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economia di solidarietà : Per una nuova civiltà (32)
di luisrazeto , Thu 9 February 2012 4:00
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{Da mercoledì 29 giugno 2010, vado pubblicando una serie organica di video di Luis Razeto, accompagnati di volta in volta dalla traduzione italiana, e dal testo originario in spagnolo.}

¿Cómo iniciar la creación de una nueva civilización? (32)


XXXII. Le qualità del buon consumo, o come fare del consumo un percorso di realizzazione personale e sviluppo integrale.

Dopo aver compreso i bisogni come specificamente umani, e definiti gli obiettivi del consumo nelle quattro dimensioni della nostra esperienza, possiamo domandarci ancora: ¿in che modo utilizzare i beni e i servizi affinché il loro consumo ci fornisca il maggiore e migliore risultato per la nostra realizzazione personale e sociale?

A questo proposito, possiamo identificare un insieme di 'qualità del buon consumo', che portano a una migliore qualità della vita utilizzando meno beni e servizi, ma in qualche modo diversi da quelli che compriamo ora.

Una prima qualità del buon consumo è la ‘moderazione’, che non significa austerità, né privazione e sacrificio. Moderazione significa che si impiegano i beni e i servizi in proporzione ai bisogni. Un eccesso di beni e servizi, un impiego smodato, può generare una insoddisfazione del bisogno tanto forte quanto una mancanza o una carenza di beni e servizi. Moderazione significa adeguare la quantità dei beni e dei servizi all’ampiezza e all’intensità dei bisogni.

Una seconda qualità del buon consumo è la ‘corrispondenza’, cioè che per ciascuno bisogno siano scelti e utilizzati quei beni e servizi che possano soddisfarlo nel miglior modo. Per esempio, il bisogno d’intrattenimento può essere soddisfatto in diversi modi: attraverso un gioco di gruppo, un rapporto conviviale, o mediante la lettura di un libro o l’ascolto di una musica, o la visione di un film, o davanti alla televisione. Ciascun bisogno ha molteplici possibilità di essere soddisfatto. Il buon consumo cerca di soddisfarlo attraverso quel bene o quel servizio che meglio corrisponda a ciascun bisogno e che favorisca lo sviluppo umano. Trovare la corrispondenza è qualcosa che ciascun soggetto deve fare, autonomamente.

La terza qualità del buon consumo è la ‘persistenza’, ossia che il soddisfacimento dei bisogni sia tanto efficace e compiuto che l’effetto si prolunghi nel tempo, senza che torni a presentarsi prematuramente. La persistenza dipende molto da quali beni e servizi impieghiamo e dal modo in cui li consumiamo. Se uno si nutre adeguatamente, se legge un buon libro, se si diverte in modo sano e piacevole, la soddisfazione si prolunga nel tempo, liberando tempo, risorse ed energie per altri aspetti della realizzazione personale.

Una quarta qualità del buon consumo possiamo identificarla con le parole ‘integralità’, ‘equilibrio’ e ‘armonia’. Considerando che siamo soggetti che hanno molteplici bisogni in ciascuna delle quattro dimensioni dello sviluppo umano, l’integralità, l’equilibrio e l’armonia significano che non restringiamo tutta l’attività e l’energia in una o in poche dimensioni dell’esperienza e dei bisogni, bensì le consideriamo tutte in armonia. L’integralità, l’equilibrio e l’armonia implica predisporre il tempo, i beni e le azioni che dedichiamo alle diverse attività, senza dimenticare nessuna delle quattro dimensioni dell’esperienza umana.

Una quinta qualità del buon consumo la possiamo chiamare ‘gerarchizzazione’, e si riferisce alle scelte che facciamo organizzando la soddisfazione dei bisogni nel tempo, anticipando alcune e lasciando altre in attesa del momento più adeguato. Gerarchizzazione significa porre il processo di soddisfazione dei bisogni sotto il controllo del soggetto. Essere gestori del proprio sviluppo, fare scelte, pianificare il proprio processo di consumo. Ovviamente ci sono bisogni basilari che non possiamo dimenticare bensì dobbiamo prestar loro attenzione prioritaria. E ci sono bisogni che sono fondamentali e superiori per il valore che hanno in ordine allo sviluppo e al perfezionamento personale e di gruppo, e perciò li enfatizziamo e diamo loro la massima importanza.

Una sesta qualità del buon consumo che chiameremo ‘potenziamento’, significa che la congrua soddisfazione dei bisogni li perfeziona, li eleva, li sviluppa energeticamente. Se i bisogni sono energie, quei bisogni che ci spingono alla realizzazione di opere, al raggiungimento di risultati, all’intrapresa di attività creative, cercheremo di potenziarli nel processo stesso della loro soddisfazione. Se soddisfiamo i nostri bisogni di cultura sempre a un livello di base noi ristagniamo; se leggiamo sempre lo stesso tipo di libri, se ascoltiamo sempre lo stesso genere di musica, non stiamo perfezionando la nostra capacità di apprezzare le opere d’arte, di letteratura. Dunque il nostro bisogno ristagna. Potenziamento significa cercare che il processo del consumo sviluppi qualitativamente questi bisogni, facendo in modo che siano ogni volta più umani, più creativi, più autosufficienti.

Una settima qualità del buon consumo che chiameremo ‘articolazione e integrazione’, consiste nel combinare la soddisfazione di diversi bisogni mediante l’impiego simultaneo di differenti beni e servizi. Contrariamente alla tendenza a consumare un prodotto per ciascuna necessità, possiamo pensare che attraverso una attività complessa si possano soddisfare simultaneamente diversi bisogni, specialmente se questa attività complessa si realizza in gruppo. Per esempio in una attività di convivenza comunitaria è possibile soddisfare nello stesso tempo bisogni di relazione, di convivenza, di informazione, di comunicazione, di alimentazione, di partecipazione, di protezione e molti altri che si compiono simultaneamente, generando una elevata soddisfazione e felicità.

L’ottava qualità del buon consumo la identificheremo con la ‘cooperazione e reciprocità’. Se aspiriamo a uno sviluppo umano integrale, a una esperienza complessa, ricca, diversificata, difficilmente lo raggiungeremo in maniera individuale. Individualmente abbiamo la tendenza a ripercorrere certe direzioni dell’esperienza trascurando altre. Lo sviluppo integrale richiede la partecipazione a collettività, essere parte di famiglie e di comunità, convivere e condividere.

In questo senso, se uno vuole sviluppare i bisogni spirituali o soddisfare quelli conoscitivi, conviene incontrare persone che vogliono la stessa cosa; se uno vuole dispiegare il proprio talento musicale o sportivo, bisogna che si leghi a persone che condividono le stesse motivazioni. Se ci coinvolgiamo in una organizzazione, in una esperienza umana nella quale si incontrano persone che spiccano in diverse qualità, ci arricchiamo tutti essendo parte di un gruppo nel quale possiamo imparare molte cose gli uni dagli altri.

È particolarmente arricchente relazionarci con persone autonome, creative e solidali che hanno raggiunto un livello più elevato di sviluppo personale. Un musicista, uno scienziato, crescono nella interazione con grandi musicisti o scienziati. Cercando l’autonomia, la creatività e la solidarietà, siamo attratti e spinti da coloro che sono giunti prima o più avanti di noi, e questo succede in qualsiasi ambito o momento della vita. Coloro che sovrabbondano in preziose qualità sono soliti condividerle con coloro che sono disposti a riceverle.

Ciò si relaziona a un altro aspetto della progressiva autonomizzazione delle persone e dei gruppi umani, ed è meno un bisogno è sviluppato, tanto più il suo soddisfacimento dipende dall’esterno. Un bambino ha bisogno di essere nutrito, istruito, non sviluppa la propria spiritualità da se stesso. Possiamo dirlo in altro modo: più il bisogno si esprime come mancanza, come vuoto (dal momento che ancora è pura potenzialità, ancora non si è attualizzato), più il suo soddisfacimento dipende da cose esterne e dall’attività di altri. Più si espande la realizzazione del soggetto, più il soddisfacimento dei bisogni diviene autonomo, e meno elementi esteriori si richiedono per appagarli.

Questo ci porta alla soglia del tema della produzione, come aspetto inerente anche alla nuova economia, del quale parleremo nel prossimo capitolo.

*

XXXII. Las cualidades del buen consumo, o cómo hacer del consumo un camino de realización personal y desarrollo integral.
Una vez que hemos comprendido las necesidades como específicamente humanas, y definido los objetivos del consumo en las cuatro dimensiones de nuestra experiencia, podemos todavía preguntarnos: ¿de qué modo utilizar los bienes y servicios para que su consumo nos proporcione el mayor y el mejor resultado para nuestra realización personal y social?
Al respecto, podemos identificar un conjunto de 'cualidades del buen consumo', que nos conducen a una mejor calidad de vida empleando menos bienes y servicios, pero en parte diferentes a los que compramos en la actualidad.
Una primera cualidad del buen consumo es la 'moderación', que no significa austeridad ni privación y sacrificio. Moderación significa que se emplean los bienes y servicios en proporción a la necesidad. Un exceso de bienes y servicios, un empleo inmoderado, puede generar una insatisfacción de la necesidad tan fuerte como una escasez o una carencia de bienes y servicios. Moderación significa adecuar la cantidad de bienes y servicios a la amplitud e intensidad de las necesidades.
Una segunda cualidad del buen consumo es la 'correspondencia', esto es, que para cada necesidad se escojan y empleen aquellos bienes y servicios que puedan satisfacerla de mejor forma. Por ejemplo, la necesidad de entretenerse puede ser satisfecha de distintos modos: a través de un juego grupal, de una convivencia, o mediante la lectura y la música, o una película, o ante la televisión. Cada necesidad tiene posibilidades múltiples para satisfacerse. El buen consumo busca satisfacerlas mediante aquel bien o servicio que mejor corresponda a cada necesidad y que favorezca el desarrollo humano. Encontrar la correspondencia es algo que cada sujeto debe hacer, con autonomía.
Una tercera cualidad del buen consumo es la 'persistencia', o sea que la satisfacción de las necesidades sea tan lograda y cumplida que el efecto se prolongue en el tiempo, sin que vuelvan a presentarse prematuramente. La persistencia depende mucho de qué bienes y servicios empleamos, y de cómo los consumimos. Si uno se nutre adecuadamente, si uno lee un buen libro, si se divierte de modo sano y placentero, la satisfacción se prolonga en el tiempo, liberando tiempo, recursos y energías para otros aspectos de la realización personal.
Una cuarta cualidad del buen consumo la podemos identificar con las palabras 'integralidad', 'equilibrio' y 'armonía]/b]'. Teniendo en cuenta que somos sujetos que tenemos múltiples necesidades en cada una de las cuatro dimensiones del desarrollo humano, la integralidad, el equilibrio y la armonía significan que no ponemos toda la actividad y la energía en una sola o en pocas dimensiones de la experiencia y de las necesidades, sino en atenderlas todas armónicamente. La integralidad, el equilibrio y la armonía implican predisponer los bienes, el tiempo y las acciones que dedicamos a las distintas actividades, sin descuidar ninguna de las cuatros dimensiones de la experiencia humana.
Una quinta cualidad del buen consumo la podemos llamar '[b]jerarquización
', y se refiere a las opciones que hacemos organizando las satisfacción de las necesidades en el tiempo, adelantando unas y dejando otras en espera del momento más adecuado. Jerarquización significa poner el proceso de satisfacción de necesidades bajo control del sujeto. Ser gestor del propio desarrollo, hacer opciones, planificar el propio proceso de consumo. Obviamente hay necesidades básicas que no podemos descuidar sino prestarles atención prioritaria. Y hay necesidades que son fundamentales y superiores por el valor que tienen en orden al desarrollo y perfeccionamiento personal y grupal, por lo que también las enfatizamos y damos mayor importancia.
Una sexta cualidad del buen consumo que llamaremos 'potenciación', significa que la propia satisfacción de las necesidades las perfecciona, las eleva, las energiza. Si las necesidades son energías, aquellas necesidades que nos impulsan a la realización de obras, al cumplimiento de logros, a realizar actividades creativas, las buscaremos potenciar en el proceso mismo de su satisfacción. Si nosotros satisfacemos nuestras necesidades de cultura siempre en un nivel básico nos vamos estancando; si leemos siempre el mismo tipo de libros, si escuchamos siempre el mismo tipo de música, no vamos perfeccionando nuestra capacidad de apreciar las obras de arte, la literatura. Entonces nuestra necesidad se estanca. La potenciación significa buscar que el proceso de consumo desarrolle cualitativamente esas necesidades, haciendo que sean cada vez más propiamente humanas, más creativas , más autosuficientes.
Una séptima cualidad del buen consumo que llamaremos 'articulación e integración', consiste en combinar la satisfacción de distintas necesidades mediante el empleo simultáneo de diferentes bienes y servicios. Contrariamente a la tendencia a consumir un producto para cada necesidad, podemos pensar que a través de una actividad compleja se pueden satisfacer simultáneamente distintas necesidades, especialmente si esa actividad compleja se realiza grupalmente. Por ejemplo en una actividad de convivencia comunitaria es posible satisfacer al mismo tiempo necesidades de relación, de convivencia, de información, de comunicación, de alimentación, de participación, de protección y muchas otras que se cumplen simultáneamente, generando una elevada satisfacción y felicidad.
La octava cualidad del buen consumo la identificaremos con la 'cooperación y reciprocidad'. Si aspiramos a un desarrollo humano integral, a una experiencia compleja, rica, diversificada, difícilmente lo lograremos de manera individual. Individualmente tenemos la tendencia a retroalimentar ciertas direcciones de la experiencia descuidando otras. El desarrollo integral requiere la participación en colectivos, ser parte de familias y de comunidades, convivir y compartir.
En ese sentido, si uno quiere desarrollar las necesidades espirituales o satisfacer las de conocimiento, conviene encontrar personas que quieran lo mismo; si uno quiere desplegar su talento musical o deportivo, tiene que vincularse a personas que compartan esas motivaciones. Y si nos articulamos en una organización, en una experiencia humana donde se encuentren personas que destacan en diferentes cualidades, nos enriquecemos todos al ser parte de un grupo donde podemos aprender muchas cosas unos de los otros.
Es especialmente enriquecedor relacionarnos con personas autónomas, creativas y solidarias que hayan alcanzado un nivel más elevado de desarrollo personal. Un músico, un científico, crecen en la interacción con grandes músicos o científicos. Buscando la autonomía, la creatividad y la solidaridad, somos atraídos e impulsados por aquellos que han llegado más arriba o más adelante que nosotros, y esto sucede en cualquier ámbito y momento de la vida. Quienes sobreabundan en preciosas cualidades suelen compartirlas generosamente con quienes estén dispuestos a recibirlas.
Esto se relaciona con otro aspecto de la progresiva autonomización de las personas y los grupos humanos, y es que mientras una necesidad está menos desarrollada, más depende su satisfacción de lo externo. Un niño necesita que lo alimenten, que le enseñen, no desarrolla su espiritualidad por sí mismo. Podemos expresarlo de otra manera: mientras más la necesidad se expresa como carencia, como vacío (porque todavía es pura potencialidad, porque todavía no se ha actualizado), más su satisfacción depende de cosas externas y de la acción de otros. Cuando va expandiéndose la realización del sujeto, más su satisfacción de necesidades se autonomiza, y se requieren menos elementos exteriores que vengan a apagarlas.
Esto nos pone en el umbral del tema de la producción, como aspecto inherente también a la nueva economía, que trataremos en el próximo capítulo.




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