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Cosa penso di questa discussione tra Slavoj Zizek e David Horowitz?
Penso che non è una discussione: nessuno dei due si mette in discussione. Ancora: penso che non sia nemmeno un dialogo: nessuno dei due ascolta l'altro. Allora, cos'è? Una esibizione. Domanda del lettore: "Perché dunque l'hai linkata?" Risposta: Per mostrare che gli intellettuali, oggi più di ieri, non cercano di costruire il futuro, andando oltre i propri punti di vista iniziali, bensì cercano di affermarsi, di prevalere, di trovarsi un posto nel mondo, annidarvisi, e vivere al calduccio.
Carissimo Pasquale, lasciami dissentire. Quanto più nettamente sia concesso.
I cretini non esistono. È sbagliato investire tempo ed attenzione a riflettere sulle fesserie dette da un fesso. È moralmente condannabile. Non si dialoga con un fesso, lo si ignora, lo si marginalizza, lo si estromette dalla realtà. Non è vero che i signori nel video che tu citi siano intellettuali come non è vero che questi argomenti siano interessanti. Non è vero che oggi al mondo la cultura non avanzi, che non succeda nulla e che ci si debba rivolgere al passato per trovare qualità ed ispirazione. Basta non leggere certi libri, non ascoltare certe persone, non aprire certi giornali. Imparare a sorridere e a volgere il capo altrove, come diceva il grande Dante: i cretini non esistono se li cancelliamo dalla realtà. Siamo noi a metterli al centro della nostra vita (anche con i link inopportuni).
Altrimenti si finisce – come la “sinistra” odierna – a parlare di Berlusconi perché non si ha altro nella testa. La lotta politica non è vinta da chi sfodera le risposte più sarcastiche (modello D’Alema), la lotta politica e culturale è vinta da chi impone il tema da discutere. La politica, la cultura, gli intellettuali veri oggi discutono dei temi planetari: scarsità delle risorse; diritto internazionale (regole di convivenza) in un mondo globale (tema nuovo e differente nella storia della cultura perché inedita è la situazione storica); accesso alle tecnologie come al cibo (cioè alla risorse naturali ed a quelle artificiali); mutamento della specie umana in una specie differente – mutamento controllato dalla specie umana stessa - in una nuova specie naturale-artificiale: i vecchi modelli saranno eliminati: una cosa che a me, per esempio, sembra inevitabile. A brevissima scadenza. Ecco un esempio di cosa intendo: buon ascolto e buona riflessione.
condivido la tua esortazione: "non leggere certi libri, non ascoltare certe persone, non aprire certi giornali". Le cose che non si fanno sono importanti almeno quanto le cose che si fanno.
Ieri ho cominciato a linkare sul sito-rivista una serie di confronti intellettuali organizzati da Julian Assange. Oggi c'è lo stesso Assange dialogante con Moncef Marzouki, il nuovo Capo di Stato della Tunisia, un notevole intellettuale del genere positivo - come Juan Enriquez, per intenderci.
Su un tema d’attualità politica, uno studio interessante (a firma di Stéphanie Collet, dell’Università Libera di Bruxelles), a dimostrazione che la qualità sopravvive ai nostri giorni. Coloro che non leggono l’inglese e coloro che non riescono a leggere più di una pagina, trovano qui un sunto giornalistico.
Incidentalmente, parlando della stampa italiana, facciamo notare come non si usi mai citare la fonte. Ugualmente, non si usa citare articoli pubblicati da altri sullo stesso tema. Parimenti, non si citano mai gli articoli sullo stesso tema pubblicati precedentemente, i quali aiuterebbero a collocare l’avvenimento nel suo contesto. Queste scelte - queste mancanze, se preferite – tradiscono la volontà editoriale d’escludere ogni approfondimento. L’articolo quotidiano è e deve restare la sola fonte d’informazione: si suppone che il lettore non approfondisca, non si vuole che il lettore approfondisca, si ostacola ogni riflessione. L’obiettivo è quello d’influenzare, non quello d’informare. Perché presentare uno o più punti di vista quando siamo solo interessati a promuovere il nostro prodotto? Domanda: quante lettere – che chiedono che il link alle fonti sia sistematicamente inserito - ricevono giornalmente le redazioni dei vari organi di stampa italiani ?
Molto interessante lo studio di Stéphanie Collet, Venises, o meglio: interessanti i dati che la studiosa raccoglie, senza saperli però ordinare profondamente, scientificamente.
Da dove viene questa sua superficialità e incapacità? Dal fatto che, al pari dei suoi colleghi italiani e francesi e inglesi e tedeschi eccetera, studia questioni statali nazionali senza considerarli nel quadro della storia degli Stati nazionali, cioè nel quadro storico della civiltà moderna - che è civiltà degli Stati Nazionali. Ora (e brevemente: ne ho trattato a più riprese sul sito-rivista), un secolo e mezzo fa l'insieme degli Stati nazionali si trovavano all'apice dello sviluppo e della potenza, oggi si trovano al fondo della loro crisi organica. Questo fatto implica un certo e ben diverso trattamento scientifico dei dati in questione, che la Collet (e gli storici e gli scienziati della politica correnti) non si sogna e non si sognano nemmeno.
Come se non bastasse, la Merkel, Monti, Hollande eccetera, non solo non hanno tempo e testa di leggere la Collet (cogliendo il punto d'interesse e la debolezza intrinseca del suo lavoro), ma pensano - nel migliore dei casi - l'unificazione europea in forma di Stato Federale. Di 'Stato', capisci? nel momento storico in cui lo Stato, che era la viva forma storica unificante della civiltà moderna, è diventato 'un morto che afferra un vivo'!
Quanto al perché la cultura giornalistica italiana sia così degradata, in questi ultimi anni difficili, ne parleremo un'altra volta - ma le tue osservazioni sono implacabilmente vere e profondamente giuste.