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il legame : Dio Esiste?
di venises , Tue 11 December 2012 5:00
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Tutti i tentativi di dimostrare l'esistenza di Dio sono sinora naufragati.
Innanzitutto sul piano metodologico: tutti incentrati sull'inseguimento della "necessità logica", quasi Dio fosse un teorema.
Quindi perché si è voluto affrontare un problema mal posto: infatti Dio non esiste. Sarebbe quindi stato più semplice (ed anche più interessante) dimostrarne la non-esistenza.

Assiomi Introduttivi
Prima d'attaccare la dimostrazione vera e propria, prima d'occuparci di Dio, dobbiamo rivolgerci ad osservare la specie umana.
Innanzitutto osserviamo che la specie umana - se prodotto è - è un prodotto affetto da molti fondamentali difetti "di concezione":
- siamo mortali ma aspiriamo all'immortalità
- siamo essere sociali ma siamo intrinsecamente e fondamentalmente egoisti. L'uomo ha inventato la Religione nel tentativo di mitigare tale difetto, ma il prodotto è pensato male.
- siamo costruiti per vivere in coppia attraverso un meccanismo basato sulle pulsioni sessuali, ma queste sono radicalmente inconciliabili negli uomini e nelle donne: l'uno naturalmente poligamo, trova soddisfazione nel singolo episodio, l'altra alla ricerca della stabilità al di là di ogni singolo episodio. L'uomo ha inventato la Morale per cercare di limitare i danni di questo ennesimo 'design flaw'.
- se ci viene data facoltà di sbagliare, sbagliamo. Se sbagliare ci è fatale, non sbagliamo.
- in generale, diamo il meglio di noi stessi quando altrimenti siamo puniti.

Non sarebbe stato difficile creare un prodotto di migliore qualità. Oggi i migliori uomini sono sul punto d'esserne capaci. Tenendo a mente tali considerazioni, passiamo ora alla nostra dimostrazione.

Dimostrazione della Non-Esistenza di Dio
1) Se l'uomo non esistesse, la questione stessa non si porrebbe. In questo senso, Dio è una creatura dell'uomo.
2) Se l'uomo fosse stato creato da Dio, questi sarebbe un artefice mediocre - non soddisferebbe alla definizione di Dio quale essere perfetto ed onnipotente.

In sintesi: quella dell'esistenza di Dio è una ben strana faccenda.
Infatti il Nostro può pretendere d'esistere solo se si evita di porre la questione [della sua esistenza, NdR].
Questione strana, ché appena la si pone, tale questione non può che avere risposta negativa.
QED.

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Commenti
Inviato: 11/12/2012 8:59  Aggiornato: 11/12/2012 8:59
Autore: fulmini

Post infinitamente spiritoso (stavo per scrivere 'divino'), Venises.

1.La credenza della gran parte degli esseri umani in Dio è una delle manifestazioni più commoventi e deliranti loro propria. In tutte le sue forme, da quelle alla Einstein (armonia dell'Universo) a quelle alla sora Cesira (un Dio personale che premia e punisce).

2. Non ritengo possibile dimostrare l'esistenza o l'inesistenza di Dio, per questo mi dichiaro agnostico (anche se segretamente spero che non ci sia, Dio: di fronte alle tragedie oggettive della vita mia preferisco credere nel Caso come Signore del Mondo).

3. Una sola parola ancora sul fatto che "siamo mortali ma aspiriamo all'immortalità", come argutamente sottolinei. Aggiungo un carico da novanta all'incongruenza della maggior parte degli esseri umani: vogliono sopravvivere gratis - cioè desiderano essere ricordati senza impegnarsi a compiere niente di memorabile, niente, né scrivere un libro immenso, o comporre una musica trascinante, e nemmeno esprimersi con un sorriso da far trasalire, o potare una vite "come Dio comanda". Niente, vogliono sopravvivere e basta - e continuare all'infinito la vita servile che trascinano davanti a te, dietro a te, di fianco a te che quel libro o quella musica o quel sorriso o quella potatura la tenti ogni giorno e ogni notte.

Pasquale Misuraca
Inviato: 11/12/2012 21:58  Aggiornato: 21/12/2012 10:51
Autore: venises

Mio egregio venises,
mi pare proprio che tu abbia mancato il bersaglio.
Innanzitutto perché, dopo aver criticato l'approccio per dimostrazioni, non fai altro che imboccare il medesimo cammino (per di più con quella vezzosa allusione ad un paradosso logico in chiusura: "una ben strana faccenda").
Quindi perché il tuo argomento si può ridurre alla seguente radice: un fattore (ma quale designer, fammi il piacere!) il cui prodotto sia imperfetto è lui stesso affetto da tale macchia. Sarebbe questo il suo peccato originale, il suo limite, il suo fallimento, la sua contro-dimostrazione.
Anche se l'argomento che un buon artista che s'occupi ad opere mediocri non può essere davvero un buon artista ha il suo fascino e la sua forza, guarda che non scopri nulla. Il tuo argomento non è nuovo ed è stato trattato infinite volte dalla religione. E tutto rimanda alla questione fondamentale della libertà di scelta.
Senza "essere limitato" (l'uomo, è questo il nostro ruolo) non si dà scelta, senza possibilità di scelta non si dà perfezione, la grazia quindi non può che consistere nel fare la scelta giusta - e di retta via ce n'è una sola, quella che porta a Dio.
L'argomento è magari sottile, ma l'alternativa è solo confusione o, nel migliore dei casi, logica arcaica.
Continuiamo a pregare: la fede non è un teorema, è il nutrimento della civiltà.
Che Iddio ti perdoni.
Inviato: 12/12/2012 0:02  Aggiornato: 12/12/2012 0:02
Autore: fulmini

Divino il tuo commento al tuo post, Venises. Viene il sospetto che sia opera di Dio stesso, prima della creazione di Adamo.
Inviato: 9/1/2013 21:45  Aggiornato: 9/1/2013 21:53
Autore: venises

Caro amico,
vorrei farti notare che nel tuo post non affronti affatto il tema annunciato, l'esistenza (o meno) di Dio.
Ti limiti infatti ad occuparti di un Dio creatore dell'uomo e "dimostri" che se tale Dio esiste, è un po' un controsenso. Ma un simile Dio è un eccezione e non tocca la Religione - certamente non la maggior parte delle religioni, che non ipotizzano questo Dio onnisciente, onnipresente, onnifacente, onnidecidente - un dio che si sostituisce alla scienza, che non empatizza ma preferisce mantenere le distanze con quella che s'ostina a considerare una sua creatura.
Questa non è altro che un'ossessione di un dio particolare.
Tale Dio è un'eccezione.
Molto popolare dalle nostre parti. Molto impopolare altrove. Francamente, poco interessante, marginale.
Mai e poi mai si può ridurre la religione a questo episodio, a questa formulazione - su questo concordiamo con te - francamente infelice e mal riuscita.

Se proprio vogliamo occuparci della versione mediterranea della religione, molto più interessante è cercare di capire l'operato del suo ambasciatore, Gesù.
Magari iniziando da qui.
O da qui.
O da dove preferite.

Inviato: 10/1/2013 11:55  Aggiornato: 10/1/2013 11:57
Autore: fulmini

Simpatica la definizione di Gesù come “ambasciatore di un Dio mediterraneo”, Venises. La metto accanto alla definizione sociologica di Max Weber: “un artigiano di una città di provincia”.

Segnalo alle lettrici ed ai lettori del sito-rivista altri due libri, di due donne, sulla persona storica e sul personaggio mitologico di Gesù:

Gesù di Nazaret, Rizzoli 2004, di Ida Magli;

Così non sia, Rizzoli 2003, di Uta Ranke-Heinemann.

Pasquale Misuraca
Inviato: 13/1/2013 19:16  Aggiornato: 13/1/2013 19:16
Autore: venises

La migliore dimostrazione in assoluto dell'assurdità di un Dio-Creatore-dell'Uomo non è nessuna di quelle citate da venises, è costituita dal nervo ottico.
Il quale esce davanti alla retina (ragione del 'blind spot').
Ma voi ve lo immaginate un televisore con i cavi che escono dallo schermo e gli passano davanti ? Immaginatevi quanti se ne venderebbero.

La replica prediletta dagli oltranzisti puri consiste nel far notare che i 'blind spots' dei due occhi non cadono nello stesso punto: un colpo di genio. Ecco, questi se lo meriterebbero proprio un artefice un po' tontolone.
Inviato: 13/1/2013 20:47  Aggiornato: 13/1/2013 20:47
Autore: fulmini

Concordo, Venises.

E porto acqua al tuo mulino con un racconto (ispirato da Luis) dal titolo I denti.
Inviato: 17/1/2013 9:18  Aggiornato: 17/1/2013 9:18
Autore: unviaggiatore

Molto tempo fa, all'età della pietra, un fulmine colpì un albero che si incendiò.
Di fronte a tanta potenza due uomini si gettarono a terra impauriti, uno pregò il Dio fuoco, l'altro immaginò una entità superiore che lo proteggesse da quella calamità.

Chi crede crede per fede o forse per speranza? Non possiamo provare l'esistenza di Dio attraverso la lettura dei “testi sacri” questi sono scritti partendo dal presupposto che Dio esista. Che cosa intendiamo con la parola Dio? Per tutti i credenti Dio è perfetto? Le tre religioni monoteiste credono nello stesso Dio quello che per i cristiani è il Dio padre, il Dio che ha dato a Mosè le tavole della legge. Allo stesso modo? Per i cristiani Dio è perfettissimo, non può fare il male essendo bontà infinita e per gli ebrei? Yossl Rakover si rivolge a Dio prima di morire, lo rimprovera per aver permesso la persecuzione degli ebrei e chiede vendetta perché “nella Gemara è scritto che la vendetta è sacra poiché è menzionata tra due nomi di Dio, infatti è scritto: Dio delle vendette, Signore!”
La religione non ci può insegnare a credere e i credenti non possono dimostrare l'esistenza di Dio infatti ci dicono che si crede per fede.
Sono agnostico e mi chiedo perché Dio deve assolutamente esistere.

Giuliano Cabrini
Inviato: 17/1/2013 10:24  Aggiornato: 17/1/2013 10:24
Autore: fulmini

Perché molti esseri umani sentono il bisogno di Dio?

Questa tua domanda, Giuliano, la dividerei in due domande.

Prima domanda: Perché gli esseri umani sentono il bisogno di un Dio personale che premia e punisce eccetera?

Rispondo: Hanno bisogno di un padre, hanno bisogno di sentirsi figli.

Seconda domanda: Perché gli esseri umani sentono il bisogno di un meraviglioso ordine universale?

Prendiamo Albert Einstein. Rifiutava l'idea di un Dio personale (ritenendola una forma di antropomorfismo) tipica della concezione ebraico-cristiana, come testimonia una lettera personale nel 1954: « Io non credo in un Dio personale. Se qualcosa in me può essere chiamato religioso è la mia sconfinata ammirazione per la struttura del mondo che la scienza ha fin qui potuto rivelare. »

Ecco, ora posso rispondere: Perché sentono il peso del terribile disordine universale che, intrecciato al meraviglioso ordine universale, la scienza ha fin qui potuto rivelare.

Pasquale
Inviato: 17/1/2013 17:34  Aggiornato: 17/1/2013 18:14
1. Penso che l'imperfezione del mondo e degli uomini non dice nulla circa l'esistenza o la non esistenza di Dio. Ciò che conta è se il mondo e gli esseri umani possano diventare perfetti, se la perfezione è possibile, se siamo in grado di crearla e realizzarla, se sia 'in fieri'.

2. Per progettare e creare un universo ordinato potrebbe essere necessario un grande Architetto o un Demiurgo. Per inventare un universo che si ordina da solo, prima in modo casuale e poi per libera attività consapevole di esseri emersi per caso, forse sia necessario postulare un Dio.

3. L'idea di un Dio perfetto è importante, in quanto ci porta a pensare che la perfezione è possibile e che siamo in grado di crearla e raggiungerla. La Bibbia inizia col dire che gli uomini sono creati «a immagine e somiglianza di Dio ', il creatore perfetto, e ci invita così ad agire come tale. E alla fine Gesù ci chiama ad essere "perfetti come perfetto Dio è nostro padre.' Fra l'inizio e la fine, tanti tentativi e prove piú o meno falliti o riusciti.

4. Io nego l'esistenza del Dio delle religioni, che si sforzano di ridurre, limitare, soggiogare, terrorizzare, controllare gli uomini e le donne in Suo nome.

Luis Razeto
Inviato: 17/1/2013 19:08  Aggiornato: 17/1/2013 19:08
Autore: fulmini

Luis,

del tuo ricco e complesso commento riprendo questa sola frase: "Per inventare un universo che si ordina da solo, prima in modo casuale e poi per libera attività consapevole di esseri emersi per caso, forse sia necessario postulare un Dio."

L'idea di "un universo che si ordina da solo, prima in modo casuale e poi per libera attività consapevole di esseri emersi per caso" mi commuove molto e mi interessa moltissimo.

Ti chiedo: per quale ragione questa idea postula un Dio?

Pasquale
Inviato: 18/1/2013 14:12  Aggiornato: 18/1/2013 14:43
Situazione 1. Una grande cattedrale, come quella di Milano. Magnifica, stupefacente! Penso: "è stata progettata e costruita da un grande architetto, un grande creatore." Divina? No, perché non è perfetta. Troppo rigida, presenta eccessi vari, si deteriora. Non può essere l'opera di un Dio perfetto!

Situazione 2. Una grande cattedrale, simile a quella di Milano. Ma so che non è stata progettata né costruita da un architetto: si è formata lentamente da sola. Da un pulviscolo di granelli di sabbia, che aderivano e si organizzavano in modo casuale. È anche imperfetta, ma essa – che si rende conto della sua imperfezione – è ancora in formazione, continua perfezionando se stessa, acquisisce nuove forme, si muove da sola alla ricerca della perfezione.

Come è possibile che questa magnifica cattedrale viva, che si sia fatta da se stessa, senza alcun disegno, senza costruttore che guidasse il processo della sua costruzione, che essendo imperfetta sta superando le proprie imperfezioni, come è venuta alla luce? Insondabile mistero!

Che cosa è quel pulvíscolo di sabbia in grado di raggiungere le forme viventi della cattedrale e diventare magnifica per il solo movimento casuale dei suoi piccoli grani? Come è che questa cattedrale viva e imperfetta cerchi attivamente di raggiungere la perfezione?

Forse è necessario postulare un Dio...

Luis Razeto
Inviato: 18/1/2013 14:30  Aggiornato: 18/1/2013 14:30
Autore: fulmini

Luis,

leggendo il tuo ultimo commento penso:

abbiamo da una parte un Dio perfetto, dall'altra un Dio cercatore di perfezione. Mi è più simpatico il secondo. Anzi, diciamola tutta: il Dio cercatore di perfezione comprende il primo, perché raggiunge spesso e volentieri la perfezione; mentre il primo non comprende il secondo: avendo la perfezione in tasca, non la cerca più.

Pasquale
Inviato: 18/1/2013 15:30  Aggiornato: 18/1/2013 23:14
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera,
E l’infinita vanità del tutto.
Giacomo Leopardi - A SE STESSO-
questo penso di Dio... cmq, sono 22 anni che pratico il Buddismo... ciao Pasqua'.
Inviato: 18/1/2013 23:02  Aggiornato: 18/1/2013 23:18
Cercherò di spiegarmi meglio:

Con la metafora delle cattedrali ho cercato di rispondere alla domanda che mi fa Pasquale, e cioè per quale ragione l'idea di "un universo che si ordina da solo, prima in modo casuale e poi per libera attività consapevole di esseri emersi per caso" FORSE comporta postulare un Dio?.

Primo, io non ho posto da un lato l'esistenza di Dio in quanto un Essere creatore perfetto, e dall'altra un Dio-universo cercatore di perfezione. Ho sostenuto che "L'idea di un Dio perfetto è importante, in quanto ci porta a pensare che la perfezione è possibile e che siamo in grado di crearla e raggiungerla." (Questa è una mia interpretazione della Bibbia alla quale giungo stabilendo un rapporto fra l' affermazione di inizio (siamo imagini e somiglianti a Dio) e la affermazione conclusiva di Gesù (siate perfetti come Dio). Secondo me, tutto il resto va inteso a partire da quelle due affermazioni, e acquisisce un significato interamente nuovo.

Ma torno sull'argomento: L'idea di un processo di continuo perfezionamento del mondo, dal casuale all'ordinato, non è altro che il modo come oggi le scienze fisiche e biologiche descrivono l'universo. Non è una idea teologica, non riguarda Dio, non implica affatto un Dio in continuo perfezionamento, nè che Dio coincida con la Natura. "Un Dio in continuo perfezionamento" (come scrive Pasquale nel suo commento) può essere una idea 'simpatica', o meglio, può risultare simpatico chiamare Dio l'universo tale come descritto dalle scienze. Ma questo non sarebbe altro che sostituire una parola: ´'universo' (tale come descritto dalla scienza) con un'altra parola: Dio.

Ma, sapere (come sappiamo oggi) che il mondo si ordina da solo e agisce verso la perfezione (metafora della cattedrale autoorganizzante e autoperfezionante), impresa nella quale siamo coinvolti noi uomini e donne, ha una grande importanza per pensare l'IDEA di Dio, che non può essere già inteso come un Dio perfetto che concepisce, progetta e crea un mondo ordinato, né come un Essere creatore che spiega l'ordine del mondo.

Andrebbe detto, inoltre, che se Dio non viene affermato come colui che spiega l'ordine del mondo, non si può neppure negare la sua esistenza a partire dal fatto che il mondo non sia perfetto e perfettamente ordinato.

Resta tuttavia da spiegare la grande meraviglia delle meraviglie: ... un universo imperfetto che si autoorganizza e che cerca attivamente la propria perfezione. ¡Insondabile mistero! , dico, che FORSE puó condurre a postulare un Dio; ma un Dio interamente diverso da quello di cui si afferma sia il creatore Perfetto che agisce all'interno di questo nostro mondo. ¡Altro che 'un artefice un po' tontolone'! ¡Altro che un Grande Architetto, che un Demiurgo, altro che un Dio stabile nella propria perfezione!

Tutto questo è, penso, d'una importanza fondamentale, non solo né tanto perchè cambierebbe interamente il senso delle religioni, né tanto meno perchè comporti ragioni a favore o contro la credenza o miscredenza in Dio, ma invece e soprattutto perché - implicando un modo nuovo (scientifico) di concepire l'universo - cambia radicalmente il nostro modo di intendere ciò che siamo noi uomini, e il senzo in cui possiamo cercare la perfezione...

Luis Razeto
Inviato: 19/1/2013 14:49  Aggiornato: 19/1/2013 14:49
Autore: fulmini

Luis,

lo sviluppo del dialogo innescato da Venises nei dintorni di Dio e l’uomo, l’universo e la perfezione, è sempre più appassionante.

Come in un coccio nel camino acceso bollono cento legumi, nel mio cervello bollono cento comuni considerazioni e diverse possibilità.

1…Tu scrivi: “L'idea di un Dio perfetto è importante, in quanto ci porta a pensare che la perfezione è possibile e che siamo in grado di crearla e raggiungerla.”

Prima penso: sì, questo può essere. E poi: per pensare questo pensiero (che la perfezione sia possibile e che noi esseri umani siamo in grado di raggiungerla), non serve necessariamente "l’idea di un Dio perfetto". Io l’ho pensato, da sempre semplicemente a partire dalla osservazione della realtà effettuale dell'universo. Da quando ricordo, ho esperienza di infinite perfezioni, naturali e umane: ho visto galassie perfette e alberi perfetti, ho sentito musiche perfette, ho visto e sentito umani compiere gesti perfetti, dire parole perfette. Io stesso ho sperimentato di tanto in tanto in prima persona la perfezione: “Solo nel verso / scorro sempre uguale / sempre diverso.” è una poesia haiku perfetta.

2…Tu scrivi: “L'idea di un processo di continuo perfezionamento del mondo, dal casuale all'ordinato, non è altro che il modo come oggi le scienze fisiche e biologiche descrivono l'universo.”

Prima penso: sì, questo può essere. E poi: che il processo del mondo è di continuo ordinamento, sì, ma anche, contemporaneamente, di continuo disordinamento. Il Caso e il Progetto sono i Signori del Mondo.

Insomma, condivido in parte le tue due idee, e in parte vorrei integrarle.

Pasquale
Inviato: 20/1/2013 0:22  Aggiornato: 20/1/2013 8:55
Interessante e bello quanto scrivi, Pasquale, nel senso che si può pensare all'idea di perfezione a partire dall'esperienza fattuale delle perfezioni naturali e umane, di alberi perfetti, di poesie perfette. Tuttavia, queste idee ed esperienze di perfezioni raggiunte, realizzate e date, sono insufficienti, al mio avviso, per muoverci alla ricerca di una perfezione superiore a tutte le perfezioni date, cioè presenti e passate. L'importanza dell'idea di un Dio perfetto è che ci muove verso perfezioni sempre superiori, che ci chiamano (per dire così) dal futuro ancora non esistente, da qualcosa che trascende tutto ciò che conosciamo; una perfezione che si sposta sempre più in là, come l'orizzonte. Una idea di perfezione che ci spinge sempre e non ci consente di restare fermi.

Luis Razeto
Inviato: 20/1/2013 11:48  Aggiornato: 20/1/2013 11:48
Autore: fulmini

Luis,

il tuo commento mi ha dato molto da pensare.

Esistono perfezioni minori e perfezioni maggiori?

L’esortazione di Gesù: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” indica la possibilità della perfezione per ciascun essere umano in quanto essere umano.

La perfezione come stato e come processo.

Come stato. La perfezione come compimento di qualcosa di “così buono che niente di simile potrebbe essere migliore”. (Aristotele)

Come processo. La perfezione come “sforzo senza riserve di perseguire la perfezione”. (Agostino)

Questa la perfezione umana possibile.

Della perfezione divina non so nulla. Tuttavia penso che il “mondo” non sia “così buono che niente di simile potrebbe essere migliore”. Ho qualche miglioramento da proporre, al riguardo. Forse esiste un Dio che “si sforza senza riserve di perseguire la perfezione”. Allora è uno dei nostri.

Pasquale
Inviato: 20/1/2013 16:16  Aggiornato: 20/1/2013 19:16
Pasquale

Pasquale,

questo nostro dialogare in pubblico mi risulta molto simpatico avendo conto che laboriamo collegati via Skype ogni sabato, e specialmente sapendo che a Maggio in Italia e a Giugno in Santiago ci incontreremo per creare insieme una nuova opera intelettuale. Commento dunque tuo ultimo intervento.

Cosa muove uomini e donne a cercare la perfezione? Anzitutto devo dire che tu sei un caso particolarissimo di agnostico che cerca coscientemente la perfezione. Guardiamoci intorno. Fra i miei connoscenti posso individuare sei-sette credenti e un'altro agnostico che in un modo o altro cercano la perfezione. Immagino anche (magari mi sbaglio) che i lettori di questo post pensino che questo nostro discorrere sulla perfezione sia cosa alquanto esoterica...

Interessante che la perfezione intesa come processo (tale quale la avevo rappresentata io nel commento anteriore), la trovi definita da Agostino, un credente in Dio, un seguitore di Gesú, altro credente.

Aristotele e tu mi convincono che non sia necessario concepire un Dio perfetto per cercare attivamente la perfezione. Tuttavia, sono anche convinto che la credenza in un Dio perfetto sia grande raggione e motivo che porta alcuni essere umani verso la perfezione (e così anche per lottare non solo per raggiungere una società migliore a questa esistente, ma una società veramente giusta e perfetta). Sebbene sapiamo che essa perfezione si trovi nel orizzonte e sia utopica.

A riguardo, è da notare la differenza esistente fra i monaci cristiani e quelli buddisti. Il Buddismo, religione che non fa riferimento a Dio, non muove verso la perfezione come qualcosa da raggiungere attivamente e positivamente, conformandosi nella superazione della sofferenza e del dolore mediante la Via Media e l'annientamento dei propri desideri e bisogni. Una strada verso la felicità, non verso la perfezione. I monaci cristiano pensano la spiritualità come via di perfezione, perchè credono alla possibilità dell'unione con Dio.

Sono interamente d' accordo con te: "L’esortazione di Gesù: 'Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste' indica la possibilità della perfezione per ciascun essere umano in quanto essere umano." E anche quandi scrivi: "La perfezione come “sforzo senza riserve di perseguire la perfezione”. (Agostino) Questa la perfezione umana possibile. Della perfezione divina non so nulla."

Luis
Inviato: 29/1/2013 19:54  Aggiornato: 29/1/2013 22:16
volevo sapere, se lei quando dice che il nervo ottico esce da dentro l'occhio, intende che le fibre che si formano dai dieci strati vanno in senso opposto, cioe' dal polo posteriore (epitelio pigmentato, coni e bastoncelli ecc) fino ad arrivare alla formazione del nervo ottico vero e propio.
distinti saluti daniele
Inviato: 30/1/2013 0:00  Aggiornato: 30/1/2013 0:25
Autore: venises

Buongiorno, Daniele.
Il mio commento (come il post, peraltro) voleva avere un tono un po' burlone.
Nel paragone col televisore abbiamo fatto ricorso ad una frase ad effetto piuttosto che ad un'esatta descrizione "scientifica".

Cerchiamo d'essere più precisi.
Possiamo fare riferimento alla descrizione molto semplice su Wikipedia in italiano: “Il punto cieco è una piccola area della retina che non contiene recettori per la luce, ed è quindi cieca. Il punto cieco si trova in posizione laterale: a destra nell'occhio destro e a sinistra nell'occhio sinistro. In questo punto, i fasci nervosi provenienti dalle varie zone della retina si riuniscono a formare il nervo ottico, e vengono incanalati verso il cervello. La retina viene interrotta perché i fasci passano davanti ad essa, e non dietro come si potrebbe pensare, e devono quindi attraversarla quando formano il nervo ottico. La visione non viene disturbata da questi fasci, perché sono molto piccoli.





Il punto preciso in cui i fasci nervosi provenienti dale varie zone della retina passano attraverso la retina si chiama disco ottico.
In questo punto la retina è interrotta, quindi non ci sono né bastoncini né coni (così si chiamano i fotoricettori) e quindi non c’è visione.





Poiché i punti ciechi dell’occhio destro e di quello sinistro cadono in zone diverse del campo visivo, il cervello (astutamente) ci “mette una pezza”, “riempiendo” il buco con quello che gli sta attorno (ipotesi di continuità della natura. Natura non facit saltum perché è il cervello a non amare i salti, ma questo è un altro discorso).

Un’ultima curiosità: tutti i vertebrati hanno il punto cieco, mentre i cefalopodi ne sono immuni; nel loro occhio, le fibre nervose passano sempre dietro la retina (parliamo di polipi e seppie, per capirci). Potremmo forse concluderne che il loro occhio sia più evoluto del nostro.

Inviato: 27/10/2013 10:22  Aggiornato: 27/10/2013 10:23
Autore: venises

Cari amici, basterebbe leggere Gödel, Escher, Bach: An Eternal Golden Braid di Douglas Hofstadter per rendersi conto di cosa sia davvero GOD: a recursive acronym, un po’ come quell’altra divinità, PHP.