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racconti di poche parole : Zi' Cicciu
di fulmini , Fri 6 April 2012 6:00
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Zi’ Cicciu era il fratello di nonna Anna. L’ho visto due volte, nella casa di lei all’Eremo, in cima a Reggio Calabria.

La prima avevo quattro o cinque anni. Lui quaranta o cinquanta, e una gamba più corta dell’altra. Parlava in dialetto, si rese conto che lo capivo poco e s’inventò il modo di farmi ridere. S’era preso il compito di spaccare le noci, stava seduto a terra, dietro un ciocco, e di tanto in tanto mi dava mezzo gheriglio da mangiare. Poi afferrava una delle tegole impilate al suo fianco e se la rompeva in testa con un colpo secco, e rideva, e io ridevo con lui.

Dopo qualche anno l’ho ritrovato lì, nello stesso posto, dietro una grande cesta di fichi d’India che mondava, a mani nude e un suo coltellino ricurvo, per il pranzo, disponendoli in un piatto: gialli, viola, verdi. Mi lanciò uno sguardo d’intesa, e cominciammo. Ci mangiammo tutta la cesta. Una cosa da uomini. Gli altri si divisero, sbigottiti e ammirati, meno di un paio di dozzine.

Non l’ho più visto. Forse torna di tanto in tanto nei miei sogni, celato dietro un filare di viti, non sa cosa fare con un coetaneo che ha studiato. La notte che lo ritrovo faccia a faccia ruberemo ridendo un paio di grappoli.


Pasquale Misuraca


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