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racconti di poche parole : Maria
di fulmini , Mon 3 December 2012 5:00
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Diavoli del Meridione

Fino ai diciotto anni ho vissuto in Calabria, un paradiso abitato da diavoli.

3. Maria

Era la sorella minore di un amico di mio fratello maggiore.

Non ricordo quando l’ho vista la prima volta, ricordo l’ultima. Era il millenovecentosessantaquattro, avevo sedici anni, ed ero totalmente innamorato di lei. E lei di me. Ce lo dicevamo con gli occhi, lei passando sotto casa mia, che si affacciava sul Corso di Siderno, la mattina, andando all’Avviamento – il genere professionale di scuola dell’obbligo che ora non c’è più -, io sporgendomi dal terrazzo ogni mattina che mi trovano nel paese dove ero nato e da cui ero fuggito. Ci tornavo ogni due fine-settimana, studiavo a Reggio Calabria, al Liceo Artistico. Avevo due o tre anni più di lei.

Di vederci da soli non se ne parlava nemmeno.

Mezze parole quando ci incrociavamo in gruppi distinti, i maschi con i maschi, le femmine con le femmine. Così, mi ero inventato un supplizio, per frequentarla con gli occhi più da vicino. Al Liceo studiavo e facevo scultura. E avevo pensato bene di farle un ritratto di argilla. I suoi genitori conoscevano i miei, suo padre andava a caccia con mio padre, mia madre era una delle professoresse della Media - il ramo nobile della scuola dell’obbligo, e così accettarono ch’io andassi a casa loro a ritrattarla, in presenza della madre, naturalmente. Una domenica su due, nel pomeriggio, per un’ora infinita, la guardavo e la modellavo.

Un giorno feriale ero a Siderno e venne a trovarmi, dal giorno prima, il mio compagno di banco.

Venne apposta per vederla coi suoi occhi questo angelo di nome Maria di cui gli riempivo la testa. La mattina presto uscimmo da casa e ci dirigemmo verso l’Avviamento. Arriviamo, aspettiamo nel piazzale antistante, ma fra le studentesse non c’è, passano i minuti, i secoli, e non arriva. Suona la campanella, niente. Andiamo via. Occhieggiando casualmente in una stradina stretta che fiancheggiava l’Avviamento di colpo la vedo e mi blocco. Saverio, il compagno di banco, seguendo il mio sguardo stupefatto vede una ragazza che si bacia con un ragazzo. Bacia lui e guarda me.

“La conosci?” – mi domanda. “No. – rispondo – È Maria."


{ Questo è il terzo racconto. L'intero libro in progress lo trovi qui }


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Commenti
Inviato: 3/12/2012 21:34  Aggiornato: 3/12/2012 21:34
Autore: venises

Piacquemi assai
Inviato: 6/12/2012 13:15  Aggiornato: 6/12/2012 13:19
e' il segno del destino, ma no!! forse ti voleva far ingelosire - e poi come e' andata a finire?
Inviato: 6/12/2012 14:39  Aggiornato: 6/12/2012 14:39
Autore: fulmini

Caro aninomo o Cara anonima,

non credo ai segni del Destino (il Destino è il proprio carattere), non credo che volesse, Maria, farmi ingelosire (non so nemmeno cosa sia la gelosia), e per quanto riguarda il come sia finita dirò, con Petrolini, laconicamente, "è irrimediabilmente finita".

E allora, stai pensando: tu Pasquale, come ti spieghi il comportamento di Maria? Rispondo: non me lo spiego, amico mio, amica mia. Me ne andrò senza essermi spiegato molte cose e molte persone. Difetto mio di sensibilità e di intelligenza, questo è sicuro. Ma è egualmente sicuro che io, se non mi sono spiegato, almeno mi sono dispiegato.