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economia di solidarietà : Per una nuova civiltà (29)
di luisrazeto , Wed 18 January 2012 5:00
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{Da mercoledì 29 giugno, vado pubblicando una serie organica di video di Luis Razeto, accompagnati di volta in volta dalla traduzione italiana, e dal testo originario in spagnolo.}

¿Cómo iniciar la creación de una nueva civilización? (29)


XXIX. Dove si spiega lo scarso successo di molte esperienze economiche ‘non-capitaliste’ e ‘alternative’, e perché la creazione di una nuova economia debba cominciare dal consumo.

Una nuova civiltà comporta la creazione di una nuova economia. Cominciamo a trattare il tema riconoscendo l’esistenza di molteplici e varie iniziative, esperienze e processi orientati in direzioni che possono convergere verso il progetto di una nuova civiltà, e che possono essere potenziati dal proporsi fini e obiettivi più ampi e l’integrarsi coscientemente al gran progetto. I soggetti che sviluppano queste esperienze – persone, organizzazioni, movimenti, comunità, reti, etc. – si sono creati e agiscono in funzione dei propri obiettivi, ma possono ampliare il campo della propria coscienza e dei propri obiettivi ponendosi nella prospettiva della nuova civiltà.

Il fatto è che la ricerca di una nuova economia, di una alternativa all’economia capitalista e all’economia statalista, è perseguita da molto tempo. Gli intenti di creare una nuova economia, basandosi sull’autonomia, sulla creatività e sulla solidarietà dei propri partecipanti, sono stati molteplici e vari. Tra questi possiamo contare il cooperativismo, l’autogestione, l’economia comunitaria, l’economia di comunione, il commercio giusto, la finanza etica, il consumo responsabile, le organizzazioni economiche popolari, e varie altre.

Questi movimenti hanno raggiunto certi livelli interessanti di sviluppo, e sono preziosi in quanto testimonianze della possibilità di una economia eticamente superiore all’economia capitalista. Ma dobbiamo riconoscere che non sono stati sufficienti a superare il capitalismo e lo statalismo, e in gran misura rimangono subordinati alle logiche della civiltà moderna. Una domanda che occorre dunque porsi è la seguente: ¿ cosa ha impedito il loro maggiore sviluppo, o che limiti sono loro inerenti – tali che non è stato possibile configurare ancora una vera economia nuova e superiore?

La domanda è importante, dal momento che se si trattasse di limitazioni esterne, ossia di ostacoli finora insormontabili che abbiano loro posto i poteri dominanti nella civiltà moderna, potremmo concludere che disponiamo già delle nuove forme economiche, e che il problema consiste solamente nell’espanderle e svilupparle, inquadrandoli in processi di trasformazione più ampi che eliminerebbero gli ostacoli che questi processi hanno incontrato. Ma se si tratta di limitazioni interne, di problemi che sono propri di queste esperienze, la causa che ha impedito loro di dispiegarsi ed espandersi, ci troviamo ancora davanti alla necessità di trovare risposte migliori alla domanda di nuovi e superiori modi di fare economia.

Non disconosciamo il fatto che in molte circostanze le organizzazioni economiche non-capitaliste, cooperative e autogestite, hanno incontrato ostacoli posti dalla legislazione e, sopra tutto, dalla elevata concentrazione capitalista in cui opera il mercato. Tuttavia, credo si possa affermare che in molti paesi e condizioni, queste esperienze hanno contato su un ampio consenso morale rispetto ai loro obiettivi, e su un sufficiente appoggio dello Stato e delle istanze governative, che le hanno favorite con sostegni giuridici, privilegi tributari, assistenza tecnica e finanziaria. Dunque, siamo orientati a pensare che le principali limitazioni al loro sviluppo dobbiamo cercarle in aspetti inerenti al loro proprio modo di organizzarsi, di relazionarsi e di agire.

Talvolta il problema più serio che si manifesta in queste esperienze alternative, è che non si sono potute convincere del fatto che, oltre ad essere eticamente superiori, debbano anche essere più efficienti dal punto di vista economico; cioè che realizzino un uso più produttivo delle risorse, che forniscano una migliore retribuzione alle persone che partecipano in esse e che raggiungano condizioni di prezzo e qualità dei beni e servizi più convenienti per i consumatori.

Per spiegare o giustificare ciò spesso si fa il ragionamento che “è necessario sacrificare un po’ l’efficienza economica per ottenere un’economia socialmente giusta ed eticamente più umana e con valori più elevati”. Il problema è che una economia poco efficiente non può estendersi e crescere al di là di certi limiti, perché la maggior parte delle persone (imprenditori, lavoratori, consumatori, risparmiatori, etc.) non sono disposti a sacrificare la propria utilità in base a una pura esigenza etica o ideologica. Il discorso abituale dei promotori di queste economie ‘alternative’ include quasi sempre una richiesta di sacrificio: bisogna sacrificarsi per la cooperativa, per sostenere il progetto ‘sociale’, è necessario essere disposti a pagare di più i prodotti ‘etici’, etc. Ma l’economia, per definizione, è orientata a produrre benefici, nel senso che i benefici siano sempre superiori ai sacrifici, e quanto più elevati siano i benefici e più ridotti i sacrifici, tanto più l’economia sarà attraente ed efficiente. Perciò, non si potrà espandere socialmente una nuova superiore economia fino al momento in cui possa prevalere, che non si ottenga che sia, simultaneamente, più etica (giusta, solidale e libera) e più efficiente.

Anni fa ho scritto un libro (“Imprese di Lavoratori ed Economia di Mercato”) per comprendere le ragioni dello scarso successo storico dei progetti economici ‘alternativi’. Riassumo qui le cause più importanti di questi limiti:

Primo. Fondarsi su concezioni non realistiche della ‘natura umana’. In certi casi si suppone che le persone siano naturalmente generose e solidali, ponendo scarsa enfasi sulla necessità dello sviluppo personale in termini di creatività, autonomia e solidarietà. In altri casi si disconoscono i legittimi interessi personali e familiari, partendo da una visione collettivista della società.

Secondo. Carenza di una elaborazione teorico-scientifica che comprenda, potenzi e guidi l’organizzazione e lo sviluppo di queste esperienze economiche. È certo che il cooperativismo, l’autogestione, l’economia comunitaria, il commercio giusto, la finanza etica, il consumo responsabile, etc., possiedono concezioni e pensieri che le guidano, però questi sono fondamentalmente di tipo dottrinario o ideologico, normativo ed etico, e non propriamente di scienza economica, e meno ancora, corrispondono a quella nuova struttura della conoscenza che abbiamo spiegato essere necessaria per iniziare la creazione di una nuova e superiore civiltà.

Terzo. Restare intrappolati nei livelli primitivi della ‘rottura’ (tirarsi fuori) e dell’antagonismo (porsi contro) rispetto alle teorie e alle pratiche economiche dell’economia moderna, senza innalzarsi fino al livello indispensabile dell’autonomia. Conseguenza di ciò è che abitualmente queste esperienze si auto-definiscono in termini negativi e non positivi, come si vede nelle espressioni ‘senza fine di lucro’, ‘non-profit’, ‘non –capitalista’, e nel fatto di non riconoscere il mercato come un luogo socialmente necessario nel quale bisogna confrontarsi con le altre forme di organizzazione economica.

Quarto. Una questione particolare che fino a ora ha limitato e ostacolato la creazione di iniziative economiche solidali è stato il privilegiare ed enfatizzare le organizzazioni e attività di produzione e distribuzione rispetto a quelle di consumo. Di fatto, i principali processi tendenti a creare una nuova economia cominciano con la creazione di iniziative produttive, commerciali e finanziarie. Questo probabilmente è una eredità ideologica di matrice marxista, pensiero che mette in evidenza e fa prevalere nella propria concezione economica la produzione e la distribuzione, rispetto al consumo e alla soddisfazione dei bisogni umani.

Con queste considerazioni critiche non stiamo squalificando il cooperativismo, l’autogestione, l’economia comunitaria, la finanza etica, il commercio giusto e tante altre esperienze e movimenti affini. Questi sono componenti reali, persino essenziali per la creazione della nuova civiltà. Ciò che sosteniamo è che è necessario superare le limitazioni che hanno mostrato finora, rinnovarsi in profondità, accedere a gradi crescenti di autonomia, di creatività e solidarietà, perché assumendo pienamente gli obiettivi e il progetto di una nuova civiltà, dispieghino le loro proprie potenzialità, e accedano al livello di coscienza – teorica e pratica – richiesto per essere efficaci nella realizzazione di un così grande progetto.

Più specificamente si richiede un processo di riformulazione concettuale che orienti il superamento delle limitazioni menzionate. Tale formulazione deve includere, prima di tutto, una concezione più profonda ed esatta della ‘natura umana’ e dei bisogni dell’uomo e della società.

Si richiede anche l’elaborazione di una teoria economica comprensiva, fondata sulla nuova struttura della conoscenza che abbiamo indicato come propria della creazione di una nuova civiltà, e che permetta di comprendere le razionalità economiche proprie della nuova economia, nel campo del consumo, della distribuzione e della produzione.

Dovrà disporre anche di una nuova concezione dello sviluppo, ossia dei processi di espansione e perfezionamento della nuova economia, che siano sostenibili in relazione alle esigenze dell’ecologia e dell’ambiente; che siano socialmente e politicamente conseguenti e realisti; che apportino orientamenti chiari e convincenti alle persone e alle organizzazioni orientate nella prospettiva della nuova civiltà.
Lo faremo nei prossimi capitoli.

*

XXIX. Donde se explica el escaso éxito de muchas experiencias económicas 'no-capitalistas' y 'alternativas", y por qué la creación de una nueva economía debe comenzar por el consumo.

Una nueva civilización incluye crear una nueva economía. Entramos al tema reconociendo la existencia de múltiples y variadas iniciativas, experiencias y procesos orientados en direcciones que pueden converger hacia el proyecto de una nueva civilización, y que pueden ser potenciados al proponérseles fines y objetivos más amplios y al integrarse conscientemente en el gran proyecto. Los sujetos que desarrollan esas experiencias - personas, organizaciones, movimientos, comunidades, redes, etc. - se han creado y actúan en función de sus propios objetivos, pero pueden ir ampliando el campo de su conciencia y de sus objetivos al ponerse en la perspectiva de la nueva civilización.

El hecho es que la búsqueda de una nueva economía, de una alternativa a la economía capitalista y estatista, viene siendo perseguida desde hace mucho tiempo. Los intentos de crear una nueva economía, basados en la autonomía, en la creatividad y en la solidaridad de sus participantes, han sido múltiples y variados. Entre ellos podemos enumerar el cooperativismo, la autogestión, la economía comunitaria, la economía de comunión, el comercio justo, la finanza ética, el consumo responsable, las organizaciones económicas populares, y varias otras.

Esos movimientos han alcanzado ciertos niveles de desarrollo interesantes, son preciosos en cuanto testimonio de la posibilidad de una economía éticamente superior a la capitalista. Pero debemos reconocer que no han sido suficientes para superar el capitalismo y el estatismo, y en gran medida permanecen subordinados a las lógicas de la civilización moderna. Una pregunta que hay entonces que hacerse es la siguiente: ¿qué ha impedido su mayor desarrollo, o qué límites les son inherentes, tales que no les ha sido posible configurar todavía una verdadera economía nueva y superior?

La pregunta es importante, pues si se tratara de limitaciones externas, o sea de obstáculos hasta ahora insalvables que les hayan puesto los poderes dominantes en la civilización moderna, podríamos concluir que ya disponemos de las nuevas formas económicas, y que el problema consiste solamente en expandirlas y desarrollarlas, enmarcándolas en procesos transformadores más amplios que irían eliminando los obstáculos que esas experiencias han encontrado. Pero si se trata de limitaciones internas, de problemas que son propios de estas experiencias, que les han impedido su despliegue y expansión, estamos todavía ante la necesidad de encontrar respuestas mejores a la pregunta por los nuevos y superiores modos de hacer economía.

No desconocemos que en muchas circunstancias las organizaciones económicas no-capitalistas, cooperativas y autogestionarias, han enfrentado obstáculos puestos por la legislación y, sobre todo, por la elevada concentración capitalista en que se desenvuelve el mercado. Sin embargo, creo que puede afirmarse que en muchos países y condiciones, estas experiencias han contado con amplio consenso moral respecto a la validez de sus objetivos, y con suficiente apoyo del Estado y de las instancias gubernamentales, que las han favorecido con sostén jurídico, privilegios tributarios, asistencia técnica y financiera. Entonces, nos orientamos a pensar que las limitaciones principales a su desarrollo debemos buscarlas en aspectos inherentes a su propio modo de organizarse, de relacionarse y de actuar.

Tal vez el problema más serio que se manifiesta en estas experiencias alternativas, sea el hecho que no han podido hasta ahora convencer de que, además de ser éticamente superiores, sean también más eficientes desde el punto de vista económico; es decir, que realicen un uso más productivo de los recursos, que proporcionen una mejor retribución a las personas que participan en ellas, y que alcancen condiciones de precio y calidad de los bienes y servicios más convenientes para los consumidores.

Para explicar o justificar esto, a menudo se hace el razonamiento de que “es preciso sacrificar un poco la eficiencia económica en orden a lograr una economía socialmente justa y éticamente más humana y con valores más elevados”. El problema es que una economía poco eficiente no puede extenderse y crecer más allá de ciertos límites, porque la mayor parte de las personas (emprendedores, trabajadores, consumidores, ahorristas, etc.) no están dispuestos a sacrificar su propia utilidad en base a una pura exigencia ética o ideológica. El discurso habitual de los promotores de estas economías “alternativas” incluye casi siempre un llamado al sacrificio: hay que sacrificarse por la cooperativa, para sostener el proyecto “social”, es preciso estar dispuestos a pagar más por productos “éticos”, etc. Pero la economía, por definición, está orientada a producir beneficios, en el sentido que los beneficios sean siempre superiores a los sacrificios, y cuanto más elevados sean los beneficios y más reducidos los sacrificios, la economía será más atractiva y eficiente. Por ello, no se podrá expandir socialmente una nueva superior economía hasta el punto en que pueda prevalecer, si no se logra que sea, simultáneamente, más ética (justa, solidaria, libre) y más eficiente.

Hace años escribí un libro (“Empresas de Trabajadores y Economía de Mercado”) para comprender las razones del escaso éxito histórico de los proyectos económicos “alternativos”. Resumiré aquí las causas más importantes de esos límites:

Primero: Fundarse en concepciones no realistas sobre la “naturaleza humana”. En ciertos casos se supone que las personas son naturalmente generosas y solidarias, poniéndose escaso énfasis en la necesidad del desarrollo personal en términos de la creatividad, la autonomía y la solidaridad. En otros casos, se desconocen los legítimos intereses personales y familiares, partiendo de una visión colectivista de la sociedad.

Segundo: Carecer de una elaboración teórico-científica que comprenda, potencie y guíe la organización y el desarrollo de esas experiencias económicas. Es cierto que el cooperativismo, la autogestión, la economía comunitaria, el comercio justo, la finanza ética, el consumo responsable, etc. tienen concepciones y pensamientos que los guían, pero ellos son básicamente de tipo doctrinario o ideológico, normativo y ético, y no propiamente de ciencia económica, y menos aún, que correspondan a aquella nueva estructura del conocimiento que hemos explicado que es necesaria para iniciar la creación de una nueva y superior civilización.

Tercero: Permanecer atrapadas en los niveles “primitivos” de la ruptura (quedarse fuera) y del antagonismo (ponerse contra) respecto a las teorías y prácticas económicas de la economía moderna, sin elevarse hasta el indispensable nivel de la autonomía. Consecuencia de ello es que habitualmente esas experiencias se auto-definen en términos negativos en vez de afirmativos, como se aprecia en las expresiones “sin fines de lucro”, “non-profit”, “no-capitalista”, y en el hecho de no reconocer el mercado como el lugar socialmente necesario en el cual hay que confrontarse con las otras formas de organización económica.

Cuarto: Una cuestión particular que hasta ahora ha limitado y dificultado la creación de iniciativas económicas solidarias, ha sido el privilegiar y enfatizar las organizaciones y actividades de producción y distribución por sobre las de consumo. De hecho, los principales procesos tendientes a crear una nueva economía comienzan habitualmente por crear iniciativas productivas, comerciales y financieras. Esto probablemente sea una herencia ideológica de matriz marxista, pensamiento que resalta y hace prevalecer en su concepción económica la producción y la distribución, por sobre el consumo y la satisfacción de las necesidades humanas.

Con estas consideraciones críticas no estamos descalificando el cooperativismo, la autogestión, la economía comunitaria, la finanza ética, el comercio justo y tantas otras experiencias y movimientos afines. Ellos son componentes reales, incluso esenciales para la creación de la nueva civilización. Lo que sostenemos es que requieren superar las limitaciones que han presentado hasta ahora, renovarse en profundidad, acceder a grados crecientes de autonomía, de creatividad y de solidaridad, para que asumiendo en plenitud los objetivos y el proyecto de una nueva civilización, desplieguen sus propias potencialidades, y accedan al nivel de conciencia - teórica y práctica - requerido para ser eficaces en la realización de tan magno proyecto.

Más específicamente, se requiere un proceso de reformulación conceptual que oriente la superación de las limitaciones mencionadas. Tal formulación debe incluir, ante todo, una concepción más profunda y exacta de la 'naturaleza humana' y de las necesidades del hombre y de la sociedad.

Se requiere también una elaboración de teoría económica comprensiva, fundada en la nueva estructura del conocimiento que hemos indicado como propia de la creación de la nueva civilización, y que permita comprender las racionalidades económicas propias de la nueva economía, en los campos del consumo, de la distribución y de la producción.

Habrá que disponer también de una nueva concepción del desarrollo, o sea de los procesos de expansión y perfeccionamiento de la nueva economía, que sean sustentables en relación a las exigencias de la ecología y del medio ambiente; que sean social y políticamente consecuentes y realistas; y que proporcionen orientaciones claras y convincentes a las personas y a las organizaciones orientadas en la perspectiva de la nueva civilización.

Lo iremos examinando en los próximos capítulos.


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