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Comincia con questo post una serie di riflessioni intorno a Re Lear e a William Shakespeare. Naturalmente, il primo passo è la lettura/visione del testo, qui nella versione filmica del 1971 di Peter Brook.
Una parola sull'autore del testo. Ecco come, agli inizi del Seicento, in Inghilterra, Shakespeare va definendo e rappresentando, scoprendo e costruendo, il tipo umano proprio della civiltà moderna. (In Spagna ci sta pensando Cervantes, in Francia Montaigne, in Italia Caravaggio.)
Dedico questo inizio a Gabriele Parrillo, uno dei miei attori preferiti - ancora troppo giovane per interpretare Lear, e troppo bello per interpretare il Buffone: sto pensando a lui come Edgar figlio legittimo del Conte di Gloucester.
Pasquale Misuraca
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Una parola sul film. Potente, libero - notevoli le inquadrature/lampo. Un suo limite? Mi domando perché Brook, così come si è allontanato a volte tanto e giustamente dai personaggi immergendoli nei totali del paesaggio, a volte non si è avvicinato tanto e giustamente da inquadrare particolarmente una mano, una bocca, un seno, un occhio.