo capitano aveva nella sua carriera, e specialmente negli ultimi anni nella Caserma Piave, ristretto nel carcere militare di Gaeta parecchi di coloro che montavano la guardia al deposito di munizioni di Santa Severa. Li sorprendeva, li disarmava, e li consegnava al carcere con disonore.

Una mattina mi convocò nel suo ufficio per dirmi che dalle informazioni in possesso dell’esercito risultava che mio nonno era stato uno dei fondatori del Partito Socialista in Calabria. E mi fissò a lungo senza dire più nulla – con un sorrisetto di sfida.

Venne il tempo delle esercitazioni di tiro con il moschetto 91, che si svolsero proprio a Santa Severa. Ci si doveva sdraiare a terra e sparare una serie canonica di colpi alle sagome umane distanti decine di metri, al centro del petto delle quali era sistemato un bersaglio cartaceo di cerchi concentrici bianchi e neri.

Lui non mi guardò per tutto il tempo della preparazione e dell’esecuzione della prova di tiro a segno, quindi mi teneva d’occhio. Io ero tranquillo. Da ragazzo, in Calabria, possedevo e adoperavo con destrezza una carabina di precisione e una doppietta calibro venti.

Finita la serie dei colpi col moschetto 91, il capitano fece recuperare i bersagli, si avvicinò a noi tiratori, e diede a ciascuno il suo. Il mio aveva sei centri. Ci guardammo.

Non si fece vivo durante le mie guardie armate a Santa Severa.


Pasquale Misuraca

{Questo è il terzo racconto di un libro in progress. L'intero si trova QUI }.



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Commenti
Inviato: 23/12/2012 8:03  Aggiornato: 23/12/2012 10:19
Ricordo, con nostalgìa giovanile, le mollette - di legno - per stendere i panni che mamma lasciava, ottimista ed incurante del loro destino, sui fili tesi all'esterno in campagna.
Ne ritrovava poche integre perché bersaglio delle nostre scorribande piratesche ed armate.
Giravano - attorno al sostegno - come impazzite ad ogni colpo, raggiunte dai proiettili di piombo calibro zero.
Inviato: 23/12/2012 9:05  Aggiornato: 23/12/2012 9:05
Autore: fulmini

Già, le mollette rotelline. Le ricordo anch'io, Luigi. Pasquale