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economia di solidarietà : Per una nuova civiltà (40)
di luisrazeto , Wed 4 April 2012 6:00
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{Si conclude oggi, con questo che è il numero 40, la serie organica di video di Luis Razeto che vado pubblicando su questo sito-rivista da mercoledì 29 giugno 2011 - accompagnati di volta in volta dalla traduzione italiana, e dal testo originario in spagnolo.}

¿Cómo iniciar la creación de una nueva civilización? (40)


XL. ¿In che senso possiamo parlare di un ‘uomo nuovo’?

Cominciando queste riflessioni sul come iniziare la creazione di una nuova civiltà, prospettavamo che essa implica la formazione di un nuovo ‘tipo umano’, che abbiamo caratterizzato come creativo, autonomo e solidale.

Questa idea di un nuovo ‘tipo umano’ è associabile a quella di un ‘uomo nuovo’, idea con la quale si è espressa l’aspirazione che hanno avuto tutte le religioni, e anche le più grandi ideologie e utopie politiche moderne. Ma ¿di cosa effettivamente si tratterebbe nel nostro caso? ¿Come possiamo concepire l’idea di creare un nuovo ‘tipo umano’ per la nuova civiltà? ¿Si tratta per caso di cambiare la natura umana?
È molto importante chiarire la questione, dal momento che molti sostengono che la creazione di una società giusta e solidale o di una civiltà migliore, è utopico in quanto non tiene conto della natura umana, che sarebbe una specie composta da individui naturalmente egoisti e competitivi, che antepongono i propri interessi particolari e di quelli dei propri piccoli gruppi di appartenenza, all’interesse generale o al bene comune.

Su ciò, la prima cosa che possiamo affermare e che gli esseri umani, nel corso della storia e in diverse parti del mondo, hanno assunto modi di essere, di pensare, di relazionarsi e di agire molto diversi, e che di conseguenza la specie umana manifesta una immensa flessibilità e plasticità.

Questa osservazione ci porta a concepire la ‘natura umana’ come una certa struttura di base, costituita da alcune caratteristiche ed elementi essenziali generali e comuni a tutte le persone (indipendentemente dall’epoca, dalla organizzazione sociale, dalle condizioni storiche etc.); ma è una natura fondamentale o ‘essenziale’ che rimane aperta, e che conserva la possibilità di assumere altre caratteristiche e forme diverse, più complesse, che la possono portare, o far evolvere, fino ad acquisire altre forme e strutture. Come se fosse una struttura che volesse essere un’altra struttura.

Forse sarebbe più esatto pensare la natura umana essenziale come una struttura fondamentale, primaria, sulla quale si possono innalzare altre strutture; o sulla quale si possa fondare una ‘seconda natura’, che può assumere diverse configurazioni.

In questo senso, sosteniamo che il modo d’essere e di comportarsi del consumatore e dell’individuo individualista e avido così diffuso nella civiltà moderna, non è l’espressione diretta e unica della ‘natura umana’, bensì la manifestazione di una sorta di ‘seconda natura’, che si è innalzata sulla prima nel corso della costituzione e dello sviluppo di una economia e di una politica che la necessitarono e che la costruirono.

Ora, nella formazione e consolidamento di questi diversi modi collettivi d’essere e di agire che si sono succeduti nella storia, corrispondenti alle diverse civiltà, sono coinvolti tanto elementi di coscienza e di volontà delle persone stesse, quanto fattori di coercizione e dominio, che impongono con la forza un modo di essere e di agire che si diffonde socialmente.

Antonio Gramsci ha scritto che “finora tutti i mutamenti del modo di essere e di vivere sono avvenuti per coercizione brutale, cioè attraverso il dominio di un gruppo sociale su tutte le forze produttive della società: la selezione o ‘educazione’ dell’uomo adatto ai nuovi tipi di civiltà, cioè alle nuove forme di produzione e di lavoro, è avvenuta con l’impiego di brutalità inaudite”. Questa affermazione di Gramsci può essere unilaterale e non riconoscere sufficientemente diverse situazioni storiche. Ma c’è di certo in essa che quasi sempre le moltitudini hanno teso ad essere conformate dai gruppi dirigenti che impiegano diversi mezzi, dalla coercizione alla propaganda, dall’educazione alla politica, e persino certe forme dell’arte, del cinema, della musica etc.

In ogni caso, se pensiamo allo sviluppo di un nuovo ‘tipo umano’, creativo, autonomo e solidale, pare indispensabile comprendere come si possa concepire ed essere creata ciò che sarebbe questa nuova ‘seconda natura’, e quale relazione questa avrebbe con la ‘natura umana’ essenziale.

In primo luogo, è ovvio che la ‘natura umana’ essenziale deve essere tale da consentire che su di essa si innalzino ‘seconde nature’. Siccome questa possibilità non sembra si possa attribuire alle altre specie animali, individueremo nella caratteristica specificamente umana della coscienza, e più precisamente, nella razionalità e nella libertà, il fondamento che rende possibile la creazione delle ‘seconde nature’. Questa coscienza libera, in effetti, rende possibile che gli uomini in un certo senso si dissocino rispetto alla propria natura biologica, o per meglio dire, assumano sotto il proprio controllo la direzione del proprio sviluppo ed evoluzione. È indispensabile essere liberi per essere in grado di differenziarsi e cambiare, ed essere razionali per assumere il controllo e definire la direzione del cambiamento, in modo che si possa creare un’’altra struttura’, come abbiamo definito anche la ‘seconda natura’.

Non sono sufficienti, tuttavia, la coscienza e la libertà per fondare una ‘seconda natura’ umana. In effetti, la coscienza e la libertà sono individuali, ossia sono attributi degli individui. Ma qui stiamo parlando di una ‘seconda natura’ che sebbene possa intendersi come non coinvolgente tutti gli esseri umani, dovrebbe almeno includere e sussumere una vasta popolazione umana. Dal momento che stiamo pensando alle dimensioni di una civiltà.

Pertanto, la ‘seconda natura’ deve essere ‘sociale’, ma questa volta non imposta con la forza. Poiché la socievolezza è anche propria della ‘natura umana’, come la razionalità e la libertà. Questo significa che una ‘seconda natura’ può essere creata socialmente, cioè, come un processo di costruzione sociale che incorpora attivamente molti individui che si associano, che comunicano tra di loro, che condividono una determinata razionalità e la volontà di partecipare a un processo di creazione collettiva.

Ma nei fatti partiamo dalla situazione attuale, nella quale gli esseri umani sono più ‘sociali’ che ‘liberi’. Voglio dire che di solito, e specialmente nell’attività economica e politica, le persone oggi agiscono condizionate fortemente dalla collettività della quale formano parte, e dal contesto culturale nel quale crescono e si educano. La libertà individuale si manifesta sempre, ma di solito nei piccoli fatti, nelle decisioni minori, mentre nella grandi direzioni che assumono i processi storici, strutturali, la maggioranza segue le direzioni stabilite, e molti agiscono come ‘uomo massa’. Così li ha formati e necessitati ad essere la civiltà moderna.

A questo punto si sarà già compreso che creare una nuova e superiore civiltà consiste, in ultima sintesi, nella creazione di una ‘seconda natura’ negli esseri umani, a cominciare da noi stessi. Che ciò sia possibile sta nella ‘natura umana’ essenziale, in quanto deriva dalla razionalità e libertà, e dal fatto che siamo ‘sociali’, e pertanto capaci di costruire processi e organizzazioni economiche, politiche e culturali.

Ora, per iniziare la creazione di questa ‘seconda natura’ nuova e superiore, fondata sulla ‘natura umana’ essenziale, occorre separarsi dalla ‘seconda natura’ data, quella vecchia e inferiore che si è imposta nella civiltà moderna.

Per iniziare la creazione di una nuova ‘seconda natura’, è perciò necessario che almeno alcuni individui raggiungano l’autonomia (mediante la propria razionalità e libertà). Questi individui, organizzati in reti e potenziandosi reciprocamente, potranno espandere il nuovo modo di essere e di comportarsi, attraverso le azioni e i processi che siamo venuti esaminando. Ma dobbiamo ammettere che la creazione di una nuova civiltà è oggi, come è stato nel passato, un processo iniziato da pochi, poiché sono pochi coloro che applicano la libertà nelle grandi decisioni della propria vita, e non limitatamente nel decidere questioni secondarie in un quadro socialmente stabilito e predeterminato.

Perché noi possiamo iniziare la creazione, in noi stessi, di una ‘seconda natura’, è necessario che ci colleghiamo con la nostra prima natura essenziale, rendendoci più profondamente liberi, razionali e sociali. Soltanto così possiamo giungere a essere creativi, autonomi e solidali. Se non ci colleghiamo con la nostra ‘natura umana’ essenziale (nascosta, oppressa sotto la ‘seconda natura’ data), non possiamo iniziare la creazione di una nuova e superiore ‘seconda natura’. E questo perché l’inizio della creazione del nuovo è un “conosci te stesso”, e giungere a pensare con la propria testa, invece di partecipare a una concezione del mondo assunta passivamente, che non può essere che vecchia, cioè, creata nel corso del processo storico precedente, sedimentata socialmente e culturalmente, diventata costume.

È necessario stabilire il contatto con la nostra intima ‘natura umana’ essenziale. Ma la nostra ‘natura umana’ essenziale si trova nascosta e oppressa sotto la ‘seconda natura’ che la civiltà capitalista e statalista ha costruito in noi; perciò è necessario cominciare con la conquista dell’autonomia rispetto a questa ‘seconda natura’ e questi modi di pensare e comportarsi che sono propri della vecchia civiltà moderna.

Questo è un processo di crescita personale, che alla sua radice è un processo di sviluppo spirituale. Ma che non resta rinserrato nella interiorità di ciascuno, bensì si esprime e si proietta nella creazione di una nuova economia, di nuove scienze, di una nuova educazione, di nuove forme di cultura.

È nel processo stesso della creazione di una nuova civiltà che si concepisce e si forma e si diffonde l’’uomo nuovo’, ossia il ‘tipo umano’ creativo, autonomo e solidale della nuova civiltà. Perché è attraverso la conquista dell’autonomia, lo sviluppo della creatività, e il dispiegamento della solidarietà, che ci rivestiamo con una nuova ‘seconda natura’ umana, superiore a quella che stiamo abbandonando, o che dobbiamo lasciare andare come un vecchio abito che non vale la pena rammendare.

*

XL. ¿En qué sentido podemos hablar de un 'hombre nuevo'?
Al comenzar estas reflexiones sobre cómo iniciar la creación de una nueva civilización, planteamos que ésta implica la formación de un nuevo 'tipo humano', que caracterizamos como creativo, autónomo y solidario.
Esta idea de un nuevo 'tipo humano' es fácilmente asociable a la de un 'hombre nuevo', idea que con la que se ha expresado la aspiración que han tenido todas las religiones, y también las más grandes ideologías y utopías políticas modernas. Pero ¿de qué realmente se trataría en nuestro caso? ¿Cómo podemos concebir la idea de crear un nuevo 'tipo humano' para la nueva civilización? ¿Se trata acaso de cambiar la naturaleza humana?
Es muy importante dilucidar la cuestión, ya que muchos sostienen que el proyecto de una sociedad justa y solidaria o de una civilización mejor, es utópico porque no tiene en cuenta la naturaleza humana, que sería una especie de individuos naturalmente egoístas y competitivos, que anteponen sus intereses particulares y los de sus pequeños grupos de pertenencia, al interés general o al bien común.
Sobre esto, lo primero que podemos afirmar es que los seres humanos, a lo largo de la historia y en distintas partes del mundo, han asumido formas de ser, de pensar, de relacionarse y de actuar muy diferentes, y que en consecuencia la especie humana presenta una inmensa flexibilidad y plasticidad.
Esta observación nos lleva a concebir la 'naturaleza humana' como una cierta estructura de base, constituida por algunos rasgos y elementos esenciales generales y comunes a todas las personas (independientemente de la época, la organización social, las condiciones históricas, etc.); pero es una naturaleza básica o 'esencial' que permanece abierta, y que tiene la posibilidad de asumir otros rasgos y formas diversas, más complejas, que la pueden llevar, o hacer evolucionar, hasta adquirir otras formas y estructuras. Como si fuera una estructura que quisiera ser otra estructura.
Tal vez sea más exacto pensar la naturaleza humana esencial como una estructura básica, primaria, sobre la cual se pueden levantar otras estructuras; o sobre la cual se pueda establecer una 'segunda naturaleza', la que puede adoptar diferentes configuraciones.
En este sentido, sostenemos que el modo de ser y de comportarse del consumidor y del individuo individualista y ávido tan extendido en la civilización moderna, no es la expresión directa y única de la 'naturaleza humana', sino la manifestación de una suerte de 'segunda naturaleza', que se levantó sobre la primera en el curso de la constitución y desarrollo de una economía y de una política que la necesitaron y que la construyeron.
Ahora bien, en la formación y consolidación de estos diferentes modos colectivos de ser y de actuar que se han sucedido en la historia, correspondientes a las diversas civilizaciones, parecen intervenir tanto elementos de conciencia y de voluntad de las personas mismas, como factores de coerción y dominio, que imponen por la fuerza un modo de ser y de actuar que se difunde socialmente.
Antonio Gramsci afirmó que “hasta ahora todas las mutaciones en el modo de ser y de vivir han ocurrido por coerción brutal, o sea a través del dominio de un grupo social sobre todas las fuerzas productivas de la sociedad: la selección o “educación” del hombre adaptado a los nuevos tipos de civilización, o sea a las nuevas formas de producción y de trabajo, ha sucedido con el empleo de brutalidades inauditas." Esta afirmación de Gramsci puede ser unilateral y no reconocer suficientemente distintas situaciones históricas. Pero hay de cierto en ella que casi siempre las multitudes han tendido a ser conformadas por los grupos dirigentes que emplean diversos medios, desde la coerción a la propaganda, desde la educación a la política, e incluso mediante ciertas formas del arte, del cine, de la música, etc.
En cualquier caso, si pensamos en el desarrollo de un nuevo 'tipo humano', creativo, autónomo y solidario, parece esencial comprender cómo pueda concebirse y crearse la que sería esta nueva 'segunda naturaleza', y qué relación tendría con la 'naturaleza humana' esencial.
Ante todo, es obvio que la 'naturaleza humana' esencial ha de ser tal que permita que sobre ella se levanten 'segundas naturalezas'. Como esta posibilidad no parece que pueda atribuirse a las demás especies animales, identificaremos en la característica específicamente humana de la conciencia, y más precisamente, en la racionalidad y en la libertad, el fundamento que hace posible la creación de las 'segundas naturalezas'. Esa conciencia libre, en efecto, hace posible que los hombres en cierto sentido se disocien respecto a su naturaleza biológica, o mejor dicho, que tomen bajo su propio control la dirección de su desarrollo y evolución. Es indispensable ser libres para tener la posibilidad de diferenciarse y cambiar, y ser racionales para tomar el control y definir una dirección al cambio, de modo que se pueda crear 'otra estructura', como hemos definido también la 'segunda naturaleza'.
No es suficiente, sin embargo, la conciencia y la libertad para fundamentar una 'segunda naturaleza' humana. En efecto, la conciencia y la libertad son individuales, o sea atributos de los individuos. Pero aquí estamos hablando de una 'segunda naturaleza' que si bien pudiera no entenderse como involucrando a todos los seres humanos, debiera al menos incluir y subsumir a una gran población humana. Porque estamos pensando en las dimensiones de una civilización.
Por ello, la 'segunda naturaleza' tiene que ser 'social', pero esta vez no impuesta por la fuerza. Pues bien, la sociabilidad es también propia de la 'naturaleza humana', igual que la racionalidad y la libertad. Esto significa que una 'segunda naturaleza' puede crearse socialmente, es decir, como un proceso de construcción social que incorpora activamente a muchos individuos que se asocian, que se comunican, que comparten una determinada racionalidad y la voluntad de integrarse a un proceso de creación colectiva.
Pero en los hechos partimos de la situación actual, en que los seres humanos son más 'sociales' que 'libres'. Quiero decir que habitualmente, y especialmente en la actividad económica y política, las personas hoy actúan condicionadas fuertemente por la colectividad de la que forman parte, y por el contexto cultural en que crecen y se educan. La libertad individual se manifiesta siempre, pero habitualmente en los hechos pequeños, en las decisiones menores, mientras que en las grandes direcciones que asumen los procesos históricos, estructurales, la mayoría sigue las direcciones establecidas, y actúan como 'hombres masa'. Así lo ha necesitado y formado la civilización moderna.
En este punto se habrá ya comprendido que crear una nueva y superior civilización consiste, en última síntesis, en la creación de una nueva y superior “segunda naturaleza” en los seres humanos, partiendo de nosotros mismos. Que ello sea posible está en la 'naturaleza humana' esencial, en cuanto deriva de la racionalidad y libertad, y del hecho de que somos 'sociales', y por tanto capaces de construir procesos y organizaciones económicas, políticas y culturales.
Ahora bien, para iniciar la creación de esta 'segunda naturaleza' nueva y superior, fundada sobre la 'naturaleza humana' esencial, es necesario separarse de la 'segunda naturaleza' dada, aquella vieja e inferior que se impuso en la civilización moderna.
Para iniciar la creación de una nueva 'segunda naturaleza', es por tanto necesario que al menos algunos individuos alcancen la autonomía (mediante su propia racionalidad y libertad). Estos individuos, organizados en redes y potenciándose recíprocamente, podrán expandir el nuevo modo de ser y de comportarse, a través de las acciones y procesos que hemos venido examinando. Pero hay que asumir que el inicio de la creación de una nueva civilización es hoy, tal como lo ha sido en el pasado, un proceso iniciado por pocos, porque son pocos los que aplican la libertad a las grandes direcciones del propio vivir, y no limitadamente a decidir sobre cuestiones secundarias en un marco socialmente establecido y predeterminado.
Para que podamos iniciar la creación, en nosotros mismos, de una nueva 'segunda naturaleza', es necesario que nos conectemos con nuestra primera naturaleza esencial, haciéndonos más ampliamente libres, racionales y sociales. Solamente así podemos llegar a ser creativos, autónomos y solidarios. Si no nos conectamos con nuestra 'naturaleza humana' esencial (escondida, oprimida bajo la 'segunda naturaleza' dada), no podemos iniciar la creación de una nueva y superior 'segunda naturaleza'. He aquí por qué el inicio de la creación de lo nuevo es un “conócete a tí mismo”, y llegar a pensar con la propia cabeza, en vez de participar de una concepción del mundo asumida pasivamente, que no puede sino ser vieja, esto es, creada en el proceso histórico anterior, sedimentada social y culturalmente, convertida en costumbre.
Es preciso establecer contacto con nuestra íntima 'naturaleza humana' esencial. Pero nuestra 'naturaleza humana' esencial se encuentra escondida y oprimida bajo la 'segunda naturaleza' que la civilización capitalista y estatista ha construido en nosotros; por ello es preciso comenzar con la conquista de la autonomía respecto de esa 'segunda naturaleza' y de esos modos de pensar y de comportarse que son los propios de la vieja civilización moderna.
Esto es un proceso de crecimiento personal, que en su raíz es un proceso de desarrollo espiritual. Pero que no se queda encerrado en la interioridad de cada uno, sino que se expresa y se proyecta en la creación de una nueva economía, de una nueva política, de nuevas ciencias, de una nueva educación, de nuevas formas de la cultura.
Es en el proceso mismo de creación de la nueva civilización que se gesta y se forma y se difunde socialmente el 'hombre nuevo', o sea el 'tipo humano' creativo, autónomo y solidario de la nueva civilización. Porque es mediante la conquista de la autonomía, el desarrollo de la creatividad, y el despliegue de la solidaridad, que nos revestimos con una nueva 'segunda naturaleza' humana, superior a la que estamos abandonando, o de la que tenemos que desprendernos como un traje viejo que no vale la pena remendar.



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