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leOpereeiGiorni : Pasolini e la crisi
di fulmini , Tue 15 May 2012 6:00
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{Ho pubblicato su ‘Alias’, supplemento culturale del quotidiano ‘il manifesto’, sabato 12 maggio 2012, un ‘fulmine’ sul contributo di Pasolini alla conoscenza della crisi che stiamo vivendo. Lo ri-pubblico qui per te, lettore del sito-rivista.}

Gennaio è stato il mese di Buster Keaton, febbraio di Kafka, marzo di Gramsci, aprile è, naturalmente, il mese di Pasolini: “Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile.” Cosa ha da dire, a te, a me, Pasolini - sulla crisi che stiamo vivendo?

A chi obietta che, essendo un poeta, Pasolini è uno che fa l’amore con le nuvole, risponderò che i poeti hanno i piedi piantati sulle nuvole e gli occhi puntati sulla realtà. I poeti fanno l’amore con la realtà.

A chi obietta che, essendo un profeta, Pasolini ha pre-visto tutto, risponderò che di nessun Dio riferiva la voce: viveva e scriveva “l’orgoglio e il dolore della solitudine”.

Ma allora, Pasolini, chi era? Era uno che aveva perso l’ideologia. E siccome era senza paraocchi e senza consolazione, vedeva e sentiva “tutto dall’alto, da lontano, e tutto dal basso, da vicino”. Quale ideologia aveva perso? L’ideologia della sua adolescenza, comunista e marxista, l’ideologia che aveva conosciuto e riconosciuto nei corpi dei suoi amanti adolescenti.

Sennonché, verso la fine degli anni Sessanta, continuando, ogni notte, “senza rimedio e senza alternativa”, ad amoreggiare con gli adolescenti, ha notato che gli adolescenti di quegli anni, quei ‘corpi’, non erano più quelli di una volta. Non che fossero un po’ diversi, no: erano radicalmente diversi. “Il mondo ha eterni, inesauribili cambiamenti. Ogni qualche millennio, però, succede la fine del mondo.” “Se io oggi volessi rigirare Accattone, non potrei più farlo. Non troverei più un solo giovane che fosse nel suo ‘corpo’…”

“La fine del mondo”. Fuor di metafora, la crisi di una civiltà, la vecchia civiltà moderna. Una crisi che smascherava i potenti, rendendoli ridicoli, e omologava i giovani, rendendoli infelici. “Scomparsa delle lucciole”. “Grande mutazione antropologica”. “Rovesciamento radicale oggettivo del mondo delle classi dominate”. “Vuoto culturale”.

Quale è stato il limite di Pasolini? Continuare a cercare nella cultura di sinistra, e soprattutto nel marxismo, la chiave per comprendere scientificamente il fenomeno. Ma il marxismo era in crisi, era ed è parte della crisi organica della vecchia civiltà moderna. “È cambiato il ‘modo di produzione’.” “Oggi pare che solo platonici intellettuali (aggiungo: marxisti) abbiano qualche probabilità di intuire il senso di ciò che sta veramente succedendo”.

Ma il problema non sono i limiti scientifici dell’analisi che Pasolini ha fatto della crisi. Il problema siamo noi. Lui ha passato gli ultimi anni della sua vita testimoniando un vuoto culturale che generava “giovani infelici” capaci di uccidere “senza mandanti e senza ragione”. Un gruppetto di questi giovani infelici lo ha ucciso e noi, non riconoscendo in questa una crisi di civiltà, dal fondo della prigione dell’ideologia, ci consoliamo con la leggenda della sua morte per ‘complotto’: “Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. E’ facile, è semplice…” (Ultima intervista di Pasolini, a Furio Colombo, ‘Tuttolibri’, fine ottobre 1975.)

Pasquale Misuraca


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Commenti
Inviato: 15/5/2012 20:49  Aggiornato: 15/5/2012 21:23
Molto lucido questo tuo ricordo-ritratto di Pasolini, attraverso scampoli nodali del suo pensiero e del suo vissuto, - andava con gli adolescenti ma stava con Laura Betti (stupenda interpretazione la sua, e orripilante la figura di arrivista fascista che 'scolpisce' nel film Novecento di Bertolucci) e a me restituisce più di quanto mi diede la lettura dei suoi "Scritti corsari". Qualche mio amico poeta è marxista, e lo è un altro amico, ex docente, con cui vado in montagna. Essi non si sentono orfani, persistono nella loro visione materialistico-storica del mondo. Ma noialtri, che ci siamo allontanati da questa ideologia, non ci dobbiamo sentire orfani, dobbiamo guardare il mondo coi nostri occhi e trarne nuove visioni e insegnamenti, da trasmettere, possibilmente, anche agli altri. (Angelo Siciliano)
Inviato: 9/12/2014 15:16  Aggiornato: 9/12/2014 16:47
Ciao, m iinteressa questo tu oarticolo, sto cercando degli scritti di Pasolini che accennino chiaramente al suo essere prfetico circa la crisi che stiamo vivendo. m ipotresti essere d'aiuto? Mi chiamo Simonetta Lein, son oscrittrice, artista, puo icercare di me sul web. Grazie mile della, spero, collaborazione.
Inviato: 9/12/2014 17:13  Aggiornato: 9/12/2014 17:17
Autore: fulmini

Salve, Simonetta Lein.

Collaboro molto volentieri con te.

Ascolta: Pasolini non era un profeta. Era un poeta e un saggista, capace di analizzare i segni della crisi della civiltà moderna, che descriveva negli anni Settanta del Novecento, cioè nella sua fase terminale - che dura ancora oggi.

Molto tempo prima di Pasolini, negli anni Trenta del Novecento, Antonio Gramsci, scienziato e filosofo, nei Quaderni del carcere, è stato capace di analizzare i segni della crisi della civiltà moderna nel suo stato nascente.

Leggi questi libri, se vuoi capire di cosa parlo:

1…La Traversata. Libro Primo.
2…La Traversata. Libro Secondo.

Per quanto riguarda Pasolini, i suoi libri decisivi per la tua ricerca sono due:

1…Scritti corsari, Garzanti 1975
2…Lettere luterane, Einaudi 1976

In questo sito-rivista ho pubblicato molti saggi e articoli su Gramsci e Pasolini analisti della crisi della civiltà moderna.

Te ne segnalo uno per tutti:

Gesù, Gramsci, Pasolini.

Buon lavoro! Fammi conoscere l’esito delle tue ricerche. Ho molto studiato la questione che ti interessa, ma sono sicuro che altri, forse tu, andranno, andrete ancora più avanti, avvicinandovi più di me alla realtà ed alla verità.

Pasquale Misuraca