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Eftimios : fiori-poesie: Guido Cavalcanti
di fulmini , Sun 18 November 2007 8:00
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I’ vegno ‘l giorno a te ‘nfinite volte
e trovoti pensar troppo vilmente:
molto mi dol della gentil tua mente
e d’assai tue vertù che ti son tolte.



Solevati spiacer persone molte;
tuttor fuggivi l’annoiosa gente;
di me parlavi sì coralemente (1),
che tutte le tue rime avie ricolte.

Or non ardisco, per la vil tua vita,
far mostramento che tu’ dir (2) mi piaccia,
né ‘n guisa vegno a te, che tu mi veggi.

Se ‘l presente sonetto spesso leggi,
lo spirito noioso che ti caccia
si partirà da l’anima invilita.

Guido Cavalcanti


(1) sì coralemente = con tale amichevolezza
(2) tu’ dir = la tua produzione poetica


Continuo a parlarvi, a parlarti di Eftimios, oltre la sua vita breve, pubblicando e commentando fiori intorno a lui, non fiori recisi, agonizzanti, e nemmeno fiori piantine, moriture, bensì fiori di carta, fiori di parole sempreverdi, fiori-poesie. Lo faccio con i fiori della poesia italiana di tutti i tempi. Un poeta, un fiore-poesia.

Continuo con I’ VEGNO ‘L GIORNO A TE… di Guido Cavalcanti, un sonetto. Perché pubblico e commento un sonetto? Perché è una poesia dalla chiara forma pre-ordinata. Lo faccio insomma in polemica aperta con la confusa forma post-ordinata dominante l’arte contemporanea.

Questo in generale. In particolare, nota – ti prego – lettore, lettrice, che questo sonetto è un rimprovero, un richiamo, un’esortazione, un incitamento – franchi, chiari, diretti, amichevoli. Di Guido Cavalcanti a Dante Alighieri scombussolato e traviato dalla scomparsa di Beatrice. Che i rapporti amicali producano opere come questa rallegra tutti noi del blog-rivista, questa officina telematica fondata su rapporti amicali, appunto.


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