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leOpereeiGiorni : Freud, Edipo, Sofocle e tu
di fulmini , Thu 6 March 2008 8:40
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(Un giorno (o una notte) metterò in scena Edipo Tiranno di Sofocle http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/drammi/72-edipo-tiranno-da-sofocle.html?start=2 secondo l'idea che mi sono fatto di questo dramma in tre decenni di pensamento e tre anni di progetto. Intanto, ripubblico qui il 'fulmine' che ho lanciato dalle pagine del settimanale culturale ALIAS del quotidiano 'il manifesto' - su cui tengo una rubrica mensile - il primo marzo di quest'anno.)



Una giovane docente universitaria mi racconta di aver domandato ai propri studenti se conoscessero Sofocle, e di essersi sentita rispondere in coro: “Sì, certo, è l’inventore del complesso di Edipo.”

Sorridiamo, lei di testa - deliziosamente scandalizzata - io di cuore. Ieri. Oggi, a mente fredda, sono arrabbiato. Non con quegli studenti, e neppure con i loro professori di liceo. Sono arrabbiato con Freud.

E’ lui che ha definito questo famoso complesso, questa “struttura primaria, fondamentale, universale della organizzazione psichica e delle relazioni interpersonali” (Umberto Galimberti, Dizionario di psicologia), che spinge l’essere umano a desiderare la morte del genitore dello stesso sesso e la carne del genitore di sesso opposto. E siccome questo ‘complesso’ Freud ha creduto di riconoscerlo come tema centrale dell’Edipo Tiranno di Sofocle, l’ha denominato appunto ‘complesso di Edipo’.

Ma cosí facendo (ecco la ragione fredda dell’arrabbiatura) Freud ha confuso gli esseri umani in generale, e gli intellettuali di professione in particolare. Perché cosí facendo ha velato l’autentico tema centrale dell’opera di Sofocle, il senso iscritto nelle sue strutture e che rende pienamente intelligibile il suo ordinamento drammatico e interamente decifrabile il suo testo. Questo tema non é la tragedia del parricidio e dell’incesto, bensí la tragedia della contraddizione tra amore della conoscenza e amore del potere.

Edipo - vuol dire e dice Sofocle - e in generale gli esseri umani, e in special modo gli intellettuali di professione, vivono la contraddizione tragica tra il voler conquistare (e mantenere) il potere e il voler conquistare (e rinnovare) la conoscenza. Ma questi due voleri, questi due desideri, questi due amori sono radicalmente incompatibili e reciprocamente escludenti: la realizzazione dell’uno comporta la perdita dell’altro.

Il tremendo responso oracolare che impronta tutta la vita di Edipo, minaccia la sua nascita, appende a un filo la sua infanzia, sconvolge la sua giovinezza, distrugge la sua maturitá: “ amerai tua madre e ucciderai tuo padre” significa ‘amerai la conoscenza (la terra, la veritá - “tua madre”) e conquisterai il potere (strappandolo a “tuo padre”)’.

Infatti. Edipo tiranno di Tebe (“tiranno”, dunque intellettuale di professione = che conquista il potere attraverso la conoscenza) per mantenere il potere vuole conoscere la veritá. Vuole potere e vuole conoscere. “A tutti i costi” – proclama. Ma ogni volta che la veritá fa capolino Edipo si vela gli occhi e grida al complotto. Dileggia Tiresia (“io credo che quel delitto lo hai ideato e perpetrato tu”), accusa Creonte (“pensavi che non mi sarei accorto di questo tuo complotto strisciante?”) – che gli svelano spietatamente lo stato delle cose, e d’altro canto inveisce contro Giocasta (“mi hai seccato da un pezzo con i tuoi buoni consigli”) che lo stato delle cose gli vuole amorevolmente velare. La conoscenza distrugge il potere. Il potere teme la conoscenza. Non si puó amare il potere ed esercitarlo e amare la conoscenza e inseguirla.

E’ questa la questione filosofica e politica che Sofocle pone – specialmente agli intellettuali di professione. I loro singolari rapporti con papá e mammá restano, nonostante Freud, una “questione privata”.

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Commenti
Inviato: 26/5/2011 16:55  Aggiornato: 26/5/2011 16:55
Autore: fulmini

Jean-Pierre Vernant sulla tragedia greca antica: "...Molte sono le interpretazioni possibili delle tragedie greche antiche, interpretazioni più o meno ricche… Tutte le interpretazioni sono valide, su un certo piano… Si può dire qualsiasi cosa se è ben detta, se è ben pensata…
Ma occorre fare attenzione al testo in questione, al modo come è costruito, al modo come procede… Io non dico: solo la mia interpretazione è vera, questo non posso dirlo, ma posso dire di un’altra interpretazione: quella è falsa, e cioè nel testo ci sono dei passaggi che contraddicono quella interpretazione, passaggi che fanno sì che quella interpretazione non funzioni o non permette di capire come il testo funzioni… Il valore di una interpretazione di un testo è deciso dalla sua capacità di comprendere il testo..."