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economia di solidarietà : Per una nuova civiltà (33)
di luisrazeto , Wed 15 February 2012 5:00
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{Da mercoledì 29 giugno 2010, vado pubblicando una serie organica di video di Luis Razeto, accompagnati di volta in volta dalla traduzione italiana, e dal testo originario in spagnolo.}

¿Cómo iniciar la creación de una nueva civilización? (33)


XXXIII. Il buon consumo rende indispensabili trasformazioni profonde nella produzione, caratterizzate dalla soggettivazione del processo produttivo.

Conclusione delle analisi precedenti è che la migliore soddisfazione dei bisogni, l’accedere a una superiore qualità della vita, e la realizzazione personale e di gruppo, non comportano l’incremento degli acquisti e del consumo, né richiedono necessariamente una maggiore produzione. Ovvia conseguenza di ciò è che il buon consumo, il consumo che realizza, comporta una trasformazione radicale della produzione, cambiamenti profondi in due aspetti strettamente relazionati: in ciò che si produce, e nel come si produce.

Se si produce per la soddisfazione dei bisogni e lo sviluppo umano, gran parte della produzione attuale, e in particolare molti beni e servizi che soddisfano il consumismo e il consumo dipendente, imitativo e competitivo, smetteranno d’essere necessari e utili. Una nuova struttura della produzione si andrà creando nella misura in cui più persone e gruppi vadano adottando i criteri di moderazione, corrispondenza, persistenza, integralità, equilibrio, gerarchizzazione, potenziamento, integrazione e cooperazione che sono propri del ‘buon consumo’.

In questo senso e in linee molto generali, possiamo prevedere che si espanderà l’agricoltura e la produzione di beni e servizi fondamentali, insieme con l’educazione e la cultura, le comunicazioni e i servizi locali. Potranno diminuire invece l’industria mineraria, l’industria pesante, il trasporto, l’industria del petrolio e i suoi derivati, l’industria chimica, i servizi finanziari, e la produzione diffusa di cianfrusaglie. Come risultato di tutto ciò, miglioreranno insieme l’ambiente e la qualità della vita, generandosi un tipo di sviluppo molto diverso dall’attuale insostenibile crescita economica. L’economia e lo sviluppo nella nuova civiltà saranno socialmente e ambientalmente sostenibili.

Orbene, non si tratta soltanto di un cambiamento in ciò che si produce, ma anche nei modi e nelle strutture che adotteranno le attività produttive. Trasformazioni che saranno conseguenza diretta, da un lato dell’espansione del consumo creativo, autonomo e solidale che abbiamo analizzato, e dall’altro lato, dell’attuazione di valori e criteri dell’organizzazione sociale della nuova civiltà.

In corrispondenza con le nuove forme di consumo, vivremo un processo di potenziamento delle capacità produttive delle persone, delle famiglie, delle comunità e dei gruppi locali. Abbiamo visto, in effetti, che il buon consumo guida le persone e le comunità dalla dipendenza verso l’autonomia.

Questo è un processo, e in realtà l’autonomia diventa possibile una volta raggiunto un certo livello di sviluppo personale. Lo possiamo comprendere meglio con un esempio. Se uno non ha mai letto un libro, la motivazione per farlo e l’apprendimento della lettura deve arrivargli da fuori. Ma quando uno diventa lettore, più nessuno deve spingerlo a leggere, e lui stesso cerca libri, ha bisogno di leggere, e può persino arrivare a scrivere le proprie storie e pensieri, offrendoli ad altri. Lo stesso vale per qualsiasi attività o lavoro: possiamo passare progressivamente dalla dipendenza all’autonomia e dall’autonomia alla solidarietà, nella misura in cui sviluppiamo le competenze implicate nell’attività o lavoro che realizziamo.

Sono la povertà, l’insicurezza, la carenza di competenze, la mancanza di relazioni, l’assenza di convinzioni, ciò che fa apprezzare tanto l’acquisizione delle cose e il ricorso a servizi esteriori. Ma quando raggiungiamo un certo livello di sviluppo personale noi diventiamo più autosufficienti, meno bisognosi di beni e servizi esteriori. Se qualcuno ha raggiunto un buon sviluppo personale, possiede una personalità ricca, è molto probabile che abbia bisogno di meno beni e servizi, e non perché abbia appagato i propri bisogni bensì perché li soddisfa più autonomamente, e perché il soggetto pone maggiore attenzione a quelle dimensioni dell’esperienza nelle quali è capace di autogenerare autonomamente progetti e soddisfazioni.

In questa direzione possiamo vedere che nella nuova economia sperimenterà un grande sviluppo il lavoro autonomo e associativo, l’autoproduzione, i processi di scambio locale. Insieme a ciò si darà un più diretto rapporto tra produzione e consumo, includendo una maggiore autonomia alimentare a livello locale e nazionale. Tutto questo è parte della crescita in autonomia, in creatività e in solidarietà degli individui, delle famiglie, delle organizzazioni e delle comunità.

Se nell’economia moderna sono pochi gli imprenditori e molti i lavoratori dipendenti, nella nuova economia ci disporremo tutti a essere imprenditori, creativi, autonomi e solidali. In tali condizioni, molte imprese saranno create attraverso l’associazione di persone provviste di diverse e complementari risorse e capacità, e cooperanti alla realizzazione degli obiettivi economici che condividono. Quando le imprese si costituiscono in questo modo, non è possibile che in esse si instaurino lo sfruttamento e il dominio, né l’arricchimento di pochi a scapito dello sforzo e il sacrificio di molti. Queste nuove unità produttive si formano, organizzano e operano con i criteri di giustizia ed equità che caratterizzano l’economia solidale, che chiamiamo anche economia di solidarietà, di lavoro e di comunità.

Andando più a fondo, troviamo che una delle qualità fondamentali che assumerà l’economia nella nuova civiltà è la soggettivazione della produzione, una qualità che possiamo comprendere in tutto il suo significato dal punto di vista della nuova struttura della conoscenza e delle scienze di cui abbiamo parlato nei capitoli precedenti. La soggettivazione a cui ci riferiamo è il risultato naturale del fatto di porre il soggetto umano e la sua realizzazione, non solo come il fine dell'economia che si compie nel processo di consumo, ma anche all'origine e come sorgente del processo di produzione dei beni e servizi economici.

Nell'economia moderna, capitalista e statalista, le risorse e i fattori di produzione sono considerati nella loro oggettività esteriore, e sono di fatto trattati come cose, o come forze produttive puramente materiali, quantificabili e misurabili in termini monetari. Solo il lavoro pretende e in parte ottiene di conservare alcune delle sue qualità personali, ma è ugualmente oggetto di contrattazione e trattato nella sua materialità, come ‘mano d’opera’.

Nella nuova economia le risorse e i fattori produttivi sono riconosciuti – da una nuova scienza comprensiva della diversità, della soggettività e dei suoi valori – nelle loro qualità di energie e informazioni umane, coinvolgendo tutta la soggettività che contengono.

La forza di lavoro è la capacità di realizzare opere attraverso l’applicazione delle energie fisiche e mentali dei lavoratori; è esercizio delle mani, della coscienza e della volontà.

La tecnologia non sta negli artefatti tecnici, nei quali si oggettiva, bensì oltre di essi, risiede nella capacità di invenzione, innovazione e soluzione di problemi che hanno le persone riconosciute nelle loro conoscenze teoriche e nei loro saperi pratici.

La gestione è la presa di decisioni da parte delle persone responsabili delle organizzazioni e dei loro processi.
Il finanziamento è la capacità di ottenere credito che hanno i soggetti sulla base della loro affidabilità per realizzare gli impegni che assumono.

Persino i mezzi materiali hanno una dimensione soggettiva, in quanto implicano la loro cura, la loro manutenzione, il loro controllo e il loro impiego da parte di soggetti.

Dal momento che tutti questi ‘fattori produttivi’ non si presentano più come cose bensì sono concepiti e riconosciuti come azioni realizzate da soggetti, le unità economiche, le imprese in cui operano, si configurano come una organizzazione di soggetti attivi, e il loro processo produttivo è inteso e organizzato come coordinazione di un insieme coerente di attività.

In questo senso, creare e sviluppare una impresa non è tanto organizzare e combinare una serie di fattori oggettivati, bensì dispiegare una serie di azioni umane, coniugare una serie di verbi: il ‘fare’ dei lavoratori, il ‘sapere’ dei tecnici, il ‘decidere’ degli amministratori, il ‘creare’ dei finanziatori, l’‘avere’ dei collaboratori dei mezzi di produzione, e l’‘unire’ della comunità.

La produzione così concepita e realizzata, finalizzata al ‘buon consumo’, e organizzata in questi modi creativi, autonomi e solidali, richiede di essere sostenuta nel tempo, riprodursi. Questo ci porta a prendere in considerazione altre importanti questioni che esamineremo nei prossimi capitoli.

*

XXXIII. El buen consumo hace indispensable transformaciones profundas en la producción, marcadas por la subjetivización del proceso productivo.

Conclusión de los análisis anteriores es que la mejor satisfacción de las necesidades, acceder a una superior calidad de vida, y la realización personal y grupal, no implican incrementar las compras y el consumo, ni requieren necesariamente una mayor producción. La consecuencia obvia de esto es que el buen consumo, el consumo realizador, conlleva una transformación radical de la producción, cambios profundos en dos aspectos estrechamente relacionados: en lo que se produce, y en cómo se produce.
Si se produce para la satisfacción de las necesidades y el desarrollo humano, gran parte de la actual producción, y en particular muchos bienes y servicios que satisfacen el consumismo y el consumo dependiente, imitativo y competitivo, dejarán de ser necesarios y útiles. Una nueva estructura de la producción se irá creando a medida que más personas y grupos vayan adoptando los criterios de moderación, correspondencia, persistencia, integralidad, equilibrio, jerarquización, potenciación, integración y cooperación que son propios del 'buen consumo'.
En tal sentido y en líneas muy generales, podemos prever que se expandirán la agricultura y la producción de bienes y servicios básicos, junto con la educación y la cultura, las comunicaciones y los servicios de proximidad. Podrán disminuir en cambio la minería, la industria pesada, el transporte, la industria del petróleo y sus derivados, la industria química, los servicios financieros, y la extendida producción de baratijas. Como resultado de todo ello, mejorarán conjuntamente el medio ambiente y la calidad de vida, generándose un tipo de desarrollo muy diferente al insostenible crecimiento económico actual. La economía y el desarrollo en la nueva civilización serán social y ambientalmente sustentables.
Ahora bien, no se trata solamente de un cambio en lo que se produce, sino también en los modos y en las estructuras que adoptarán las actividades productivas. Transformaciones que serán consecuencia directa, por un lado de la expansión del consumo creativo, autónomo y solidario que hemos analizado, y por otro lado, de la implementación de los valores y criterios de la organización social de la nueva civilización.
En correspondencia con las nuevas formas del consumo, viviremos un proceso de potenciamiento de las capacidades de producción de las personas, de las familias, de las comunidades y de los grupos locales. Vimos, en efecto, que el 'buen consumo' conduce a las personas y a las comunidades desde la dependencia hacia la autonomía. Esto es un proceso, y en realidad la autonomía se hace posible una vez alcanzado cierto nivel de desarrollo personal. Lo podemos comprender mejor con un ejemplo. Si uno no ha leído nunca un libro, la motivación para hacerlo y el aprendizaje de la lectura deben llegarle desde fuera. Pero cuando uno se convierte en un lector, ya nadie tiene que motivarlo a que lea, y por sí mismo busca libros, necesita leer, e incluso puede llegar a escribir sus propias narraciones y pensamientos, ofreciéndolas a otros. Lo mismo pasa con cualquier actividad o trabajo: podemos pasar progresivamente desde la dependencia a la autonomía y desde la autonomía a la solidaridad, en la medida que desarrollamos las capacidades implicadas en la actividad o trabajo que realizamos.
Son la pobreza, la inseguridad, la carencia de capacidades, la falta de relaciones, la ausencia de convicciones, lo que hacen tan apreciada la adquisición de cosas y el recurso a servicios externos. Pero cuando se alcanza cierto nivel de desarrollo personal nos hacemos más autosuficientes, menos necesitados de bienes y servicios exteriores. Si alguien tiene un buen desarrollo personal, una riqueza de personalidad, es muy probable que necesite comprar menos bienes y servicios, no porque haya apagado sus necesidades sino porque las satisface más autónomamente, y porque el sujeto pone mayor dedicación a aquellas dimensiones de la experiencia en las cuales es capaz de autogenerar proyectos y satisfactores por su cuenta.
En esta dirección podemos ver que en la nueva economía debieran experimentar un gran desarrollo el trabajo autónomo y asociativo, la autoproducción, los procesos de desarrollo local. Junto con ello se dará una más directa relación entre el consumo y la producción, incluyendo una mayor autonomía alimentaria y energética a nivel local y nacional. Todo esto es parte del crecimiento en autonomía, en creatividad y en solidaridad de las personas, las familias, las organizaciones y las comunidades.
Si en la economía moderna son pocos los empresarios y muchos los trabajadores dependientes, en la nueva economía nos orientaremos todos a ser emprendedores, creativos, autónomos y solidarios. En tales condiciones, muchas empresas serán creadas mediante la libre asociación entre personas que poseen distintos y complementarios recursos y capacidades, que cooperan en la realización de los objetivos económicos que comparten. Cuando las empresas se constituyen de este modo, no es posible que en ellas se instauren la explotación y el dominio, ni el enriquecimiento de unos pocos a costa del esfuerzo y el sacrificio de muchos. Esas nuevas unidades productivas se forman, organizan y operan con los criterios de justicia y equidad que caracterizan a la economía solidaria, que llamamos también economía de solidaridad, de trabajo y de comunidad.
Yendo más a fondo, encontramos que una de las cualidades fundamentales que asumirá la economía en la nueva civilización es la subjetivización de la producción, una cualidad que podemos comprender en todo su significado desde la nueva estructura del conocimiento y de las ciencias de que hemos hablado en presentaciones anteriores,. La subjetivización a que nos referimos, es el resultado natural del hecho de poner al sujeto humano y su realización, no sólo como el fin de la economía que se cumple en el proceso de consumo, sino también en el origen y como fuente del proceso de producción de los bienes y servicios económicos.
En la economía moderna, capitalista y estatista, los recursos y factores productivos son considerados en su objetividad exterior, y son de hecho tratados como cosas, o como fuerzas productivas puramente materiales, cuantificables y medibles en términos monetarios. Sólo el trabajo pretende y en parte logra conservar algunas de sus cualidades personales, pero es igualmente objeto de contratación y tratado en su materialidad, como 'mano de obra'.
En la nueva economía los recursos y factores productivos son reconocidos – desde una nueva ciencia comprensiva de la diversidad, de la subjetividad y de los valores - en su condición de energías e informaciones humanas, implicando toda la subjetividad que contienen.
La fuerza de trabajo es la capacidad de hacer obras mediante la aplicación de las energías corporales y mentales de los trabajadores; es ejercicio de las manos, de la conciencia y de la voluntad.
La tecnología no está en los artefactos técnicos, donde se objetiva, sino que más allá de ellos, reside en la capacidad de invención, innovación y solución de problemas que poseen las personas reconocidas por sus conocimientos teóricos y sus saberes prácticos.
La gestión es la toma de decisiones por parte de las personas responsables de las organizaciones y sus procesos.
El financiamiento es la capacidad de obtener crédito que tienen los sujetos sobre la base de su confiabilidad para cumplir los compromisos que asumen.
Incluso los medios materiales y los insumos tienen una dimensión subjetiva, en cuanto implican su cuidado, su mantención, su control y su empleo por parte de los sujetos.
Y obviamente es subjetivo el que llamamos Factor C o factor comunitario, que se constituye en la unión de conciencias, voluntades y emociones tras objetivos compartidos en un grupo humano.
Desde el momento que todos esos 'factores productivos' ya no se presentan como cosas sino que son concebidos y reconocidos como acciones realizadas por sujetos, las unidades económicas, las empresas donde operan, se configuran como una organización de sujetos activos, y su proceso productivo es entendido y organizado como coordinación de un conjunto coherente de actividades.
En tal sentido, crear y desarrollar una empresa no es tanto combinar y organizar una serie de factores objetivados, sino desplegar una serie de acciones humanas, conjugar una serie de verbos: el 'hacer' de los trabajadores, el 'saber' de los tecnólogos, el 'decidir' de los gestores, el 'creer' de los financiadores, el 'tener' de los aportantes de medios de producción, y el 'unir' de la comunidad.
La producción así concebida y realizada, orientada al 'buen consumo', y organizada de estos modos creativos, autónomos y solidarios, requiere sostenerse en el tiempo, reproducirse. Esto nos lleva a plantearnos otras importantes cuestiones que iremos examinando en las próximas presentaciones.




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